8 marzo
Questa mattina, mi sono trovata in una situazione che mai avrei immaginato. Verso le otto e mezza, con la fame che mi girava la testa, mi sono avvicinata al banco del pane in Piazza Vittorio, vicino a casa. Il profumo del pane fresco era irresistibile, ma le monete nella mia borsa non bastavano. Così, balbettando un po per limbarazzo, mi sono rivolta alla giovane commessa:
Signorina, mi può dare un quarto di filone? Domani le restituisco i soldi, le giuro. Ho la testa che mi gira dalla fame
Lei, quasi sorpresa, mi ha fissata.
Signora, qui è panetteria, non facciamo credito. E le bottiglie non le prendiamo, cè scritto pure: le bottiglie vuote si restituiscono al punto raccolta. Dopo ci si fa dare i contanti e si può tornare a comprare il pane. Cosa vuole fare?
Mi sono resa conto solo lì che il punto di raccolta delle bottiglie chiudeva a mezzogiorno ed ero arrivata troppo tardi. Mai prima dora avevo dovuto raccogliere bottiglie per qualche spicciolo e una tristezza profonda mi ha invaso. Ho allungato il passo, indecisa su dove trovare un euro.
Bisognava alzarsi prima oggi, ha brontolato la commessa, domani venga di mattina presto e si ricordi.
Davvero, non avrei mai pensato di arrivare a chiedere un pezzo di pane in un negozio dove tutti fanno la fila per pagare di tasca loro. La vergogna mi bruciava, ma cercavo di restare dignitosa.
Lho visto chiaramente: nella sua voce non cera cattiveria, forse solo stanchezza; mi ha detto che nemmeno lei ce la fa ad arrivare a fine mese, che non può permettersi di regalare pane a chi passa. Ci sono troppi poveri in giro, signora, vada avanti, non perda tempo qui, ha detto, e si è rivolta ad un uomo che si era appena avvicinato.
Buongiorno signor Rocchi, il suo pane preferito è arrivato. Le sfoglie allalbicocca sono fresche, quelle alla ciliegia sono di ieri.
Luomo, in abito scuro e con lo sguardo lontano, ha annuito distratto.
Mi dia un filone ai cereali e sei sfoglie alla ciliegia.
Alle albicocche, le dicevo Allora vada per le albicocche.
Mentre la ragazza gli cedeva la spesa attraverso il finestrino, ho notato il portafoglio gonfio che luomo estraeva per pagare, e il suo sguardo che per un attimo indugiava sul mio viso e sulla grande spilla appuntata al mio cappotto.
Mi sono sentita osservata, ma subito lui è andato via caricando tutto sulla sua Alfa Romeo; lufficio della sua azienda era proprio dietro langolo. Ho continuato la mia passeggiata, stringendo la borsa contro lo stomaco vuoto, la dignità ferita ben stretta in fondo al cuore.
Allarrivo in ufficio, la segretaria, Marina, mi ha accolta.
Ingegner Rocchi, sua moglie ha chiamato.
Oh, Marina, tutto bene?
Luca Rocchi era il titolare di unazienda di elettrodomestici. Il suo ufficio si trovava nella periferia di Bologna; lussuoso ma sobrio, distante dal centro quanto bastava per evitare inutili sprechi. Abitava in una villetta appena fuori città, con la moglie Claudia e i due figli. Mentre ascoltava la voce preoccupata della moglie al telefono, pensava alla terza gravidanza ormai agli sgoccioli.
Claudietta, che succede?
Luca, ci hanno convocato dalla scuola. Matteo ha litigato di nuovo.
Amore, oggi non so se riesco, cè la trattativa con il fornitore tedesco. Però va, non stressarti, ci penso io.
Ma io ora con la pancia non ce la faccio. Per favore, non lasciarmi sola.
Nessun problema, tesoro, troviamo una soluzione, promesso.
Se con le parole non capisce, Matteo la pagherà cara stavolta. Scusa, ho da fare, a stasera.
Ormai non sei mai a casa. I bambini quasi non ti vedono più. Io mi preoccupo per te, non ti fermi mai
Claudia, lo so, ma è un periodo. Appena finisce questa fase, andrà tutto meglio. Abbiamo bisogno di aiuto quando sarai in clinica, ricordi?
Vediamo magari una tata.
Preferirei trovare qualcuno di cui fidarmi davvero.
Daccordo, parliamone più tardi, ora vai pure.
Il resto della giornata è passato tra pratiche e riunioni, e quando finalmente sono tornato a casa, i bambini dormivano già. Claudia mi aspettava in salotto.
Scusa, tesoro, oggi sono stata pesante.
