Di speranza non ne resta più
Non voglio i vostri soldi! dissi, piena di rabbia, e gettai quelle banconote stropicciate sul pavimento.
In realtà, sono i suoi soldi, rispose serenamente la padrona di casa. E davvero non ho colpa per quel che è successo. La prego, non faccia scenate: sveglierà i vicini.
Le lanciai uno sguardo pieno di rancore, mi girai e presi le scale giù di corsa.
Quando uscii dal portone, la vista mi si annebbiò, e a fatica raggiunsi una panchina. Mi sedetti, mi coprii il volto con le mani e scoppiai a piangere, silenziosamente, tutta sola. Mi rimproveravo per quello che avevo fatto:
«Se solo avessi saputo che sarebbe finita così, non sarei mai andata a quella festa di matrimonio!»
*****
Caterina, mi sposo! mi disse al telefono la mia migliore amica, Laura. Il matrimonio è fra un mese. Ci sarà anche il rito religioso dopo. Vieni, vero?
Auguri, Laura, sono felicissima per te. Ma sospirai pesantemente.
Dai, che cè?
Scusa, ma temo di non riuscire a venire. Vorrei davvero, giuro, ma
Come sarebbe? Da quando siamo bambine condividiamo tutto, scuola, problemi, gioie e tu non vieni al mio matrimonio? Vuoi farmi un torto?
Non ti vorrei mai ferire. Ma matrimonio e cerimonia non è una cosa di un giorno solo.
Sì, sono tre giorni. Sono sicura che puoi tranquillamente chiedere in ufficio, vero?
Non si tratta del lavoro Ho il mio gatto, Romeo. Non ho nessuno a cui lasciarlo, e non posso portarlo con me, lo sai Quindi
No, Caterina, non ci sento ragioni! Devi esserci, per me è importante. Chiedi a qualcuno di badare a Romeo mentre non ci sei. Ci sono pensioni, servizi di pet-sitting Dai, qualcosa si trova. Se non riesci ci penso io.
Non so, Laura
Hai un mese per pensarci, amica. Ti prego, non mancarmi in un giorno così importante.
Dopo quella chiamata rimasi pensierosa. Da un lato non volevo deludere la mia amica, dallaltro non sapevo davvero che farne di Romeo. Lasciarlo solo a casa, anche con cibo e acqua a volontà, nemmeno a parlarne.
Romeo era un micio socievole, e la solitudine, persino per due, tre giorni, gli pesava enormemente.
Pensai e ripensai, ma alla fine decisi che dovevo esserci per Laura. Così, affidai Romeo a una signora che mi ispirava fiducia.
Almeno, credevo fosse una brava persona. Responsabile, pure.
Avevo trovato lannuncio di Elisabetta Bartolini su internet: da anni si occupava di pensione per i gatti e garantiva sempre di restituire ogni animale sano e salvo.
Certo, scrivere si può scrivere di tutto perciò, prima di chiamarla per un incontro, lessi tutti i commenti online. Sembravano buoni.
Molti raccontavano di essersi già rivolti a lei, e sempre contenti.
E poi (questo mi convinse definitivamente), Elisabetta in passato aveva lavorato in una clinica veterinaria, quindi se avesse avuto bisogno avrebbe saputo cosa fare.
Messa sul piatto ogni possibilità andai da lei.
Lappartamento era grande, e la stanza più spaziosa era tutta per gli ospiti felini. Mi piacque molto sia lei che lambiente.
Anche Romeo, secondo me, lì non avrebbe sofferto la solitudine: di altri gatti da conoscere ce nerano parecchi.
Romeo, piccolo mio, starò via solo tre giorni. Porta pazienza, daccordo?
Romeo mi si strofinò sui piedi e mi guardò dritta negli occhi. Capivo benissimo quel suo sguardo.
Avrebbe voluto le coccole, ma era tempo di andare ormai.
Non si preoccupi così, signorina, sorrise Elisabetta. Starà bene, glielo assicuro.
Spero davvero. Ecco, tenga le diedi due banconote da cinquanta euro. Se cè qualunque problema, mi chiami subito, va bene?
