Oksana e sua suocera sedevano sul vecchio letto, entrambe avvolte in abiti caldi. Fuori era inverno e in casa avevano appena acceso la stufa. – Non preoccuparti, mamma. Andrà tutto bene. Ce la faremo. Ora ti do la medicina. Oksana cercava in tutti i modi di tranquillizzare la donna che chiamava madre, anche se in realtà non era sua madre—era la suocera, ed ormai quasi ex…

Giulia e la mamma sedevano sul vecchio letto di ferro battuto. Entrambe vestite come se stessero per affrontare una tempesta alpina: era inverno e la stufa a legna, poveretta, aveva appena cominciato a spandere un po’ di calore nellaria.
Tranquilla, mamma, tutto si sistema. Non ci perderemo certo danimo. Ora ti do le pasticche.

Giulia si sforzava di rassicurare la suocera già, perché mamma non era, o meglio: ex suocera, o quasi. Diciamo che la burocrazia familiare era complicata.

Era andata così: vivevano in tre, la madre (Maria), suo figlio e Giulia, la moglie (anzi, ex).

Giulia aveva sposato Enrico tardi, nemmeno stesse aspettando il treno giusto: a trentanni. Era la seconda moglie oh, non aveva rubato nessuno, alla loro storia non cera niente di clandestino, Enrico era già felicemente divorziato.

Alla suocera, Maria Rossetti, era piaciuta subito. E anche Giulia si era affezionata, una brava donna, genuina, che la stringeva forte e sapeva ascoltare. Giulia aveva perso i suoi genitori da ragazza, rimanendo sola come unoliva in fondo alla ciotola. Con Maria, aveva finalmente trovato una famiglia.

Avete fatto comunella, eh? mugugnava Enrico, bonario allinizio.

Cinque anni di matrimonio erano volati come una pizza che scotta. Poi Enrico era cambiato: sgarbato, nervoso, urlava con tutti pure col cane se lo avessero avuto. Lamante era la solita scusa: ritardi, giustificazioni, e tornava a casa che sapeva più di grappa che di uomo.

Un giorno, di punto in bianco, Enrico le disse che voleva il divorzio e di sbrigarsi a fare le valigie: aveva due giorni. Non aveva fatto nemmeno in tempo a finire lultimo rossetto che, zac, arrivò la fidanzata nuova. Che classe.

Magari voleva solo sfilare davanti alla precedente e lasciar cadere due (o cinque) cattiverie. Ma non funzionò. Era una bionda da copertina con labbra da gondola e ciglia così lunghe che quasi aravano il pavimento. Giulia non resistette e le scappò un sorriso.

Mi hai lasciata per questo spaventapasseri con le ciglia da mucca? Auguri! Io non mi dispero.

Almeno lei sa divertirsi. Voi due tu e mamma sembrate due nonnine, altro che sapore di sale! Due galline, quasi.

Va bene insultare me, ma tua madre?

La bionda fece una vocina sottile e civettuola:
Amore, rimane anche tua madre con noi? Ma portatela via, che ce ne facciamo? Tesoro

Già, mamma, pure tu ormai hai fatto il tuo tempo.

E dove vado? Tutti i miei risparmi li ho dati a te per costruire questa casa! esclamò Maria, con la mano sul petto.

Basta sceneggiate. Ok, vive pure, ma guai a uscire dalla stanza. Qui la padrona è Lara.

Gattone, che se ne andassero entrambe!

Ma è mia madre!

Cioè, dovrei avere una suocera così? Ma scherziamo

Giulia non ne poteva più.

Maria, vieni in paese con me?

Piuttosto tra le galline vere, che qui, con questi due!

Aspetta qui, in cinque minuti ti metto insieme due cose.

Non dimenticare le medicine, la mia scatoletta e la borsetta.

Giulia aggiunse unaltra valigia. Infilò dentro alla rinfusa medicina, scatola, documenti, biancheria e vestiti.

Portate via tutto. Non ci serve nulla che non sia nostro, fece la voce stridula Lara. Vero, amore mio?

Enrico osservava in silenzio, la statua della responsabilità. Sapeva daverla fatta grossa. Ma chissà, le mamme perdonano tutto forse.

Dopo mezzora Giulia era già alla macchina. Maria sedeva dietro, piangeva a piccoli singhiozzi, senza nemmeno guardare il figlio. Un dolore che non sai nemmeno dove metterlo.

E adesso, cara ragazza, che facciamo?

Ce la caviamo, non ti preoccupare. Ho qualche risparmio, la tua pensione aiuta, vivremo di pane e olio, e rideremo pure.

Arrivarono a Castelverde, il paese dove Giulia era cresciuta. Per fortuna era ancora giorno: la casa era gelida, Giulia accese subito la vecchia stufa, portò dellacqua e mise il bollitore su a cantare.

Ma come fai a organizzarti così? Sembri nata qui.

Eh, mio nonno mha insegnato tutto. E poi abbiamo fatto la spesa, così risparmiamo le chiacchiere con le pettegole.

Latmosfera si scaldava a vista docchio.

Domani pulisco da fondere tutto.

Un bussare alla porta.

