Il ladro di salumi

IL LADRO DI SALSICCE

Non poteva fare a meno di notare quel gatto. Semplicemente perché ogni giorno rubacchiava nel suo piccolo alimentari di quartiere, e lo faceva con tale maestria e dolcezza che era impossibile arrabbiarsi. Anzi, il contrario. Il proprietario aspettava con ansia il rituale, ne rideva e registrava tutto con il cellulare, per poi mostrare il video la sera alla moglie: insieme si divertivano un mondo.

Il gatto, che lui aveva battezzato Peppino, si piazzava davanti alla porta aperta fingendo di riposare, niente altro. Scrutava attorno con la massima attenzione, assicurandosi che non ci fosse anima viva. Lui, Carlo Ferrara, il proprietario, si nascondeva dietro il grande frigorifero, da cui riprendeva la scena.

Peppino entrava a piccoli passi, ma diretto come una freccia verso il banco delle salcicce. Qui accelerava, afferrava una mortadella o un wurstel, e scappava via con una rapidità incredibile, ma La fame non gli permetteva di andare troppo lontano e, pochi metri dopo il negozio, si fermava per mangiare il bottino.

Carlo usciva sulla soglia e, senza avvicinarsi troppo, domandava:
È buona la colazione?
Peppino alzava il muso e miagolava un sì.
Meno male, allora. Gli rispondeva Carlo. Torna pure domani.

Vi chiederete: come mai Carlo lasciava le salcicce lì, sul banco, fuori dal frigo, non troppo in mostra e proprio già porzionate? Semplice: perché aveva il cuore grande. Peppino era arrivato al negozio pelle e ossa, malconcio e affamato. Ma non cera verso di fargli accettare cibo dalle mani delluomo, e tantomeno di avvicinarsi.

Carlo ebbe unidea: iniziò a lasciare i pezzetti di wurstel vicino alluscita, così Peppino poteva rubare senza sentirsi in debito e, pian piano, spostò sempre più in dentro le salcicce, fino allo scaffale degli insaccati, dove, quasi a terra, organizzò la sua mensa personale.

Peppino ormai avrebbe potuto entrare con tutta calma a scegliere la prelibatezza desiderata, ma il punto era che il colpo rendeva tutto più gustoso.

Poi Carlo mise una ciotola grande fuori dal negozio, con acqua fresca e croccantini di prima scelta, e persino una scatola con sabbia per i bisogni. E poco distante, una piccola cuccia ricoperta con una vecchia coperta. Peppino era ancora diffidente, non si faceva accarezzare, ma qualche miagolio di conversazione lo scambiava sempre volentieri.

Carlo lo seguiva, domandandogli qualcosa, lui interrompeva qualche secondo lo spuntino e rispondeva a modo suo.

Cera però una nuova domanda che da poco tormentava Carlo. Peppino era ormai bello in forma, il pelo lucido e la pancia piena: non aveva più bisogno di rubare salcicce. Eppure, ogni giorno, rubava sempre due pezzetti e scappava dietro langolo. Tante volte Carlo aveva provato a pedinarlo, invano: Peppino era più lesto.

Così, decise di acquistare una piccola telecamera che trasmetteva tutto sul suo computer. E finalmente, un pomeriggio, la verità venne a galla.

Dallo scivolo della cantina, dietro il palazzo accanto, sbucò un gattino rosso che, tremando per lansia, si lanciò su una salciccia portata da Peppino. Carlo e sua moglie, la sera, commossi, non riuscivano a trattenere le lacrime.
Domani li porti in casa! gridava lei tra un singhiozzo e laltro. Tuttavia, non era così semplice. Peppino ormai si lasciava prendere, dormiva persino nel negozio, ma il gattino era un fulmine intrattabile.

I giorni passavano, Carlo guardava attraverso le immagini della telecamera il gattino rosso, che beveva dalla ciotola di Peppino, sonnecchiava nella cuccia, ma bastava che qualcuno si avvicinasse e scappava via come una freccia.

