Arriverò tardi, qui cè un caos totale al cantiere, la voce di Loredana era soffusa, mentre sullo sfondo ronzava una smerigliatrice. Mi senti davvero?
Sì, ti sento, Edoardo spostò il cellulare allaltro orecchio. Non aspetterò per cena?
Non aspettare. Forse non tornerò affatto, le scadenze stanno bruciando.
Va bene.
Un breve bip. Così sempre.
Edoardo posò il telefono sul tavolo della cucina e guardò il pentolone di minestrone che stava raffreddando. Preparava il pasto per due per abitudine, anche se ormai era tempo di smettere. Loredana lavorava come piastrellista, e il suo orario sembrava un elettrocardiogramma: improvvisi picchi di attività, poi lunghi tratti di linea retta. Per sei mesi corréva da un cantiere allaltro, posando metri quadrati di pregiato gres porcellanato nelle case altrui, guadagnando cifre tali da far ingelosire silenziosamente Edoardo. Poi seguiva un semestre di completa quiete, senza commesse, costretta a stare a casa.
Entrambi i regimi erano insopportabili a modo loro. Quando Loredana era al lavoro, spariva. Fisicamente, emotivamente, mentalmente interamente. Partiva alle sette del mattino e rientrava allo scoccare della mezzanotte, se non addirittura non tornava affatto. A volte dormiva nei cantieri, perché che senso ha fare il giro e il ritorno, fra poco ricomincio alle sei. Edoardo cenava da solo, guardava serie TV in solitudine, si coricava in un letto freddo e vuoto. Lunico promemoria del suo matrimonio era il certificato di matrimonio infilato in una cartella di documenti.
Cercò di contare le cene condivise negli ultimi tre mesi. Ne trovò quattro. Quattro!
Il vero inferno, però, iniziava quando il lavoro finiva. Loredana tornava a casa. Che gioia, la moglie è qui, finalmente possiamo stare insieme, sembrava, ma non era così. Dopo mesi di visita in appartamenti altrui, Loredana aveva accumulato talmente tanti progetti di design da farle odiare il proprio nido. Guardava le piastrelle del bagno quelle stesse che aveva posato due anni prima e i suoi occhi si facevano furiosi.
È un incubo, borbottava, sfiorando le fughe con il dito. Come ho potuto permettere un disallineamento di un millimetro e mezzo? Un millimetro e mezzo, Edoardo!
Edoardo, che non distinguerebbe un disallineamento di un millimetro e mezzo da uno di quindici, annuì politicamente.
Poi iniziava il ciclo.
Prima vedrò se si può sistemare. Poi sostituirò una sola piastrella e basta. Poi se comincio, devo rifare tutta la parete, altrimenti è inutile. E quando Edoardo rientrava, trovava il bagno trasformato in un campo di detriti, muri spogli, sacchi di malta e Loredana con la mascherina, felice a mescolare la colla.
In tre anni di matrimonio avevano vissuto quattro ristrutturazioni del bagno, tre della cucina e una del corridoio.
Il lavoro fu consegnato in tempo. Tornò di nuovo la calma. Ma non per Edoardo.
Portami i tasselli per le piastrelle, chiamò Loredana mentre Edoardo era al lavoro. E la stucca grigia, ti mando il nome.
Sono al lavoro.
Passa a pranzo. Devo finire quellangolo entro sera.
Daccordo.
Porta, prendi, ordina, aiuta. Edoardo divenne corriere, scaricatore e aiutante tutto in uno. Loredana rimaneva a casa, uscendo solo per il negozio di materiali, talvolta tre volte al giorno, perché non sapevo che la stucca non bastasse, come avrei potuto saperlo.
Era sempre stanca, di una fatica che lei stessa aveva generato. La sera Edoardo la trovava in cucina, sporca, esausta, con la polvere della ceramica nei capelli, e lei lo fissava con occhi vuoti.
Vuoi cenare?
Dopo. Non ho forze.
Non aveva più forze per nulla: per parlare, per un film insieme, per lintimità. Edoardo serviva solo per andare a prendere i rulli quando a lei non andava di vestire o uscire, o per portare un sacco di cemento dal camion, o per reggere il livello mentre lei allineava le file.
Siamo marito e moglie, diceva Loredana quando Edoardo cercava di protestare. I coniugi si aiutano.
Coniugi. Una parola buffa per una relazione in cui uno vive solo per sostenere le ambizioni professionali dellaltro.
Sabato sera Loredana smontava il rivestimento sopra il piano cottura. Quello precedente non le piaceva per il colore. Edoardo era seduto in cucina, tra il caos, cercando di bere il tè. Il bollitore stava su uno sgabello nel corridoio, perché il piano era pieno di piastrelle. Lo zucchero lo trovò in bagno. Il cucchiaio non cera affatto.
Loredana, iniziò cautamente, non è ora di fermarsi?
Fermarmi? non si voltò, mentre provava unaltra piastrella al muro.
Di tutto questo. Delle ristrutturazioni. Cambi continuamente qualcosa.
