Giovanni portò la sua fidanzata, Gisella, a vivere in campagna. Lì gli era rimasta in eredità la vecchia casa della nonna. I ragazzi si ambientarono in fretta, si diedero da fare, misero su una piccola fattoria… Ma un bel giorno, ecco arrivare in visita dalla città la sorella di Giovanni, Francesca, con tutta la tribù: tre figli scatenati al seguito.
Anchio qui ci ho vissuto, sai! esclamò Francesca al fratello, col tono di chi rivendica una scoperta archeologica. Quando venivo dalla nonna. E adesso ho deciso: me ne vado a rilassarmi al mare! I bambini li lascio qui da voi in campagna.
E chi li guarda, scusa?! Giovanni quasi si strozzò. Noi lavoriamo… E a volte non torno neanche la sera!
Non fece in tempo a finire la frase che un trambusto improvviso si levò dallaia. Giovanni scostò la tendina, e rimase pietrificato.
Giovanni aveva portato Gisella nella stessa campagna dove era cresciuto. La casa, tutta crepe e ricordi, era uneredità affettiva (e anche un discreto grattacapo).
Allora, Gisel, la scelta è tra vivere qui, oppure andare in città a pagare un affitto! disse sfoderando il miglior sorriso.
La scelta non era difficile. A Milano Giovanni non aveva nulla: ospitato nella cameretta della sorella Francesca insieme al nipote maggiore, non proprio il massimo dellindipendenza.
Francesca, sotto sotto, non era mai stata entusiasta della presenza del fratello. Solo a fine mese, quando metteva le mani sulla sua busta paga “per le spese”, improvvisamente il clima domestico migliorava. Il resto del tempo, erano solo occhiatacce e ramanzine per ogni sciocchezza.
E ovviamente, di mansioni ne aveva Giovanni! Ogni weekend doveva sbatacchiare tappeti, pulire coperte, portare fuori i nipoti e parliamo di tre piccoli terremoti: uno di un anno, uno di tre, uno di sei.
Il marito di Francesca? O a studiare fuori o a far serata con amici. Quando proprio era alle corde, si rifugiava dai suoi.
Gisella tutto questo lo sapeva. Che Giovanni, pur avendo un buon lavoro e stipendio, a malapena poteva mettere da parte qualche euro: tutto finiva a sua sorella.
Quando infine decisero di mettersi insieme, Giovanni cominciò finalmente a tenersi dei soldi per sé: subito Francesca lo minacciò di buttarlo fuori. Si fece due settimane di lavori socialmente utili per guadagnarsi la libertà.
Per Francesca avere un fratello così era una goduria: soldi, pulizie, babysitter. Ma quando, la settimana dopo, lui rifiutò di consegnare lo stipendio, semplicemente lo mise alla porta.
Così Giovanni si presentò da Gisella, con due valige e mille speranze, nella sua cameretta da studentessa.
Il paese li accolse bene: Giovanni, pur senza parenti in zona, conosceva un sacco di gente, grazie alle estati spese a giocare sotto la vite della nonna. Sua madre viveva in unaltra regione, i genitori di Gisella ancora più lontani. Niente aiuti, solo tanto fai-da-te.
Fatto il matrimonio in gran segreto (che non si sappia troppo in giro), i due iniziarono a sistemarsi: Gisella trovò lavoro allasilo comunale, lui al seghificio.
Fu la nonna della porta accanto a regalare loro una capretta: ve la regalo, ma ogni tanto portatemi mezzo litro di latte. Poco dopo, arrivarono galline e due pecorelle.
Le paghe non erano niente di che, ma il piccolo allevamento e qualche commissione di sartoria per Gisella aiutavano. Insomma, la fame non si pativa affatto.
Avevano già Matteo, un bimbo di tre anni. Gisella era tornata al lavoro dopo la maternità. I giorni più duri sembravano ormai un ricordo.
E fu allora che, come una scossa di terremoto, piombò a sorpresa Francesca.