Oh, è arrivata la nuova vicina? domandò una voce maschile dietro la porta. Eccoti, Giulia! Non ti si vedeva da secoli. Sei tornata per passare linverno? Guai, guai?

Tutto bene, zio Paolo. Ti racconterò con un tè. Accomodati!

In realtà venivo a invitarti da me Ma vedo che non sei sola notò solo allora Maria.

Questa è Maria Rossetti. Maria, lui è Paolo Bianchi, fece le presentazioni.

Se ti serve aiuto, sono qua.

Grazie, ma per ora va bene così.

Passò una settimana. La casa tornò decente e accogliente.

Lo sai, Giulia, anche io ero di campagna, mi sono sposata un cittadino. Poi è morto (miseria nera) quando Enrico aveva appena ventitré anni. Ho venduto casa, e lui mi promise che avremmo sempre vissuto insieme. Guarda invece come finisce la storia

Non piangere. Anchio sono in mezzo al guado. E magari, chissà, arriveranno quei famosi nipotini.

Ma da quella là? Santissima madonna! E Paolo Bianchi con chi vive?

Da solo. Sua moglie è morta anni fa salvando il figlio dei vicini. Mai più si è risposato, niente figli, tanto silenzio. Da giovane era il miglior amico di mio nonno. Ha la tua età più o meno.

Passarono quasi trenta giorni. Da Enrico nessuna notizia, neppure una telefonata smarrita. Fino a che, una sera, Giulia vide un numero sconosciuto.

Pronto, Giulia?

Sono io.

È successo qualcosa a tuo marito.

Credo abbia sbagliato numero.

No, signora. Enrico ha avuto un incidente. Guidava, non era lucido. È morto. Era in auto con una ragazza. Lei sta bene, nemmeno un graffio. Deve venire allidentificazione.

Dio mio, povera Maria. Come dirglielo? Paolo, solo lui può aiutarmi.

Giulia, coshai? Sei bianca come una mozzarella!

Maria, siediti. Enrico non cè più.

Oh! pianse Maria. È colpa mia! Lho abbandonato!

È stato lui a cacciare te!

Già, ma sono pur sempre la madre. Dio lha punito.

Vado a vederlo, Paolo viene con me.

Vengo anchio.

Vengo anche io, disse Paolo. Prendo lauto, così non se ne parla più.

Il funerale si fece. Dopo qualche giorno, Giulia e Maria decisero di andare a vedere la casa. Ormai sarebbe loro, per successione. Divorzio? Enrico non aveva fatto in tempo tra donne, serate e gozzoviglie.

Paolo le accompagnava come un gentiluomo d’altri tempi.

Vengo con voi, donne da sole, chissà che succede.

La casa Ma cosa avevano combinato in un mese? Sporco ovunque, piatti in giro, odore di alcol e qualcosa di morto.

Enrico avrà anche sbagliato, ma mai così! Ma guarda cosè successo

Dun tratto spuntò la bionda dalle ciglia protesiche. Dietro un tipo peloso e in mutande.

Che ci fate qui? È casa mia ormai, fuori!

Vediamo i documenti! intervenne Paolo.

Che documenti? Mio marito è morto, avevamo anche fatto la cerimonia!

Ma non era neanche divorziato!

Vabbè, abbiamo fatto il matrimonio preventivo. Adesso è tutto mio!

Adesso basta, aria! Cè qualcun altro qui?

Il tipo capì lantifona, scappò senza far rumore. Paolo controllò che non portassero via nemmeno una forchetta.

Ora bisogna capire tutto coi documenti. Magari Enrico ha lasciato un testamento, magari cè una sorpresa. E cambiamo le serrature: quella lì ha sicuramente le chiavi.

I documenti erano a posto, le serrature nuove.

Dovettero buttare via metà della roba. Paolo non si staccava mai da Giulia e Maria.

Mi spiace che dobbiate tornare qui. Mi ero ormai abituato a voi due nella mia vita

Torneremo a trovarti! E tu vieni in campagna!

Mi fate tornare ragazzino. Maria sembra proprio la mia povera moglie

E ho visto come la guardi, Paolo, non credere! E pure lei Qui gatta ci cova!

Eh, lasciamo stare

Ma va là!

Un anno dopo Paolo e Maria si sposarono. Non si erano mai sentiti così bene; Giulia era come una figlia, una vera famiglia. E non finisce qui: cerano pure dei nipotini!

Giulia diventò davvero mamma. Non si risposò, ma adottò due fratellini impossibile separarli. Ne voleva uno, ne arrivarono due.

Alla fine, genitori e persone care si trovano non solo nascendo, ma anche lungo la strada. Spesso ci pensa la vita e chi siamo noi per impedirglielo?

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Oksana e sua suocera sedevano sul vecchio letto, entrambe avvolte in abiti caldi. Fuori era inverno e in casa avevano appena acceso la stufa. – Non preoccuparti, mamma. Andrà tutto bene. Ce la faremo. Ora ti do la medicina. Oksana cercava in tutti i modi di tranquillizzare la donna che chiamava madre, anche se in realtà non era sua madre—era la suocera, ed ormai quasi ex…