Lultimo intervento
Fin dal primo mattino, una strana sensazione non mi lasciava in pace. Era come se dovesse succedere qualcosa… qualcosa di brutto.
Ho preso subito il telefono e ho chiamato la mamma. Ma la signora Anna Mancini mi ha rassicurata:
La pressione perfetta, zero mal di testa. Perché mi chiedi queste cose?
Così, per stare tranquilla… ho risposto. Va bene, ora devo prepararmi per andare a lavoro. Se ti serve qualcosa, chiamami tu.
Va bene, tesoro.
Avrei dovuto sentirmi meglio dopo averle parlato, e invece sentivo sempre quella tensione, quel presentimento che non mi mollava.
Non riuscivo nemmeno a capire cosa me lo provocasse. In fondo non cera niente di strano che potesse preoccuparmi. Però, con questo lavoro, tutto può succedere. E in più oggi è lunedì, e si sa che i lunedì sono pesanti.
Ho finito il caffè, ho dato unocchiata allorologio che segnava le sei e mezza, mi sono vestita in fretta e, col mio panino nella borsa, sono uscita diretta allospedale.
*****
Appena arrivata alla sede dellautomedica a Firenze, ho incrociato Nicola, lautista che mi avrebbe accompagnata per tutto il turno in giro per la città. Mi ha salutata con la mano, io ho risposto con un cenno stanco.
Martina, sembri un po abbattuta oggi ha sorriso lui, accendendosi una sigaretta. Tutto bene?
Non saprei, Nicola. Ancora niente di grave, ma ho questa sensazione che qualcosa accadrà… ho detto, pensierosa.
Speriamo di no! Ma che ti vengono in mente queste idee di prima mattina? Sei anche poco riposata?
Sono rimasta in silenzio.
Ho alzato lo sguardo verso il cielo: pieno di nuvole grigie, pronte a scaricare pioggia da un momento allaltro.
E la pioggia non mi è mai piaciuta, nemmeno da bambina…
Forse è solo questo il problema? Non un presentimento, ma solo il brutto umore per il tempo?, mi sono quasi convinta di aver trovato la causa dellansia.
Ho sorriso tra me e me, ma la sensazione è subito tornata, pungente come prima.
Buon lavoro, colleghi! ci ha salutati una giovane ragazza passando di corsa.
Nicola, sentendo quellaugurio, è quasi andato di traverso col fumo. Dopo essersi schiarito la voce, le ha fatto un cenno minaccioso. Lei subito si è scusata, mortificata.
Mi scusi, mi sono confusa… ha detto.
Aveva iniziato da poco la nuova ragazza come soccorritrice: ancora non sapeva che augurare buon lavoro allinizio di un turno ai sanitari non si fa proprio. Porta male.
Ora davvero qualcosa succederà ho sussurrato a me stessa mentre un brivido mi correva lungo la schiena.
Sciocchezze… ha borbottato Nicola, buttando via la sigaretta.
*****
Ho passato la mattinata a mordicchiarmi le labbra mentre dalla centrale arrivavano sul tablet gli indirizzi delle emergenze, la motivazione letta a voce alta dalloperatore:
Maschio, 35 anni, forti mal di testa e difficoltà a parlare. Possibile ictus.
Mancava solo questa…, mi sono detta. Sì, da medico devo essere pronta a tutto, certo. Ma ogni intervento me lo porto dentro, e quelli gravi restano impressi, specie quelli con un esito tragico. E lictus fa paura.
Per fortuna, il paziente non era affatto colpito da ictus.
Parlava male perché aveva festeggiato tutta la notte il compleanno di un amico e la testa gli scoppiava per la sbornia. Gli ho dato una pasticca e consigliato di riposarsi.
E se bevo una birretta? Aiuta? mi ha chiesto, speranzoso.
Assolutamente no! Peggiorerà soltanto. Se vuole campare a lungo, meglio lasciar stare lalcool.
Appena uscita di casa sua, ho tirato un sospiro di sollievo: tutto era andato bene.
Forse Nicola ha ragione e quella brutta sensazione è solo stanchezza e stress? Stavo quasi per rilassarmi, quando la centrale ci ha mandato… al cimitero.
