Non voleva, ma lo ha fatto Vasilisa non sapeva fumare, ma era convinta che la sigaretta l’aiutasse …

Non volevo, ma lho fatto

Fumare, Flavia non era proprio capace. Eppure si convinceva che quel gesto le servisse a sedare i nervi. Era sera inoltrata, e lei se ne stava immobile nel cortile della casa ereditata dalla nonna, scrutando la strada deserta del paesino. Da settimane la vita le pesava sulle spalle.

Flavia viveva sola da qualche mese, desiderosa di libertà; i genitori, a sette chilometri di distanza nel paese vicino, la lasciavano fare: a ventitré anni, ormai, era adulta. Lavorava al piccolo ufficio postale del paese.

Non riusciva nemmeno a finirla, quella sigaretta: schiacciò il mozzicone e lo gettò via.

«Non fanno per me Non capisco come Sofia riesca a fumarne una dietro laltra. È stata lei a suggerirmelo, per i nervi, ma non mi tranquillizza affatto,» pensava Flavia.

Passò proprio in quel momento Giovanni De Luca, il nuovo maresciallo, proveniente da un altro distretto, lo sapeva dai colleghi della posta. Guardò la sua Fiat Panda sfilare e rientrò in casa si faceva buio, e quella notte lattendeva qualcosa di grave, quasi pericoloso

Il giorno prima, lufficio era vuoto, ma qualcuno entrava di tanto in tanto. Teresa Bartolini, ormai storica delle poste, aveva sbuffato:

«Domani qui non si respirerà tutti per la pensione! Oggi invece… calma piatta.»
Teresa Bartolini, che in paese era una leggenda, sorrideva sempre:

«Trentanni qui dentro. Mi conoscono tutti non saprei fare altro.»

«Eh sì, zia Teresa,» rideva la giovane Sofia, «mia madre dice sempre che senza di te la posta crollerebbe.»

«Ma dai, non esagerare. Nessuno è indispensabile. Il giorno che andrò in pensione…»

Una voce allegra si fece largo allingresso: «Buonasera!» entrò Stefania, donna corpulenta di quarantadue anni, «Che afa oggi! Sono qui perché la mia vicina, donna Adele, voleva fare labbonamento a una rivista, le piace leggere. Domani partiamo per il mare, addirittura in Grecia Ha paura di rimanere senza riviste, poverina. Sta sempre a casa, non cammina, legge per non pensare.»

«Che coraggio, Stefania. Fino in Grecia e in aereo!» osservò Teresa, con un tono quasi nostalgico. «Vi scalderete per bene.»
«Ma che! Ho preso un costume nuovo, domani posto le foto!» promise Stefania, salutando.

«Quanto avrà speso per tutta la famiglia?» sospirò Sofia.

«Eh, Stefania e Marcello hanno soldi lui è agricoltore,» rispose Teresa, sicura.

Solo Flavia taceva, seduta in disparte dietro lo schermo del computer, attenta, assorta.

Nel pomeriggio, il maresciallo Giovanni si affacciò con allegria:

«Buongiorno, ho ricevuto un avviso, potete controllare?» chiese a Sofia, ma gli occhi si fermarono su Flavia.

«Non sapevo lavorassero ragazze così belle qui… ma quanto è triste.»

Teresa lo fulminò con lo sguardo: «Ah Flavia. Da poco ha perso il fidanzato.»

«Capisco,» si fece serio Giovanni. Sofia non trovò niente a suo nome.

Tre settimane prima, il fidanzato di Flavia, Davide, era stato trovato morto in città, abbandonato vicino a un capannone. Dicevano fosse un giocatore dazzardo, coinvolto in circoli clandestini. Flavia non ne sapeva nulla. La polizia non aveva trovato responsabili; una sera due ragazzi bussarono alla sua porta. Flavia riconobbe i volti: esser stati in compagnia di Davide.

«Tuo fidanzato ci deve una bella cifra.»

«Ma è morto!» balbettò Flavia.

«I debiti non muoiono,» disse il più robusto, Tommaso, «Adesso li paghi tu: ci devi coprire il buco, trecentomila euro.»

«Non ho quei soldi!»

«Ti arrangi. In paese cè gente facoltosa, lo sappiamo.»

