Diario personale, 8 marzo
Questa mattina Marco mi ha chiamata direttamente in ufficio solo per dirmi che, appena smesso di lavorare, sarebbe andato dai Bianchi a festeggiare la giornata degli ingegneri con i colleghi.
«Se vuoi venire, fai pure», ha aggiunto senza troppa convinzione, convinto che sarei rimasta a casa come al solito, magari a leggere un libro o a perdere il tempo davanti al computer.
«Va bene», ho risposto anchio con voce distaccata, ma in pausa pranzo mi sono infilata nella Rinascente a cercare un regalo per lui. Il reparto profumi era pieno di donne intente a scegliere qualcosa di speciale.
Mi è subito caduto locchio su una confezione elegante di eau de toilette: sul fondo nero lucido campeggiava limmagine di un uomo affascinante, un sorriso appena accennato e un completo portato con meravigliosa noncuranza. Era identico a Marco.
La commessa impacchettava velocemente i regali in carta dorata e fiocchi sgargianti. Una signora anziana si è avvicinata allegramente e ha detto:
«Eh, ragazze, voi regalate profumi ai vostri uomini, ma a godere dellaroma saranno altre così come dei loro vestiti eleganti!»
Le donne hanno riso di gusto, mentre io ho pensato che la mia vita è sempre stata così: tutto per Marco, e lui, invece, sempre un po’ altrove. Da ragazza lo amavo perdutamente e lui accettava il mio amore con una sorta di superiorità. Quando si era iscritto alluniversità in economia, ero io a scrivere per lui le relazioni di notte. Poi sono arrivati i figli: tutte le preoccupazioni sulle mie spalle.
Allinizio sentivo la sua gratitudine, più tardi si è abituato alle mie attenzioni, cominciando a darle per scontate.
Da fuori la nostra sembrava la famiglia perfetta: un lavoro sicuro, tranquillità, figli educati e intelligenti. Ma i ragazzi sono cresciuti, si sono trasferiti in altre città per studiare o lavorare, e io sono rimasta sola con Marco.
Solo allora ho capito che nella mia vita mancava qualcosa.
Mia madre, tanti anni fa, non approvava le nostre nozze. Guardalo bene, è bellissimo, e lo sa bene anche lui. Si compiace di sé stesso, mi ripeteva quando ero ancora innamorata e un po ingenua. Gli uomini tanto belli sono di tutti e di nessuna. Tutti li ammirano, ma chi li ha davvero?
Ebbene, punto primo: moglie non amata.
Punto secondo: ho già quarantatré anni.
Punto terzo: non servo a nessuno
Mi sono affacciata alla finestra. Fuori il sole scaldava già come in primavera.
Sta arrivando pure la festa della donna, mi sono detta, con una punta di malinconia. E come la passerò? Da sola La vita è quasi volata e davanti che cè?
Da sotto il balcone è arrivato il cinguettio degli uccellini, poi un piccolo picchiettio insistente al vetro.
Ho abbassato lo sguardo: un passero arruffato camminava goffamente sul cornicione e mi fissava con il suo occhietto tondo.
Questo è un segno, ho pensato. E, come a voler confermare il mio pensiero, il grande orologio a parete ha cominciato a battere le ore.
Dunque, cè ancora tempo.
Punto primo: se non ci amano, impariamo ad amarci da sole
Senza pensarci troppo, ho preso la borsa e sono corsa in strada. Prima dal parrucchiere, poi al negozio
Alle sei e mezza lo specchio rifletteva unimmagine nuova, quasi irriconoscibile.
Seduta davanti al computer, mi osservavo incuriosita: un vestitino nero, corto, capelli con taglio moderno, una frangetta spettinata e colorata di sfumature castane e rosse; gli occhi valorizzati da ombretto e matita, le labbra piene e lucide di rossetto.
Punto secondo: a quarantanni la vita comincia davvero
Dal soggiorno sono tornata in cucina, ho preso un calice di vino, ho fatto un brindisi davanti allo specchio.
Punto terzo: ma davvero ci serve un marito che non ha saputo apprezzare una donna come me?
Non serve aggiungere che a casa dei Bianchi sono entrata con passo leggiadro, ondeggiando sui tacchi a spillo.
Allimprovviso tutti si sono voltati, alcuni uomini si sono affrettati ad aiutarmi a sfilarmi il cappotto, a porgermi una sedia o un crostino.
Oh, davvero? Ma non ditemi che cè anche mio marito non lavrei proprio notato!
Marco è rimasto spiazzato, confuso dalla mia sicurezza, quasi schiacciato dal coro di ammirazione generale.
La mattina dopo, forse per recuperare terreno, ha provato con il suo solito tono:
Allora, facciamo colazione o no?
Ma ha sbagliato mossa, o forse ancora non aveva realizzato che non ero più la sua Rita di sempre, quella del portami questo o fammi quello
Accanto a lui, pigramente, si voltava una donna nuova, dolce, un po bizzosa, completamente consapevole del suo valore.
Senza nemmeno aprire per bene gli occhi dietro la frangetta, ho sussurrato con un sorriso malizioso:
Hai già preparato tu la colazione, amore?
Mi sono stiracchiata con languore e, addormentandomi di nuovo, ho pensato:
Ecco, caro. Altrimenti si torna al punto terzo.Così, tra il suono lontano del bollitore e il profumo del caffè, ho sentito Marco muoversi in cucinaincerto, esitante, un po spaesato.
Un piccolo sorriso mi ha illuminato il viso: la vita non era più quella corsa dietro alle attenzioni di un uomo distratto, ma un ballo elegante in cui decidevo di guidare.
Mentre il sole filtrava dalle tende e accarezzava la mia nuova immagine riflessa nello specchio, ho sentito nascere dentro di me una leggerezza sconosciuta.
Oggi è l8 marzo, ho pensato. Non una festa per qualcun altro, ma per me: per la donna che sono diventata, per tutti i sogni che ancora mi aspettano.
Fuori, il passero è tornato a bussare al vetro. Questa volta gli ho sorriso, poi ho alzato il calice della sera prima, ancora lì sul tavolo, e a voce alta, solo per me:
Alla mia nuova vita, Rita. E non chiamatelo risvegliochiamatelo rinascita.






