Signora Sofia Bernardi, le presento. Questa è Marilena, la nostra nuova collega. Lavorerà nel suo reparto.
Sofia alzò gli occhi dal monitor e vide una ragazza poco più che ventenne. Capelli castani raccolti in una coda ordinata, sul volto un sorriso aperto e un po timido. Marilena si dondolava leggera sui piedi, stringendo al petto una cartellina sottile.
Piacere, la ragazza abbassò leggermente la testa. Sono davvero felice che mi abbiate presa. Prometto che ce la metterò tutta.
Il capo, il dottor Igor Rossetti, stava già voltandosi verso luscita, ma si fermò alla porta.
Sofia, lei ha ventanni desperienza nella logistica. Faccia da tutor a Marilena, le mostri tutto: il sistema, gli itinerari, come gestiamo i trasportatori. Fra un mese deve seguire un pezzo da sola.
Sofia annuì, studiando la ragazza nuova. Ventitré anni la figlia che non aveva mai avuto. A cinquantacinque, ormai si era fatta una ragione di una vita senza marito né figli. Solo lavoro, un appartamentino con la gerbera sul davanzale, e il gatto Gino.
Siediti lì, le fece cenno verso la scrivania accanto. Vediamo come cavartela.
La prima settimana, Marilena confuse i codici dei trasportatori e scordò dinserire i dati nel registro. Sofia la correggeva con pazienza, spiegava tutto daccapo, faceva schemini su fogli volanti.
Guarda qui, hai segnato Milano, ma il carico va a Palermo. Mille chilometri di differenza, capisci?
Marilena arrossiva fino alle orecchie, si scusava e correggeva tutto subito. E si sbagliava di nuovo, ma almeno in un altro punto.
A metà della seconda settimana la faccenda prese una piega migliore: Marilena afferrava i concetti al volo, annotava ogni parola di Sofia su un quaderno malandato con i gattini sulla copertina.
Ma Sofia, perché con questo trasportatore non lavoriamo più? Fanno prezzi competitivi!
Perché due volte hanno sforato le consegne. La reputazione vale più dello sconto, scrivitelo bene.
Marilena annuiva, prendeva appunti. Poi, un giorno, domandò:
I muffin li sforna lei? Il suo portapranzo profuma da morire!
Sofia sorrise di sottecchi. Il giorno dopo portò un contenitore più grande con pizze di scarola. Marilena le divorava nella pausa pranzo con un entusiasmo tale che sembrava avesse assaggiato qualcosa di divino.
Le faceva così mia nonna, raccoglieva con attenzione le briciole. È mancata due anni fa. Mi manca tanto.
Sofia, senza pensarci troppo, le posò una mano sopra la sua. Marilena non si scostò anzi, sorrise grata.
Poi vennero la crostata di mele, i biscotti di ricotta, una torta di miele che Marilena definì la migliore del mondo. Sofia si sorprese a preparare dolci doppi solo per coccolarla un po. Un tepore dimenticato le si era nascosto nel petto.
Sofia, le posso chiedere un consiglio? Non è roba di lavoro.
Vai pure.
Il mio ragazzo mi ha chiesto di sposarlo, ma stiamo insieme solo da sei mesi. Troppo presto, vero?
Sofia mise da parte i documenti. Scrutò per un bel pezzo quella ragazza, quegli occhi pieni dansia.
Se hai dubbi, è presto. Quando incontrerai quello giusto non dovrai nemmeno chiedere.
Marilena tirò un gran sospiro, come se Sofia le avesse tolto un macigno dalle spalle. Alla terza settimana, Marilena conduceva ormai da sola le trattative coi trasportatori, controllava i percorsi, trovava errori negli ordini degli altri. Sofia la guardava con orgoglio tranquillo missione compiuta.
Lei per me è un po come una mamma, si lasciò scappare Marilena un giorno. Anzi, meglio. Mia madre mi critica sempre, lei invece mi sostiene.
Sofia sbatté le palpebre e si voltò verso la finestra.
Su, basta smancerie! Al lavoro.
Però il sorriso non le andò via dal viso fino a sera.
Marilena sbocciò in un mese. Sofia vedeva come parlava sicura coi trasportatori, come sistemava le richieste a tempo di record, come si muoveva nella banca dati con disinvoltura. Alunna modello, capace di sorprendere.
…Al briefing del venerdì, il dottor Rossetti era più cupo del solito. Capotavola, tamburellava con la penna senza avviare il discorso.
Situazione dura, osservò a voce bassa. Il mercato è in caduta, tre grossi clienti sono passati alla concorrenza. Dallalto hanno deciso: tagli al personale.
Sofia scambiò uno sguardo con le colleghe. Sapevano tutti cosa significava ottimizzare: licenziamenti.
Nei prossimi trenta giorni si valuterà reparto per reparto, continuò Rossetti. Per ora si lavora come sempre.
Dopo il meeting, Sofia tornò in postazione e lanciò una rapida occhiata a Marilena. La ragazza fissava il monitor, immobile sulla tastiera.
Cinquantaquattro anni. Sofia sapeva fare i conti: stipendio tra i più alti, anzianità, e quindi buon TFR. Per la contabilità, la candidata ideale da mandare a casa. Amaro, sì, ma se la sarebbe cavata. Pensione ormai vicina, risparmi messi da parte, mutuo estinto.