Da quando Giovanni se nera andato da Milano, non si erano più visti. I suoi figli intanto erano cresciuti, il marito, come sempre, si era defilato per starsene tranquillo dalla mamma.
Ma lo sai che anchio una volta venivo qui? annunciò Francesca in tono solenne. Ci stavo dalla nonna.
Sì, per quattro giorni contati la gelò Giovanni. Già dopo la prima settimana senza papà e mamma facevi le tragedie greche. Subito venivano a portarti via. Io, invece, tutte le vacanze in mezzo ai polli.
Che ci facevi qui?! Una noia mortale. Per questo vado al mare adesso!
Il mare Sei sempre stata la cocca di mamma e papà: ti portavano sempre con loro.
Allora, io vado al mare, fratellino caro. E voi mi tenete i bambini qui in campagna!
Ma scherzi? Chi li guarda? Noi lavoriamo! E a volte non torno neppure due giorni di fila!
Oh, ma dai! Siete in campagna, cosa vuoi che succeda? Si guardano da soli!
No cara, se li vuoi lasciare, rimani pure tu a tenerli. Gisella non accetterà mai.
E chi glielo chiede a lei? Sei mio fratello, punto. Diglielo e via.
E tuo marito, magari gli interessa?
Ma figurati! Lui resta a casa, a riposare da noi. Che vuoi farci, ci riposiamo sempre uno dallaltro
Mentre i due discutevano, i figli di Francesca cominciarono a infilarsi dappertutto. Improvvisamente un gran chiasso dalla corte: Giovanni si affacciò, restando senza parole.
Le belve (i bambini) avevano liberato il maialino: quello li inseguiva tutto eccitato tra le zucchine ed i pomodori.
Giovanni lo ricacciò dentro per miracolo; gli ortaggi, finiti come campo minato. Poi fu la volta della capretta e dei caprettini. Addio metà dei cavoli.
Giovanni si disperava, Gisella sudava freddo. I bambini, come se niente fosse, di nuovo fuori.
Son bambini, dai. Siete in campagna! Cosa vuoi che facciano con due capre?
Nostro figlio di tre anni queste cose non le fa!
Avrà tempo.
Lui sa quando si può e quando no.
E daccapo, urla da fuori. I bambini in missione esplorativa nel pollaio. Galline di ogni colore, uova quasi arcobaleno. Il gallo, furibondo, appena aprono la porticina, scatta come un toro in corrida.
Ma tu guarda che paesotto! Non tenete sotto controllo niente qui!
Il gallo fa solo il suo. Tu piuttosto pensa a dire ai ragazzi: non si entra dove non si deve.
Ma non potrebbero andarli a sorvegliare tua moglie, mettere qualche giorno di ferie? Non sia mai succeda qualcosa!
E chi glielo spiega che quella bestiola dei vicini, il toro, è pure peggio del gallo? E la sera passano le mucche, i cani dei vicini sciolti, le oche che sono delle furie… Di notte: meglio stare in casa che fuori!
Mi stai prendendo in giro?
Ti sto solo avvertendo.
Proprio allora, il vicino si presenta tenendo per mano il figlio maggiore di Francesca, che aveva pensato bene di giocare col fuoco dietro il garage.
Ma vi rendete conto? Qui tutto secco, che destate non piove da settimane! Ma chi siete, scusate?!
No, cara sorella, non mi serve tutto questo casino. Portateli con te al mare, e fate spaventare i pesci, magari non le onde.
Siete tutti strani qui! Eppure ti ho aiutato. Hai vissuto con me!
Ho vissuto un anno, perché non avevo scelta, e lo sai. E a te davo perfino lo stipendio!
Siamo in partenza. Bambini, andiamo da nonna e nonno! decretò Francesca, senza appello.
Ma nooo! Noi vogliamo stare con te!
Nemmeno per sogno!
La mattina dopo, i “turisti” ripartirono. Giovanni e Gisella risero a lungo, ricordando con orrore divertito la visita dellinvadente sorella… e promettendosi di cambiare il numero di telefono prima delle prossime ferie.



