L’INQUILINA
In una fredda sera dinverno, sotto il cielo rosa del tramonto, per i marciapiedi di un quartiere residenziale di Bologna camminava una donna alta ed elegante. Il freddino era appena percettibile, il sole aveva brillato tutto il giorno e adesso si rifrangeva negli ultimi fiocchi di neve, scintillanti sul selciato. Signora Lina Martini, sessanta e qualcosa portati con fierezza, procedeva piano, mettendo in mostra le sue bellissime stivali di pelle e la pelliccia di visone fresca fresca di regalo.
Nella faccia di Lina si leggeva ancora lantica bellezza e un filo di quellarroganza tipica di chi conosce il proprio valore. Cera chi diceva che i suoi anni doro e di amori fossero passati, ma Lina sapeva godersi la vita anche col bonus pensione. Da dieci anni aveva salutato il marito Giorgio, con cui aveva condiviso una vita e cresciuto un figlio meraviglioso: Tommaso.
Tommaso, come spesso accade, aveva lasciato il nido per studiare a Milano e lì si era sistemato. Sposato, due bambini che però la nonna vedeva solo nei videochiamate perché, tra lavoro e spostamenti, le trasferte erano rare. Pazienza, si diceva Lina, la tecnologia almeno accorcia un po le distanze. Intanto, lei si arrangiava bene, con una pensione non stratosferica ma accompagnata dal piccolo aiuto che Tommaso le mandava in euro, benché Lina sostenesse ogni volta di cavarsela egregiamente da sola.
Per il Natale, il figlio e famiglia erano venuti a Bologna e le avevano regalato quella pelliccia meravigliosa. Lina se la metteva come unattrice in cerca di paparazzi: sapeva che anche fra le pensionate spopolava.
Ma non era solo per fare la passerella che Lina stava passeggiando: quella sera doveva passare dai suoi inquilini per riscuotere laffitto. Lei viveva in un bel trilocale, e il suo bilocale lo affittava a una giovane coppia con un bimbo. Allinizio erano in due, poi era arrivato Francesco, un pupo biondo e paffuto che ora aveva due anni. Nellelegante borsetta di Lina cera una tavoletta di cioccolato per il piccolo, abitudine da nonna in affitto.
La verità è che trovare inquilini presentabili oggi è un terno al lotto, e Lina lo sapeva per esperienza, tra bollette lasciate in arretrato e un paio di esperimenti sociali finiti con la casa quasi da rifare. Così aveva imparato: pagamenti rigorosamente in presenza ogni mese, e unocchiata allo stato dellappartamento. Con questa coppia, però, si era rilassata un po. Faceva riferimento per lo più a Martina, la lodava sempre: ventiquattro anni danagrafe, ma sembrava una ragazzina, magra, occhi azzurri e pelle chiara che ti faceva venir voglia di offrirle una pasta e un po di coperta.
Martina aveva la casa sempre in ordine, il sorriso pronto e i pagamenti puntuali. Il marito, Matteo, onestamente Lina laveva catalogato fra quelli tanto silenzio e poca sostanza: quando lei arrivava, lui o spariva o sembrava assorbito dal divano e dalla TV, appena un buonasera, e via. Le veniva il dubbio che ci dessero dentro col vino, ma chiuse un occhio: come inquilino, nessun problema.
Arrivata davanti al palazzone di nove piani, mentre salendo in ascensore pensava già se avrebbe fatto in tempo, dopo lincasso, a passare da un noto negozio di gastronomia per comprarsi un po di tonno rosso e due olive taggiasche, Lina calcava il bottone del citofono e aspettava. Aveva la chiave, ma insomma: con degli inquilini bravi mica puoi piombare dentro allimprovviso come la Finanza!
Lattesa fu più lunga del normale. Giusto il tempo di pensare saranno fuori?, che Martina aprì la porta. Il suo aspetto, però, fece rizzare i peli pure sotto la pelliccia: occhi arrossati, il volto gonfio, le mani che tremavano.
