La vicina ha trasformato l’ingresso accanto alla mia porta in una “sala fumatori”. Ho risolto la situazione in modo deciso — e lei non si aspettava proprio come sarebbe andata a finire.

Dove cè scritto che è aria tua? Il pianerottolo è di tutti. Se voglio fumo, se voglio sputo, affari miei. Vatti a studiare le leggi, signora!

Giulia, figlia ventenne della vicina Teresa, soffia una nuvola denso vapore zuccherino in faccia a Elena Moretti. Accanto a lei, due ragazzi ridono sguaiati, spaparanzati sul davanzale della finestra tra i piani. Per terra cicche di sigaretta, lattine di energy drink e bucce di semi sparsi sul pavimento.

Elena Moretti, capo contabile in una grande fabbrica di Milano, non tossisce e non agita le mani come si aspetterebbero quei ragazzi insolenti. Si sistema gli occhiali, guardando la giovane con quello sguardo fermo e pesante che fa sudare anche il direttore allinventario.

Luogo comune, Giulia dice gelida. Quindi qui non si fuma, non si sputa e non si sporca. Hai cinque minuti per sistemare questo porcile. Altrimenti la discussione cambia tono.

Oh, che paura! sbuffa Giulia, lasciando cadere la cenere sul pavimento appena lavato dalla portinaia. Vai a prendi una camomilla, signora, che ti sale la pressione. Vuoi lamentarti con mamma? È lei che mi ha detto di stare qui e non fumare in casa.

I ragazzi ridacchiano ancora. La porta di Elena sbatte forte, tagliando fuori il chiasso.

Nellingresso della casa lodore è di legno vecchio e patate al forno, profumo di casa interrotto ora dalla puzza di fumo delle sigarette che filtra sotto la porta. In cucina, seduto curvo, cè Paolo.

Paolo ha trentadue anni ma ne dimostra quaranta per via della calvizie e della schiena curva. È nipote del defunto marito di Elena; vivono insieme da dieci anni. Timido, impacciato, con una leggera balbuzie, lavora come orologiaio in laboratorio e ha sempre paura di disturbare. I vicini lo chiamano il santarellino, bersaglio facile per le prese in giro.

E-elena, sono di nuovo lì fuori? sussurra Paolo stringendo le spalle mentre si sente il trambusto dietro la porta.

Mangia, Paolo. Non è affar tuo risponde Elena servendogli le patate, ma dentro è una tempesta.

La sera, va da Teresa. La vicina apre in vestaglia, un telefono in una mano e la maschera in viso.

Teresa, tua figlia ha fatto della porta di casa mia un covo per fumatori. Il fumo entra, la musica va avanti fino a tardi. Voglio che intervieni.

Teresa alza gli occhi al cielo, senza distogliere lo sguardo dal telefono:

Elena, dai, lasciali fare. Sono ragazzi! Dove vuoi che vadano con questo freddo? Non sono mica dei delinquenti; chiacchierano soltanto. Devi essere più tollerante; non hai figli tuoi, e ti infastidisce tutto. Paolo tuo poi è un poveretto, che gliene importa a lui?

La stoccata è bassa e precisa. Elena inspira piano, trattenendo la rabbia.

Capisco Teresa. Quindi dobbiamo sopportare. Anche Paolo ti dà fastidio, eh? Va bene, ho capito.

Rientra a casa, siede alla scrivania e apre la cartellina dei documenti. I sentimenti sono per i deboli. I forti hanno il Codice Civile e il Regolamento Condominiale.

Per una settimana Elena Moretti rimane in disparte. Giulia crede che la vecchia rompiscatole si sia arresa, e conquista definitivamente il pianerottolo. Spunta una poltrona sgangherata trovata per strada e la musica a tutto volume fino alluna.

La fine arriva di venerdì.

Paolo torna dal lavoro con la borsa della spesa e una piccola scatola: un lavoro per un cliente. Appena passa davanti al gruppo, uno dei ragazzi il fidanzato di Giulia, soprannome “Acido” gli fa lo sgambetto.

Paolo inciampa. La borsa si strappa, le mele rotolano sul pavimento sporco, vicino alle cicche. La scatola dellorologio vola contro il muro.

Ehi, guarda come vola lo struzzo! schiamazza Acido.

