SPOSA
Lucia vide il suo fidanzato con il volto distorto dalla rabbia mentre colpiva Maruschina, che per sbaglio aveva sporcato con la zampa il suo prezioso paio di scarpe bianche. Freccia, la meticcia, cercò di difendere la piccola ma fu colpita dal pesante guinzaglio di pelle in pieno muso. In quel momento Lucia comprese finalmente perché i suoi gatti e cani non avevano mai sopportato Riccardo.
Seduta davanti alla finestra, Lucia rimuginava profondamente. Era una sera dinverno, le luci delle case si accendevano una a una, ma per lei non cambiava nulla: buio o luce, tutto era uguale. Di pensieri ne aveva troppi.
Sembrava che non le mancasse nulla: un appartamento, un buon lavoro, una vita come tanti altri, ma nella vita privata una sfortuna ostinata. Il tempo scorreva e tutte le sue ex compagne di classe si erano sposate, crescevano figli, mentre lei rimaneva sola.
Forse era destino, rifletteva Lucia, che una ragazza sveglia e carina come lei dovesse camminare per il mondo da zitella. Perché dovrei essere diversa dalle altre?, pensava accarezzando i suoi amici pelosi che le si strusciavano addosso, sinceramente affettuosi.
Lucia aveva perso i genitori presto, a distanza di poco tempo luno dallaltro, ed era vissuta con la nonna, promettendo a se stessa che sarebbe diventata medico. Finite le superiori, aveva provato il test per Medicina ma non era entrata per pochi punti. Si era iscritta alla scuola per infermieri e ora lavorava giorno e notte sulle ambulanze.
La nonna, che ladorava, si era trasferita dalla sua casetta alla periferia, sperando che la nipote riuscisse a sistemarsi, ma la vita sentimentale di Lucia pareva proprio stregata.
Da bambina Lucia sognava un cane e un gatto, ma la madre era allergica al pelo. Lo scoprirono una sera in cui Lucia tornò a casa raggiante con un gattino trovato per strada: la madre ebbe subito una crisi dasma e il micino, che aveva chiamato Pan di Zenzero, dovette andare a vivere dalla nonna.
Quando rimase orfana, accolse un altro gatto, Michele, trovato vicino ai cassonetti. Lucia desiderava tanto anche un cane, ma la nonna temeva di non saperne gestire la responsabilità.
Ora in casa, al posto di un compagno, Lucia viveva con cinque fedeli amici a quattro zampe che rendevano la solitudine sopportabile. Freccia, la meticcia, era stata trovata tremante e sporca nella neve fuori da un supermercato. Voleva infilarsi dentro ma veniva scacciata bruscamente dalle guardie. Lucia, impietosita, laveva presa di corsa nella borsa e portata a casa.
Era una cagnolina intelligente e scatenata, correva più veloce di uno scooter e per questo la chiamavano Freccia. Da subito aveva fatto amicizia con Michele.
Ma non era finita lì: poco dopo era arrivata in casa la bassottina Maruschina. I suoi ex padroni, traslocando in un appartamento nuovo e costoso, avevano deciso che la piccola avrebbe solo rovinato larredamento e lavevano abbandonata in cortile dinverno. La piccola restò a piangere giorni davanti al portone, cercando riparo nel vano scala, fino a quando Lucia seppe della sua storia dai padroni dei cani del quartiere.
Lucia la portò a casa e curò a lungo le sue orecchie malate dal freddo. Maruschina si rivelò la compagna domestica perfetta, calma e saggia come una nonna esperta.
Per le sue orecchie delicate, Lucia le legava una sciarpa di lana per uscire nelle giornate fredde. Maruschina apprezzava, benché facesse ridere tutti in giro, trotterellando per strada come unanziana signora austera.
Un mattino, uscendo di corsa per il turno, Lucia scoprì davanti al portone una palla di pelo ghiacciata e sporca che le si avvinghiava ai piedi gridando come una creatura leggendaria. Era una gatta affamata e disperata.