Certo.
*****
Tre giorni passarono in un soffio.
Laura fu felice che fossi venuta: aveva al fianco la sua amica e io ero contenta per la nuova felicità nella sua vita. Suo marito mi parve davvero una persona affidabile.
Ogni giorno, però, pensavo a Romeo e chiamavo Elisabetta:
Buongiorno, come va Romeo? Si comporta bene? Le dà fastidio?
Signora Caterina, tutto bene. Mangia con appetito, è tranquillo. Lei torna come daccordo tra tre giorni?
Sì perché?
Niente, solo una conferma. Sa, a volte qualcuno si trattiene di più senza avvisare, ma io ho altri appuntamenti E per evitare discussioni, chiedo sempre.
No, certo, tra tre giorni torno. E comunque, non avrei mai lasciato Romeo più a lungo; mi manca troppo. Non vedo lora di riabbracciarlo.
Quando tornai in città, la prima cosa che feci fu andare da Elisabetta, dopo una breve telefonata per avvertirla.
Sì, va bene la aspetto, aveva sospirato, con uninquietudine che mi turbava.
Durante la corsa in taxi, quel sospiro mi ronzava in testa.
«Sto esagerando, che sarà successo? Ha detto che va tutto bene» Ma lansia cresceva, nonostante i miei sforzi di calmarmi.
Il suo gatto è scappato disse dun tratto Elisabetta.
Cosa?! Ma come?!
Sentite i vicini di sopra stavano facendo lavori, cera un frastuono insopportabile, I gatti si sono tutti spaventati. Stavo andando a chiedere se potevano fare meno rumore durante il soggiorno degli animali Appena ho aperto la porta, il suo Romeo è schizzato fuori per le scale, non sono riuscita a fermarlo.
Perché non mi ha avvisata subito? urlai. Perché ha mentito?
Pensavo di riuscire a trovarlo. Sa, a volte capita che qualcuno si perda, ma lho sempre recuperato. Ho messo subito annunci sul sito, ma per ora niente. Però può ancora essere trovato, davvero, non perda la speranza.
Non dovrei preoccuparmi? Da non crederci E lei aveva promesso che tutto sarebbe andato bene.
Se vuole, le restituisco i soldi.
Non voglio i vostri soldi! ripetei, gettando le banconote per terra.
In realtà, sono i suoi soldi, ribatté Elisabetta tranquilla. E davvero non posso farci nulla. La prego, niente scenate: qui la gente vuole dormire.
Le lanciai lultima occhiata piena dodio, mi voltai e presi le scale. Appena allesterno del portone, la vista mi si annebbiò di nuovo e a fatica raggiunsi la panchina più vicina. Non mi sembrava possibile. «Perché mai sono andata a questo matrimonio? Perché lasciare Romeo?»
Per un attimo la mente mi riportò al passato, a quella sera, tornando a casa dal lavoro. Era il 30 dicembre. Mi aspettavano giorni di vacanza tutti per me.
Proprio quella notte, mentre mi avvicinavo al portone, dal buio sbucò un piccolo batuffolo arancione. Non ebbi neanche il tempo di reagire: il micetto mi si arrampicò sulle gambe e scivolò tra le mie braccia.
Ma guarda un po! sorrisi. Subito pensai: e adesso che faccio?
Lo portai a casa. Non mi veniva in mente altro.
Trascorsi il Capodanno con Romeo, e tutte le vacanze a occuparmi di lui. Senza accorgermene, mi ero affezionata a quel cucciolo più di quanto avrei mai immaginato.
Figlia mia, trovatelo un marito, non solo gatti di strada scherzava mia madre quando le raccontai la storia.
È successo così Prima è arrivato il gatto, e al fidanzato toccherà adattarsi ridevo.
Quando tornai in ufficio, non resistei dal raccontare tutto alle colleghe.
Sapete, ragazze mi sembra che sono i gatti che scelgono le nostre vite: sempre in un giorno di pioggia o di freddo, saltano fuori dal nulla e ti guardano con quegli occhi tristi: Fa freddo là fuori mi porti a casa? E non puoi resistere: li prendi fra le braccia e ti portano felicità.
