Mio marito è andato dai suoi genitori “malati” e io ho deciso di fargli una sorpresa, arrivando senza avvisare…

Ogni mattina mi svegliavo al suono delle gocce che battevano sulla finestra, e vedevo il cielo grigio sopra Milano. Era come se il tempo accompagnasse i miei pensieri: inquieti, confusi, pieni di piccoli sospetti.
Da tre settimane di fila, mio marito, Roberto, preparava la borsa sportiva e annunciava:
I miei genitori stanno male, devo andare da loro per qualche giorno.
La prima volta, ho compreso. La suocera, Giovanna, aveva da poco subito un intervento alla cistifellea. Il suocero, Paolo, si lamentava per la pressione alta. A sessantacinque anni, non cè da stupirsi: la salute a volte vacilla.
Certo, vai pure, gli ho detto. Salutali, digli che sono in pensiero anche io.
Roberto partiva il venerdì sera e tornava il lunedì mattina, stanco, silenzioso, come se avesse fatto chissà quale turni massacranti. Alle mie domande sullumore dei suoi genitori rispondeva sempre in modo laconico:
Va meglio. Ma sono ancora deboli.
Ma a tua mamma cosa fa male, di preciso? mi informavo.
Un po’ tutto. Letà, rispondeva, gesticolando.
La seconda volta è successo una settimana dopo.
Ancora stanno male? ho chiesto sorpresa.
Mamma è caduta, si è fatta male. Papà è agitato. Devo andare, mi ha spiegato, mentre metteva camicie pulite nella borsa.
Vuoi che venga anchio? Posso aiutare.
No, è meglio di no. In casa cè già poca spazio. Resta qui.
Ho accettato. Avevo sempre mantenuto una certa distanza con i suoi, senza intromettermi né dispensare consigli. Giovanna era una donna riservata, poco calorosa. Rapporti educati, ma mai profondi.
La terza volta Roberto ha rifatto la borsa il venerdì.
Stavolta cosa succede? ho chiesto osservando mentre impacchettava jeans e maglione.
Papà sta peggio. La pressione non si stabilizza. Mamma non ce la fa da sola.
Avete chiamato il medico?
Sì, ma sai comè, ha lasciato delle pillole e via.
Sembrava credibile, ma il tono era troppo distante. Sembrava recitato, privo del coinvolgimento emotivo che ti aspetti se hai davvero i genitori malati.
Forse dovrebbero andare in ospedale, se la situazione è così seria?
Hanno paura. Preferiscono stare a casa.
Roberto ha chiuso la borsa e mi ha baciato sulla guancia.
Non essere triste. Cerco di sbrigarmi.
Dopo che se nè andato, la preoccupazione aumentava. Mi sono chiesta quando avevo parlato lultima volta con Giovanna al telefono: era passato quasi un mese, quando mi ha chiamata per augurare buoni compleanni a una mia amica.
Allora era allegra, chiedeva del lavoro, parlava dellorto. Nessuna lamentela sulla salute, anzi, si vantava della raccolta di pomodori e dei progetti per linverno.
Che strano, ho mormorato guardando la pioggia. Se sta così male, perché non mi chiama? Di solito lo fa.
Lunedì Roberto è tornato ancora più cupo.
Come stanno i tuoi? ho chiesto.
Papà è meglio. Mamma ancora debole.
E cosa ha detto il medico?
Quale medico? ha risposto, confuso.
Quello che avete chiamato.
Ah già. Ha detto di controllare, se peggiora si va in ospedale.
Roberto si è cambiato in fretta e ha acceso il computer. Non era propenso a continuare la conversazione.
Quella sera, mentre era in doccia, ho preso il suo telefono. Non lavevo mai controllato, ma sentivo che era necessario.
Zero chiamate ai genitori, né uscite né entrate. Negli ultimi quindici giorni, nessun contatto con Giovanna o Paolo.
Ma come è possibile? ho sussurrato. Se vive da loro, che bisogno cè di telefonare?
Eppure, quando Roberto andava via, i suoi genitori mi chiamavano almeno una volta. Chiedevano come stavo o se dovevano portarmi qualcosa. Stavolta, silenzio totale.
La quarta partenza è stata il venerdì successivo.
Di nuovo dai tuoi? ho chiesto.
Sì. Mamma ha la febbre. Forse un raffreddore.
Roberto, posso venire anchio? Aiuto volentieri.
Non serve, ha risposto in modo brusco. Hai abbastanza da fare.
Non mi pesa, sono i tuoi genitori, quindi anche i miei.
No, resta qui. È scomodo, rischi di prendere uninfluenza.
Sembrava sincero, ma evitava il mio sguardo e faceva la valigia in fretta.
Su quale treno viaggi?
Il solito, alle sette.
Vuoi che ti accompagni?
No, vado da solo.