Lucia le aprì lingresso e la lasciò avvicinarsi al termosifone, le offrì due tramezzini con formaggio e prosciutto e appese un biglietto sul muro: “Vi prego, non cacciate la gatta! Torno dopo il turno e la porterò via. Lucia, interno 10”.
La nuova coinquilina venne subito battezzata Felicina – come il suo secondo nome – e rispose subito al richiamo, prendendo fin dallinizio il ruolo di comandante, imponendo ordine e disciplina in casa. Persino di notte pattugliava tutte le stanze, come una custode inflessibile.
Lultimo ad arrivare fu Nino, un micino prelevato in extremis da Lucia al parco, dove stava per diventare il bersaglio di due cornacchie. Crescendo rimase di uninnocenza e di una bontà commuoventi, sempre daccordo con tutti e senza mai litigare.
Cinque trovatelli, ora felici protagonisti della vita domestica, si impegnavano a non turbare la loro padrona.
Lucia adorava il suo piccolo branco, ma era consapevole che pochi uomini lavrebbero accettato. La nonna, sospirando, lavvertiva spesso:
Lucia, tesoro, non sono pochi Due cani, tre gatti Va bene che casa tua è grande, ma non tutti li accettano. Oggi i ragazzi pretendono parecchio, non tutti amano gli animali come te, e tanti temono solo fatica in più
Allora non fanno per me, nonna.
Ed era così. Lucia aveva avuto una breve storia con Andrea, conosciuto quando aveva iniziato a lavorare. Dopo sei mesi, era stato chiaro: Andrea non sopportava gli animali. Conclusa la relazione, Lucia non ne aveva fatto un dramma.
In seguito arrivò Riccardo, attraente e simpatico, campione locale di nuoto. Sapeva corteggiare Lucia, laiutava a volte portando a passeggio Freccia e Maruschina, e si parlava già di matrimonio.
Ma, con il passare del tempo, gli animali sembravano evitarlo sempre più. Freccia lo ringhiava apertamente, Maruschina si nascondeva dietro Lucia e abbaiava, i gatti non si avvicinavano e Felicina soffiava minacciosa.
Un pomeriggio, mentre Lucia preparava la cena, uscì sul balcone e vide Riccardo mostrare il suo vero volto, scagliandosi contro Maruschina solo perché aveva insudiciato le sue scarpe. Freccia, intervenuta, venne colpita con violenza dal guinzaglio.
Lucia piombò in cortile, tolse i guinzagli dalle mani delluomo che sorrideva come niente fosse e glieli sbatté tra le mani con forza.
Lucia, ma che fai? Fa male!
Ti fa male? E allora ai miei animali? Come osi picchiarli? Dovrei preoccuparmi che un giorno tocchi a me?
Ma era solo per insegnare, devono stare attenti.
Fuori da casa mia! E non tornare mai più!
Sta bene, di vivere in uno zoo non ne ho voglia rise Riccardo cattivo Hai raccolto solo parassiti!
Lucia soffrì molto la fine di quel sogno, e per giorni le parole crudeli di Riccardo risuonarono nella sua mente. In un anno aveva creduto fosse il destino, senza mai sospettare ciò che si nascondeva dietro il suo falso buonumore.
Passò un anno e Lucia, che quasi si era arresa alla solitudine, si innamorò con una passione travolgente, tanto che ogni separazione le pareva eterna.
Si conobbero per caso. Alessandro Conti, ortopedico, era di turno la notte che Lucia accompagnò al pronto soccorso un incidente. I loro sguardi si incrociarono, e per lei fu come una scossa elettrica. Non aveva mai creduto nellamore a prima vista ma si dovette ricredere.
Alessandro, abile e discreto, trovò il modo di recuperare il suo numero e la chiamò la sera stessa. Iniziarono a frequentarsi.
Lucia percepiva che questuomo alto, taciturno ma attento, faceva sul serio con lei. Era felice e impaurita insieme: e se finiva come le altre volte? Decise allora di nascondere a Sandro la sua allegra truppa, almeno fino al matrimonio.
