Per il nostro piccolo paese fu una notizia sconvolgente: il fratello di Eva diventava suo marito. I vicini si trattenevano persino dal salutare. Misero insieme le loro proprietà, circondando tutto con una bella recinzione. Lavoravano la terra, si occupavano del podere. Ma quando Eva entrò in chiesa, la sua vita cambiò per sempre. A volte la sorte di qualcuno pare felice e leggera, mentre ad altri la strada della vita risulta dura e spinosa e nessuno sa cosa lo attende dietro langolo.
Eva non ricordava sua madre, morta dandola alla luce. Suo padre, Giovanni, rimase solo con la piccola: non avevano parenti. Qualcuno gli suggerì di lasciare la bambina in orfanotrofio, ma Giovanni non ne volle sapere: Eva era il suo unico legame di sangue, la sua stellina, la sua speranza.
Ogni giorno veniva a trovarli la vicina, Maria, vedova, madre di un ragazzo di tredici anni. Portava la cena, faceva il bagno alla piccola, la sfamava, la cullava quando piangeva. Un giorno, guardando Maria con i suoi occhioni azzurri, Eva pronunciò la sua prima parola: mamma.
Maria sarrossì. Un fremito la attraversò, mentre dagli occhi di Giovanni scendevano lacrime grandi come olive. Senti Maria? Mia figlia ti ha chiamata mamma. Dovresti esserlo davvero, disse, guardandola caldamente negli occhi. Maria abbassò gli occhi, un po confusa: Ne parliamo dopo, va bene? Mangiamo prima.
Era più grande di Giovanni di dieci anni. Ma non era solo questo a frenarla. Non sapeva come avrebbe reagito suo figlio, Stefano. Ma lui, sorprendentemente adulto, disse: Siamo già una famiglia da tempo, mamma, o no?
Mise insieme le proprietà, costruirono un bel muretto di confine, lavori condivisi nei campi, cura degli animali, educavano con amore i figli e si portavano rispetto. Gli occhi di Maria brillavano di felicità, nessuno avrebbe pensato fosse più grande del marito. Purtroppo la loro felicità fu di breve durata. Un giorno Giovanni attendeva il cavallo, lo pettinava, quando un colpo improvviso dello zoccolo lo atterrò. Un dolore acuto alladdome gli strappò un grido. Maria, spaventata, corse verso di lui e lo vide a terra che si contorceva. Chiamò subito lambulanza. I medici lottarono tre giorni per salvarlo, ma invano
A quasi quarantanni Maria era vedova per la seconda volta. Stefano entrò in una scuola professionale da muratore a Bologna. Lì gli diedero vitto e alloggio, cosa importante ora che su Maria ricadeva sola la responsabilità della piccola Eva.
Stefano, con la sua borsa di studio, portava ogni tanto un regalino alla sorellina. Eva gli correva incontro appena lo vedeva arrivare. Un giorno le portò una bambola; Eva gli sedette sulle gambe e lo ringraziò chiamandolo papà. Maria rimase colpita dal volto sorpreso del figlio. Non farci caso, spiegò, Eva aveva appena riguardato le vecchie foto del vero padre e mi chiedeva di lui. Le ho detto che è partito lontano. Chissà, forse ti trova somigliante Vedrai che dimenticherà.
Ma Eva continuò a chiamare Stefano papà. Nessuno ci fece più caso.
Terminata la scuola, Stefano prestò servizio militare e tornò a casa: maturo, forte, affascinante. Maria si aspettava una fidanzata, ma passavano gli anni e Stefano restava distaccato casa e lavoro, nientaltro. Sempre a riparare, sistemare, creare. Mi impegno per Eva. Guardala che bellezza che cresce Presto arriveranno i pretendenti! diceva scherzando.
Un autunno, raccolgono le patate, Maria improvvisamente sviene. Prima dà la colpa alla stanchezza, poi il giorno dopo non riesce più alzarsi dal letto. Nausea, vertigini, le gambe che non rispondono. Stefano la porta alla clinica di Modena. Una diagnosi terribile: tumore al cervello. Il mondo di Stefano crolla. Le consiglierei di portare la mamma a casa, lasciatela spegnere fra le sue mura, suggerì austero il medico.
Maria si spegneva giorno per giorno. Eva non la lasciava mai, vegliava la notte intera, con gli occhi gonfi dal pianto, non riusciva ad immaginare la vita senza la sua adorata madre.
Prima di morire, Maria chiese a Eva di lasciarla sola con Stefano. Ti chiedo, figlio mio, non lasciare mai Eva sola. Alla fine, non siete veri parenti di sangue, capisci? Nessuno potrà volerle bene come te, e tu non amerai nessuna come lei, sussurrò a fatica. Dopo il funerale, Stefano rifletteva continuamente sulle parole della madre, capendo solo con il tempo che Maria gli aveva chiesto di sposare Eva. Ma come sarebbe stato possibile? Per lei era stato fratello, padre ora anche marito? Non si sentiva capace di esaudire quellultima volontà.
Stefano si trasferì nella propria casa e cambiò tutto a modo suo. Eva non capiva cosa aveva fatto perché Stefano la evitasse? Le mancava la sua voce, le risate, la complicità. Un giorno, tornando dal lavoro, trovò addirittura che lui aveva costruito una barriera tra le loro vite.
Un giorno il direttore della cooperativa agricola, dove Eva lavorava come contabile, le diede un bel premio in euro. Con quei soldi comprò uno spumante, una torta e si presentò da Stefano, radiosa, elegante: Festeggiamo la mia prima gratifica, Ste? Vieni?. Le sue guance si arrossarono, il cuore batteva forte nel petto.
Stefano sembrava impietrito. Fissava incantato Eva senza riuscire a dire una parola. Non aveva più dubbi, era innamorato di lei. Forse la madre lo aveva percepito prima di andarsene?
Calò tra loro silenzio. Fu Eva a romperlo: con esitazione, fra pause e parole rotte, ammise che forse era sbagliato, magari scandaloso, ma lo amava. E che solo lui le bastava.
La domenica seguente Eva andò a confessarsi. Il parroco lascoltò con attenzione e diede il consenso alle nozze: di sangue, lei e Stefano, non erano parenti.
Così Stefano, che per lei era stato un fratello e un padre, divenne suo marito. Sono passati trentanni. Insieme hanno cresciuto due figli e gioiscono ora di quattro nipotine. La gente ha avuto tanto da dire, ma loro sono certi di una cosa: se nel cuore vive lamore, bisogna avere la forza di superare i giudizi e i pregiudizi, e proteggere i propri sentimenti perché non si spengano mai.
E oggi Stefano ed Eva ne sono sicuri: è il Signore a mettere nei cuori delle madri la vera benedizione, perché il cuore materno non sbaglia quando guida la vita dei propri figli verso una sorte luminosa.




