Brava donna.
Brava donna, davvero. Cosa faremmo senza di lei?
E tu le dai solo duemila euro al mese.
Ma dai, Lucia, le abbiamo intestato lappartamento.
Commedie.
Giovanni si alzò dal letto, piano piano, e andò nella stanza accanto. Alla luce soffusa della lampada notturna, con gli occhi ormai fiacchi, guardò sua moglie.
Si sedette vicino a lei, la ascoltò respirare. Sembra vada tutto bene.
Si alzò e si avviò in cucina. Aprì una bottiglia di kefir, andò in bagno ed entrò di nuovo nella sua camera.
Si sdraiò. Il sonno non veniva:
Sia io che Lucia abbiamo novantanni. Quanto tempo abbiamo vissuto? Ormai, presto toccherà anche a noi, e qui attorno non cè più nessuno.
Le nostre figlie Giulia non cè più, non è nemmeno arrivata a sessantanni.
Anche Marco se nè andato. Sempre a divertirsi lui Abbiamo una nipote, Chiara, che ormai vive da ventanni in Germania. Dei nonni non si ricorda più. Avrà già figli grandi pure lei…
Non si accorse nemmeno di quando si addormentò.
Si svegliò al tocco di una mano:
Giovanni, tutto bene? la voce di Lucia, appena un sussurro.
Aprì gli occhi, lei si era chinata su di lui.
Ma Lucia, che fai?
Ti guardavo eri immobile.
Sono ancora vivo! Torna a dormire!
Sentì passi trascinare le ciabatte. Interruttore che scatta in cucina.
Lucia si versò un bicchiere dacqua, andò in bagno e tornò nel suo letto.
Un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. O magari sarò io prima di lui.
Giovanni ha già organizzato persino i nostri funerali. Mai avrei pensato si potessero preparare in anticipo. Ma meglio così Chi lo farebbe per noi?
La nipote ci ha dimenticati proprio. Solo la vicina, Ivana, ancora si fa vedere. Ha la chiave di casa, lei. Da noi riceve mille euro della nostra pensione. Fa la spesa, si occupa delle piccole cose di cui abbiamo bisogno. Tanto, a noi i soldi non servono più. E dal quarto piano da soli non scendiamo più.
Giovanni aprì gli occhi. Il sole entrava dalla finestra. Andò sul balcone e vide la cima verde di un ciliegio selvatico. Sorrise:
Siamo arrivati pure a questestate!
Andò da Lucia, seduta pensierosa sul letto.
Dai, Lucia, basta pensieri tristi! Vieni, ti faccio vedere una cosa.
Ma che, non ne ho più di forza! la vecchietta si alzò a fatica. Che vuoi farmi vedere?
Vieni, dai!
Sostenendola dolcemente, la portò sul balcone.
Guarda, il ciliegio è tutto verde! Dicevi che allestate non ci arrivavamo. E invece
Ma è vero! E cè pure il sole.
Si sedettero sulla panchina del balcone.
Ti ricordi quando ti invitai al cinema ai tempi della scuola? Anche allora il ciliegio era tutto verde.
Come si fa a dimenticare? Quanti anni sono passati?
Più di settanta Settantacinque.
A lungo rimasero a ricordare la gioventù. Quando si è anziani si dimentica tutto, anche cosa si è fatto ieri, ma la giovinezza mai.
Dai, ora basta chiacchiere! Lucia si alzò. E non abbiamo ancora fatto colazione.
Lucia, prepara un tè buono! Basta con quellerba insipida!
Ma non dovremmo
Dai, un po leggero e metti un cucchiaino di zucchero.
Giovanni sorseggiava il tè leggero, accompagnando un piccolo panino al formaggio e ricordava i tempi in cui la colazione era tè forte e dolce, con pasticcini o frittelle.
Entrò Ivana, la vicina. Sorrise con approvazione:
Come state?
Cosa vuoi che sia, a novantanni! rise Giovanni.
Se fai battute, va tutto bene. Cosa vi serve?
Ivana, prendi un po di carne! chiese Giovanni.
Ma non dovreste
Pollo, il pollo sì.
Va bene. Vi preparo il brodo con la pastina!
Ivana pulì la tavola, lavò i piatti e uscì.
Lucia, andiamo ancora fuori sul balcone, propose lui. Un po di sole fa bene.
Andiamo!
Poco dopo, Ivana uscì sul balcone:
Avete bisogno del sole?
Si sta bene, Ivana! sorrise Lucia.
Ora vi porto un po di semolino qui. Poi preparo il brodo per pranzo.
Brava donna, la guardò Giovanni. Che faremmo senza di lei?
E tu le dai solo duemila euro al mese.
Lucia, le abbiamo intestato la casa.
