Una vera donna

La vera donna

Teresa, dove sei?! Porta i cetrioli! Quanto devo ancora aspettare?!

Il tono di Carlo era già sullorlo della pazienza, la voce alzata come non mai, ma Teresa era impegnata in altro. Sedeva davanti allo specchio illuminato dal riflesso caldo del bagno, intenta a colorare le ciglia dellocchio sinistro con un mascara nuovo, uno di quelli dalla pubblicità sfacciata e, soprattutto, con un prezzo da capogiro. Di tanto in tanto si fermava, affascinata dal risultato. Aveva trasformato locchio in qualcosa di quasi innaturale, esageratamente grande e inquieto altro che look da sera, pensò, ma andare oltre ormai era necessario.

I cetrioli immersi nella vasca dovevano attendere. Non avrebbe mollato la postazione proprio ora.

Era passata solo una settimana, da quando Carlo il suo Carlo aveva manifestato una volontà che sembrava venuta dal nulla:

Voglio che tu diventi una vera donna!

E con ciò le aveva dato la sua carta bancomat, dove per un intero anno aveva messo da parte soldi senza che Teresa se ne accorgesse. Risparmi tenuti nascosti, che ora le porgeva con una sorta di solennità.

Teresa era rimasta basita. Era un misto di incredulità e rabbia. La prima reazione fu la voglia di fare una scena memorabile come aveva osato accumulare quei soldi senza dirglielo? Forse non solo tratteneva una parte dello stipendio, ma chissà in che altro stava mentendo. Mille pensieri le si affollarono in testa era un tradimento a tutti gli effetti!

Ma poi la colpì un altro pensiero e, senza nemmeno alzare la voce, si lasciò cadere sullo sgabello della cucina, dimenticandosi perfino del minestrone che, silenzioso, stava strabordando sul fornello.

Cosa vuol dire una vera donna?!

Avrebbe voluto urlare, rompere il prezioso servizio di porcellana appena ricevuto dalla suocera, quello sognato per anni e mai osato desiderare davvero. E invece il servizio, simbolo di tanto sospirato benessere, splendeva lì sulla credenza, ricordo di una suocera che aveva detto, vantandosene tra le lacrime di Teresa nel riceverlo:

Oh, Teresina! Ma che sciocca sei Io per te farei di tutto, basta che siate felici!

Perché la suocera fosse arrivata a un regalo simile, Teresa ancora non laveva capito; questa, però, non accettava spiegazioni, solo abbracci, baci ai nipotini, e via, lontana, a badare alla sua casa, al suo orto a tutto quello che a Teresa sembrava distante e incomprensibile.

Stare insieme in famiglia era un dono inaspettato, eppure Teresa sentiva sempre di dovere ripagare la suocera, che da subito laveva accolta, senza rimproveri, nella famiglia Merlini.

Cerano stati molti motivi, invece, perché tutti la giudicassero. Pure i parenti riuscivano a trovare sempre qualcosa che non andava, e allora che speranza cera che una donna vista solo una volta prima del matrimonio! potesse accettarla del tutto? La prima visita a casa di Carlo, Teresa la ricordava come una sentenza. Aveva paura di uscire dallauto, stringeva il piccolo Matteo addormentato e domandava insistentemente a Carlo:

Sei sicuro? Mi accetterà? E se mi caccia?

Ma dai! Perché dovrebbe? Carlo sorrideva incredulo.

Dopo quello che è successo con la zia, non mi fido di nessuno Ricordi? Quando è nato Matteo mi hanno spedita fuori di casa per la vergogna! E vuoi che tua madre mi accolga con un bambino in braccio?

Aspetta e vedrai. Lascia che sia lei a sorprenderti.

Non aveva proprio voglia di sorprese, Teresa. Ma non poteva tornare indietro. Così prese in braccio Matteo e seguì Carlo di malavoglia.

E invece Maria, la madre di Carlo, la sorprese davvero: la salutò con riserbo, osservò la futura nuora in silenzio e, poi, senza dire altro, le tese le braccia:

Me lo lasci? Così lo metto al caldo nella mia stanza Sarà stanco morto, poverino

E Teresa, senza sapere perché, le affidò suo figlio. Il piccolo socchiuse gli occhi, si strinse alla donna che mormorava carezze e ninnenanne, e si riaddormentò.

