Scherzetto
– Giulia! Giulietta! Fai copiare, dai!
Il sussurro di Valeria si sparse tra i banchi e la professoressa Marina Vittorini sollevò lo sguardo dal registro che stava compilando.
– Tittone! Dai basta, su! Scrivi da sola!
– Professoressa Marina, ma è difficile! Valeria, come al solito, mai una volta che restasse zitta.
– Chi lha detto che dovrebbe essere facile? E poi, Valeria, Giulia ha un altro esercizio. È inutile insistere con lei.
– Come sarebbe?! È seduta proprio avanti a tutti!
– Appunto! sorrise la professoressa Vittorini, imitando il tono di Valeria. Le ho dato una traccia diversa.
– Ma che ingiustizia! Valeria sprofondò un attimo nel suo quaderno, poi riprese imperterrita a cercare altri stratagemmi per cavarsela.
Nessuno si accorse di come si chiudesse Giulia, dietro il banco, tremando allidea di alzare la testa o voltarsi.
Tutti gli insegnanti ormai sapevano che lei era la manina magica della classe. Una mente brillante, capitata proprio a loro! E se ne approfittavano tutti, senza ritegno. E guai a negarsi! Offendersi, si offendono.
Eppure, Giulia non era certo cattiva; anzi, quando poteva lasciava copiare, cercando però, come diceva la mamma, di non farsi beccare.
– Giuletta, lo so che sei una brava ragazza. Ma devi pensare anche a te. Se vuoi riuscire dove sogni, ti serve una pagella perfetta. Non lasciarti rovinare dalle sciocchezze di chi non vuole imparare nemmeno due regole!
Le parole della mamma erano giuste, ma Giulia, ascoltandole, sospirava. Se solo sapesse quanto poteva essere duro essere la migliore in una classe dove a nessuno importa nulla…
Giulia era arrivata in quella scuola dopo il divorzio dei suoi. Il motivo? Più duno. E tra questi, il fratellino che stava crescendo dalla nuova compagna del papà, mentre lui era ancora sposato con la mamma.
A lei nessuno aveva spiegato niente. I grandi avevano le loro questioni, e Giulia, seduta nella sua cameretta, colorava le pagine del blocco, nero su nero, cercando di non lasciare nemmeno un filo di bianco.
Fu la nonna la prima ad allarmarsi, trovando i suoi capolavori.
– Ma che fate?! Questa poverina in che stato lavete ridotta?
La nonna era la suocera della mamma, eppure aveva preso la sua parte.
– Proprio come suo padre… Anche lui mi tradiva di continuo. Che carattere… maledetto. Uguali come due gocce dacqua, purtroppo. Con una differenza: mio marito tornava e mai con un figlio.
– E lei lo perdonava?
– Che dovevo fare, Olivetta? Io lo amavo. E sapevo che mi voleva bene pure lui, altrimenti non sarebbe tornato ogni volta.
– Ma era dura?
– Durissima. E, ti dico, non lho mai perdonato fino in fondo. Più che vivere, ho patito. E oggi mi chiedo: perché? A che scopo? Ma ormai… Non si sistema più niente. Forse ti sembrerà strano, ma benedici la sorte che tuo marito ha avuto un figlio con unaltra: almeno tu non torni indietro. Ti vedo, Olivetta… sei come me. Lavresti perdonato, tornato a casa vero?
– Non so… Fa male…
– Lo so. Ma adesso la nostra Giulia sta tra lincudine e il martello. Bisogna pensare a lei! Mio figlio non mi ascolta. Ma tu sei una donna intelligente. Fai in modo che Giulia non soffra troppo. Non è colpa sua…
– Sì, è vero. La colpa è solo nostra…
E la mamma fece la cosa che nessuno si aspettava. Mise Giulia davanti a sé e le spiegò tutto, come si spiegano le cose vere a una bimba di sei anni.