Ma non lo sa.
Rimasero sul balcone fino a pranzo. Per pranzo cera brodo di pollo con tocchetti di carne e patate schiacciate.
Questo brodo lo facevo sempre a Giulia e Marco da piccoli, ricordò Lucia.
E a noi, ora che siamo vecchi, cucinano persone estranee, sospirò Giovanni.
Sarà il nostro destino, caro mio. Quando non ci saremo più, non piangerà nessuno.
Basta, Lucia, non essere triste. Andiamo a riposare!
Giovanni, non a caso dicono:
Vecchi e bambini, stessa vita.
Brodo passato, riposino, merenda.
Giovanni dormicchiò un po, poi si alzò niente sonno. Forse cambia il tempo. Entrò in cucina. Sul tavolo due bicchieri di succo, preparati da Ivana.
Li prese con due mani e, con attenzione, andò nella stanza della moglie, seduta assorta davanti alla finestra.
Cosa hai, Lucia, sei triste? le sorrise. Bevi un po di succo!
Lei ne assaggiò un sorso:
Nemmeno tu riesci a dormire?
Sarà il tempo.
Sai, da stamani mi sento strana, mormorò Lucia scuotendo la testa. Sento che ormai mi resta poco. Tu mi raccomando, fammi una sepoltura dignitosa.
Lucia, cosa dici? Come faccio senza di te?
Uno dei due partirà per primo.
Dai, basta! Fuori sul balcone!
Rimasero lì fino a sera. Ivana portò le frittelle di ricotta. Mangiarono, poi si sedettero davanti alla TV. Ogni sera, prima di dormire, si concedevano un po di televisione. I film nuovi non li seguivano più, troppo complicati. Così guardavano vecchie commedie e cartoni animati.
Quella sera solo un cartone. Lucia si alzò dal divano:
Vado a dormire. Sono stanca stasera.
Vengo anchio.
Fammi guardare bene il tuo viso! chiese dun tratto Lucia.
Perché?
Solo per guardarti.
Si fissarono a lungo. Forse ricordavano i tempi della gioventù, quando tutto era ancora davanti.
Vieni che ti accompagno a letto.
Lucia prese a braccetto il marito, andarono piano piano.
Lui la coprì con la coperta e tornò nella sua stanza.
Sentiva un peso al cuore. Faticava a prendere sonno.
Gli sembrò di non dormire proprio. Ma lorologio elettronico segnava le due. Si alzò, andò nella stanza della moglie.
Lei era distesa col volto tranquillo, gli occhi aperti:
Lucia!
Le prese la mano.
Lucia, che hai! Lu-cia!
Allimprovviso mancò il respiro anche a lui. Tornò nella sua stanza, prese i documenti già pronti, li mise sul tavolo.
Ritornò da Lucia. La fissò a lungo. Poi si sdraiò accanto a lei e chiuse gli occhi.
La vide, la sua Lucia, giovane e bella, come settantacinque anni prima. Lei andava incontro a una luce lontana. Lui corse da lei, la raggiunse e le prese la mano.
La mattina dopo, Ivana entrò in camera. Erano sdraiati vicini, sul viso lo stesso sorriso sereno.
Infine, la donna chiamò lambulanza.
Il medico li guardò, scosse la testa, quasi sorpreso:
Sono andati insieme. Devono essersi amati davvero tanto
Li portarono via. Ivana si sedette stanca davanti al tavolo. E lì vide i documenti e il testamento intestato a lei.
Si nascose il viso tra le mani e pianseIvana rimase a lungo immobile, il viso tra le mani, silenziosa. Fuori, il sole filtrava tra le tende leggere e il canto degli uccelli saliva dagli alberi, il ciliegio verde ondeggiava appena nel vento. Guardò le foto ingiallite sul mobile, le lettere scolorite nelle cornici: giovani sorrisi, viaggi, abbracci antichi e giorni di festa.
Raccolse i documenti con cura, li strinse al petto. Un pensiero semplice, quasi un sussurro le attraversò il cuore: Non mi hanno lasciata sola, mi hanno scelto.
Si affacciò al balcone e chiuse gli occhi, respirando a fondo lodore dolce che saliva dal giardino. Sentì che dentro quella casa non sarebbe mai stato solo silenzio: ogni angolo, ogni cassetto, ogni tazza conservava il calore della loro vita.
Sotto il grande ciliegio, tra i rami verdi, due tortore si misero a tubare, vicine una allaltra. Ivana sorrise piano e comprese che il vero lascito non era la casa, né il denaro: era lintreccio invisibile di cura, memoria, tenerezza che continua, anche quando sembra tutto finito.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, si sentì parte di una storia più grande di lei. E promise, nel silenzio, di custodirla bene.