Giulia soffia pigramente fumo:

Senti, poveraccio, guarda dove metti i piedi. Non venire a disturbare. Raccogli e basta che oggi mi sento buona.

Paolo, rosso come un peperone, inizia a raccogliere le mele con le mani tremanti e le lacrime agli occhi. Ormai ci ha fatto labitudine. Nessuno lo difende, si aspetta solo prese in giro.

La porta si apre di scatto. Elena appare con lo smartphone puntato su Acido.

Atti vandalici, insulti, danni materiali scandisce. Ho filmato tutto. Ora chiamo i carabinieri. E domani porto tutto allamministratore.

Metti via quel telefono, vecchia! borbotta il ragazzo, senza però avvicinarsi: lo sguardo di Elena incute più timore di una divisa.

Paolo, vieni dentro ordina Elena senza voltarsi verso il nipote. Lascia tutto.

Ma le mele balbetta lui.

Ormai sono spazzatura. Come tutto quello che sta su questo pianerottolo.

Quando la porta si richiude, Elena affronta Giulia, ora mbianchita.

Ora ascoltami bene, ragazzina. Tu pensavi che io avessi lasciato correre? Invece ho raccolto prove.

Prove di cosa? Giulia cerca di fare la sprezzante, ma la voce trema.

Ho parlato con il proprietario dellappartamento. Tua madre non è la titolare, vero? Lappartamento è di tuo padre che sta a Roma e crede che tu sia una bravissima studentessa di medicina, non una che trasforma il pianerottolo in un bar.

Giulia diventa pallida. Il padre, rigido come pochi, le mantiene solo a patto di comportamento perfetto.

Non lo farai sussurra.

Ormai lho fatto. Dieci minuti fa tuo padre ha ricevuto tutto: foto e video delle festicciole, dossier con date, orari, schiamazzi, sigarette, disordine. Materiale consegnato anche ai carabinieri e allamministratore. Hanno detto che passeranno stasera, e tuo padre, domattina.

Il sabato mattina il palazzo è scosso da una voce maschile decisa.

Elena beve un tè, quando suonano al campanello. Sulla soglia cè un uomo alto, ben vestito: il padre di Giulia, Federico Ferri. Con lui, Teresa, occhi gonfi, e di Giulia neanche lombra.

Signora Moretti? chiede cortese ma deciso. Mi scuso per mia figlia e lex moglie. Le pulizie sono partite, il restauro lo pago io. Giulia andrà in collegio. Ho sospeso tutto il denaro.

Elena annuisce, accettando le scuse con pacatezza.

Giusto. Ma cè un altro problema.

Chiama Paolo. Lui esce temendo un altro rimprovero, testa bassa.

Uno dei tuoi amici ieri ha insultato mio nipote dice Elena calma e ha rotto il suo lavoro. Paolo è un artigiano straordinario; ripara orologi che nemmeno in Svizzera vogliono toccare.

Federico osserva Paolo con interesse.

Orologiaio?

R-restauratore precisa lui piano, balbettando.

Interessante Federico fa due passi. Paolo si irrigidisce, ma luomo porge la mano. Ho una collezione di Breguet antichi. Uno si è rotto lanno scorso, tre laboratori hanno rifiutato. Vuoi provarci tu?

Paolo alza gli occhi. Per la prima volta qualcuno lo guarda davvero, non come a un disadattato, ma a un professionista.

Posso provarci se la molla tiene.

Benissimo Federico stringe forte la mano magra di Paolo. E perdona mia figlia. Ho sbagliato. Ti risarcirò e avrai il lavoro.

Quando la porta si chiude, Paolo si osserva la mano. Per la prima volta da anni si raddrizza le spalle.

Zia Elena dice deciso, quasi senza balbettare. Vado a raccogliere quelle mele. È peccato buttarle.

Elena si gira verso la finestra, nascondendo le lacrime.

Fai pure, Paolo. E metti su il bollitore. Oggi è festa qui.

Sul pianerottolo ora regna silenzio e pulizia. Odore di candeggina e pittura fresca. Dalla casa di Elena sale il profumo di torta e la voce sicura di Paolo che racconta a sua zia i segreti di un tourbillon.

La fumatoria è chiusa. Per sempre.

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La vicina ha trasformato l’ingresso accanto alla mia porta in una “sala fumatori”. Ho risolto la situazione in modo deciso — e lei non si aspettava proprio come sarebbe andata a finire.