— Chi sei tu?!

Chi siete?!
Alessia rimase impietosa nella soglia del suo appartamento, gli occhi spalancati come se avesse visto un fantasma.

Di fronte a lei cera una donna sconosciuta di circa trentanni, con una coda di cavallo corta, e alle sue spalle due bambini un ragazzino e una bambina la osservavano curiosi lintrusa.

Nel corridoio giacevano pantofole estranee, sulle grucce pendevano giacche che nessuno le aveva mai comprato, e dalla cucina si levava il profumo di minestrone fuso.

E voi chi siete? chiese la donna, aggrottando le sopracciglia e stringendo il più piccolo tra le braccia. Noi viviamo qui. È Giorgio ad averci lasciati. Ha detto che la padrona non si oppone.

QUESTO È IL MIO APPARTAMENTO! la voce di Alessia tremò di rabbia. E non vi ho mai permesso di vivere qui, capito?!

La sconosciuta sbatté le palpebre, scrutando tra i giocattoli sparsi sul pavimento, la cucina dove stava adagiata la biancheria dei bambini, come a cercare una licenza di proprietà.

Ma Giorgio mi ha detto Siamo parenti Ha detto che voi non vi opposite Che siete gentili e comprensive

Alessia provò unondata di sdegno, come se le avessero versato un secchio dacqua gelata sulla testa. Si chiuse lentamente la porta e si appoggiò al muro, cercando di rimettere insieme i pensieri. Casa sua, spazio suo, vita sua eppure ora era una straniera nel suo stesso nido.

Un anno prima le cose andavano ben diversamente. Alessia trascorreva le vacanze al mare, godendosi il meritato riposo dopo aver completato un complicato progetto di restauro di un palazzo storico nel cuore di Bologna.

A trentquattro anni era un architetto di successo, abituata a fare affidamento solo su se stessa. La carriera occupava gran parte della sua vita, ma non si lamentava il lavoro le dava soddisfazione e un reddito stabile e confortevole.

Lincontrò una sera dagosto sulla passeggiata del lungomare di Rimini. Giorgio Bianchi, un uomo affascinante, un po più grande di lei, con un sorriso caloroso e occhi marroni attenti. Divorziato da tre anni, padre di due bambini Andrea, dieci anni, e Francesca, sette e capo cantiere in una grande impresa edile.

Giorgio la corteggiava alla vecchia maniera: fiori quotidiani, cene con vista sul mare, lunghe passeggiate sotto le stelle.

Sei speciale, le diceva, accarezzandole delicatamente la mano. Intelligente, indipendente, bella. Non incontravo da tempo donne così complete. Sai bene cosa vuoi dalla vita.

Alessia si scioglieva tra le sue parole e le sue attenzioni. Dopo una serie di rapporti falliti con uomini che o temevano il suo successo o cercavano di competere con lei, Giorgio sembrava il vero dono del destino.

Lui rispettava il suo lavoro, le chiedeva curiosamente dei progetti, la sosteneva nei momenti difficili, quando i clienti chiedevano limpossibile.

Mi piace che sei forte, diceva ma che resti anche femminile, delicata, sensibile.

Le vacanze finirono, ma la relazione continuò. Giorgio la visitava a Bologna, lei correva a Rimini. Videochiamate, messaggi, progetti per il futuro.

Otto mesi dopo fece la proposta sullo stesso lungomare dove si erano conosciuti. Il matrimonio fu modesto ma caloroso. Alessia si trasferì a Rimini, si inserì in uno studio di architettura locale, lasciando il suo appartamento bolognese vuoto.

Ora siamo una famiglia, diceva lui, stringendola forte. I miei figli sono anche i tuoi, i miei problemi sono i tuoi problemi. Supereremo tutto insieme.

Allinizio Alessia era felice. Le piaceva sentire il calore di una vera famiglia, il fuoco domestico, le voci dei bambini in casa. Aiutava Giorgio coi piccoli, comprava regali, pagava attività extrascolastiche, li accompagnava dal pediatra.

Ma pian piano le cose cominciarono a mutare.

Allinizio furono piccole cose Giorgio prelevava soldi dalla sua carta senza preavviso. Scusa, ho dimenticato di chiedere, diceva quando Alessia vedeva il conto. Poi iniziò a chiedere aiuto per gli alimenti alla sua exmoglie.

Sai, diceva, alzando le mani con un sorriso colpevole, i bambini non hanno colpa se il nostro stipendio di questo mese non basta. E io ho un ritardo sul salario.

Alessia capiva e voleva aiutare. Amava Giorgio e si era affezionata ai suoi figli. Ma le richieste divennero sempre più frequenti e più ingenti: pagare il viaggio dei bambini da Rimini a Firenze per vedere la nonna, comprare un nuovo cappotto invernale, versare la quota per il campo estivo, pagare un tutor di matematica.

Il peggiore fu quando Giorgio iniziò a trasferire soldi allexmoglie direttamente dalla carta di Alessia, senza nemmeno avvertirla.