Martina indietreggiò, stringendosi le braccia come se volesse non far vedere le lacrime.
Tutto bene, Martina? Stai un po male, sembri a pezzi, entrò Lina, già pronta a improvvisarsi dottoressa.
Chiuse la porta, pensando: Sarà la classica influenza della festa, o ancora i postumi delle abbuffate di Capodanno?
No, signora Lina. Va tutto male, sospirò Martina, trascinandosi in soggiorno.
Niente marito in vista e, nel piccolo caos domestico, il piccolo Francesco che giocava tra qualche maglietta sul pavimento. Larmadio spalancato, uno strano vuoto sulle mensole.
Martina prese le ricevute, le porse con una mano che tremava più dellaltra, come se fosse costretta.
Ecco, le bollette sono tutte pagate. Però laffitto di questo mese non posso proprio. Non ce la faccio. Posso restarle un po indietro? Tanto domani traslochiamo io e Francesco, lo prometto.
Lina, a quel punto, capì tutto: non era influenza, non era vino. Era dolore vero, di quello che gonfia gli occhi e svuota la voce.
Ma che è successo, testona? domandò Lina, posando la borsa e sedendosi vicino a Martina.
Martina sprofondò nel divano, nascondendosi il viso tra le mani.
Ho scoperto da poco di stare male, Lina. Da sei mesi sono sempre stanca, sfinita. Quando finalmente ho mandato Francesco allasilo, mi sono decisa ad andare dal medico e farmi fare le analisi. E oncologia.
Martina si fermò, scosse le spalle e lasciò le mani davanti al viso.
Ne ho parlato a Matteo, il mio Matteo. Quando ha capito, ha urlato come un ossesso, diceva che non voleva fare la fine della zia, morta anche lei di cancro. Ha preso le sue cose ed è sparito. Mi divorzio, mi ha detto. Io sono al verde, Lina, letteralmente. Prendo la maternità che basta appena per le bollette. Laffitto proprio non ce la faccio. Domani porto giù le ultime cose e me ne vado. Mi serve solo un attimo per rimettermi in piedi.
Lina la guardava senza parole: una ragazza così minuta, schiacciata tra il bisogno e la paura. Altro che pesce fresco oggi, pensò Lina. Poi si diede una scossata: ma che vai a pensare alle leccornie stare qui, quando cè una ragazza che affoga?
Si abbassò vicino a lei, le pose una mano sulla spalla.
Sentimi bene: sì, la situazione è difficile. Ma tu hai tuo figlio, per lui devi andare avanti. Qualcuno te lha detto un piano? Ti hanno detto quando devi iniziare le cure? E poi, dove pensi di andare?
Martina la guardò con occhi gonfi.
Dovrei andare domani in ospedale per una biopsia. Ma non posso, Lina! Sono sola, non ho a chi lasciare il bimbo, non ho soldi per stare qui da sola. Mia nonna abita in un paesino in Emilia, ma è vecchissima. Andrò da lei, sperando di cavarmela col pronto soccorso del paese, tanto non posso fare altro.
Lina smise di accarezzarla e ringhiò quasi:
Ma che diavolo dici? Siamo in Italia, non in mezzo alla giungla! Tu domani vai in ospedale, lasci il piccolo qui con me, punto e basta. Ti aiuterò io. E non mi parlare più di affitto: ci pensiamo quando tutto questo sarà passato. Vai a fare le cure, pensa solo a rimetterti in piedi. Poi vediamo il resto. Ora tira su la testa e metti un po dordine, che domani allalba sono qui. Mi spieghi pure a che asilo porta Francesco. Per il bimbo non preoccuparti.
Martina la fissò incredula. Lina, ai suoi occhi, era sempre sembrata una di quelle signore che non piegano neppure per strada i carrelli della spesa, tutte borchie e apparenza. Invece, ecco lì un gesto vero, più di quello di certi parenti di sangue.
