La settimana scorsa, il mio papà, Giovanni ormai 87 anni è riuscito quasi a scatenare un piccolo pandemonio al supermercato. E non perché discutesse sui prezzi, né per prodotti scaduti. Ha fatto tutto semplicemente andando con la sua calma, con la lentezza tipica, e lha fatto di proposito.
Era venerdì, le cinque e mezza di sera: il famigerato orario di punta, quello in cui la gente sembra sull’orlo di una crisi di nervi. Sai quellatmosfera: tutti guardano lorologio, scorrono le notizie sul cellulare, ti lanciando occhiate del tipo toglimi di mezzo.
Anche io ero tra quelli: volevo solo prendere lavena per papà e scappare a casa.
Ma Giovanni ha il suo ritmo. Un tempo lavorava nellacciaieria, le mani grandi e dure come il legno; lui non si scompone mai, la fretta per lui proprio non esiste se non è necessaria.
Quando finalmente siamo arrivati alla cassa, la cassiera si chiamava Chiara, lo diceva il badge pareva proprio sfatta. Era giovane, ma gli occhi le si erano svuotati: sembrava sognasse solo di tornare a casa. Scansionava i prodotti quasi in automatico, senza un briciolo di energia.
Buonasera, Chiara, ha detto papà, con la voce roca ma ancora capace di attirare lattenzione.
Lei nemmeno ha alzato lo sguardo, ha scansionato lavena. Buonasera. Ha la carta fedeltà?
No, signorina, risponde papà, ma vorrei una cortesia. Mi servono due tavolette grandi di cioccolato con nocciole, quelle lì vicino a lei, e vorrei pagarle separatamente, in contanti.
A quel punto ho sentito il rossore salirmi sulle guance. Dietro di noi, un tizio in abito chiaramente un manager ha sbuffato forte, battendo la sua carta sul nastro come se fosse un tamburo.
Papà, gli ho sussurrato, avvicinandomi, dai, le pago io con la mia carta, tutte insieme. Stiamo bloccando la fila!
Stai calmo, figlio mio, ha risposto senza guardarmi, Il mondo non si ferma mica.
Chiara ha emesso un sospiro che sembrava proprio quello di chi ha perso tutte le energie. Va bene, signore. Un attimo.
Ha battuto la prima tavoletta. Giovanni ha tirato fuori il suo vecchio portafoglio con il velcro. Non una banconota, ma una pila di monete. E ha iniziato a contare i centesimi.
Un euro due due e cinquanta diceva piano.
La tensione nellaria era palpabile, si poteva tagliare col coltello. Il manager ha borbottato, Ma è possibile? Cè chi lavora anche stasera
Papà ha ignorato il commento. Ha contato con precisione limporto, ha spinto le monete verso Chiara. Le sue mani tremavano mentre li contava.
Bene, ha detto lei, con una voce flebile, Ecco il primo scontrino.
Grazie, dice Giovanni, Ora la seconda.
E va di nuovo, con la stessa calma e precisione.
Quando finalmente finisce, la fila è diventata silenziosa. Non la classica cortesia, ma proprio quei secondi di gelo, pieni di tensione.
Chiara gli porge il secondo scontrino: È tutto, signore? già pronta a passare al cliente successivo.
Quasi, dice papà.
Prende la prima tavoletta e la spinge indietro verso Chiara. È per lei, le dice. Se la mangi con un buon caffè durante una pausa. Sembra che porti sulle spalle tutto il mondo, e lo sta facendo alla grande.
Chiara resta a bocca aperta, mentre il beep delle altre casse continua in sottofondo ma lei non si muove.
Poi papà prende la seconda tavoletta e si gira verso la fila, così, guardando il manager che aveva sbuffato di più: Questa è per lei, mano tesa.
Il manager sbatte le palpebre, confuso.
Eh? Ma perché?
Perché sembra che abbia avuto proprio una brutta giornata, gli dice papà, con una serietà disarmante, E ha avuto la pazienza di aspettare un vecchio. La porti a casa, la condivida con i suoi figli.
Il manager diventa rosso come non lho mai visto. Guarda la tavoletta, poi il papà, poi il pavimento. La rabbia sparisce, rimane solo la vergogna.
Non non posso accettare, balbetta.
Accetti, insiste papà, Faccia un gesto gentile.
Guardo Chiara: si copre la bocca con la mano, con gli occhi lucidi. Non era solo commossa sembrava liberata, come se quel gesto le avesse tolto un peso.
Grazie, sussurra, Non sa è la cosa più bella che mi sia successa oggi.
Papà le fa cenno col cappello: Testa alta, tesoro.
Usciamo in silenzio. Laria è fredda ma quel momento ha scaldato tutto. Quando accendo la macchina, finalmente respiro.
Papà, sei incredibile. Lhai visto, quel manager era pronto a insultarti e tu hai messo su questa scena solo per regalare cioccolato?
Giovanni guarda fuori, verso le luci della città.
È un atto egoista, dice piano.
Rido: Egoista? Hai fatto sorridere una ragazza e hai ricordato ad un uomo nervoso che è umano. Dovè legoismo?
Lui si massaggia le ginocchia con le sue mani robuste.
Seguo le notizie, dice, e la voce gli si abbassa, stanca. Passo le giornate sulla poltrona e vedo un mondo pieno dansia. Tutti litigano, le reti sociali sono un campo di battaglia, nessuno sa più cosa sia la gentilezza.
Si volta verso me: Ci vogliono spaventati, ci vogliono uno contro laltro. E io mi sento piccolo, impotente. Ho 87 anni. Non posso cambiare il mondo, né spegnere le guerre. Tutto quello che posso fare è fermare il tempo intorno a me, anche solo per due minuti. Posso cambiare lenergia di ciò che mi sta vicino. Ho fatto sorridere quella ragazza, ho fatto riflettere quelluomo. Questo mi fa sentire ancora capace. Ecco perché è egoismo: lo faccio per me.
Arriviamo a casa sua. Lui prende il sacchetto dellavena.
Dove vai adesso? gli chiedo, vedendolo dirigersi verso la porta della vicina.
Da Maria, dice rauco. È stata male la settimana scorsa, la famiglia è lontana. Vado a prepararle una zuppa.
Sai papà questo non è egoismo, è amore, dico sorridendo.
Si ferma, mi guarda con un luccichio negli occhi: Dice che sono il miglior cuoco della città. E questo fa bene al mio orgoglio. Egoismo puro, figliolo!
Scompare nella sera il vecchietto egoista che cerca di rattoppare il mondo una cioccolata e una avena alla volta.
Sono rimasto in macchina ancora un po, pensando alle notifiche sul telefono, alla tensione nelle spalle. Ma poi ho ripensato al volto di Chiara.
Aveva ragione papà. Non possiamo salvare tutto questo mondo, troppo grande e rumoroso. Ma possiamo occuparci di quei tre metri intorno a noi. Possiamo fermare il tempo. Possiamo scegliere la gentilezza proprio quando è scomoda. Specialmente quando lo è.
Se questo è egoismo beh, dovremmo essere tutti un po più come Giovanni.




