Stato danimo
Giulia Petronilla sedeva in cucina e osservava la piazza dalla finestra. Fuori la primavera cominciava a farsi sentire: il ghiaccio spariva dagli angoli dei vicoli di Bologna, i raggi di sole scaldavano il portico. Eppure, a lei pareva fosse un autunno interminabile. Erano passati tre anni dalla morte del marito, ma il peso non diminuiva. Si era abituata alla solitudine, forse, ma non alla mancanza. Dentro sentiva solo vuoto, come se qualcuno avesse strappato il pezzo più prezioso del suo meccanismo: quello che fa girare gli ingranaggi senza scricchiolii.
I figli erano lontani. Il figlio a Milano, la figlia a Firenze. I nipoti ormai cresciuti, impegnati, ognuno nel proprio mondo. La chiamavano a Natale e a Ferragosto, qualche messaggio con le foto su WhatsApp ogni tanto. Giulia guardava quelle foto, faceva un sorriso, ma poi tornava a sedersi accanto alla finestra, a fissare la piazza vuota.
Le vicine la invitavano fuori, ma quali passeggiate potevano essere, quelle? A parlare di malanni sedute sulla panchina al parchetto? Che noia. Una volta, con suo marito, andavano insieme a vedere i film allessai oppure a trovare vecchi amici. Ora, uscire senza una ragione e senza compagnia, le sembrava inutile.
Nel frigorifero cera il minimo indispensabile. Che senso aveva cucinare per uno solo? In televisione trasmettevano sempre telenovele damore, che la facevano sentire ancora più sola.
Giulia, così ti fai del male, sospirava lamica Ninetta, che le faceva visita una volta a settimana. Devi tornare a vivere, iscriviti al circolo, vai a ballare le danze liscie al club degli anziani. Cè sempre allegria!
Ma dove vado, Ninè? rispondeva Giulia Petronilla, con un gesto della mano. Non ho nessuno con cui ballare. E poi, a cosa servirebbe?
Ninetta scuoteva la testa e se ne andava, lasciando Giulia di nuovo sola con i suoi pensieri davanti alla finestra.
***
A fine maggio arrivò la nipote, Anita. Secondo anno alluniversità di Torino: chiassosa, solare, sempre con gli auricolari appesi al collo. Portò la tempesta nella casa silenziosa della nonna:
Nonna Giù, sono qua! Resto tutta lestate con te. Sono scappata da Milano, ho bisogno di un po di pace e dei tuoi tortellini!
Giulia Petronilla riprese vita. Cucinava tortelli, minestrone, polpette; Anita divorava tutto con entusiasmo, rideva, raccontava delle sue amiche, dell’università e di quel certo Dario che le piaceva ma fa finta di non capire.
E tu come stai, nonna? domandò una sera, mentre bevevano il tè con la marmellata di fichi.
Che vuoi che ti dica sospirò Giulia Petronilla. Ti ascolto, mi passa la giornata. Domani magari lavo i vetri.
Ti manca la compagnia?
Mi manca, Anita. Moltissimo.
La nipote la fissò, poi le brillò lo sguardo:
Nonna, ma lo sai che oggi ci sono le app per incontrare nuove persone? Dai, scarichiamone una per te!
Giulia quasi si strozzò col tè.
Ma sei matta? A cercare conoscenze a sessantotto anni su Internet?
E allora? Anita era decisa. Lì ci sono tanti della tua età, che vogliono solo un po’ di compagnia. Magari trovi qualcuno per fare delle passeggiate insieme.
Sono solo sciocchezze, tagliò corto la nonna. Ho passato una vita con tuo nonno, ora dovrei cercare qualcuno in un telefono? Che vergogna.
Nessuno lo saprà mai! rise Anita. Resta il nostro segreto. Dai, proviamo per scherzare.
Giulia sbuffò e agitò la mano, ma quella sera, quando Anita uscì con le amiche, si infilò comunque nel telefono. Solo per curiosità, per guardare quell’applicazione.
Trovò, scaricò, si iscrisse. Mise una foto vecchia, dove era al mare con suo marito ritagliata così che lui non si vedesse. Scrisse: Giulia, 68 anni. Cerco qualcuno per fare due passi e quattro chiacchiere.
Poi si dimenticò di tutto. Fino al mattino successivo.