Dove?! ha chiesto Nicola, incredulo.
Al cimitero ho ripetuto, stringendo il tablet.
Oggi dovevano dare lultimo saluto a un artista famoso di Firenze, anche se io, sinceramente, non lo conoscevo.
Cera tanta gente. Giovani, anziani, uomini e donne. Alcuni in silenzio con un garofano in mano, altri piangevano. Qualcuno ne parlava con affetto.
Io attendevo che qualcosa potesse succedere, Nicola fumava di continuo.
Ma tutto è filato liscio, e nessuno aveva bisogno dellambulanza.
Dopo ci sono stati altri interventi, quelli di routine che accadono ogni giorno.
Così sono passate quasi dodici ore e ormai il turno stava per finire.
Ancora dieci minuti e avrei rivisto la mia base.
Già pensavo a casa, alla doccia, al letto. E domani, chissà, magari un po più di buonumore.
Per sicurezza, ho richiamato mamma unaltra volta.
Tutto bene mi ha detto la signora Anna. Sto per cenare, poi guardo un po di TV.
Allora, aggiornamenti? ha chiesto Nicola quando ho rimesso via il cellulare.
Tutto tranquillo.
Visto?! ha fatto un gran sorriso. Dicevo io che non sarebbe successo niente. E tu lì: brutto presentimento, brutto presentimento…
Eppure non mi passa, Nicola. Non saprei spiegare cosè che mi agita così.
Dovresti prenderti un animale in casa! Lo stress lo fanno passare via in un attimo.
Ma dai davvero?
Certo! Io ho il mio gatto Mimmo. Quando torno, mi salta in braccio e inizia a fare le fusa… e il cuore si scioglie! Tutta la stanchezza va via. E dormo come un sasso.
Ci puoi scommettere che con i miei turni non posso permettermi un animale. Tu hai moglie e figli, io vivo sola.
Stavo per dirgli altro, ma il tablet ha vibrato: la voce della centrale.
Martina, scusa, ma il tuo turno non è ancora finito. Cè ancora unuscita, via Leopardi, 23. Appartamento… aspetta…
Quarantotto, per caso?
Sì, proprio 48. Ma come fai a saperlo? ha chiesto loperatrice, sorpresa.
Perché lì vive il signor Federico Santi. Ormai sembra di andare a trovarlo in visita. Che ha di nuovo, problemi col cuore?
Ho sentito loperatrice sospirare. Ho avuto un tuffo al cuore…
È morto, Martina… Stamattina, sembra. La polizia già cè, e serve anche la nostra presenza, lo sai…
So… ho detto piano.
Tremando, ho poggiato il tablet sulle ginocchia e ho guardato Nicola. Lui aveva già capito tutto e non parlava.
Poi ha detto:
Mi spiace per Federico Santi. Dalle storie che mi hai raccontato, era davvero una brava persona. Ma ricordati, Martina: non è colpa tua. Non ha voluto andare in ospedale e nemmeno dal medico… Non potevi obbligarlo, lo sai?
Sì…
Mi sono appoggiata allo schienale e ho chiuso gli occhi, scivolando lontana con i pensieri.
*****
Avevo conosciuto il signor Federico un mese e mezzo fa. Aveva chiamato lui lambulanza, lamentando forti dolori al petto.
Ha detto che la porta era aperta, quindi entrate pure aveva detto la centrale.
Va bene.
Entrata in casa, mi aveva accolto un cagnolino piccolissimo, che sembrava stare nel palmo di una mano.
Allinizio abbaiava contro lintrusa, poi è corso dal padrone, scodinzolando. Lho trovato in strada, gli ho dato una casa, ora mi protegge lui sorrideva Federico, alzandosi lentamente dal letto.
Rimanga sdraiato, signor Santi lho fermato. Bel cagnolino, lo prenderei anche io se potessi.
E perché non puoi?
Bei motivi. Ma ora parliamo di lei: da quanto ha questi sintomi, si fa seguire da qualcuno?
Mi ha raccontato che i problemi sono iniziati lanno prima, quando è morta la moglie. Andava dal medico, ma nulla cambiava.
