Mentre eri via per lavoro

3 giugno

– Giulia, sono a casa, mi vieni incontro?

– Matteo?! Ma che ci fai qui così presto? Dovevi tornare tra tre giorni, no…

Giulia, una donna sulla trentina, uscì nel corridoio stringendosi addosso una vestaglia di seta e guardandomi con unespressione smarrita dalla soglia.

– Volevo farti una sorpresa, Giulietta. Mi sa che ci sono riuscito! O non sei contenta di vedermi? – risposi largo di sorriso, fiero delleffetto che avevo ottenuto.

– Ma certo, sono contentissima! Vai in cucina, che ti scaldo qualcosa da mangiare…

Soddisfatto come non mai di me stesso, annuii e mi avviai verso la cucina, dove trovai una tavola imbandita come poche volte: fragole fresche, cioccolato fondente, una teglia di lasagna appena uscita dal forno Come se tutto fosse stato preparato proprio per me.

– Ma Giulia, hai davvero esagerato! Come hai fatto a indovinare che sarei tornato oggi? Sei magica!

Mi riempii il piatto con abbondanza e iniziai a mangiare con voracità. Giulia però non si fece vedere subito; pensai che magari stesse scegliendo un bel vestito per farmi piacere.

– Matteo, io… noi…

– Amore mio, il tuo arrosto è spettacolare! E che insalata, le crespelle… non si può resistere Marco?!

Mi voltai di scatto e vidi Giulia davanti a me, mentre teneva sottobraccio mio fratello Marco. Guardava il pavimento, e Marco, in pantaloncini e t-shirt, si sfregava la fronte come se fosse stato appena svegliato.

– Sì, sono io, Matte. Ciao fratello…

– Ciao. Adesso, potete spiegarmi che sta succedendo qui? Anche se forse non serve…

– Matteo, io… avrei dovuto dirtelo prima. Amo tuo fratello Marco. Voglio stare solo con lui. Mi dispiace. – Giulia parlava in fretta, senza mai alzare lo sguardo, e a me era ormai chiaro che non era più mia moglie.

Sentii il piatto scivolarmi di mano, la ceramica rotolò rumorosamente sul pavimento ancora piena.

– E quindi… Voi…

– Sì. Proprio adesso stavamo insieme.

– Ma guarda che sorpresa! Proprio una serata fantastica! Complimenti anche a te, Marco, bravissimo! Giulia tesoro, ora ho capito perché questo cenone… e soprattutto per chi.

Giulia non riusciva a guardarmi negli occhi. Sembrava che lavrebbe fatto solo per perdere il coraggio che le restava.

– E Sofia? Che facciamo con nostra figlia, lo sa?

– No, non sa nulla.

– E dovè adesso?

– Dalla vicina, a guardare i cartoni animati.

– E la lasci spesso dalla vicina, così?

– Sono ormai sei mesi…

Non avevo altre domande, né energie per discutere. Avevo guidato per ore e non vedevo il senso di far drammi. La mia natura era sempre stata piuttosto tranquilla, non ero uno che si arrabbiava facilmente. Ma se qualcuno proprio superava il limite, allora sì, meglio starmi lontano… ma questo era raro. La situazione, con i miei due affetti più stretti, mi lasciava incredulo e leggermente stordito, anche se solo per un attimo.

– Avete dieci minuti per andarvene di qui. Ho messo il timer dissi, sorseggiando il tè. A Marco non rivolsi neanche uno sguardo.

Cosa avrà mai Giulia trovato in lui? Stessa faccia, stesso neo sulla guancia. Non gli piace lavorare, non brilla certo di intelligenza… Ci perderai solo, Giulia! Ma è la sua scelta, riflettevo tra me e me, continuando a bere il mio tè.

– Io non me ne vado finché non abbiamo il tuo consenso, – si impuntò Marco.

– E che tipo di consenso ti aspetti?

– Il consenso per il divorzio… Lasciale vivere il loro amore.

– Vedo bene di chi è innamorata mia moglie… – abbozzai ironicamente. – Divorzio volete? Lo faremo in tribunale! Vediamo se vi conviene buttare via tutti quei soldi in avvocati…

– Matteo… – disse Giulia posando la mano sul mio polso. – Matteo, ti prego, lasciamoci senza rancori. Sei sempre stato così buono…

Scossi la testa.

– Va bene. Però tu per me non sei più mio fratello, Marco.

– Volevamo chiederti unaltra cosa…

– Sì? Cosaltro?

