Sergio ha perso la sorella. Lui è andato in paese per il funerale. Tamara, la moglie di Sergio, è rimasta a casa – la salute non glielo permetteva

Уgo non aveva più la sorella. Era andato al paese a dare lultimo saluto. La moglie di Ugo, Tamara, era rimasta in città la salute non glielo permetteva. Tamara sapeva che il marito sarebbe tornato quella sera e aveva già preparato tutto. Mise le patate schiacciate e le polpette nei piatti. Ugo entrò in cucina. Arrivi giusto per cena, disse Tamara. Ugo taceva e guardava la moglie in modo strano. Che succede? chiese sorpresa Tamara. Non sono tornato solo, disse improvvisamente Ugo. Come non solo? Con chi? si stupì la moglie.

Regali per la moglie

Tamara Alessandra pensava che ormai la vecchiaia fosse arrivata. Se ne stava sdraiata, guardando il soffitto e ripassando nella mente la sua vita, soprattutto gli ultimi tre anni.

Allora suo marito era ancora con lei. Aveva compiuto da poco sessantadue anni. Era venuto a mancare sua sorella che viveva fuori Torino, sola. Ugo era andato al paese per il funerale. Quando ritornò

Appena rientrato, spinse davanti a sé una ragazzina magrolina:

Tamara, è la nipotina di mia sorella. Si chiama Giulia.

Tamara la scrutò severa, poi gettò uno sguardo cupo al marito, ma alla fine disse:

Vieni, Giulia! Adesso metto in tavola.

Tamara sapeva che il marito sarebbe rientrato quella sera. Aveva cucinato tutto in anticipo. Mise le patate schiacciate e le polpette nei piatti.

Siediti, Giulia! Mangia! disse cercando di essere il più gentile possibile.

Cucina e sala da pranzo

La ragazzina iniziò a mangiare. Allora Tamara fece un cenno al marito e si spostarono entrambi in camera da letto.

Ugo, che significa tutto questo? gli chiese a bassa voce, chiudendo la porta.

Tamara, lasciamola restare con noi, non ha nessuno al mondo.

E tua nipote dovè?

Non si è fatta vedere neanche per salutare la madre. E mia sorella, da quando Giulia aveva tre anni, lha cresciuta da sola, Ugo sospirò pesantemente. Ora lei non cè più E la piccola davvero non ha più nessuno.

Ugo, siamo entrambi in pensione. La salute non è quella di una volta, si voltò verso la porta. Quanti anni ha?

Dodici.

E bisognerà crescerla almeno fino ai ventanni.

Ci danno un aiuto per lei. Venderemo la casa di mia sorella tra sei mesi, mi sono già informato. Non era grande né nuova. Abbiamo comunque qualche risparmio. Anna e Bernardo ci aiuteranno, se serve, sono pur sempre i nostri figli.

Anche loro hanno le loro difficoltà. I bambini vanno già tutti a scuola, e tra cinque anni inizieranno a sposarsi. Sono nostri nipoti, anche se vivono lontano. Avevamo pensato di aiutarli noi.

Tamara, ma anche Giulia è la nipote di mia sorella.

Non è nipote di sangue, fece un gesto con la mano. Dai, andiamo, che la cena si raffredda!

La ragazzina guardò impaurita i due adulti che rientravano in cucina aveva capito di cosa si parlava. Si alzò:

Nonna Tamara, non mi mandate via! Non ho nessuno se non voi due. Vi aiuterò come posso.

Va bene, resta qui.

Un anno dopo, Ugo se ne andò. I figli arrivarono subito. Le diedero laddio, poi si sedettero a tavola con la madre. Giulia era uscita dai vicini, aveva capito che largomento era serio e che con gli adulti sarebbe stata di troppo.

Mamma, perché tieni questa ragazzina con te?

È la nipotina di Ugo, dagli occhi di Tamara scendevano lacrime. Dove potrebbe andare?

Portiamola in un istituto, propose la figlia. Sei già anziana. Perché te la vuoi caricare proprio adesso?

Sono rimasta del tutto sola. Voi venite sempre più di rado. E poi la salute almeno con lei in casa non resto da sola, e pianse ancora.

Senti, Anna, disse il figlio posando una mano sulla spalla della sorella. A mamma da sola sarebbe dura. Che la ragazzina resti con lei.

Rimasero ancora un giorno con la madre e poi ripartirono anche loro con tre figli ciascuno, mille impegni.

Restò Tamara di nuovo sola con la non-nipote. Giulia era una brava ragazza: aveva compiuto tredici anni, ma aiutava la nonna in tutto, sebbene non fosse di sangue.

Nel frattempo, la salute di Tamara precipitava. Ancora una volta arrivarono la figlia e il figlio.

Oh, sto davvero male, riesco a malapena a camminare. Meno male che cè Giulia qui con me, si lamentava Tamara il giorno dopo il loro arrivo. Vorrei intestare la casa a lei.