Per Matteo, Maria fu subito nonna. Da allora, il cuore di Teresa fu suo.

Teresa laveva avuto presto, Matteo appena compiuti i diciotto anni. Il padre lo conosceva tutto il paese, e tutto il paese aveva spettegolato, chiedendosi se Domenico Rossi avrebbe o no sposato quellinnocente ragazza della famiglia Giordani, o lavrebbe liquidata come faceva con tutte. Domenico aveva fama e lingua velenosa, e Teresa lo schivava a ogni costo. Eppure un giorno, sulla strada del ritorno dalla città, finì per cadere nella sua trappola: la sua Fiat la raggiunse allimprovviso, e le cose andarono storte. Tornò a casa col vestito strappato, in lacrime, cercando di non svegliare la madre malata lavò via tutta la notte le sue paure e le sue colpe nella stanza da bagno, giurando che la mamma non avrebbe saputo nulla. I medici erano stati molto chiari: ogni emozione poteva nuocere.

Ma la mamma non scoprì mai la verità. Morì nel sonno, quando Teresa era già incinta di cinque mesi, lasciandola sola.

Al funerale, anche la zia le voltò le spalle.

Hai voluto la bicicletta? Ora pedala! Non aspettarti nulla da me. Dovevi subito andare dai carabinieri! Ora saresti sposata! Ma tu No, Teresa, non voglio noie, arrangiati!

Teresa, ormai sfinita dal dolore, capì solo più tardi che laiuto non sarebbe arrivato mai. Così trovò la forza di andare dai carabinieri. E allora il paese finalmente comprese: Domenico aveva figli ovunque, sette almeno, e le madri, con timore, confermarono tutto. Lui finì in prigione.

Teresa portò avanti la gravidanza, nonostante la madre di Domenico le augurasse sventura davanti a tutti. Ma fu il paese stesso ad aiutarla: chi un vestitino, chi una culla, chi un po di buon pane la solidarietà era il pane dei poveri. Con i pochi euro rimasti ereditati, seppe arrangiarsi. Sapeva che crescere un figlio era solo linizio.

Appena però riprese fiato, arrivarono i parenti dalla città zii, cugini mai visti:

Teresa, devi lasciare la casa. Questo è il nostro patrimonio. Finché cera tua madre era diverso, ora venderemo tutto.

Ma dove posso andare io, allora?

Ti spetta la parte di tua madre. Non siamo bestie, te la daremo. Poi fa tu.

Quei soldi, però, non bastavano per ricomprare nemmeno una misera stanza nel paese. Significava città, sconosciuti, nessun aiuto. Ma dovette accettare.

Si disperò e pianse.

E fu il paese, di nuovo, ad accorgersene. Il carabiniere venne a casa:

Teresa, nellaltro paese cè una signora che vende metà casa. È buona gente. Se vuoi la presento a voi due, poi decidi.

Grazie. Con un abbraccio pieno di gratitudine.

Con la signora Bianca fu subito intesa: offrì ospitalità, supporto col piccolo Matteo.

Tu sta serena Solo, niente disordini. E se cerchi lavoro, la mia amica cerca commesse nei negozi. Te la raccomando io.

Ai negozi Teresa incontrò Carlo. Anche lui aveva una storia segreta: abbandonato dalla moglie, con due bambini piccoli, e una madre tutta presa a badare al marito malato. Non osava nemmeno invitarla a uscire. Ma Teresa laveva già notato; quando osò ricomparire con una scusa banale, lei lo sorprese:

Quanti anni ha il più grande?

Tre anni, proprio ora.

E il piccolo?

Uno, oggi.

Come il mio Matteo.

Teresa

Presentami i bambini. Poi si vedrà.

E da lì vicini fino a una piccola cerimonia in Comune, solo con i più stretti, poi tutti insieme al mare. Giornate indimenticabili per Teresa, che non aveva mai viaggiato.