***
Alla mattina il telefono vibrò. Un messaggio sullapp:
Ciao Giulia, sono Teresa, 64 anni. Anchio cerco una compagna per le passeggiate. Adoro i parchi, sento tanto la mancanza di compagnia. Ci incontriamo?
Giulia lesse due volte. Teresa. Una donna. Non un uomo come si sarebbe aspettata.
Anita! la chiamò. Vieni qui! Cè una donna che mi scrive!
Quale donna? Anita corse curiosa. Ecco, guarda nonna, è della tua età. Ti invita a passeggiare!
E io che dovrei rispondere? esitò Giulia.
Incontrarla, ovvio! Cosa aspetti?
Tre giorni dopo si trovarono al parco dei Giardini Margherita. Giulia si sentiva come una ragazzina il primo giorno di scuola: provò tre maglie e due gonne, fino a cedere e mettere ciò che usava di solito.
Teresa era una donna piccola e minuta, con occhi vivaci e voce squillante. Prese subito in mano la situazione:
Giulia, mi fa così piacere! Restare chiuse in casa è la fine. Sono vedova anche io, i figli vivono in Svizzera, ci si vede poco. Dai, diventiamo amiche!
Parlarono per tre ore. Fecero il giro del parco, si sedettero su una panchina, poi ricominciarono a camminare. Teresa amava il ricamo, i vecchi film, rimpiangeva anche lei suo marito e non sapeva come riempire le giornate.
Allora ci vediamo ancora? propose Teresa salutandola.
Va bene sabato? accettò Giulia, per la prima volta dopo tanto tempo, sorridendo dal cuore.
***
Dopo un mese uscite e incontri divennero quasi quotidiani. Parco, lungarno, a volte chiacchiere in cucina con una tazza di caffè e biscotti. Teresa era una fucina di idee.
Senti, perché non troviamo qualcunaltra? propose un giorno. Su quellapp ci sono tante donne della nostra età. Tutte sole in casa! Potremmo fare gruppo.
Un gruppo? chiese confusa Giulia.
Un club! Si fanno passeggiate insieme, si beve il tè, si commentano i film. Voglio provare il nordic walking, ma da sola è noioso. In compagnia invece sì che si sta bene!
Giulia esitava. Un club, la camminata nordica? Però Teresa insistette. In una settimana trovarono altre due donne Lidia e Rosaria. Poi altre tre.
Nacque così il Circolo Passo Leggero. Il nome lo inventò Lidia, che aveva fatto la maestra tutta la vita e sapeva organizzare tutto.
Nordic walking lunedì, mercoledì e venerdì! ordinava. Il martedì si beve il tè e si scambiano libri. Il giovedì si va al cinema o alla mostra. Sabato e domenica? Rilassiamoci o ci vediamo, se abbiamo voglia!
Giulia Petronilla dapprima partecipava timidamente. Ma col tempo si ritrovò a gestire la chat del gruppo, segnare i nuovi iscritti, persino essere eletta capogruppo (a furia di insistenze di Lidia).
Giulia, sei unorganizzatrice nata! la ammirava Teresa. Senza di te non saremmo niente!
Giulia sorrideva, e nel cuore sentiva un calore nuovo.
***
Del club parlarono anche sul Corriere della Città. Un giovane giornalista arrivò, fece domande, foto, prese appunti. Una settimana dopo uscì un articolo: La terza età attiva: pensionate che si reinventano.
Giulia guardava la sua foto sul giornale e quasi non ci credeva. Lei, in mezzo al gruppo con le bacchette da nordic walking, sorrideva come una ragazzina.
Poi ricevette una telefonata dalla televisione locale.
Signora Petronilla, possiamo fare un servizio sul vostro club?
La tentazione era di dire subito di no, ma Teresa e Lidia la incalzarono:
Giulia, fallo per tutte! Così ci conoscono, magari vengono altre donne sole. Vuoi aiutare o no?
Alla fine accettò.
Le riprese durarono tre ore. La giornalista, una ragazza di nome Benedetta, era gentile e discreta. Chiedeva di tutto: come era nato il club, perché esisteva, cosa dava loro.
Vede, disse Giulia guardando in camera, quando perdi una persona che ami, pensi che la tua vita sia finita. Soprattutto se i figli abitano lontani. Ma in realtà no. Siamo importanti, prima di tutto per noi stesse. Ora ci siamo trovate e abbiamo tutte un motivo per sorridere al nuovo giorno.
