A Varina, in paese, mi hanno giudicato subito, proprio il giorno in cui la pancia ha cominciato a spuntare sotto la maglia. A quarantadue anni! Vedova! Che vergogna!
Mio marito, Giovanni, è morto e sepolto da ormai dieci anni, e io ecco qui, con un pancione allimprovviso.
Di chi è? sibilavano le donne vicino alla fontana.
E chi può saperlo! ribattevano le altre Sempre quella taciturna, riservata e guarda dovè finita! Che si è messa in testa!
Le figlie in età da marito e la madre che va ancora a spasso! Vergogna!
Io non guardavo nessuno. Tornavo dalla posta la borsa pesante sulla spalla e tenevo solo lo sguardo a terra. Le labbra serrate.
Se avessi saputo come sarebbe finita, forse mi sarei tirata indietro. Ma come si può, quando tuo sangue piange disperato?
E tutto è iniziato non da me, ma da mia figlia, Maristella
Maristella era uno splendore, tutta suo padre Giovanni: bionda, occhi azzurri, bella come sole. Tutto il paese la guardava. Laltra, Caterina, invece è tutta come me: mora, occhi scuri, seria, silenziosa.
Per le mie figlie avrei dato la vita. Le ho amate entrambe, cresciute da sola, come una pazza. Due lavori: di giorno postina, la sera a pulire la stalla. Tutto per loro.
Dovete studiare, ragazze! dicevo sempre Non voglio che passiate la vita come me, nel fango, a trascinare borse pesanti. Dovete andare in città, farvi una vita!
Maristella in città è andata, facile come volare. Ha preso la maturità, entrata alluniversità di commercio. Lì sè fatta subito notare.
Mandava foto: ora in ristorante, ora con un vestito elegante. E poi si è trovata anche un fidanzato importante. Il figlio di un dirigente! Mamma, mi ha promesso una pelliccia! mi scriveva.
Io ero felice. Caterina invece si rabbuiava. È rimasta in paese dopo la scuola, alla clinica come inserviente. Sognava di diventare infermiera, ma non bastavano i soldi.
Tutta la pensione di reversibilità e il mio stipendio servivano per Maristella e la sua vita da città.
***
Quellestate Maristella è tornata a casa. Non come sempre, urlante, piena di cose buone. Era silenziosa, pallida.
Due giorni chiusa in stanza, poi al terzo lho trovata che piangeva nel cuscino.
Mamma mamma sono rovinata
E si è confidata. Quel fidanzato doro, dopo essersi presa il divertimento, lha lasciata. E lei era al quarto mese.
Non si può più abortire, mamma! urlava Maristella Che faccio? Lui non mi vuole vedere più!
Ha detto che se partorisco, non mi darà un euro! E alluniversità mi buttano fuori! La mia vita finita!
Sono rimasta lì, come colpita da un fulmine.
Figlia mia ma come hai fatto?
Ma che cambia! gridò lei E adesso?! In orfanotrofio ci mettiamo sto bambino? O lo buttiamo via?
Il mio cuore si è fermato. Orfanotrofio? Mio nipote?
Quella notte non ho chiuso occhio. Gira e rigira, come unanima in pena. Al mattino, mi sono seduta sul letto di Maristella.
Non preoccuparti ho detto decisa Ce la facciamo.
Ma come, mamma?! Maristella si è sollevata tutta Lo sapranno tutti! Sarà la rovina!
Non lo saprà nessuno ho tagliato corto Diremo che è mio.
Maristella non credeva alle sue orecchie.
Tuo? Mamma, ma senti cosa dici? Hai quarantadue anni!
Sì, mio. Me ne vado da zia Emilia in provincia, come se la aiutassi. Lì partorisco, sto un po, tu torni in città. Studi.
Caterina, che dormiva dietro la parete di cartone, sentiva tutto. Stava lì a mordersi il cuscino, piangendo in silenzio. Mi dispiaceva per lei, eppure sentivo quasi rabbia per la sorella.
***
Un mese dopo sono partita. In paese hanno chiacchierato un po, poi si sono dimenticati. Sei mesi dopo, sono tornata. Non da sola. Con una culla e una copertina azzurra.
Caterina, cara, fatti avanti. Ecco tuo fratellino Matteo.
Il paese inorridito. Guarda la Varina, sempre così timida! Vedova, e adesso
Di chi è? Dicono sia del sindaco
Macché, troppo vecchio! Sarà dellagronomo! Quello non ha moglie e gira bene
Io subivo tutto in silenzio. La vita ripartiva: Matteo agitato, urlante. E io, spossata.
La borsa da postina, la stalla, ora anche le notti insonni. Caterina mi aiutava, silenziosa. Lavava i panni, cullava il fratello. Ma dentro si ribolliva.
Maristella scriveva dalla città: Mamma, come va? Mi mancate tanto! Soldi non ne ho ancora. Ma tra poco mando qualcosa!
I soldi arrivarono dopo un anno Mille euro. E dei jeans per Caterina, di due taglie troppo piccoli.
Continuavo a sgobbare. Caterina con me. La sua vita si era fermata. I ragazzi ci provavano ma poi scappavano via. Chi vuole una fidanzata con quella dote? Una madre che fa chiacchiere, un fratello bastardo
Mamma, mi disse Caterina a venticinque anni forse è ora di raccontare tutto?
Ma sei pazza?! ebbi paura No! Rovineremmo la vita a Maristella! Lei adesso è sposata, sta bene.
In effetti, Maristella si era sistemata. Laureata, sposata con un imprenditore, partita per Roma.
Invitava foto: lei in Egitto, lei in Turchia. In posa da signora elegante.