Trascorsero sei mesi: Sandro la presentò a sua sorella e al cognato; andarono con la Fiat a trovare i suoi genitori in Emilia; Lucia, a sua volta, gli fece conoscere la nonna. Spesso lei andava nel monolocale di lui, ma Alessandro non aveva ancora mai visto casa sua, e tutte le sue scuse parenti malati, influenza, lavori di casa iniziavano a insospettirlo. Bisognava scegliere: confessare la verità, oppure continuare a mentire.
Lucia scelse la verità: portò tutti gli animali dalla nonna. Maruschina e Freccia conoscevano già la vecchia signora, i gatti lamavano e Pan di Zenzero era di casa lì. Solo la nonna si mostrò contraria:
Lucia, così non va. Alessandro è un uomo in gamba, ma tu costruisci tutto su una bugia.
Nonna, io non vivo senza di lui, ma neppure senza loro. È lunico modo.
Va bene, però vieni ogni giorno a trovarli Ma guarda che non finirà bene.
Ogni sera, Lucia andava a trovare la sua ciurma pelosa. Quando i sospetti di Alessandro si dissolsero, lui le chiese di sposarlo, regalandole un anello dargento con ametista a forma di cuore.
Non ho grande dote scherzava Lucia, finalmente felice.
Depositata la richiesta in Comune, arrivarono i giorni frenetici dei preparativi: il vestito, la trattoria, la gioielleria, le liste degli invitati. Un giorno, stanchi spolpando dei cannoli al limone, facevano il conto degli invitati quando Sandro gettò nella raccolta indifferenziata una scatola vuota di cibo per animali.
E questa da dove viene?
Nulla, Sandro poi ti racconto.
Lucia cambiò gioco rapidamente.
Intanto, la nonna portava fuori Freccia e Maruschina per farle passeggiare sulla neve fresca appena caduta. Arrivò il postino con la pensione, così la nonna entrò in casa di fretta, lasciando il cancello e la porta socchiusi. Felicina, Michele e Nino scivolarono fuori solo Pan di Zenzero restò a casa. Gatti e cani si radunarono in cerchio, poi partirono determinati. Freccia davanti, Felicina chiudeva la fila, controllando tutti.
Passarono sui marciapiedi, sorprendendo i passanti. Maruschina perse la sciarpa in corsa, suscitando risate benevole tra la gente.
Alessandro sentì raspare alla porta, poi guaiti, poi miagolii. Aprì e rimase stupito dallinvasione: la bassotta impettita in sciarpa, unaltra cagnona e tre gatti tutti infarinati di neve entrarono trionfanti.
e questa banda chi sarebbe?
Lucia uscì, si lasciò cadere sulla scarpiera coprendosi il viso, piangendo silenziosamente.
Lucia, sono tutti tuoi? Tutti quanti?
Sì. Li avevo dalla nonna.
Freccia e Maruschina, intuendo che quelluomo era la causa delle lacrime della padrona, presero ad abbaiare, mentre Felicina arrivò a soffiargli contro.
Dicevi che non avevi dote
Alessandro prese la giacca, uscì, salì in macchina e se ne andò. Lucia chiamò la nonna per rassicurarla, senza fornire dettagli.
“Tutto finito. Addio matrimonio, proprio come merito”, pensò Lucia, abbracciando i suoi animali. Non chiamò Sandro e non tentò alcuna spiegazione: ormai era inutile. Si sentiva vuota, disgustata dalla propria menzogna. Il viso rigonfio di lacrime.
Dopo alcune ore, la porta suonò. Cera Sandro, con borse piene di croccantini e scatolette costose.
Sorrise, posò i sacchi e uscì di nuovo.
Non chiudere la porta, torno subito.
Dopo pochi minuti rientrò, tenendo al guinzaglio una bassotta con una tutina rossa.
Questa è la mia cagnolina, Nica. E questa è Marisa. Stavano da mia sorella disse, tirando fuori una gatta fulva da sotto la giacca Le accogli nella tua squadra?
Passarono gli anni. Lucia Felicina e Alessandro Conti, ogni tanto, ricordano quella storia ridendoci sopra. Chissà, forse senza quella dote, il destino sarebbe stato tutto diverso e non avrebbero vissuto insieme così a lungo.