– Giulietta, io e papà non vivremo più insieme, in questa casa.
– Perché?
– Ci separiamo. Abiteremo assieme solo io e te; tu vedrai papà nei weekend, o quando sarà possibile. Non piangere! Guardami! Papà rimane il tuo papà! Non sparisce! Te lo prometto!
– E tu? Giulia sasciugava le lacrime alla meglio, furiosa. I grandi… Sempre a fare di testa loro!
– E io? Già, da te non vado da nessuna parte!
– Non andare via…
Solo allora la mamma capì di cosa aveva paura Giulia, mentre colorava il blocco solo di nero.
Ci volle tempo, ma alla fine la mamma riuscì a togliere quella paura. Papà la vedeva meno spesso, ma bastava: aveva lasciato la mamma, non lei. Anzi, continuava a viziarla, e con la madre raggiunsero un patto: limportante erano gli interessi di Giulia. Andava al mare col papà, giocava col fratellino, aveva persino un buon rapporto con la sua nuova moglie. Irene, la matrigna, era simpatica coi bambini, e con Giulia non ci furono mai rivalità.
Eppure, quella storia lasciò un segno. Ogni tanto Giulia pensava che forse il padre se nera andato perché lei non era come avrebbe voluto. Con Irene era tutto facile? Cresceva il figlio, parlavano di altri bambini… e lei, Giulia, perché non laveva voluta crescere? Forse non era abbastanza?
Mamma e nonna provavano a dirle che non era così e che tutti la amavano, ma un tarlo, lì dentro, continuava a rodele il cuore, proprio nei momenti in cui avrebbe avuto bisogno di sicurezza.
Allinizio non si notava tanto: daccordo, le tremavano le ginocchia, ma chi ci fa caso? In prima elementare, poi, quando doveva recitare una poesia davanti a tutta la scuola…
Aveva passato una settimana a ripeterla davanti allo specchio con la mamma, espressiva, certa di saperla. Al nido, Giulia aveva sempre fatto le parti più difficili: ci si poteva fidare!
E invece, prese il microfono, cercò con gli occhi i suoi in platea, e dimprovviso non ricordò più nulla. Scoppiò a piangere, senza riuscire a dire una parola.
La vicepreside si avvicinò, le accarezzò la guancia e le sussurrò:
– La dirai dopo?
E Giulia annuì.
Per fortuna, la professoressa Vittorini non si dimenticò: la aspettò dopo, sui gradini, fuori.
– Ecco la mia campionessa! Me la racconti adesso la poesia? Ci tengo davvero!
E Giulia, finalmente, si raddrizzò, mollò la mano alla mamma, e la recitò bene, dal primo allultimo verso, così che tutti, intorno, applaudirono.
– Brava! Lo sapevo che saresti riuscita!
– Ma… non ci sono riuscita prima…
– E chi lo dice?! Lhai appena fatto, guarda quanti siamo! E anche se era dopo, che importa?! Sei stata brava uguale! Lo dice la vicepreside! Chiaro?
– Sì… credo di sì.
E quel momento, Giulia non lo dimenticò più. Quando negli anni dopo la professoressa Vittorini divenne la sua coordinatrice, ne fu felice: sapeva che era una di famiglia. Unappoggio vero.
E la professoressa Marina davvero la proteggeva.
– Vostra figlia è una ragazza davvero speciale! Brava, sensibile, ma fragile! diceva alla mamma. Dovrebbe stare in una scuola con indirizzo matematico. Ha un talento naturale! Qui purtroppo… sono quasi tutti disinteressati. Sarebbe meglio stesse tra coetanei più motivati. In questa scuola si accontentano di poco, e Giulia fa di tutto per non distinguersi. Questo è come avvolgerla tra tre piumoni e legarla stretta: non respira più!