«Non so proprio chi»

«Non mentire, lavori alla posta, conosci tutto e tutti,» Tommaso fissò duro, «fra due settimane veniamo a ritirare. Se vai dai carabinieri, ti facciamo fuori. Prendi: queste aprono tutte le porte,» le gettò un set di grimaldelli.

Quando se ne andarono, Flavia chiuse il portone di corsa. Aveva il batticuore, la testa che pulsava. Una notte, decise: la famiglia di Stefania era al mare, senza cane in giardino, solo il cancello. Bastò poco per scavalcare.

Non sapeva cosa cercare, ma aprì la serratura come aveva comandato Tommaso. Il cuore le martellava nel petto, ora era una ladra, proprio come quei malviventi che lavevano obbligata.

Frugò a lungo, la stanza illuminata dai lampioni fuori dal cancello.

«Dio, cosa sto facendo Voglio vivere, questo mi ha costretto Davide: tu sei là e io pago qui»

Aveva pensato di rivolversi ai carabinieri, ma Tommaso la terrorizzava. Trovò solo quindicimila euro, più un anello doro e un bracciale nel cassetto, poi il portatile sul tavolo.

Silenziosa, uscì come era entrata, la borsa pesante sulla spalla. Nessuno la vide: nei cortili, solo qualche cane abbaiava indolente. Tremava ancora quando tornò a casa, nascose tutto dentro il vecchio baule della nonna. Quella notte non riuscì a dormire, la testa dolorante. Uscì presto per andare alla posta, ma a mezzogiorno corse a mangiare nella trattoria locale.

«Ciao Flavia!» Si materializzò davanti a lei Giovanni, lei sussultò. Sorrideva:

«Niente paura, vado a pranzo anchio.»

«Salve» sussurrò Flavia, agitata. «Sa già tutto mi sta aspettando?»

«Proprio te aspettavo,» rise Giovanni.

Il suo sguardo tranquillo la rassicurò, capì che scherzava. Da quel giorno pranzarono sempre insieme, a volte la aspettava la sera dopo il lavoro e finì col restare a casa di lei.

Presto in paese si diffuse la voce:

«Ha conquistato il maresciallo, Flavia. Mia figlia Mirella ci aveva puntato, ma quella»

«Lascia stare si vede che si sono presi. Sinnamorano.»

E si amarono davvero, ma cera chi giudicava Flavia:

«Non è passato neanche tanto tempo dalla morte del fidanzato che già ne ha un altro.»

«Ma che deve fare, soffrire in eterno?» ribattevano altri.

Flavia non trovava pace. Si avvicinava la scadenza, gli strozzini sarebbero tornati. Aveva paura che trovassero Giovanni a casa. Voleva confessargli tutto. Due giorni prima, decise:

«Giovanni, devo dirti una cosa»

Lui la interruppe con una risata.

«Lo so, ti amo anchio»

«Non è questo»

Giovanni ascoltò serio, sconvolto. Non riusciva a crederci, ma capì che lei era stata minacciata.

«Che storia Dovrai rispondere. Dove hai messo la refurtiva? Potevi venire subito da me»

Lei gli consegnò la borsa. Lui la rassicurò, la convinse che avrebbe risolto tutto.

Due sere dopo, bussarono. Flavia tremava, aprì: cerano Tommaso e lamico. Chiesero i soldi.

«Non sono riuscita Datemi tempo»

Tommaso la afferrò, stringendole la spalla con violenza.

«Tempo? O i soldi o ti» le strappò la maglietta.

Ma lamico di Tommaso cadde a terra svenuto, subito dopo anche Tommaso. Giovanni stava già mettendo loro le manette, mentre un altro carabiniere trascinava via il complice.

«È finita» sussurrò Giovanni, «Ora toccherà a loro pagare. Domattina vieni in caserma.»

Flavia fu interrogata, raccontò tutto con onestà al maresciallo istruttore. Stefania tornò col marito dalle vacanze, tutto le fu restituito, ma Giovanni pregò di non divulgare la colpa di Flavia. Nessuno la sospettò: tutti pensavano che i veri colpevoli fossero Tommaso e lamico, e furono loro a essere condannati. Si seppe poi che erano stati loro a uccidere Davide.

Giovanni chiese Flavia in sposa: ci fu una grande festa. Lamore lavò le ferite, restituendo a Flavia la pace e la gioia. Ora crescono insieme la piccola Lorena.

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