Poi la vita mise subito in discussione la felicità: il figlio maggiore si ammalò, e Teresa passò due mesi in ospedale. Poi riapparve la madre dei piccoli, minacciando rivendicazioni: Teresa non mollò. Chiese consiglio ai carabinieri del paese natio, affrontò tutto, fino ad adottare i bambini legalmente.

La donna sparì di nuovo, senza aspettare la sentenza. Quando Maria, la suocera, la abbracciò dicendo Ora posso dormire tranquilla, Teresa sentì finalmente di essere parte di una vera famiglia.

Gli anni passavano, i ragazzi crescevano, Teresa rimaneva silenziosa e discreta come sempre, ma tutta la frazione sapeva: sarebbe stata una gattina docile, ma se qualcuno osava toccare i suoi, diventava una leonessa indomabile.

E adesso lei non sarebbe una donna?!

Quella notte, con la carta bancomat in mano, Teresa non dormì. Si alzava, si rigirava, si studiava di fronte allo specchio, controllando i fianchi, i capelli, il viso. Si sentiva offesa, ma non voleva chiedere nulla a Carlo il mattino dopo, portati i bambini a scuola, corse dalla sua unica vera amica: Luciana.

Luciana, che faccio io?!

Luciana, simile a Teresa, pensò che i giornali femminili fossero la vera autorità. In mezzora, tra due di loro, appresero tutto: una vera donna deve mangiare bene, vestirsi bene, truccarsi bene, essere sempre perfetta sennò non è una donna, è solo una comparsa, magari con il fiocco, se va bene.

La soluzione non era certo comprare un fiocco, ma in città con Luciana trascorse un pomeriggio diverso: buona crema, una camicia da notte nuova, scarpe col tacco che non osò mai tirare fuori dalla scatola per paura che i bambini le rovinassero.

Ma Carlo non sembrava notare gli sforzi. Proprio mentre finiva il trucco, lui spalancò la porta del bagno: leffetto fu tragico, il pennello dritto nellocchio, lacrime e mascara ovunque.

Teresa, che succede?! Carlo la vide saltellare, occhi gonfi, una scena ridicola fra tragedia e commedia italiana.

Tutta colpa tua! sibilò Teresa fra i denti, realizzando che era meglio struccarsi tutto e smetterla con quel circo. Vuoi la donna? La donna! E io allora chi sono?!

Capito lequivoco, Carlo la abbracciò per fermarla.

Ferma, matta! Lascia che ti aiuti!

Lavandola con dolcezza, le parlava piano:

Sarò anche uno stordito, però anche tu Sai che non sono bravo con le parole. E invece di chiedere, ti fai i viaggi e poi te la prendi da sola!

Ma perché mi hai dato quei soldi? E poi hai detto che non sono donna?

Perché, Teresa, da quando stiamo insieme non hai comprato mai nulla per te, solo per i bambini, per me, per mia madre. E tu? Mai nulla! Così ti ho dato quei soldi perché tu, come le altre donne che vanno in giro a comprare tutto, possa finalmente pensare solo a te stessa.

Fu allora che Teresa scoppiò a ridere come non mai. E i bimbi, sentendola confondere risate e lacrime, corsero credendo che la mamma piangesse: ci volle uneternità a calmarli tutti.

La sera, messo a letto lultimo della tribù, Teresa esce in veranda. Guarda il cielo terso dal viso appena lavato, ride a bassa voce, pensando al caos di quella giornata.

Tutti sistemati! siede Carlo accanto a lei, scendendo gli scalini di corsa. Ho chiuso anche lultimo vasetto di cetrioli!

Meglio così mi serviranno presto! sorride Teresa, posandogli la mano sul ventre.

Ma dai?! E non mi hai detto nulla?! esclama lui, stringendola forte.

Eh, con tutto quello che hai di questi tempi tra cetrioli e richieste assurde, io passo in secondo piano!

Lei prova a ribattere qualcosa, ma lui la zittisce con un bacio deciso, per ricordarle che la vera donna non scorda mai chi è davvero.

Al cuore, proprio dove lanima respira.

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