Mi ha baciato e se nè andato. Sono rimasta con la casa piena di dubbi e coincidenze strane.
Il sabato mattina lho trascorso riflettendo. Da una parte era ingiusto accusarlo senza prove. Dallaltra, qualcosa non quadrava.
Forse sono una moglie troppo sospettosa? mi sono rimproverata. Magari stanno davvero male e io mi faccio problemi inutili.
Allora di pranzo ho deciso. Se Paolo e Giovanna stanno male, saranno contenti della mia visita. Preparerò una torta, comprerò frutta e porterò dei regali. Andrò a trovarli a sorpresa. E magari anche Roberto si stupirà.
In cucina cera un piacevole caos. Ho impastato la torta secondo la ricetta di mia madre. Mentre cuoceva, sono andata al supermercato per comprare frutta e succo.
Alle tre tutto era pronto. La torta profumata sul tavolo, la busta con arance e banane vicino alla porta. Mi sono cambiata, mi sono truccata un po’, sono partita per la stazione.
Sul treno sorridevo. Immaginavo la sorpresa di Roberto. Aprirà la porta, vedrà me e i regali, sarà confuso ma alla fine sorriderà.
Francesca? Ma come sei qui? dirà.
Ho deciso di venire a trovarvi. Controllo come stanno i malati, risponderò.
Il viaggio verso il paese vicino a Monza dove vivono i suoi è durato unora e mezza. Giovanna e Paolo abitano in una casa a due piani con giardino, dove Roberto è cresciuto.
Ho suonato alla porta familiare. Dopo un attimo, è apparsa Giovanna sulla soglia.
Francesca? Ma che ci fai qui? era stupita.
Era in perfetta forma, guance rosa, occhi brillanti, nessun segno di malattia. Indossava una tuta, capelli raccolti bene.
Buongiorno Giovanna, ho salutato confusa. Sono venuta a vedere come state. Roberto ha detto che siete malati.
Malati? ha riso di gusto. Ma quando mai! Siamo sani come pesci! Da dove vengono queste voci?
Ho sentito il sangue salire al viso. Il cuore batteva forte e le borse delle provviste sono diventate improvvisamente pesanti.
Roberto mi ha detto… Che vi aiutava, che stavate male.
Aiutava? Giovanna ha scosso la testa. Francesca, non vediamo nostro figlio da una settimana, forse di più!
Dalla casa è arrivata la voce di Paolo:
Giovanna, chi cè?
Francesca è venuta a trovarci! ha risposto Giovanna.
Paolo è comparso nellingresso. Settantanni, capelli grigi ma robusto, con pantaloni da lavoro e camicia a quadri. Era appena stato in officina.
Oh, la nostra nuora! ha detto contento. Che bella sorpresa! Vieni così poco a trovarci.
Paolo, dovè Roberto? ho chiesto direttamente.
Da dove dovrei saperlo? ha risposto. Forse è al lavoro, o a casa con te.
Era venuto qui, mi ha detto che stavate male.
Paolo e Giovanna si sono scambiati uno sguardo.
Francesca, noi stiamo benissimo. Roberto è venuto qui lultima volta… Quando era, Giovanna?
Il giorno di San Pietro, ha ricordato. A luglio, per il compleanno.
Esatto. Da allora non labbiamo più visto né sentito, confermò Paolo.
Dentro di me tutto si è spezzato. Ogni parola, ogni viaggio da genitori malati era una bugia. Sincera, chiara, sfacciata.
Francesca, tutto bene? si è preoccupata Giovanna. Sei pallida. Entra, prendiamo un tè.
Grazie, ma devo andare, ho risposto piano.
Ma come? Sei appena arrivata! Ci hai portato una torta, lo vedo! insisteva.
Sarà per unaltra volta, ho consegnato le borse. Sono per voi.
Ma Roberto? Perché non è con te?
Non lo so, ho ammesso sinceramente.
Paolo e Giovanna mi hanno accompagnato al cancello, scambiandosi sguardi confusi. Sono andata verso la fermata dellautobus senza sentire i piedi.
Nella mente si rincorrevano pensieri: dove aveva passato Roberto i fine settimana? Con chi? Perché ha usato i genitori come scusa? E da quanto?
Mezzora dautobus verso la stazione. Guardavo i paesaggi grigi di fine settembre e cercavo di mettere insieme i pezzi. Ogni viaggio del marito era una tortura, ogni spiegazione una manipolazione.
Quindi mentre io pensavo ai suoi genitori, lui… Non riuscivo a finire il pensiero.
Sul treno ho preso il telefono, volevo chiamarlo, poi ho rinunciato. Che senso ha chiedere? Dove sei? Con chi? Perché menti?
Meglio aspettare a casa. Guardarlo negli occhi quando racconterà lennesima bugia.
