Un passo verso la felicità

**Un passo dalla felicità**

Fin da piccola, Bianca era una bella bambina. Bassa, bionda, con un fisico invidiabile e un viso da angelo. Dopo la laurea, era rimasta a lavorare a Milano. Peccato che la vita sentimentale non decollasse. Di corteggiatori ne aveva a bizzeffe, ma nessuno che la chiedesse in moglie. E ormai si avvicinava ai trent’anni.

All’inizio scherzava, dicendo che c’era tempo. Poi si era intristita. Il tempo, si sa, è un gran bugiardo.

“Magari ti hanno jettato! Ricordi se hai fatto un torto a qualcuno?” le chiese un’amica di sua madre durante l’ultimo Capodanno.

“Non ho fatto torto a nessuno, non ho rubato, non ho distrutto famiglie,” rispose Bianca con sicurezza.

“Allora è stata invidia pura,” dichiarò zia Carla, l’amica di famiglia.

Bianca non replicò. Era vero, qualcuno le aveva invidiato la bellezza, persino le compagne di scuola. I ragazzi la corteggiavano senza sosta. Studiava con impegno, ma l’amore lo rimandava a dopo.

Sua madre l’aveva cresciuta da sola. Non erano ricche, ma nemmeno in difficoltà. La mamma lavorava a maglia con maestria. Gilet sottili, caldi, eleganti, colorati: Bianca ne aveva una collezione infinita. Sua madre vendeva anche i capelli ai negozi.

“Ma che dici, Carla? Ha frotte di pretendenti! Deve solo scegliere con calma,” la difendeva la madre.

“Appunto, pretendenti. Ci vorrebbe un marito, o almeno un amante di qualità,” insisteva zia Carla.

“E qual è la differenza?” sbuffò sua madre. Non voleva nemmeno immaginare la sua adorata figlia come l’amante di qualcuno.

“Quella del timbro sul passaporto, fondamentale per i figli. Un amante a volte vale più di un marito…” E zia Carla ricominciava a raccontare del suo amante facoltoso, che le aveva comprato casa e pagato gli studi al figlio, mentre del marito ubriacone si era liberata.

Bianca decise che quell’anno non sarebbe andata da sua madre per Capodanno. Aveva abbastanza di quei discorsi. E intanto le feste si avvicinavano.

Camminava guardando a terra per non scivolare, quando si spostò per far passare una donna col passeggino.

“Bianca!” esclamò quella, fermandosi. “Non mi riconosci? Sono Claudia Rossi, adesso Ferretti!”

“Claudia,” sorrise forzatamente Bianca. “Sei cambiata. Vivi a Milano?”

“Sì, da tre anni! Che coincidenza incredibile! Ho sentito che tu…” Claudia stava per lanciarsi in un interrogatorio.

“È tuo?” disse Bianca, evitando le domande. Le mamme adorano parlare dei loro piccoli. “Posso vedere?”

“Certo! È la mia principessa,” rispose Claudia con orgoglio, lo sguardo radioso.

Bianca si chinò sul passeggino. Tra un mare di merletti e un cappellino rosa calato sugli occhi, dormiva un angioletto. Ciglia lunghe, guance paffute, labbra a cuore. Un profumo di latte, dolcezza e lana le avvolse il cuore.

“Bellissima. Somiglia al papà?” chiese.

“Sì! Quando è nata…” iniziò entusiasta Claudia.

“Scusami, sono di fretta. Ci vediamo!” Bianca si allontanò in fretta.

L’umore era rovinato. “Proprio lei dovevo incontrare. A scuola era una sfigatella anonima. E invece: sposata, figlia, felicità che le trabocca dagli occhi. E la mia dov’è finita? Gli anni passano, e io sono sola…”

Persa nei pensieri, arrivò a casa senza accorgersene. L’albero era già addobbato da una settimana, ma ora la infastidiva. Le ricordava che le feste erano vicine, e non aveva nessuno con cui festeggiare.

Appena si cambiò e mise l’acqua per il tè, squillò il telefono. Era Alessandro.

“Sei a casa, tesoro? Arrivo tra poco.”

Le venne voglia di dire che era fuori, così non sarebbe venuto. La passione iniziale era svanita, restava solo abitudine. Lui era divorziato, e Bianca non c’entrava, ma viveva ancora con l’ex moglie “per la figlia”, diceva.

Sospirò, disse di sì, e preparò la cena. Alessandro arrivò mezz’ora dopo con un regalo in mano.

“Ecco, tesoro. Non si sa mai, con i preparativi di fine anno, la figlia…”

Bianca non si curava delle sue scuse. Ma il regalo la rallegrò: un set di lingerie rossa e un cofanetto di velluto. Dentro, una collana d’oro con un cuoricino.

“Grazie!” lo baciò sulla guancia. “È bellissima.” L’umore migliorò.

“Non ceno, scusa.” Alessandro la trascinò in camera…

Fu piacevole, ma troppo breve. Dopo, mentre si vestiva, Bianca chiese all’improvviso:

“Quanti anni ha tua figlia?”

Lui si bloccò coi pantaloni in mano, gli occhi al cielo. Una gamba era già infilata, l’altra no: un calzino nero contrastava con la pelle pallida e pelosa. Le fece ribrezzo. Perché non se n’era accorta prima?

“Dieci, credo. Sì, dieci.”

Bianca ricordava i suoi dieci anni: magra come un chiodo, trecce sottili, occhi grandi. Suo padre le aveva lasciate quando ne aveva sette. Le venne pena per quella bambina.

Quando Alessandro se ne andò, buttò le lenzuola in lavatrice e si infilò sotto la doccia. “Basta. Che resti con la sua famiglia.”

Il weekend dopo, uscì a fare shopping per un regalo alla mamma. Aveva già comprato il filato, ma voleva un paio di stivaletti. Trovò la mente invasa da Claudia.

“Persino lei, la secchiona sbiadita, si è sistemata. Sarei una brava moglie: cucino, lavoro a maglia… Perché alcuni hanno la felicità e altri no? Non chiedo un milionario, solo un uomo normale, che mi ami. È così difficile?”

Attraversò la strada distratta, ignara del semaforo rosso. Le auto frenarono suonando. Lei proseguì, la testa fra le spalle, le lacrime sulle guance.

“Piange? È successo qualcosa? Un lutto?” Un uomo le sbarrò la strada. “Si rischia la vita così solo per un grande dolore.”

Bianca lo fissò senza capire.

“Venga.” Lui le aprì la porta di un bar.

Seduta al tavolo, sentì la sua mano fredda.

“Si scalderà.” Ordinò due caffè fumanti.

Lei avvolse la tazza tra le mani, serena.

“Perché piangeva? Litigio col marito?”

Non notò che ora parlavano al “tu”, né i bicchieri di vino appariti sul tavolo.

“Bevi, ti scaldi.” Lui tracannò metà del suo.

Bianca lo imitò. Subito si sentì leggera.

“Ecco, già meglio. Mi chiamo Ettore.”

“Bianca.” Sorrise.

“Davvero? Come mia nonna. Vuole raccontare?”

E senza rendersene conto, gli parlò di Claudia, di Alessandro, di sua madre che vendeva maglie invece di farle per un nipotino, dei suoi quasi trent’anni e della solitudine.

Lui ascoltò in silenzio. Poi disse:

“Sei il sogno di ogni uomo. Bella, pratica, sai lavorare a maglia. Molte vanno soloE quando Ettore la baciò sotto il vischio quella notte di Capodanno, Bianca capì che la felicità, alla fine, aveva trovato la strada giusta.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

6 + fourteen =

Un passo verso la felicità