Finché un giorno, un miagolio disperato attirò lattenzione di Carlo allingresso. Non cerano clienti, uscì da dietro il banco e trovò proprio il gattino rosso che stava urlando con tutta la voce.
Che succede, cucciolo? chiese.
Il piccolo si avvicinò, lo guardò negli occhi e corse verso luscita. Carlo lo seguì: dietro langolo, per terra, cera Peppino che gemeva. Era stato morso da un cane a una zampetta posteriore. Era riuscito a scappare, ma la ferita era profonda.

Il gattino si avvicinò e piagnucolò di nuovo, appoggiando la testolina al fianco del grande amico.
Santo cielo sospirò Carlo.
Si tolse la giacca, avvolse Peppino e prese anche il gattino, che docilmente si rannicchiò in tasca. Chiuse al volo il negozio e li portò tutti e due dal veterinario.

Rimasero lì cinque ore, mentre ricucivano la zampa ferita di Peppino.

In quellattesa Carlo fece amicizia con il gattino rosso, ribattezzato da lui Lampo, che si dimostrò curioso e tenerissimo. Quella sera Carlo tornò a casa, portando con sé un Peppino ancora intontito dallanestesia e Lampo, finalmente parte della famiglia. La moglie era al settimo cielo. E cosa fa una donna, quando è felice? Esatto: chiama tutte le amiche per raccontare la novità, chiedere consigli, condividere la gioia.

Quando la situazione si calmò, Carlo, Peppino e Lampo si godevano il meritato sonno sul letto matrimoniale.
Ma guarda te, che storia! disse la moglie a voce alta.
E io dove dormo adesso?
Lampo si spostò volentieri, si rannicchiò vicino a lei e iniziò a impastare dolcemente la coperta con le zampine.

Fu così che trovarono una casa calda e accogliente. Oggi i due micioni, eleganti e sereni, non sembrano nemmeno più quei gatti di strada spauriti. A volte Peppino, per abitudine, lecca la testa di Lampo, e lui non protesta, anzi, gli sta vicino.

Dallaltra parte della strada, davanti al negozio di scarpe, si è fatta vedere una piccola micia grigia: anche lì la commessa arriva spesso nellalimentari di Carlo per comprare qualcosa da darle. Chissà, magari un giorno anche lei troverà casa.

Forse, un giorno, ognuno di loro troverà una famiglia, e i gatti diventeranno così rari e amati che servirebbe fare la fila e superare dei corsi per adottarne uno. Che ne dite, potrebbe davvero succedere?

Dopo tutto, la vita ci insegna che basta poco per fare la differenza: un gesto gentile, un pezzetto di salciccia e il cuore aperto possono cambiare il destino di chi ci sta attorno. E, come ha scoperto Carlo, lamicizia e la bontà portano sempre felicità, per chi dà e per chi riceve.

Carlo Ferrara
Foto dal webE così, ogni tanto, passando accanto allalimentari di Carlo, qualcuno si ferma a osservare i due gatti panciuti affacciati alla vetrina: e chi sa guardare bene, nota uno sguardo complice tra uomo e animali, una piccola società fondata sul rispetto e la solidarietà. Si dice che persino il cane della vicina abbia fatto pace con Peppino dicono che il pane fresco e qualche coccola siano potenti ambasciatori di tregua.

Nel quartiere, da allora, qualcosa è cambiato. Qualche ragazzino imita Carlo: lascia una scatolina di croccantini davanti al portone, mette dellacqua pulita in una vecchia ciotola. Gli adulti sorridono, si scambiano una parola gentile, qualcuno si offre di aiutare chi ha bisogno, anche solo appendendo la spesa a una maniglia.

In fondo, tutti aspettano di sbirciare larrivo della micia grigia: forse sarà lei la prossima eroina del vicolo.

E anche quando il negozio chiude, e la città si addormenta, una fioca luce rimane accesa dietro il vetro. Là dentro, tra salsicce e spezie, il ticchettio di una zampetta sul pavimento rompe il silenzio, mentre una coda si avvolge al caldo di una coperta e due cuori felini sognano storie di amicizia.

Perché a volte, la felicità si trova proprio là dove qualcuno, credendo di dare poco, ha invece dato tutto. E dietro una porta di quartiere, la notte sorride.

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