Non chiedeva mai del fratello. Io scrivevo: Matteo è in prima media. Solo ottimi voti.
Maristella in risposta mandava giochi costosi ma inutili in campagna.
Gli anni passavano. Matteo compì diciotto anni.
Un ragazzo splendido: alto, occhi azzurri, allegro, lavoratore. Stravedeva per me e Caterina.
Caterina ormai si era fatta una ragione. Faceva la caposala in ospedale.
Vecchia zitella sussurravano dietro. Lei ci aveva messo una croce. Vita passata tra me e Matteo.
Matteo prese la maturità con la lode.
Mamma! Vado a Roma! Provo luniversità!
Il cuore mi si strinse. Proprio a Roma Comè? Cè pure Maristella
Ma forse meglio qui in provincia? azzardai.
Ma va, mamma! Devo farmi strada! Vi sistemo io, vedrai, vivrete in una villa!
Quel giorno, dopo lultimo esame di Matteo, davanti al cancello arriva una macchina straniera, lucente.
Ecco Maristella. Io sono rimasta a bocca aperta. Caterina, uscita sul porticato, impietrita con lo strofinaccio in mano.
Maristella avrà avuto quasi quarantanni, ma era come appena uscita da un catalogo: magra, abito firmato, oro dappertutto.
Mamma! Cate! Ciao! trilla, baciandomi sulla guancia E dovè
Ha visto Matteo. Il ragazzo puliva le mani con uno straccio, tornato dal fienile.
Maristella si è bloccata. Lo guardava incantata, gli occhi pieni di lacrime.
Salve disse Matteo educato Lei è Marina? La sorella?
Sorella ripeté Maristella, come uneco Mamma, dobbiamo parlare.
Seduti in cucina.
Mamma Io ho tutto. Casa, soldi, marito Ma niente figli.
Scoppia a piangere, il trucco che cola.
Abbiamo provato tutto: cliniche, medici Niente. Mio marito è furioso. Io non ce la faccio più.
Ma allora, perché sei venuta, Maristella? chiede scura Caterina.
Maristella alza lo sguardo gonfio:
Sono qui per mio figlio.
Sei matta?! Quale figlio?!
Mamma, non gridare! anche Maristella alza la voce È mio! Mio! Lho partorito io! Gli posso dare una vita! Ho conoscenze!
Andrà in qualsiasi università, avrà una casa a Roma! Mio marito lo sa tutto! Gli ho raccontato!
Gli hai raccontato? sussurro stupita E di noi? Della vergogna che ho dovuto sopportare? E Caterina?
Caterina! tronca Maristella È sempre rimasta qui in paese e ci resterà! Ma Matteo lui ha unopportunità! Mamma, ti prego! Mi hai salvato la vita allora adesso ridammi mio figlio!
Non è un oggetto da restituire! urlai È mio! Lho vegliato io la notte, lho cresciuto io! È mio!
Ed ecco entra Matteo. Aveva sentito tutto. Pallido come uno straccio, fermo sulla soglia.
Mamma? Cate? Di cosa di chi state parlando? Che figlio?
Matteo! Figlio! Sono io tua madre! Capisci? Io ti ho dato la vita!
Matteo la guardava, smarrito. Poi mi fissò.
Mamma è vero?
Mi coprii il viso con le mani, in lacrime. Allimprovviso Caterina esplose.
Lei, sempre taciturna, raggiunse Maristella e le diede uno schiaffo che la fece indietreggiare fino al muro.
Sei una miserabile! urlò Caterina, e in quel grido cerano diciotto anni di umiliazioni, una vita spezzata, dolore per la mamma Madre?! Tu?! Tu lo hai abbandonato come un cane! Sapevi che nostra madre per colpa tua non poteva più camminare in paese?! Sapevi che io per il tuo peccato sono rimasta sola?!
Né marito né figli! E tu torni ora? A portartelo via?
Cate, basta mormorai.
Basta, mamma! Ne abbiamo avute fin troppe! E si voltò verso Matteo Sì, questa è tua madre! Ti ha scaricato a nostra madre per farsi la sua vita in città!
E lei, Caterina mi indicò è tua nonna! Che ha sacrificato tutto per voi due!
Matteo tacque a lungo. Poi venne a inginocchiarsi davanti a me, mi abbracciò stretto.
Mamma sussurrò La mia mamma.
Si sollevò. Guardò Maristella, che si teneva il volto, stremata contro il muro.
Io non ho una madre a Roma disse piano, ma deciso Ho solo una madre. Lei. E una sorella.
Poi prese la mano di Caterina.
E tu signora vai via.
Matteo! Figlio mio! urlò Maristella Ti do tutto quello che vuoi!
Ho già tutto tagliò corto Matteo Ho una famiglia meravigliosa. E voi non avete nulla.
***
Maristella partì la sera stessa. Suo marito, che aveva visto la scena dalla macchina, non scese nemmeno.
Dicono che dopo un anno la lasciò. Si trovò unaltra, che gli diede un figlio. Maristella rimase sola, coi suoi soldi e la sua bellezza.
Matteo in città non ci andò. Si iscrisse in provincia, ingegneria.
Qui servo, mamma. Una casa nuova dobbiamo costruire.
E Caterina? Da quella sera, come avesse tolto un tappo dal cuore. Finalmente rinata, a trentotto anni.
E anche lagronomo, quello delle chiacchiere, prese a guardarla. Un belluomo, vedovo.
Li guardavo e mi venivano le lacrime. Stavolta, di gioia. Il peccato magari cè stato. Ma il cuore di madre, quello, copre tutto.