Tu pensa a riposare. Vuoi che ti scaldi qualcosa?
No grazie, non ho fame. Ho assaggiato in ufficio le sfoglie alle albicocche, sono fenomenali! Ma quel pane ai cereali con la frutta secca… ai bambini non è piaciuto.
Le sue parole mi hanno riportato al pensiero di quella donna fuori dalla panetteria. Il viso mi era incredibilmente familiare, ma non riuscivo a ricordare chi fosse. E quella grande spilla Chissà dove lavevo già vista.
A letto, i pensieri non mi lasciavano pace. Finalmente, tra i calcoli per la trattativa del giorno dopo, un lampo: Non sarà mica la professoressa Tamara Valentini?. Ricordai tutto: la matematica al liceo, la voce gentile, i mille consigli.
Tamara Valentini era stata amata da tutti, anche dai genitori degli studenti di Bologna. Si era sposata tardi, a 38 anni, ma una tragedia le aveva spezzato il cuore: la figlia, molto fragile di salute, era venuta a mancare giovanissima. Dopo la perdita, anche il matrimonio era finito e Tamara si era buttata nellinsegnamento, riversando affetto sui suoi alunni.
Io ero cresciuto dagli zii, i miei genitori erano morti in un incidente agricolo quando io ero bambino. Tamara sapeva tutto della mia situazione e ogni tanto mi faceva fare qualche lavoretto in casa sua, così con la scusa mi offriva anche pranzo, senza farmi vergognare.
Il suo pane fatto in casa era soffice, profumato, perfetto. Se ti piace così tanto, portane un pezzo pure alla zia, mi diceva, e tagliava metà filone con aria tenera.
Queue immagini e ricordi, mi accorsi che la giornata era già partita. Il mio amico Marco, ora in polizia municipale, mi aiutò senza fare troppe domande a trovare lindirizzo di Tamara: abitava ora in un piccolo appartamento popolare, dopo che la sua vecchia casa era stata demolita per farci dei condomini.
Ci misi qualche giorno per trovare il tempo di andare da lei, ma appena ebbi un attimo libero la domenica, comprai un mazzo di fiori colorati e andai a citofonare, emozionato come un ragazzino.
Tamara aprì, invecchiata e più fragile, ma riconoscibile negli occhi buoni e nel sorriso accennato. Ci siamo subito riconosciuti.
Buongiorno, professoressa Valentini, sono Luca Rocchi. Si ricorda di me?
Ma certo, Luca! Ti ho visto laltro giorno alla panetteria Non dimentico mai i miei ragazzi.
La sua voce tremava, si commosse. Io imbarazzato le diedi i fiori.
È una sorpresa che non mi aspettavo! Lultima volta sono stati i miei studenti, per il mio ultimo primo giorno di scuola quattro anni fa. Dopo quella giornata la scuola mi ha mandato in pensione.
Tamara mi chiese scusa di non potermi offrire un tè, la pensione la pagano solo fra due giorni. Lo dissi subito: Sono qui per portarla a casa con me. Ho una famiglia, due figli, e tra poco arriva la nostra bambina. Avremmo bisogno di una persona fidata e saggia accanto a noi.
Tamara scosse la testa, incredula.
Non posso pesare su di voi, la tua famiglia magari non sarà daccordo.
Le spiegai che avevamo già deciso tutto con mia moglie: i nostri bambini avevano più bisogno di una guida che di una tata. Chi meglio di lei, professoressa?. Accettò, promettendo che avrebbe dato il meglio di sé anche con Matteo, il mio ribelle.
Pochi giorni dopo, Tamara Valentini entrò nella nostra casa. Claudia fu subito conquistata dalla sua calma e saggezza, mi accorsi che anche per me era un conforto sapere che i miei figli erano con qualcuno di cui mi fidavo ciecamente. Tamara preparava dolci e aiutava i bambini con i compiti. Matteo, che in classe faceva sempre a botte, smise improvvisamente: Tamara riusciva a parlare al suo cuore meglio di chiunque.
Fu anche lei a prendersi cura di loro quando nacque la nostra tanto attesa bambina, che abbiamo chiamato Livia. Al ritorno a casa, Claudia abbracciò forte i figli: Mi siete mancati tantissimo!.
Mamma, abbiamo fatto il pane con la professoressa Tamara! gridò Matteo emozionato.
È buono, però lei dice che nel forno a legna veniva meglio aggiunse timido Luca.
In quei giorni, la mia famiglia era davvero al completo. Più di una volta ho pensato che chi semina rispetto, un giorno raccoglie affetto, come il pane caldo appena sfornato ogni domenica mattina.