E allora? Mi piace. È casa mia, voglio che sia perfetta.
Non sarà mai perfetta per te. Cambierai tutto, poi andrai su altri cantieri, vedrai nuove soluzioni e ricomincerai da capo.
Loredana lasciò cadere la piastrella e si girò lentamente. Nei suoi occhi brillava qualcosa di pericoloso.
E cosa proponi? Vivere così, mentre tutto intorno a me mi irrita?
Propongo di vivere normalmente! Come persone normali. Andare al cinema. Cenare insieme. Parlare di qualcosa che non sia la fuga o la stucca. Ti ricordi lultima volta che siamo usciti solo noi due?
Ho lavoro.
Non hai lavoro! Te lo sei inventato!
Non è un lavoro inventato, Edoardo. Si chiama migliorare labitazione. Alcuni ne fanno il mestiere.
Alcuni vogliono solo vivere. Non in cantiere, non nella polvere, non nel ruolo di prendiporta. Vivere con una moglie che ricorda di avere un marito.
Loredana incrociò le braccia, come a difendersi.
Non capisci. Tu sei programmatore, siedi nel tuo comodo ufficio a battere i tasti. Io creo con le mani. Qualcosa di reale, tangibile. E quando vedo che posso fare meglio, lo faccio meglio.
A scapito di tutto il resto!
Se non ti va, nessuno ti trattiene.
Disse quasi per caso, come se si trattasse di una sedia scomoda da buttare. Edoardo rimase in silenzio. In quelle sette parole cera tutta la loro difficoltà, compressa in ununica frase. Per Loredana era unopzione, non una necessità, né un marito, né una persona amata solo un bottone da spegnere se diventava di intralcio.
Sai, si alzò scrollando i jeans dalla polvere, forse hai ragione.
In che senso?
Che davvero non cè niente che mi trattenga.
Si guardarono tra cumuli di piastrelle, sacchi di colla e i resti di quella che una volta era la cucina. Capirono entrambi che la lite non parlava di ristrutturazioni, ma del fatto che i loro ritmi di vita si erano separati da tempo, incrociandosi solo sullindirizzo di casa.
Divorziarono in tre mesi, sorprendentemente pacificamente. Non cera nulla da dividere.
Edoardo abitava una piccola ma pulita appartamento, senza un sacco di cemento in un angolo. Il silenzio era assoluto: nessuno perforava, nessuno bussava, nessuno chiedeva di portare immediatamente il sigillante perché era finito.
Poteva pianificare. Per la prima volta in tre anni sapeva esattamente cosa avrebbe fatto la sera. Ma sentiva un vuoto, un buco al petto che non si colmava.
Passarono quasi due anni.
Hai sentito le novità? chiamò Dario, un vecchio amico, venerdì sera. Della tua ex?
Edoardo si irrigidì. Da quando si era separato, evitava a tutti i costi notizie su Loredana.
Che novità?
Si è sposata. È appena diventata moglie.
È stato veloce.
Sì. E sai con chi? Dario fece una pausa teatrale. Con un piastrellista, ci credi?
Edoardo alzò un sopracciglio.
E come vanno?
Dicono che brillano entrambi. Scorrono i cantieri insieme, una squadra di due. Un duo perfetto.
Edoardo rimase a riflettere sul fatto che Loredana avesse trovato qualcuno che parlava la sua lingua. Qualcuno per cui un disallineamento di un millimetro e mezzo era ancora una tragedia. Qualcuno che capiva la differenza tra stucca epossidica e quella a base di cemento non perché gli era stato spiegato, ma perché lo sapeva.
Quello che a lui irritava fino al trapanare dei denti divenne le fondamenta di unaltra relazione. Strano.
Tre mesi dopo lo incrociò al supermercato, per puro caso, dopo il lavoro, con il carrello in mano, diretto al reparto latticini. Loredana era davanti ai frigoriferi, accanto a un uomo di circa la sua età, robusto, con mani segnate dal lavoro. Discutivano a bassa voce, ridevano. Loredana lo colpì leggermente con la spalla, lui le pizzicò il fianco, lei strillò e saltò indietro.
Sembravano adolescenti innamorati, ignari del mondo, perché lintero universo si era ristretto a quellunica persona accanto.
Loredana appariva diversa. Non stanca, non logorata, non con lo sguardo vuoto di chi ha spento otto ore a martellare muri. Era viva, come Edoardo la ricordava al primo incontro.
Edoardo esitò, posò il carrello a terra e uscì dal negozio senza comprare nulla.
In macchina sorrise. Lui e Loredana semplicemente non erano fatti luno per laltro. Il loro divorzio era inevitabile.
Accese il motore.
Se Loredana ha trovato la sua metà, anche io troverò la mia.
La fitta nebbia che avvolgeva la vita di Edoardo dopo il divorzio si dissolse finalmente. Capì che la felicità non si costruisce con i mattoni di un progetto, ma con la capacità di lasciar andare ciò che non ti trattiene più. Il vero valore è sapere quando è il momento di smontare le pareti e ricominciare a vivere, liberi e sereni.