Sono i nostri figli adesso, si giustificava, quando Alessia scopriva il nuovo bonifico. Tu li ami, vero?

E poi il tuo stipendio è più alto del mio. Ti dispiace? ribatté lei, con tono fermo.

Non è una questione di dispiacere, sputò Giorgio, è che sono i miei soldi, e avresti dovuto parlarne prima.

Certo, la prossima volta chiederò, rispose lui, ma la prossima volta fu identica alla prima.

Alessia cominciò a sentirsi più una cassaforte ambulante che una moglie e partner. Nessuno le chiedeva parere, la mettevano davanti al fatto. Ogni volta che provava a discutere il bilancio familiare, Giorgio la accusava di freddezza, egoismo e di non voler essere una vera famiglia.

Pensavo fossi diversa, le disse con amarezza. Pensavo i soldi non fossero la tua priorità

Quel giorno di maggio, quando decise di andare a trovare la madre malata in EmiliaRomagna e di fare un salto a Bologna per controllare il suo appartamento, Alessia sperava ancora in una riconciliazione. Forse una breve distanza li avrebbe aiutati a rimettere in ordine i conti.

Quello che trovò superò ogni suo peggior timore. Lappartamento era un caos abitato. In cucina un mucchio di piatti sporchi, nel bagno biancheria estranea ad asciugare, nella sua camera un lettino per bambini. Sul tavolo cerano bollette non pagate per le utenze, ammontanti a oltre 275.

Da quanto tempo vivete qui? chiese Alessia, cercando di mantenere la calma.

Già tre mesi, rispose la donna, ancora incredula. Giorgio Bianchi ha detto che potevamo stare finché non trovavamo qualcosa di nostro. Paghiamo, ovviamente, 150 al mese. Lui ha detto che voi avete un cuore grande.

Alessia prese il telefono con le mani tremanti e chiamò Giorgio.

Giorgio, non mi hai chiesto niente prima! sbottò, senza nemmeno salutare. Hai fatto entrare una famiglia nella mia casa senza dirmelo. E dove sono i soldi per laffitto? 450 per tre mesi!

Alessia, non alzare la voce la voce di Giorgio era colpevole ma difensiva. Sono parenti lontani, Sofia con i bambini. I piccoli non avevano dove andare. Tu non vivi lì, non ti dispiace aiutare le persone? Stavo mettendo da parte i soldi per la nostra vacanza in Turchia, volevo farti una sorpresa.

In quel momento qualcosa si spezzò dentro Alessia, non per rabbia ma per una fredda consapevolezza. Capì che per Giorgio lei era solo una risorsa comoda. La sua casa, i suoi soldi, la sua vita, erano a disposizione di lui, e lui non sentiva neanche il bisogno di chiedere il suo parere.

Giorgio, disse con voce ferma ma gentile, i tuoi parenti hanno una settimana per liberare il mio appartamento.

Alessia, sei impazzita? replicò lui, irritato. Ci sono i bambini! Dove andranno? Sei senza cuore!

Non sono i miei problemi. Una settimana. E voglio tutti i 450 dellaffitto.

Come ti permetti! Sei mia moglie, siamo una famiglia!

Non cominciare! In una famiglia normale si chiede lopinione a tutti, non si impone decisioni.

Chiuse la chiamata e si voltò verso la donna, ancora scioccata dal litigio.

Mi dispiace davvero, disse Alessia con un tono di vera compassione. Ma dovete andare via. Nessuno ha chiesto il mio consenso.

Nei giorni seguenti fece cambiare le serrature, chiamò un avvocato per avviare il divorzio e sistemare le finanze, bloccò a Giorgio laccesso alle sue carte e conti. Lui chiamava ogni giorno, implorando, accusando, cercando di toccare la sua pietà.

Credevo avessimo una vera famiglia, piangeva lui, la voce rotta. Pensavo fossero una squadra, che mi amassi davvero.

Pensavi di poter gestire i miei beni come fossero tuoi, rispose Alessia con calma. Ma no, non è così.

Sei una donna senza cuore! Distruggi la famiglia per soldi!

Chi ha distrutto la famiglia è stato tu, quando hai deciso che la mia opinione non conta.

Il divorzio si concluse rapidamente, con poco patrimonio comune da spartire e i bambini affidati alle rispettive famiglie. Giorgio restituì parte dei soldi spesi per le sue esigenze, ma non tutto. Alessia non si trascinò nei tribunali, voleva solo chiudere quella dolorosa pagina il più presto possibile.

Ti pentirai, disse Giorgio nellultima udienza dal notaio. Rimarrai sola, nessuno ti vorrà. Chi ha bisogno di una donna così fredda?

Io mi voglio bene, replicò Alessia serenamente. E questo mi basta.

Quando le pratiche furono chiuse, raccolse le sue cose e partì, lasciandosi alle spalle mare, problemi e quel uomo. Sul treno, guardando fuori dal finestrino i paesaggi che scorrevano, non pensava allamore perduto, ma a quanto sia importante non perdersi in quellamore. E a ricordare che il vero amore non richiede sacrifici né rinunce estreme.

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