Elena ha trascorso tutta la giornata ai fornelli. Suona il campanello. I parenti di Tullio sono arrivati e si sono accomodati a tavola.

31 dicembre 2023, Napoli

Mi sono svegliato presto stamattina. Preparare tutto per il cenone di Capodanno richiede sempre più energie di quanto sembri. Ho passato ore intere ai fornelli, tra il profumo della cipolla soffritta e quello della pasta al forno che cuoceva piano piano nel forno. Quando è suonato il campanello, ho capito che erano già arrivati i parenti di Mario.

Si sono seduti tutti attorno al tavolo nel soggiorno, chiacchierando a voce alta come fanno sempre i napoletani. La zia Rosa, con la sua voce squillante, mi ha chiesto senza troppi giri di parole:
Ma dovè la carne?

Le ho sorriso e ho risposto con tutta la gentilezza che mi è venuta:
Cè il cappone ripieno, zia, guarda che bella figura fa.

Ma lei, senza toccare nemmeno una forchettata, si è alzata dal tavolo stizzita:
Questo non si può mangiare Noi ce ne andiamo a casa.

Mario ha seguito la zia, ha preso le sue cose e, voltandosi, ha aggiunto davanti a tutti:
Vivi pure da sola se non sai cucinare!
Poi si è messo a fare la valigia, rabbioso come non lavevo mai visto.

Sono rimasto in silenzio per qualche minuto. Ho preso il telefono e ho chiamato la mia amica dinfanzia, Giulia.

Pronto, Giulia? Sono io, Marcello. Sì, sono io davvero. Il telefono prende malissimo no, ascolta, questanno non verrò da te. Non verrò proprio per le feste.
Perché?
Dai, lo sai Tu sei con tuo marito, tua figlia con suo marito e i bambini. E io? Che faccio, mangio linsalata russa e poi chiamo un taxi che mi consuma tutto lo stipendio? Non ce la faccio proprio a dormire nelle case degli altri, lo sai Sto qui, vado a dormire presto, e buonanotte.

Giulia ha riso e mi ha confidato che anche loro sarebbero andati via, a Firenze dalla zia del marito. Però mi ha chiesto un favore:
Marcello, puoi ospitare per qualche giorno Caterina, la nipote di Filippo?
Io? Che già non amo avere estranei per casa? Ho stretto i denti, le ho detto di sì, che la poteva mandare.

Poi è caduta la linea e sono rimasto solo con i miei pensieri. Forse è destino non passare la festa da solo, mi sono detto. Vabbé, almeno devo preparare uninsalata, anche se a me basterebbero due tartine e via. Ho messo a bollire le verdure e mi sono messo al lavoro.

Un tempo, quando stavo con Mario, non potevo nemmeno sedermi. Il 30 già arrivava tutta la parentela dal paese. La cucina diventava una nuvola di vapore; bolle di brodo ovunque, il forno acceso, lo strutto che odorava dappertutto. Io correvo avanti e indietro, portavo fuori i piatti di parmigiana, mettevo a raffreddare la cassata sul balcone, pelavo patate per linsalata russa. Alla fine, mi lasciavano a parte, soprattutto dopo che avevo provato a fare una caponata strana con lavocado.

Ma che è sta porcheria? aveva detto zia Rosa, e tutti avevano annuito convinti che, a tavola, la tradizione deve regnare.
Ci rimasi malissimo. Da loro linsalata galleggiava nella maionese e i maschi si buttavano subito sulla grappa fatta in casa. E poi, il 2 gennaio, tutti tornavano in paese, lasciandomi una cucina disastrata. Mario continuava la festa lì, tornava dopo qualche giorno, imbronciato e spettinato.

Le critiche della sua famiglia mi rimanevano in testa: ho sposato una donna che non sa nemmeno cucinare, dicevano. E lui non perdeva occasione per rinfacciarmi che non ero brava come la sua ex, Patrizia. Io accettavo tutto in silenzio, convinto che fosse la verità: non ero abbastanza napoletano in cucina, non amavo il cibo pesante come loro.

Lunico conforto erano le chiacchierate con Giulia, frizzante e diretta come sempre. Un giorno, stanca delle mie lamentele, mi costrinse a chiamare i parenti: avrei imposto io cosa cucinare per le feste. Così, insieme, preparammo piatti semplici ma gustosi: bruschette, insalate di mare, piccole bontà leggere e profumate. Naturalmente, il giorno stesso si ripeté il copione.

Ma dovè la carne? chiese subito zia Rosa, delusa.
Ecco il cappone ripieno, le risposi cortesemente.
E il purè? insisteva.