Sono tornata a casa alle otto di sera. Silenzio e vuoto. Mi sono seduta sul divano ad aspettare.
Roberto è arrivato lunedì mattina come sempre. Le chiavi hanno tintinnato, ha aperto la porta. Era stanco, spettinato, con la borsa sportiva.
Ciao, ha borbottato passando in camera. Come è andato il weekend?
Bene, ho risposto calma. E tu?
Duro. I miei stanno molto male.
Davvero? Che hanno?
Mamma ha la febbre, papà ha controllato la pressione tutta la notte. Siamo esausti.
Parlava senza alzare gli occhi, sistemava i vestiti sporchi, tirava fuori medicine dalla borsa.
Roberto, ho detto piano. Guardami.
Ha alzato la testa. Nei suoi occhi ho visto paura.
Dove sei stato questi giorni? ho chiesto diretta.
Ma da loro, te lho detto.
I tuoi stanno benissimo. Non ti vedono da una settimana.
Roberto è rimasto immobile, camicia in mano.
Di cosa parli?
Ieri sono andata da loro. Pensavo di aiutare con i malati. Giovanna è scoppiata a ridere quando ho chiesto della malattia.
Il viso di Roberto è diventato pallidissimo.
Sei andata dai miei? Perché?
Perché ti ho creduto. Pensavo fossero seriamente malati.
Francesca, non capisci…
Cosa non capisco? lho interrotto. Che mi menti da un mese? Che usi i tuoi come scusa?
Non è una bugia…
Allora cosè? mi sono avvicinata. Roberto, dove hai passato i fine settimana? Con chi?
Si è voltato verso la finestra.
Non posso spiegare adesso.
Non puoi o non vuoi?
Francesca, credimi. Non è come pensi.
E come penso io?
Magari… che ho qualcunaltra. Unaltra donna.
E non è così?
Roberto taceva. Un minuto, poi un altro. Alla fine ha sospirato.
Sì, ha confessato piano.
Ho annuito. Stranamente, niente rabbia. Solo chiarezza, vuoto.
Chiaro.
Francesca, non è serio. È… successo…
Un mese fa?
Prima. Non sapevo come dirti.
E hai mentito sui tuoi malati?
Volevo capire me stesso. Capire cosa volevo.
Hai capito?
Ancora silenzio.
Roberto, ti chiedo: hai capito cosa vuoi?
Non lo so, ha risposto onesto.
Io sì. ho detto io. Voglio qualcuno che non mentirà mai. Che non userà dei genitori come scusa per una storia.
Non è una storia…
Chiamala come vuoi. Hai mentito per un mese.
Sono andata in camera e ho preso la valigia piccola.
Cosa fai? ha chiesto allarmato.
Vado via. Ho messo dentro solo le cose essenziali. Starò dalla mia amica. Finché non chiariremo.
Chiarire cosa?
Tu coi tuoi sentimenti. Io coi documenti per il divorzio.
Francesca, non fare così! Parliamone!
Di cosa? ho chiuso la valigia. Del fatto che mi hai presa in giro per settimane? E che soffrivo per i tuoi genitori che invece stavano benissimo?
Non volevo farti soffrire…
Così hai fatto peggio.
Ho preso i documenti dal cassetto, il telefono e il caricatore.
Se vuoi spiegarmi qualcosa, chiamami. Non credo che ci saranno scuse che valgano per le tue bugie.
E la nostra casa? La famiglia?
La famiglia è fiducia, ho risposto. La casa si divide con un avvocato.
Mi sono avvicinata alla porta.
Aspetta, mi ha implorato Roberto. Possiamo riprovare, interrompo tutto, ricominciamo…
Da dove? Da altre bugie sul malati?
Non mentirò più. Lo prometto.
Roberto, mi sono fermata sulla soglia. Avevi già promesso di essere un marito fedele. Sai come sono andate le promesse.
Ho chiuso la porta. Nel pianerottolo cera solo la musica che veniva dal piano di sopra.
Fuori pioveva sottile. Proprio come un mese fa, quando era iniziato tutto. Ho alzato il cappuccio e sono salita sulla metro.
Il telefono ha squillato mentre scendevo nel sottopassaggio, il nome di Roberto sul display. Ho rifiutato la chiamata e messo via il cellulare.
Avevo deciso. Non avrei vissuto con qualcuno che per un mese aveva usato la salute dei genitori come scusa per tradirmi. La fiducia era distrutta, la famiglia anche.
Adesso mi attendevano avvocati, divisione dei beni, una vita nuova. Ma almeno sarà una vita onesta. Senza bugie né segreti.
Il treno della metro mi portava via dal passato verso un futuro sconosciuto, ma almeno sincero.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

four + thirteen =

Mio marito è andato dai suoi genitori “malati” e io ho deciso di fargli una sorpresa, arrivando senza avvisare…