Caterina, dovresti scrivere romanzi! risero loro.
Si rallegrarono per me, ma sotto sotto non capivano tutto questamore per i gatti: forse perché nessuna ne aveva mai avuto uno. Per ora.
Prima o poi, arriverà anche per loro.
Da quando Romeo entrò nella mia vita, lappartamento si era riempito di peli. Ma anche di calore, affetto e una felicità nuova.
Tornando a casa, lui era sempre lì dietro la porta, pronto ad aspettarmi.
«Miao!» gridava Romeo e si strofinava affettuoso contro di me.
Più di tutto, adorava addormentarsi sulle mie ginocchia, meglio ancora se stretto a me, ronfando forte, come un trattore.
E ora nessuno mi accoglieva, nessuno a farmi le fusa. Niente più Romeo.
O meglio: speravo con tutto il cuore che da qualche parte esistesse ancora.
Solo che, di dove e come, non sapevo nulla.
Basta! mi dissi, alzandomi dalla panchina. Non resterò con le mani in mano. Lo devo trovare.
*****
Pronto! Lavete trovato?! gridai con speranza quando mi chiamò un volontario che mi aiutava nelle ricerche.
Forse sì Mi ha contattata una signora, ha raccolto un gatto arancione per strada, somiglia molto al suo Romeo. La aspetta oggi, le mando subito un messaggio con lindirizzo.
Grazie di cuore!
Ero davvero riconoscente a tutte quelle persone che si erano mobilitate. Da sola non ce lavrei mai fatta.
Erano già passati più di quaranta giorni da quando Romeo era fuggito dallappartamento di Elisabetta.
Erano stati i quarantacinque giorni più duri della mia vita: di notte frugavo siti e forum, guardavo tutte le foto di gatti recuperati, finché gli occhi mi bruciavano. Ma mai nessuna era di Romeo.
E la cosa peggiore: avevo sul telefono solo le foto di quandera piccolo, scattate mesi prima della sua scomparsa.
Mai avrei pensato che me ne sarebbe servita una: era cresciuto e molto cambiato Forse anche per questo nessuno lo riconosceva.
Scesi dal taxi e digitai il citofono.
Chi è? mi rispose una voce femminile.
Sono Caterina, per il gatto arancione che avete raccolto. Mi ha dato il vostro contatto il volontario.
Venga su.
Dieci minuti dopo, tornai giù e mi guardai intorno, in cerca di una panchina. Non ce nera: piansi lì, in piedi.
Il gatto raccolto dalla signora era sì arancione, ma non era Romeo. Sì, era bello, ma diverso
Allora lo tengo io, sorrise lei, abbracciando il suo batuffolo arancione. Ma le auguro davvero buona fortuna, sono sicura che presto ritroverà il suo Romeo. Non perda la speranza.
Per la prima volta nella vita, ebbi invidia di una sconosciuta. Me ne andai subito, per non darle fastidio con la mia tristezza.
Nei mesi seguenti mi chiamarono ancora, e andai ancora a vedere gatti che somigliavano a Romeo, ma non erano lui.
Era una prova durissima: correre sperando che, dietro una delle porte, ci sia il tuo gatto, ma scoprire ogni volta che ti sbagli.
Figlia mia, capisco tutto, mi disse la mamma, al telefono. Lo amavi. Però bisogna andare avanti. Puoi trovare un altro micio arancione qui in città, o anche da me in campagna: la vicina, pensa, ne ha appena partorito uno.
Grazie, mamma. Ma no. Non voglio un altro
Quando passò mezzo anno e Romeo non si trovava ancora, compresi: non cera più nulla da sperare.
Chiesi solo a Dio che Romeo fosse vivo. Magari con altre persone, magari tra i randagi come lui ma vivo.
*****
Andare avanti era un mistero. Mi sentivo schiacciata dal senso di colpa verso Romeo. Che importava, in fondo, un matrimonio? Se non fossi andata, niente sarebbe successo.