Marilena invece… Tutta cambiata. Niente chiacchiere a pranzo, la torta rimaneva lì senza chiederne una seconda fetta, lo sguardo sfuggente se Sofia le rivolava una domanda.
Mari, tutto a posto? Sofia si sedette sul bordo della sua scrivania. Agitata per i tagli?
Marilena trasalì, fece un sorriso tirato.
È tutto ok, solo un po stanca.
Ma Sofia vedeva che non era affatto tutto ok. Povera ragazza. Appena sistemata ed ecco già i guai. Che colpo basso.
Le due settimane successive passarono in attesa snervante. Le colleghe bisbigliavano nei corridoi, cercando di capire chi sarebbe toccato per prima. Marilena lavorava in silenzio, precisa. Sofia la beccò più volte a fissarla con uno sguardo strano, ma pensò fosse normale nervosismo.
Il giovedì, dopo pranzo, la posta interna lampeggiò: Sofia Bernardi, si presenti dal direttore.
Sofia si alzò, sistemò la giacca. Eccoci giunti al gran finale. Ventanni in azienda e ora si esce di scena. Si preparò alla chiacchierata.
Aprì la porta e si bloccò al varco.
Sulla sedia davanti al dottor Rossetti era seduta Marilena. Schiena dritta, cartellina in grembo, faccia impenetrabile.
Prego, si accomodi, Rossetti indicò una sedia libera. Cè un argomento serio da discutere.
Sofia obbedì, scambiando sguardi tra il capo e Marilena. Ma la ragazza non la guardava.
Marilena si è data parecchio da fare, Rossetti prese dei fogli. Ha riscontrato gravi errori nel suo lavoro, Sofia.
Sofia restò senza fiato. Non riusciva a infilare insieme i pezzi: Marilena, la cartella coi gatti, errori. La stessa Marilena che le finiva i dolci e chiedeva consigli damore.
Ho analizzato gli ultimi otto mesi, iniziò Marilena, ma rivolgeva la parola solo a Rossetti, ignorando Sofia come un soprammobile. Ho rilevato undici discordanze rilevanti: codici itinerari sbagliati, discrepanze nei bollettini, date di spedizione confuse.
Aprì la cartellina, tirò fuori fogli stampati con righe evidenziate di giallo. Sofia riconobbe la sua grafia su una nota a margine.
Sono sicura che riuscirei a gestire tutta larea meglio, disse Marilena in tono burocratico, come stesse elencando le offerte del supermercato. Sofia ha esperienza, ma letà pesa. Lazienda risparmia con me: stipendio più basso, produttività alta. È questione di numeri.
Rossetti si appoggiò allo schienale, tamburellando sul tavolo.
Sofia, qualcosa da dire?
Sofia si alzò e raccolse i fogli. Passò gli occhi sulle righe. Errori che errori non erano mai stati.
Non mi difendo, restituì i fogli. In ventanni ho imparato che la perfezione a ogni passo è una favola. Quel che conta è il risultato finale. I carichi arrivano puntuali, i clienti sono felici, lazienda incassa.
Ma questi errori possono essere fatali! Marilena si protesse, la voce incrinata per lemozione sincera. Lavoro per il bene dellazienda!
Rossetti fece una smorfia. Non cattiva, solo esausta: aria da uomo che ne aveva viste troppe.
Vuol sapere che dipendenti non servono, Marilena? Quelli che pugnalano i colleghi per avanzare.
Marilena impallidì.
Degli errori sono perfettamente al corrente, continuò Rossetti. Non sono errori. Sono scorciatoie di chi sa navigare tra le beghe burocratiche e velocizzare dove il sistema si inceppa. Sulla carta sembra illecito, in pratica è competenza. Devi crescere, per capire la differenza.
Marilena strinse i braccioli.
Fai due settimane di preavviso e poi via, Rossetti richiuse i fogli. Voglio la lettera di dimissioni sulla scrivania entro oggi.
Ma… io… la voce di Marilena si ruppe Ho il mutuo, questa era la mia occasione… Per favore…
Dovevi pensarci prima. Puoi andare.
Marilena si alzò, la cartellina scivolò a terra, i fogli sparsi dappertutto. Si inginocchiò a raccoglierli, il viso nascosto dalle lacrime.
La porta si chiuse piano, quasi senza rumore.
Ecco, Sofia, scosse la testa Rossetti. Ti ha quasi tolto la sedia sotto il sedere, la ragazzina… Una bella serpe in seno hai cresciuto.
Sofia taceva. Dentro, solo vuoto e un eco lontano.
Tu resti qui finché non chiudiamo baracca, aggiunse il capo. Gente come te è preziosa. Chiaro?
Sofia annuì ed uscì dallufficio.
Marilena era alla sua scrivania, fissando il monitor. Passando vicino, Sofia incrociò uno sguardo tagliente, impastato di rabbia, da ciglia bagnate.
Sofia non si voltò indietro. Si sedette e riaprì il gestionale.
Le pizzette nel portapranzo, a fine giornata, erano ancora lì, intatte.