Il servizio andò in onda al telegiornale serale. Quella sera il telefono squillava di amici, vicini, vecchie colleghe. Nel giro di una settimana il gruppo si arricchì di venti nuove iscritte.
***
Giulia Petronilla compiva settantanni. Un bel traguardo, anche se lei non voleva festeggiare. Che senso ha? Che festa è, a settantanni? Ma il club aveva deciso diversamente.
Giulia, ti facciamo una sorpresa! annunciò Teresa. Tutte insieme al ristorante, musica, balli. Sei la nostra regina!
Giulia fece resistenza, però in fondo era felice. Si comprò un abito nuovo, blu, a piccoli fiori, come li portava da ragazza. Persino un paio di scarpe con un tacco bassissimo.
Poi telefonò il figlio da Milano:
Mamma, veniamo tutti per il tuo compleanno. Io, Laura e i ragazzi.
Come? Ma avete lavoro, scuola
Chiediamo ferie. Ci teniamo a festeggiarti. È tanto che non ci si vede!
La sera prima, Giulia non chiuse occhio. Sistemò la casa, cucinò, si agitava. Al mattino, quando il figlio arrivò con la famiglia, quasi non li riconosceva. I nipoti ormai grandi: Tommaso diciotto anni, Lucia quindici, erano unaltra cosa rispetto allultima volta.
Nonna! gridò Lucia. Sembri unaltra. Ti sei ringiovanita!
Giulia rise:
Lo vedi? Qui ci si tiene in forma grazie al Circolo, niente pensione anticipata!
La festa al ristorante fu un tripudio. Arrivarono quasi tutte le socie del club, con abiti vivaci e fiori. Cerano i vicini, le ex colleghe. Teresa condusse la serata, Lidia recitò poesie sue, Rosaria suonò la chitarra.
Il figlio guardava la madre e non credeva ai suoi occhi. Tre anni prima era una donna grigia, curva, lo sguardo spento. Ora
Sei proprio tu, mamma? le chiese quando rimasero un attimo da soli.
Sì, figlio mio, sorrise lei. Prima ero sola. Ora ho amiche, ho un motivo, ho voglia di vivere. Capisci?
Certo, fece lui, con un nodo in gola. Perdonaci se siamo venuti poco.
Su, lascia perdere. Ognuno ha la sua vita. Adesso anchio ho trovato la mia e va benissimo così.
Scattò una videochiamata di Anita:
Nonna, tanti auguri! Sono orgogliosa di te. Ti ricordi quando ridevi della app?
Sciocchezze, rispose Giulia ridendo. Sciocchezze che cambiano la vita, a volte.
***
Epilogo
Dopo un anno il Circolo Passo Leggero era famoso in tutta Bologna. Li invitavano in TV, i giornali parlavano di loro. Le donne avevano fondato altri gruppi: di ricamo, pittura, pure un laboratorio teatrale.
Giulia Petronilla non era più solo una socia: coordinava tutto il movimento. Aveva aiutanti, un calendario pieno, programmi per lanno nuovo.
Il figlio e la famiglia venivano più spesso. I nipoti le scrivevano ogni giorno, chiedevano consigli, condividevano foto. Anita, la nipote del cuore, era tornata da Milano per uno stage in redazione: diceva che voleva occuparsi di storie di pensionati attivi come la nonna.
Sei la mia ispirazione, le diceva.
E Giulia, serena, si sedeva ancora davanti alla finestra. Ma ora dietro il vetro cera una primavera vera.
La vita continua. Ed è bellissima.
Giulia Petronilla tiene ancora lapp nel telefono. Ogni tanto ci entra, guarda le nuove iscrizioni. Ma non cerca più nessuno. Ha trovato quello che conta: se stessa.
Ragazze, dice alle nuove che arrivano al club e si vergognano, non abbiate paura. La vita è lunga, più di quanto pensiate. E si può sempre ricominciare, a qualsiasi età. Anche quando sembra tutto finito.
E tutte le credono. Vedono davanti a sé una donna viva, felice e piena di energie. Una che a settantanni è diventata la star del quartiere. Che ha dimostrato che letà è solo un numero. E la vita… è uno stato danimo.




