Ricordo ancora quel pomeriggio, ormai lontano, когато влязох в ascensore della nostra palazzina a Firenze. Dentro cera già una donna, che stringeva tra le dita le chiavi del mio appartamento.
Per un istante pensai di aver sbagliato piano. Ma no, il portachiavi era proprio il mio: un piccolo cuore blu che mia sorella, Teresa, mi aveva regalato anni fa, quando avevamo festeggiato il mio primo trasloco.
La donna aveva circa quarantanni, capelli corti e scuri, una borsa elegante appesa alla spalla. Era tranquilla, sembrava che non ci fosse nulla di strano.
Lascensore iniziò a salire lentamente. Il mio cuore batteva allimpazzata.
Mi scusi dissi io, trovando la voce quelle chiavi… come le ha ottenute?
La donna mi fissò. Poi guardò le chiavi. Sospirò e mi scrutò di nuovo.
E lei chi è? chiese, con tono freddo.
La domanda mi colpì più di quanto immaginassi, come uno schiaffo.
Vivo nellappartamento 12 risposi stentando.
Lei rimase immobile per un istante, poi sussurrò:
È molto strano.
Perché? domandai.
Perché anchio.
Lascensore si fermò al sesto piano, ma nessuno si mosse. Dentro regnava un silenzio insolito.
Io abito lì da quattro anni aggiunsi.
La donna strinse le chiavi tra le dita.
Io ho un contratto firmato il mese scorso disse.
La guardai incredula.
Un contratto? Che contratto?
Lei aprì la borsa e tirò fuori una cartella. Dentro cera una copia del contratto daffitto. Lindirizzo era il mio. Appartamento 12.
Restammo in silenzio.
Chi glielo ha dato? domandai con voce flebile.
Il proprietario.
Chi?
Marco.
Il mio stomaco si chiuse in una morsa. Marco era mio cugino. Mi aveva detto che stavo solo usando lappartamento finché lui tornava dallestero.
Lui è davvero il proprietario mormorai piano.
La donna annuì.
Sì. E mi ha detto che era vuoto.
Lascensore si fermò finalmente al nostro piano. Le porte si aprirono. Restammo immobili, entrambe.
Poi lei disse:
Forse cè stato un errore.
Forse risposi.
Uscimmo nel corridoio. La porta del numero 12 era proprio davanti a noi.
La donna sollevò le chiavi. Io feci lo stesso. Erano identiche.
Un silenzio strano calò su di noi.
A volte, ho pensato, la sensazione peggiore non arriva quando qualcuno ti mente. Ma quando realizzi che forse non hai mai conosciuto la verità.
Guardai la donna.
Apriamo?
Lei sospirò.
Sì.
Dimmi sinceramente
Se scoprissi che qualcuno ha dato la tua casa a qualcun altro, cercheresti la verità con calma o perderesti subito la testa?