Peggio sto quando attendo ore in ambulatorio. I dolori vanno e vengono…
Me li descriva meglio?
Non saprei… viene, passa. A volte prendo un po di valeriana, altre metto una compressa sotto la lingua.
Ma non è terapia questa gli ho sorriso. Facciamo almeno lECG.
Sapevo che il cuore non era in forma e lavrei portato volentieri in ospedale. Ma lui ha negato decisamente.
E il mio Bimbo a chi lo lascio? Mi dia una pastiglietta o al massimo uniniezione.
Aiuta solo per poco, Federico. Io, comunque, consiglierei il ricovero.
I suoi colleghi prima di lei facevano così, eppure sono ancora qui. In ospedale non ci vado. Se serve, firmo la mia responsabilità.
Non sono riuscita a convincerlo. Né quella volta, né le successive.
Da allora, sulle chiamate di Federico andavo sempre io. E lui chiamava spesso, almeno una volta ogni settimana.
Prima non mi succedeva mai, ora il dolore non mi lascia.
È che senza cure sta peggiorando. Vuole proprio rifiutare lospedale?
Mi spiacerebbe per Bimbo, qui senza di me non ce la fa. È ancora troppo piccolo.
E se ti succede qualcosa, Bimbo a chi resta?
Non succede! E se succede, qualcuno buono si troverà. Ho parlato anche con la vicina, le ho fatto vedere dove tengo i soldi, così può comprare il mangime.
Soldi?
Mah, oggi nessuno prende un cane dalla strada per soldi che non ci sono…
Era proprio un uomo daltri tempi, umano e generoso.
E ora, invece, mi trovo a tornare da lui, sapendo che non potrò più passare del tempo assieme come prima. Che peccato…
Questa volta, lultimo intervento è davvero lultimo.
Non sono daccordo con Nicola che dice che non è colpa mia. Invece sì. Avrei dovuto insistere di più, convincerlo… Avrei dovuto.
Martina, siamo arrivati.
Eh? mi sono persa e Nicola mi ha appena posato una mano sulla spalla.
Siamo qui.
Con le gambe di piombo, sono salita al terzo piano, dove già cerano il maresciallo e la vicina, la signora Vera Romano, che già conoscevo per via di un altro intervento.
Mi ricordavo bene di quel giorno: Federico si era sentito male in strada, stringendo Bimbo al petto, ed era stata proprio Vera a chiamare i soccorsi.
Buonasera, Martina.
Buonasera, signora Vera ho risposto piano. È stata lei a chiamare la polizia?
Certo. Chi altrimenti? Stamattina sentivo il cane abbaiare senza tregua. Mi sono chiesta perché Federico non se la portasse fuori come sempre. Magari non aveva voglia…
E poi?
Poi sono dovuta andare alla casetta in campagna e sono tornata solo la sera. Il cane abbaiava ancora. Allora ho chiamato la polizia. Il carabiniere è venuto con il fabbro, hanno aperto la porta e poi… ha indicato la camera da letto.
Ho capito, grazie.
Sono entrata nella camera, mi sono soffermata a guardare Federico. A fatica ho trattenuto le lacrime. Poi ho compilato i documenti.
Dun tratto mi sono guardata attorno, sono andata in cucina, in bagno, ho controllato persino il balcone.
Sta cercando qualcosa? ha chiesto il maresciallo.
Ci dovrebbe essere un cagnolino… Non lo vedo da nessuna parte. Lavete forse visto?
Sì, uno nero. Correva qui, abbaiava anche a me ha riso. Poi si è fatto serio: La vicina lo ha portato con sé.
Grazie al cielo!, ho pensato, sollevata.
Per un attimo avevo temuto che lo avessero buttato fuori. Federico ci teneva tanto, sarebbe morto dal dispiacere.
Salutato il maresciallo, sono andata a bussare alla porta della signora Vera, che poco prima era scomparsa con una scusa.
Martina? Tutto bene?
Volevo ringraziarla di aver preso Bimbo con sé. Sta soffrendo molto?
Chi, io?
Bimbo, il cagnolino. Non è da lei?