Cosa dici mamma? si indignò la figlia. Hai sei nipoti mia Claudia ha già quattordici anni e la Margherita di Bernardo ne ha quindici. Presto penseranno a sposarsi.

Ma non mi pare abbiano mai intenzione di prendersi cura della loro povera nonna.

Ora sono in vacanza, decise subito la figlia. Le chiamo e stanno da te per tutta lestate.

Tre giorni dopo le nipoti arrivarono davvero, i genitori ripartirono. Di nuovo Giulia era di troppo fortuna che i vicini la accolsero con piacere.

Le nipoti, Margherita e Claudia, erano felicissime di restare dalla nonna senza genitori.

Il primo giorno girovagarono fino a tardi. Tornarono che la nonna stava a letto, non si era alzata, non aveva nemmeno cucinato. Le chiese pure di portarla in bagno. Loro si fecero la bocca storta queste cose non volevano proprio farle. Ma dovettero.

Di notte la nonna chiese più volte dellacqua; solo alla terza Claudia si svegliò e la aiutò. Quando poi chiese nuovamente di andare in bagno, le ragazze litigarono su chi dovesse accompagnarla.

Al mattino bisognava cucinare e dare da mangiare alla nonna. Per fortuna riuscì ad arrivare a fatica in cucina e si sedette a tavola.

Rimasero dalla nonna solo due giorni; ogni giorno erano più infastidite. Quando poi lei chiese loro di aiutarla a lavarsi, le ragazze persero la pazienza: chiamarono casa e il giorno dopo se ne andarono.

Ancora una volta Tamara rimase sola con la sua non-nipote. Faceva fatica ad alzarsi.

Così passò un altro anno.

Adesso tutto lappartamento dipendeva dalla ragazzina di quindici anni. Andava in prima superiore, studiava bene, teneva casa in ordine, badava alla nonna. I pensieri però si facevano sempre più pesanti per Tamara:

Pensare che non è nemmeno di sangue, eppure non mi lascia sola, si prende cura di me Anche se nemmeno lei avrebbe dove andare. Ma fra tre, quattro anni Devo lasciarle la casa. I figli capiranno.”

A fatica Tamara si alzò dal letto. Prese il telefono. Era uno moderno, regalato dal marito per i suoi sessantanni, che le aveva insegnato ad usarlo. Trovò il numero del notaio e chiamò.

Il notaio venne il giorno dopo e sistemò tutto come si deve.

Tamara Alessandra avvisò subito figlio e figlia. Lappartamento aveva tre camere, secondo piano, in quartiere ricercato.

Mamma, sicura che hai fatto bene? iniziò subito la figlia. Vieni a stare da noi, a mesi alterni: un mese da me, uno da Bernardo, e la casa la vendiamo.

E Giulia?

Che vuoi che sia? La mettiamo in istituto. Hai nipoti veri, ti accudiscono loro.

So già come mi accudiscono. Con Giulia sono più tranquilla io. E non voglio passare un mese qui e uno lì.

Dai, Anna, disse il figlio, Forse è meglio così. Se mama sta bene con lei, è questo che conta. Ha deciso di lasciarle la casa va bene così.

Rimasero con la madre qualche giorno e poi se ne andarono. Giulia tornò subito a casa dai vicini.

Nonna, perché sono venuti zio Bernardo e zia Anna?

Così, a farci visita, sorrise Tamara Alessandra. Siediti, voglio dirti una cosa.

Nonna, sei misteriosa oggi.

Passami la cartellina! È sul mobile lì.

La ragazza la prese e si sedette con lei.

Ho intestato questa casa a te. Tutti i documenti sono qui.

Nonna, perché? Io non sono neanche tua nipote vera

Amore, sei la più cara che ho! Non lasciarmi mai!

Ma che dici, nonna!? Anche io, di più vicino di te, non ho nessunoGiulia non rispose subito. Nel silenzio della cucina, si sentiva solo il ticchettio dellorologio. Poi si chinò, abbracciò Tamara con tutte le sue forze, come se volesse proteggerla da ogni male del mondo.

Io ci sarò sempre, nonna. Te lo prometto.

La vecchia carezzò piano i capelli crespi della ragazza. Dal corridoio filtrava una luce dorata, tiepida, che sembrava avvolgere entrambe in un abbraccio.

Tamara chiuse gli occhi, tranquilla per la prima volta da anni. In quel momento sentì che la vita, anche se imprevedibile e complicata, le aveva lasciato il regalo più prezioso: una persona accanto, scelta dal destino e dallaffetto. In fondo, pensò, ci si può sentire una vera famiglia anche senza essere legati dal sangue. Basta scegliersi ogni giorno, senza mai lasciarsi soli.

E così, ogni sera, nella piccola cucina illuminata, Tamara e Giulia cenavano insieme, due cuori che si erano trovati, mentre fuori, nella città affannata, le luci si accendevano una a una, come se volessero celebrare silenziosamente il calore ostinato della loro casa.

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