La mamma di Giulia capiva, ma non poteva fare ancora nulla. La scuola di cui parlava la professoressa era lontana. In più, nella nuova famiglia del papà aspettavano un altro bimbo. La nonna stava male, e lei stessa lavorava per comprarsi una casa più grande; in quella piccola, rimasta dopo la separazione, stavano già stretti.
– Giuli, porta pazienza ancora un po. Sistemo tutto e vediamo per la scuola, ok? diceva la mamma, abbracciandola stanca sul divano.
– Tranquilla, mamma! Aspetterò…
– Come va a scuola?
– Bene! rispondeva Giulia il più allegra possibile, mentre in realtà sapeva che non era tutto così facile.
– Bene mica tanto! la mamma allora partiva con i solletichi. Forza, vieni qui e raccontami tutto nei dettagli!
E così, ridendo, Giulia finiva per raccontare sempre tutto, anche i momenti meno piacevoli.
Nessuno la prendeva in giro, apertamente. Ma dietro le spalle…
– Ancora Giulia che se la tira! Lavete sentita oggi in storia, come parlava? Con risposte così, chi prende più il massimo? Non poteva rispondere come una normale, vero?
Davanti, niente, ma poi arrivò il giorno clou.
– Giulia! Dieci minuti, ti giuro non finisco! sussurrò Valeria. E Giulia cedette, passandole il foglio degli appunti.
La professoressa Vittorini, distratta da un messaggio, non vide la scena.
Vittorio, compagno di banco, avvicinò il quaderno per aiutarla a leggere meglio la traccia del tema di Valeria.
– Grazie sussurrò Giulia, indicando senza farsi sentire un errore.
Bastò: lei e Vittorio si capivano al volo da piccoli. Due numeri, un cenno: Vittorio corresse, tutto in silenzio.
Il foglietto arrivò a Valeria e per il resto della lezione regnò il silenzio.
Ma allo squillo della campanella scoppiò il finimondo.
– Ma sei normale?! Sei una statua! Fine trimestre! Io niente, e tu niente?! Bella amica davvero! Valeria picchiava i pugni sulla sua panca.
– Valeria, stai sbagliando! la voce di Giulia era calma, ma dentro la rabbia cresceva.
Ma cosa vuole?! Perché dovrebbe a tutti costi?!
Questa frase la riprendeva sempre la nonna: invece delle parolacce, usava “Cosa vuoi tu dalla vita?”. E mai una brutta parola a Giulia.
– Sei una signorina, mica uno scaricatore! Comportati!
– Ma anche tu sei signorina, nonna! Ti ho sentita però…
– Io sono vintage! Posso una sigaretta ogni tanto e qualche imprecazione. Tu, mai! Non si fa, Giulia! Alla tua età è volgare. Fidati, so quello che dico. Alle coetanee tue non si addice.
– Ma i maschi sì?
– Altro discorso. Ricordati: quello che è permesso a loro, non sempre lo è per te. Disciminazione, cara. Ma non vuoi certo essere per il tuo futuro ragazzo un maschiaccio, no?
– Perché no?
– Perché i ragazzi non sposano le amiche. Staranno volentieri, ma poi sposeranno unaltra. Ci sei?
– Sì… Ma nonna… Mamma e papà erano così?
– In parte. Ma queste chiedile direttamente a loro. Una cosa te la dico: la femminilità non è una favoletta. Gli uomini hanno bisogno di mistero. E le parolacce, da una come te, proprio no.
– Cosa allora?
– Non farmi essere esplicita, Giulia!
– Ah! Ti ricordi che sei signorina? rideva Giulia.
– Eh già! Ogni tanto tocca ricordarselo…
Anche ora Giulia rischiava di scoppiare, ma qualcosa dentro le impedì di parlare come Valeria e le sue amiche.
– Vale, lasciala in pace! sbuffò Vittorio, mettendo il libro in cartella. Non è colpa sua! Sempre da tutti, basta!
– Perché tra amici non si fa così! Valeria colpì ancora la panca, infastidita. E tu che difendi, eh! Che copi pure tu!