Si alzò di nuovo, scontenta: Ma che hai fatto, insomma! Credo che sia meglio andare via, vieni Pino, portami a casa!
In un attimo presero tutti i cappotti e uscirono sbattendo la porta.

Mario si fermò un attimo sulla soglia:
Io non resto qui sbuffò , fammi la cortesia, la prossima volta invitami solo per il caffè.
Si caricò la valigia e se ne andò.

Rimasi immobile finché il rumore della cucina mi scosse. Togliendo la pentola dal fuoco, sentii il campanello. Ecco Caterina, pensai, ma quando aprii la porta trovai un uomo.

Sorrise con fare gentile:
Buonasera, sono Sandro Bellini, il nipote di Filippo. Sono venuto per fare una sorpresa, ma mi hanno detto che sono partiti per Firenze. Lei devessere Marcello.
Annuii, un po imbarazzato:
Ma Giulia parlava di una nipote!
Sandro sorrise con garbo:
Forse ha capito male, la linea era terribile
Prego, entri gli dissi, perplesso.

Non si preoccupi, aggiunse ho il treno domani sera. Sarò un ospite leggero.
Tornai in cucina, sistemai le verdure, cercando una scusa per superare il disagio.
Lui, scanzonato:
Tutto qui il cenone? Uninsalata e basta?

A questa domanda, risposi secco, forse troppo:
Che vuole, la tavola reale? Carne, insalata russa, tutto?
Sandro scoppiò a ridere:
No, ma cosa dice! Io adoro il pesce, molto più della carne.
Alzai le spalle:
Mi dispiace, non ne ho e nemmeno saprei cucinarlo bene.

Quasi senza darmi il tempo di replicare, lui prese il cappotto, sorrise e disse:
Tranquillo, ci penso io!
Prima che potessi fermarlo, uscì, lasciando dietro di sé un profumo diverso.

Mi venne da ridere. Aspettavo una ragazza e mi sono ritrovato con un uomo stravagante. Dopo unora e mezza tornò, carico di buste e con un piccolo abete.
Ma che hai fatto? chiesi, quasi commosso.
Dai, che Capodanno è senza un albero? E senza mandarini?

Prese i mandarini e lo spumante italiano dalla busta e mi aiutò a portare tutto in cucina. Preparammo insieme uninsalata di mare, Sandro mi insegnò a pulire le cozze e cucinò un branzino al forno profumato alle erbe. Addobbammo lalbero tra battute e risate, sfidando la malinconia.

A mezzanotte, brindammo con lo spumante: Al nuovo anno, a una nuova felicità!
Poi, senza rendercene conto, ci siamo messi a parlare della vita.

Gli confessai, con la voce tremante:
Allinizio Mario era diverso, buono, gentile. Ma poi sono rimasti solo rimproveri e tanti silenzi. Gli innamorati vedono solo pregi, finché dura, no?
Sandro sospirò:
Storia vecchia. Anche io, stessa cosa: tornavo dai viaggi, e lei mi aveva già lasciato. Appena rientro, divorzio! Ma basta parlare di tristezze. Raccontami qualcosa di buffo, dai.

Raccogliendo il guanto, mi misi a ricordare:
Ho scommesso con gli amici e sono salito su un albero altissimo, poi non riuscivo a scendere. Ho pianto finché non è arrivato zio Giuseppe a prendermi. Una serata in castigo!
Sandro rise:
Io invece a scuola ho incollato una sedia del preside al pavimento. Mio padre mi ha fatto passare la voglia!

Abbiamo continuato così fino allalba, a ridere come ragazzini. Quando finalmente crollai dal sonno, Sandro insistette:
Vai a dormire, alla cucina penso io!

Mi sono svegliato a metà pomeriggio. Sandro era già pronto per andare via.
Ci vediamo, Marcello. Grazie per aver reso questo Capodanno indimenticabile.
Mi sono avvicinato alla porta, un po titubante e dispiaciuto.
Torna quando vuoi sono riuscito a dire.
Lui mi ha fissato negli occhi, insicuro per un attimo, poi deciso:
Posso tornare, quando la testa sarà davvero sgombra?

E senza lasciarmi il tempo di rispondere, mi diede un bacio sulle labbra e sussurrò: Allora, a presto!

Rimasi sulla soglia, sorridendo come uno sciocco, con la mano sulle labbra.

Ho imparato che non sempre chi conosci da una vita ti ama davvero, e a volte basta un giorno con uno sconosciuto per ricordarti che esistono ancora i miracoli soprattutto a Capodanno, quando limprevedibile si trasforma in speranza e forse, in un nuovo amore.

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