Ma cosa mi guardi così? borbottò Lina. Su, tira su che ci penso io anche per te, va.
Martina non trovò parole, ma la gratitudine le tremava negli occhi. Lina si alzò, salutò con un cenno e promise che la mattina dopo sarebbe tornata. Poi, al supermercato, si trovò davanti al banco del pesce e tirò dritto: niente salmone, ma carne, pasta, minestrina e cose semplici per aiutare quei due a superare lo tsunami.
A prendersi cura del piccolo Francesco, Lina ci si trovò quasi bene: bambino docile, allegro, anche se col viso un po triste nei giorni in cui la mamma era via. Lina lo riportava allasilo e la sera si sentiva più nonna che padrona di casa. Pensava spesso a Martina e prendeva la sua angoscia come un fatto personale.
La biopsia passò in fretta e, ai primi di gennaio, Martina tornò. Poi settimane eterne in attesa del verdetto. Quando finalmente lei chiamò, la voce tremava di speranza:
Lina! Hanno detto che è solo il primo stadio. Forse basta unoperazione sola. Ho una possibilità vera di farcela!
Hai visto? tirò un sospiro Lina. Quasi quasi il tuo ex marito ha fatto anche un favore a non stare tra i piedi. Ma dai, ora pensa alloperazione. Finché sei in ospedale, Francesco viene a stare da me.
Dovrei aspettare un mese per la data della sala operatoria, disse Martina. Magari vado io dalla nonna, se vuoi riaffittare la casa…
Ma la vuoi piantare con sta storia dei soldi? Devi preoccuparti solo di guarire. Anzi, mi dici se vi manca qualcosa che vado al supermercato?
Martina, commossa, non trovò niente da rispondere. Solo un singhiozzo.
Passò un anno e mezzo.
Nel miglior ristorante di Bologna, unallegra tavolata festeggiava la nuova coppia. Lina, in un tailleur color avorio, era seduta al fianco della sposa, nel posto donore: qualcuno pensava addirittura fosse la mamma.
Martina era bellissima, in abito bianco e diadema, sana e piena di vita. E chi lavrebbe mai detto che ora sposava proprio il giovane medico che laveva operata? Allinizio Martina aveva dubitato della sua competenza (Ma è troppo giovane, non cè un dottore più vecchio?) ma si sa, il cuore alla fine decide lui. Il medico aveva cominciato a farle la corte poco dopo lintervento, ma lei, dopo la batosta del marito fedifrago, non si fidava di nessuno. Lunica persona che aveva accettato fu Lina, la sua benefattrice.
Via via, Martina si riprese, tornò al lavoro e ricominciò a pagare simbolicamente laffitto, anche se Lina proprio non ne voleva sapere di incassare. Ormai erano famiglia.
Adesso, Martina e Francesco vivono con il dottore, e Lina cerca nuovi inquilini. Il medico la ama, cè da scommetterci: la festa di matrimonio era una bomba! Lina, nel frattempo, aveva discretamente spostato la sua porzione di carpaccio di tonno più vicino a sé, sorridendo tra sé e pensando a quando, un anno e mezzo prima, aveva rinunciato a ogni lusso per stare accanto a quella ragazza.
Poi, la parola a Martina, davanti a tutti:
Voglio ringraziare una persona importantissima, senza la quale oggi qui non ci sarebbe matrimonio cominciò con la voce spezzata e una luccicanza negli occhi . Lina, lei per me è stata come la mamma che non ho mai avuto. Grazie a Dio che ci ha fatte incontrare!
Manco a dirlo, in sala piovevano fazzoletti. E, tra una fetta di torta e una lacrima, Lina aveva capito ancora una volta che, a volte, la vita aiuta davvero chi non smette di credere nella bontà degli altri e se ogni tanto ci scappa pure una pelliccia di visone, meglio ancora!