– Non è vero! scattò Giulia. Lui fa da solo! Io solo aiuto se vedo sbagli! E basta! Ti ho aiutata? Sì o no? Che vuoi ancora?
Prese la cartella, spinse Valeria e uscì in fretta dalla classe, nascondendo le lacrime.
Lei non la seguì, ma borbottò a mezza voce:
– Tutto chiaro, Tittone. Vedrai che ti faccio passare io, santarellina…
Non si parlarono più quel giorno. Né quello dopo. Nemmeno la settimana.
Valeria la ignorava e la classe restò col fiato sospeso, aspettando la punizione che lei, nota per la sua fantasia, stava sicuramente architettando.
Ma Valeria la sorprese.
– Giulia, dai, basta muso! Sono due settimane che fai la dura! Amiche? sorrisone, che quasi la convinceva.
– Non sono offesa.
– Sì, si vede! Dai, pace fatta! Racconta come passi il Capodanno? A casa o parti?
Nessun accenno di rivalsa. Giulia si rilassò un attimo, pensando che era solo una ragazzata.
Quanto si sbagliava!
Quando Giulia trovò nello zaino un bigliettino sospetto, non pensò a Valeria.
«Giulia! Mi piaci moltissimo! Vittorio»
La scrittura era proprio sua. Chi poteva immaginare che Valeria avesse trovato nel parallelo un ragazzo che imitava benissimo il tratto di Vittorio, e che insieme a due amiche e grazie a mille manovre, il bigliettino era finito nello zaino giusto?
– Ora sì che vedrai, Giulietta… una lacrimuccia per una lacrimuccia! rise Valeria, infilandolo nello zaino e chiudendo tutto.
In spogliatoio non c’era nessuno: Giulia allenava la battuta a pallavolo; intanto, le amiche di Valeria la distraevano come potevano:
– Forza, dai! Più forte!
Nessuna lasciava trasparire nulla quando Giulia trovò il biglietto.
– Cosè quello? Ma che razza di furbetta! Ragazze, guardate! Vittorio è pazzo di Giulia! Valeria prese a sventolarlo in giro. Tocca pianificare!
– Valeria, ridammi il biglietto!
– Su via! Anzi, no! Hai ragione! Niente piani! Vittorio! Ehi, Vittorio! urlò spostandosi verso gli spogliatoi dei maschi.
Giulia sbiancò.
Che le piacesse Vittorio, solo il diario suo lo sapeva. E la mamma.
– È sbagliato, mamma?
– Perché?
– Sono piccola…
– Ma lamore non ha età, Giulia!
– Ma lo amo davvero?
– Credo sia innamoramento.
– Come funziona?
– Come una soglia: apri la porta e guardi; dietro, cè di tutto: gioia, dolore, persino rabbia.
– Perché, mamma?
– Perché lamore è fortissimo, Giulia. Fa vivere emozioni di tutti i colori. Ed è difficilissimo. Ma nessuno può farne a meno. Da bambini cerchiamo la compagnia, per non essere soli nel mondo… Tutti inseguono chi sappia prendere la tua mano. E la metà della sfida è trovare questo qualcuno, laltra è fidarsi. Ma anche restare solo sullo zerbino è bello: il presagio dellamore è meraviglioso! E sai una cosa?
– Dimmi…
– Mai ho provato nulla di più bello. A parte quando sei nata tu.
– Quindi, tutto bene?
– Certo! Lamore, se vivi con la testa, è il dono più grande.
– Mamma…
– Ok, mi taccio. Ne abbiamo già parlato! Racconta piuttosto, lo conosco?
– Sì…
Questo segreto Giulia lo custodiva come un tesoro prezioso.
Valeria lo capì. Già dal modo in cui aveva piegato in fretta il foglio, guardando la porta, sorpresa di trovarsi tra chi aveva segretamente infilato il biglietto. Se non fosse stato per le urla di Valeria, avrebbe forse capito tutto.