– Puoi lasciarci lappartamento dopo il divorzio? – Giulia mi sorrise con il suo sguardo più dolce, accarezzandomi il polso. – Sofia adora questa casa, ha tanti amici a scuola… Se dovessimo dividere lappartamento, non avremmo soldi per prenderne uno nuovo, dovremmo tornare in paese…

Rimasi un momento in silenzio, appoggiando il mento sulle mani incrociate. Giulia, intuendo che mi stavo convincendo, attaccò con toni ancora più suadenti:

– Matteo, amore mio… Fai un regalo a nostra figlia. Sei intelligente, guadagni tanto, potrai ricostruirti una vita facilmente! È solo per Sofia, te lo chiedo…

– Tranquilla, Giulia, – la interruppi. – Ho unidea migliore.

– E quale sarebbe? – rispose con gli occhi che le brillavano. – Ci lasci anche la macchina? Sofia ne sarebbe al settimo cielo…

– Sofia verrà a vivere con me.

– Come? Giulia sgranò gli occhi, incredula. Sei impazzito? Non hai idea di come si cresce una bambina! Sei sempre in viaggio per lavoro Non si ricorda nemmeno come ti chiami.

– Possiamo subito verificarlo, dissi, uscendo dalla sala.

Pochi minuti dopo, tornai con Sofia per mano. Dieci anni, appena entrata in quarta elementare, stringeva forte la mia mano e aveva uno sguardo che non lasciava dubbi.

– E ora perché lhai portata qui? Vuoi trascinarla nel conflitto?! sbottò Giulia.

Non le risposi. Mi sedetti di nuovo, mettendo Sofia sulle mie ginocchia e iniziai a parlare.

– Sofia, tesoro, posso farti due domande, da adulta vero?

– Certo! – gli occhi le brillavano per quellattenzione da parte mia.

– Solo se prometti che sarai sincera! Ti parlo come farei con i colleghi in ufficio.

– Davvero, proprio così?

– Davvero.

Annuii. Era emozionata e quasi non riusciva a chiudere la bocca.

– Dimmi, la mamma ti tratta male? Ti ha mai dato uno schiaffo questa settimana?

Imbarazzata, distolse lo sguardo, giocando con le dita tra le pieghe del vestitino.

– Ma che dici? – urlò Giulia. Stai impazzendo? Lasciala stare!

– Fammi il favore, Giulia, sto parlando con nostra figlia tagliai corto, sfiorando i capelli di Sofia. Ricordi la promessa?

Lei annuì, con le lacrime agli occhi. Mi abbracciò forte e iniziò a sussurrare nel mio petto:

– Sì, mi ha dato tre schiaffi! Uno per un voto basso, uno per aver rovesciato il latte e il terzo perché ho gridato a zio Marco, mentre mamma lo baciava e tu non ceri…

– Non piangere più, piccola, ci sono io adesso, ora non ti farà più male nessuno.

– È tutto inventato! gridò Giulia. Non lho mai nemmeno sfiorata!

– Così vuoi ottenere casa e macchina per il bene di nostra figlia? – sussurrai ironico. – Sofia, posso farti ancora una domanda?

– Sì…

– Se potessi scegliere con chi vivere, con me o con la mamma, chi sceglieresti?

Tacque, guardando prima me, poi sua madre, che nel frattempo cercava di attirarla a sé, tendendole le braccia.

– Me lo prometti che non starai mai più via tanto tempo?

– Promesso! – risposi senza esitare.

– Allora voglio stare con te, papà.

– Maledetta! – urlò Giulia, alzando la mano, ma io abbracciai Sofia, ponendomi tra lei e sua madre. Marco, in piedi dietro di noi, rimase zitto, incapace di intervenire.

– Bene, Giulia, la decisione è presa. Non la vedrai più come prima, dissi calmo, accompagnando nostra figlia di là.

Pochi minuti dopo, aiutai Sofia a fare la valigia. Fortunatamente la borsa da lavoro era ancora pronta: partimmo subito per un albergo dallaltra parte di Milano, quello che uso spesso per lavoro.

Dopo qualche mese, cè stato il processo. Considerata la situazione economica precaria di Giulia e di Marco, senza lavoro e senza casa, il giudice ha affidato la piccola Sofia a me, anche perché lei stessa aveva espresso il desiderio di vivere con suo padre. Solo con me.

Ho diviso lappartamento, come avevo già deciso, vendendo la mia metà. A Sofia era permesso vedere la madre nei weekend, ma ormai viveva con me nella nostra nuova casa. Ho rivoluzionato i miei orari: basta trasferte di tre mesi. Sofia ha iniziato finalmente a ridere di nuovo, e per me questo vale più di qualsiasi euro o successo sul lavoro.

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