Non avrei mai dovuto fidarmi di uno sconosciuto. Romeo sarebbe ancora con me.
E adesso
adesso non so più nulla di lui. Lincertezza è la cosa peggiore: peggiore di tutto, perfino della morte.
Nei fine settimana, per non stare in casa dove tutto mi parlava di Romeo, uscivo per la città.
Giravo tra i cortili, mi avvicinavo ai cassonetti.
Non credevo più davvero di trovare Romeo, ma non riuscivo a smettere di cercare.
Un giorno, quasi senza accorgermene, mi ritrovai alle porte della città, davanti a un canile/gattile. «Forse mamma ha ragione, forse dovrei provare con un altro gatto?» pensai.
Allontanai subito quel pensiero.
«E se un giorno Romeo tornasse? che penserebbe, vedendomi con un altro? Mi crederebbe una traditrice?»
Stavo quasi per andarmene quando vicino al cancello mi si avvicinò una volontaria.
Signorina, è qui per adottare?
Sobbalzai, poi mi girai.
Se vuole, posso mostrarle i nostri amici a quattro zampe Guardi, non è un obbligo, magari qualcuno le piace
Non volevo vedere nessuno, ma non riuscii a dirle di no.
Lì cè Nino. Più in là Artù. Non sono bellissimi? chiese sorridendo.
Sì, stupendi. Davvero
Non saprei spiegare perché, ma lì tra quei mici e cani, per la prima volta mi sentii un po più leggera. Non risollevata, solo meno disperata. Quelli, con i loro occhi pieni di speranza, sembravano curare a distanza il mio smarrimento. Quasi non volevo più andarmene.
E là in fondo? domandai indicando lultima gabbia. Chi cè?
Là vive il nostro eremita. Un micio solitario, che non si lascia toccare da nessuno. Nemmeno quando lo nutriamo si lascia avvicinare. Mezzo anno fa labbiamo trovato in condizioni tremende, labbiamo rimesso in piedi, ma non si è mai fidato di nessuno.
Sentii un nodo allo stomaco.
Potrei potrei almeno vederlo?
Certo, venga.
Al sentire i nostri passi, il micio arancione ci voltò le spalle: non voleva vedere nessuno.
Ecco il nostro eremita, si gira sempre quando ci avviciniamo.
Le parole della volontaria scivolarono via, io guardavo fisso quel micio e no, non era possibile.
Romeo? sussurrai, stringendomi le braccia attorno al petto. Romeo, sei tu?
Il gatto volse piano la testa e mi fissò: sorpreso, incredulo.
«Mi sarò sbagliata», pensai per un attimo disperata
Romeo! urlai allora, più sicura. Sei davvero vivo! Vieni qui, piccolo! Mi riconosci, Romeo?
Il micio mi guardò e parve esitare un momento «Padrona?!»
Sì, adesso la ricordava. La voce, gli occhi, il profumo. Ma non si decideva a venirmi incontro.
«Mi ha lasciato oppure no? E allora perché è venuta? La mia zampa felina dice»
Listinto gli suggeriva finalmente la scelta. Corse. Verso la sua Caterina.
La volontaria appena in tempo aprì la gabbia, e noi già ci stringevamo luno allaltra.
Tutti ci fissavano: la volontaria, gli altri animali. Anche le nuvole sopra di noi. E il sole guardava e sorrideva. Perché in questi momenti, chiunque dovrebbe sorridere.
Poi tornai a casa insieme a Romeo, promettendo che avrei aiutato anche io il rifugio.
Perché avevano salvato il mio Romeo.
*****
Romeo, tornando, faceva le fusa rumorosamente e ogni tanto miagolava, raccontando di quel giorno maledetto: «Che paura ho avuto, che rumore, e tu non ceri. Ho dovuto cercarti. E invece sono finito sotto una macchina Ma che gioia che tu mi abbia ritrovato, padrona. Tu non mi lascerai più, vero?» Si zittì, mi guardò negli occhi.
No, Romeo. Non ti lascerò mai più. Mai.





