La scorsa settimana, mio padre Arturo, che ha 87 anni, ha quasi scatenato un vero caos al supermercato italiano.

La settimana scorsa mio padre, Ettore sì, proprio lui, 87 anni e ancora una roccia ha quasi seminato il panico al supermercato. Non è successo niente di rumoroso, tipo gridare per i prezzi o fare polemica sugli alimenti scaduti. Ha sconvolto tutti semplicemente andando piano. Ma proprio piano. E lo faceva apposta.
Era venerdì, quasi le 18. Quel momento che qui chiamiamo ora di punta infernale: il supermercato di Torino era strapieno di gente ai limiti della sopportazione, tutti stressati e di corsa, ognuno con la faccia da spostati che cho fretta!. Io ero come loro, lo ammetto. Volevo solo prendere lavena per papà e tornarmene a casa.
Ettore però ha una velocità tutta sua. È stato acciaiere, mani che sembrano corteccia, e non concepisce la fretta se non serve. Quando ci siamo finalmente messi in coda alla cassa, la cassiera sembrava pronta a svenire dalla stanchezza. La targhetta diceva Giada: ragazza giovane, ma gli occhi stanchi e vuoti. Scansionava la roba come fosse un robot che sogna solo di andare in pausa.
Buonasera, Giada , le dice papà, voce roca ma ancora magnetica. Lei senza guardarlo, scansiona lavena. Buonasera. Ha la tessera?
No, signorina , risponde lui. Però avrei una richiesta. Vorrei due tavolette di cioccolato fondente con nocciole, quelle lì davanti a lei. Però le pagherei ciascuna con uno scontrino diverso. E pago in contanti.
Io ho sentito la faccia accendersi. Dietro, un tizio in giacca e cravatta sbuffa forte e tamburella nervosamente la carta sulla cassa, che quasi sembra una batteria.
Papà , sussurro, inclinandomi verso lui Posso pagare tutto io in un colpo con la carta? Tanto stai fermando tutta la fila.
Relax, figliolo , dice senza nemmeno guardarmi Il mondo non si ferma mica.
Giada tira un sospiro così profondo che quasi le esce lanima. Va bene, signore. Un attimo.
Scansiona la prima tavoletta. Papà tira fuori il portafoglio di vecchia scuola, tutto consumato. Non prende una banconota grande. No. Inizia a contare centesimi e monete.
Un euro due due e cinquanta lo dice piano.
Laria era tesa, sembrava densa come polenta. Il tizio elegante dietro di me mormorava: Ma è possibile? Cè chi lavora, invece di perdere tempo.
Papà va avanti imperterrito. Conta con calma esatta quanto serve per la prima tavoletta e posa il mucchietto di monete davanti a Giada. Lei li riconta, mani che tremano davvero un po.
Ecco, signore, il primo scontrino , dice a voce sottile.
Grazie , risponde papà. Ora quello della seconda.
Ripete tutto da capo, uguale. Stessa lentezza, stessa precisione.
Quando termina, in coda regna un silenzio glaciale. Non era certo per educazione.
Giada porge il secondo scontrino. Ha finito, signore? chiede, afferrando già il divisore per il prossimo cliente.
Quasi , dice papà.
Prende la prima tavoletta e la spinge indietro verso Giada.
Questa è per lei dice Se la mangi con un buon caffè quando avrà una pausa. Sembra che porta il mondo sulle spalle, e lo fa alla grande.
Giada rimane a bocca aperta. Si sente solo il beep dei registratori di cassa lontano; lei lì, immobile.
Poi papà si gira verso la coda e proprio al tipo in giacca e cravatta quello più irritato porge la seconda tavoletta. Questa è per lei , dice, tenendo la mano ferma.
Il tipo rimane interdetto, occhi spalancati.
Cosa? Perché?
Perché sembra che abbia avuto una giornata tremenda risponde papà serio E ha avuto la pazienza di aspettare un vecchio. Gliela dia ai suoi figli stasera.
Il tipo diventa rosso porpora, uno che non avevo mai visto così. Alterna uno sguardo tra cioccolato, papà e il pavimento. La postura arrogante svanisce e lascia il posto a unimbarazzata umiltà.
Io non posso accettarla , balbetta.
La prenda , insiste papà Faccia una buona azione.
Guardo Giada. Si copre la bocca con la mano, occhi lucidi di lacrime. Non era una semplice commozione: sembrava sollievo fisico.
Grazie , sussurra Non sa è la cosa più bella successa oggi.
Papà tocca il suo berretto.
Testa alta, piccola.
Usciamo insieme nel parcheggio. Laria invernale era pungente, ma papa sembrava al caldo. Quando avvio la macchina, finalmente respiro.
Papà, sei unico , gli dico Ma lo sai che quel signore era pronto a insultarti? Hai rischiato questo teatro solo per regalare del cioccolato?
Papà fissava fuori dal finestrino le auto che scorrevano.
È stato un gesto egoista , dice piano.
Scoppio a ridere.
Egoista? Hai regalato dolcezza a una ragazza e insegnato a uno stressato che è pur sempre umano! Dove sta legoismo?
Papà si stropiccia le ginocchia con le mani da acciaiere.
Guardo i telegiornali, figliolo , dice stanco Sto in poltrona e vedo un mondo pieno di ansia. Tutti litigano, social invasi da gente che si sfoga su cose che non può controllare.
Si gira verso di me:
Vogliono che abbiamo paura. Che vediamo il prossimo come un rivale. Mi fa sentire piccolo, impotente. Ho 87 anni. Non posso cambiare il mondo. Non posso fermare i conflitti. Non posso fare smettere a tutti di litigare.
Respira profondamente.
Così creo un momento dove posso controllare qualcosa. Fermo il mondo per due minuti. Cambio lenergia intorno a me. Ho fatto sorridere una ragazza. Ho fatto riflettere un uomo. Mi fa sentire utile. Mi dimostra che ancora valgo. Ecco perché è egoismo. Lo faccio per me.
Arriviamo a casa sua. Quando esce, afferra il sacchetto dellavena.
Dove vai ora? gli chiedo, vedendo che si dirige verso il cancello della vicina.
Da signora Maria risponde rauco È stata male la settimana scorsa, la famiglia è lontana. Vado a farle una zuppa davena.
Papà , sorrido Questo non è egoismo. È amore.
Si ferma e mi guarda con uno scintillio negli occhi:
Lei dice che sono il miglior cuoco del mondo. Mi gonfia lorgoglio. Puro egoismo, figliolo!
Lo guardo sparire tra il buio della sera egoista vecchietto che decide di rammendare il mondo una cioccolata e una zuppa alla volta.
Rimango un po in macchina prima di tornare a casa. Penso alle notifiche sul mio telefono, alla tensione che mi stringe le spalle. Poi ricordo il volto di Giada.
Papà ha ragione. Non possiamo salvare tutto questo grande e rumoroso mondo. È troppo. Però possiamo occuparci dei pochi metri attorno a noi. Possiamo far fermare il tempo. Possiamo scegliere la gentilezza, specie quando è scomoda.
Se questo è egoismo forse dovremmo essere tutti un po più come Ettore.

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La scorsa settimana, mio padre Arturo, che ha 87 anni, ha quasi scatenato un vero caos al supermercato italiano.