I ragazzi uscirono dagli spogliatoi, ridendo dei gesti di Valeria, mentre Giulia si stringeva in un angolo.
– Che succede qui?
La professoressa Vittorini, sbucata dal nulla. Silenzio improvviso. Era famosa per apparire sempre al momento giusto per intervenire in modo… educativo.
– Ehi professoressa, abbiamo una notizia! Valeria baciò il bigliettino e lo sventolò. Dlin dlin! Promessi sposi!
– Valeria, che ti salta in testa? Che coshai lì?
– Un biglietto! Vittorio lo ha scritto a Giulia! Dice che le piace!
Risatina generale: ma la professoressa zittì tutti con lo sguardo.
– Basta! Silenzio! si rivolse a Giulia. Giulia?
In quel momento Giulia ricordò il giorno della poesia, quando si era sentita persa. E lo sguardo rassicurante della professoressa.
– Non hai motivo di avere paura. So che puoi farcela!
Così, Giulia si staccò dalla parete, camminò verso la professoressa, che ora aveva lo stesso sguardo un po preoccupato, comprensivo, affettuoso della mamma.
– Valeria ha preso il mio biglietto. Non volevo si sapesse.
– Va bene, ho capito. Vittorio? si girò verso i ragazzi. E successe qualcosa di inaspettato.
– Sì! Lho scritto io!
Vittorio allontanò gli amici, prese il biglietto ed esclamò:
– Leggere le lettere degli altri non si fa, Valeria!
– Bugie! urlò Valeria, ben sapendo che non avrebbe avuto lo spettacolo sperato.
Niente prese in giro, niente bullismo. Giulia sarebbe andata a testa alta, come sempre.
Ma Valeria non sapeva che quella fierezza, Giulia la sentiva perché aveva sempre così paura del giudizio altrui.
Qualcosa, però, in quellattimo cambiò. Il mento di Giulia si sollevò, e una leggerezza nuova le aleggiava dietro le spalle, quasi avesse delle ali. Sciocchezze! La gente non vola… eppure in quel momento, così si sentiva: libera!
– Valeria? intervenne la professoressa.
– Cosa? Era solo uno scherzo! E lui mente… Valeria quasi piangeva.
– Dammi! Vittorio riprese il biglietto, lo piegò e lo mise nella mano di Giulia. È tuo! Non farti leggere più nulla, ci stai? Prof, oggi cè il tema? La professoressa di italiano aveva promesso… io non sono preparato!
– Bravo… almeno sincero! Ci sarà! Ma vi darò un tema nuovo, vista la giornata! Dai, tornate in classe! Su, veloci!
La terza B schizzò via, ignorando la Valeria offesa, le risate di Giulia e Vittorio, e quella piccola carta bianca che Giulia strinse in pugno.
Quel foglietto lo incollerà nel suo diario e lo conserverà come una reliquia, fin quando, alle nozze, non lo regalerà a Vittorio.
– Ecco, marito!
– Cosè, moglie?
– Il nostro inizio…
– E ti fidi così tanto da lasciarmelo leggere?
– Ma tu sai già tutto!
– Non proprio… Cosè che rimane ancora segreto? Giulia si stringerà a Vittorio, tra le urla Evviva gli sposi! degli amici.
– Ricordi che mi parlavi dellinnamoramento, la soglia e la porta?
– Eh già…
– Tu, la porta, lhai oltrepassata?
Gli occhi di Giulia brilleranno, e il suo sussurro, Vittorio lo sentirà nitido, pure tra confusione e musica:
– Eccome! E ho chiuso la porta dietro! Non sono più solo innamorata…
– Come sarebbe? Vittorio sorpreso.
– Proprio così! Ti amo! Capito?
– Ora sì! Evviva noi, Giulia?
– Evviva, amore mio!