Ah, quello? Ma no, lho solo portato fuori. Faceva un tale baccano, e disturbava tutti, soprattutto il maresciallo! Poi mi è venuto mal di testa…
Quindi… lo ha lasciato per strada?
Non proprio, lho solo lasciato uscire. Tanto, qui dentro, che ci starebbe a fare ancora? Il padrone se nè andato.
Ma Federico mi aveva detto di avervi lasciato i soldi per comprare cibo…
Si è subito irrigidita, lo sguardo cambiato.
Guarda, Martina, io non ho preso nessun accordo e non so nulla di soldi. Ora devo proprio andare. E il cane… se vorrà vivere, se la caverà. Qualcuno buono lo troverà.
*****
Sono scesa di corsa le scale, fuori pioveva sul serio.
Ero già bagnata quando Nicola mi ha gridato dalla macchina:
Vieni qui! Vuoi beccarti una polmonite?
Ho lasciato la valigia dei medicinali sul sedile dellambulanza, poi ho chiuso la portiera.
Martina, che fai? è sceso anche Nicola, guardandomi confuso.
Nicola, tu torna pure alla sede. Il turno è finito, ma io devo cercare il cagnolino.
Che cagnolino? Spiegami bene.
In poche parole gli ho raccontato tutto, mentre lui si accendeva unaltra sigaretta.
Bimbo non può essere lontano. Resta qui. Io lo cerco.
Nicola ha spento la sigaretta con un gesto deciso.
No! Non ti lascio qui da sola. Tra poco fa buio. Andiamo insieme a cercarlo.
Ma la macchina…
Nessuno deve saperlo. Non succederà niente, dai.
Abbiamo passato dieci minuti a girare per il cortile e la strada. Pochi minuti dopo si è aggiunto anche il maresciallo, incuriosito.
Ha offerto il suo aiuto e sono rimasta sorpresa, ma contenta.
Lho trovato! ho sentito urlare Nicola.
Ci siamo precipitati vicino ad una panchina, dallaltra parte della strada, proprio sotto casa di Federico.
Il cagnolino era lì, sotto la panchina, e quando ha visto Nicola ha iniziato a ringhiare.
Ma guarda che tipo! Lo salvo, e mi ringhia pure! scherzava Nicola.
Quando mi sono avvicinata, ho tirato un sospiro di sollievo. Sì, era proprio lui: Bimbo.
Ha riconosciuto la mia voce, è uscito piano, con quegli occhioni tristi, e ha piagnucolato sottovoce.
Lo so, Bimbo, lo so… Il tuo Federico non cè più.
Nicola si è voltato per nascondere le lacrime. Anche il maresciallo ha distolto lo sguardo: gli uomini non piangono, specialmente in uniforme.
Non potrò mai sostituire il tuo padrone, lo so gli ho detto. Ma voglio provarci, se tu vuoi venire con me.
E lui ha venuto.
Sentiva che non lo avrei mai lasciato solo. E poi anche lui odiava la pioggia…
*****
Allinizio avevo il terrore di non farcela. Ma la mamma si è rivelata di grande aiuto.
Quando ero di turno, la signora Anna veniva a casa mia, dava la pappa a Bimbo, lo portava fuori.
E nei giorni liberi andavamo tutti e tre al parco: io, la mamma, il nostro cane.
Non ho mai rimpianto di aver preso con me quel cagnolino senza nessuno.
Adesso la mia vita ha un senso nuovo. Finalmente capisco Federico. Non approvo la scelta di non curarsi, ma capisco la solitudine.
Pochi mesi dopo nella nostra piccola famiglia è arrivato un nuovo amico.
Il maresciallo, proprio quello dellappartamento di Federico, che si era dato tanto da fare per il cagnolino. Gli ero piaciuta subito, anche se non era il momento giusto per conoscersi meglio.
Quando Alessandro è venuto a trovarmi con un mazzo di fiori, sulla porta cera lui: Bimbo.
Lo ha annusato, lo ha fissato dritto negli occhi… Poi ha abbaiato forte, come a dire: entra pure, va bene.
Così ora posso sentirmi finalmente serena. Posso persino permettermi la felicità che desideravo da tutta una vita.





