Discussione Accesa

Litigio

Antonella, ti perdono! Il nostro litigio era una sciocchezza. Finiscila di fare la permalosa! Non siamo più ragazzine! tuonò Maria Bellini componendo, dopo sette anni, il numero della sorella. È ora di crescere, Antonella! Basta, quanto durerà ancora

Mi scusi… Ma a chi sta telefonando? Io non sono Antonella

La voce era palesemente estranea. Giovane, un po esitante, ma piacevole.

Maria Bellini rimase di sasso, cosa che accadeva di rado.

Ragazza mia, chi sei?! Come hai il numero di mia sorella?!

È il mio numero. Da più di un anno, oramai. Mi scusi, ma non la conosco. E neppure questa Antonella a cui vuole parlare. Arrivederci!

Maria Bellini, ancora incapace di assimilare la situazione, rimase in silenzio. I toni liberi colpirono il suo orecchio come campane, e uninsolita paura si insediò in lei

Pensando di essersi sbagliata, Maria afferrò gli occhiali e controllò con cura il numero segnato nellagendina rossa, quella vecchia e consumata che la sorella le aveva regalato tempo addietro. Antonella amava le cose belle e, sapendo che anche Maria le apprezzava ma trovava sciocco spendere soldi per certe frivolezze, la viziava con piccoli doni una pochette, una penna elegante, una sciarpa colorata. Piccolezze, ma piacevoli. Maria invece amava i grandi gesti; quando faceva regali, erano importanti, ingombranti, eclatanti. Doveva far capire a tutti quanto volesse bene alla sorella!

Componendo il numero manualmente, Maria sentì che la sfortuna arrivava sempre da dove meno te la aspetti. La voce, sempre la stessa sottile, musicale, ma estranea.

Mi scusi, glielho già detto, è il mio numero la ragazza suonava ormai infastidita. Non mi chiami più, la prego. Mi sta distraendo dal lavoro. Ho una lezione.

Aspetti! Maria fu colta dal terrore che anche stavolta il telefono venisse riagganciato. Mi dica quando posso richiamarla? È davvero importante!

Tra mezzora ho una pausa.

Maria poggiò il telefono e rimase persa nei pensieri.

Perché Antonella aveva cambiato numero? E perché non glielaveva detto? Sì, erano ai ferri corti, ma non significa scomparire come fantasmi!

Maria cominciava ad arrabbiarsi.

Quanto resta sempre la stessa, Antonella! brontolava pulendo per la centesima volta il tavolo della cucina, stringendo lo straccio e gli occhi sullorologio.

Non sapeva stare senza fare nulla. Fin da bambina, doveva sempre muovere le mani, la testa, qualcosa. Energica, vivace, tagliente nei giudizi; e sempre, sempre giusta! Quante discussioni con parenti per questo! Ma a lei non importava. Aveva ragione, no? Dunque, nessuna discussione!

Antonella era lopposto: tranquilla, dolce, lenta. Mangiava la colazione a passo di lumaca, così che spesso bisognava correre per arrivare in tempo a scuola. Maria, intanto, aveva già stirato i grembiuli, fatto le trecce, sistemato i fiocchi, mentre Antonella sospirava ancora con lo spazzolino in mano, tracciando figure sullo specchio appannato.

Che stai facendo, Antonella?

Penso

Smettila con queste sciocchezze! Finiamo in ritardo! sbottava Maria. A pensare ci pensino gli altri! Tu spazzolati i denti e vai a fare colazione!

Così era sempre stato. Antonella arrancava in coda, e Maria già scalava la montagna, e tornava giù a rimproverare la sorella:

Ma che lumaca sei? Sembrano ti manchi le forze! Vivi appena! Si può vivere così?!

Antonella, imperturbabile, rispondeva agli occhi vivaci della sorella con un sorriso chiaro:

Mariuccia, mica dobbiamo essere tutti dei fulmini come te! Tu sei il nostro orgoglio! Non preoccuparti di me, andrò avanti piano piano

Sempre così! Piano piano! Passa la vita, e tu ancora Muoviti!

Antonella non si offendeva. Capiva che Maria doveva sfogare quella tempesta che aveva dentro. Aspettava che arrivasse laffetto. Pensava che col tempo, Maria avrebbe imparato la calma.

Come si doma un vulcano? Solo col mare. Così è lamore. Lì, dove brucia il fuoco, lamore può diventare onde tranquille, cambiare tutto, far nascere novità. E invece di un vulcano trovi unisoletta con palme e il mare attorno. Meraviglia!

Ma questa storia non era esa Maria. Lei amava come una fiamma. Bruciava tutto ciò che le si avvicinava.

Aveva avuto quattro mariti. I primi tre lasciati in meno di un anno, sempre con la stessa motivazione:

Caratteri incompatibili! recitava come un ritornello.

Con il quarto resistette tre anni. Ma se ne andò pure da lui, bambina piccola in braccio, e nessun sole allorizzonte, solo rabbia e delusione.

Che uomini di oggi! Non vogliono nulla! Famiglia? No! Figli? Macché! E la moglie? Un soprammobile, senza diritto di parola! sbraitava Maria seduta al tavolo della cucina di Antonella. E tu? Vivi con tuo Tonio, tutto ti va bene?

Il marito di Antonella, Antonio, in silenzio serviva le tazze e prendeva in braccio la nipotina:

Parlate voi! Metto a dormire Marisa.

La piccola Marisa crollava dal sonno, ma la mamma non ci badava.

Tutta la vita a rotoli! Bisogna ricominciare!

Ma guarda! Né carne né pesce! sbatteva la mano sul tavolo Maria quando Antonio usciva. Come fai a sopportarlo? Uno si ammazza di noia!

Eh, sto bene, Maria! Antonella sorrise, avvicinando il cesto dei biscotti Bevi il tè! Non avrai ancora mangiato

Tutto il giorno a stomaco vuoto! ammise Maria sgranocchiando Ma guarda che ti dico! Sono di nuovo sola!

Mariuccia, non sarebbe lora di ammorbidirti? Sempre in lotta, ne vale la pena? Passa la vita! Marisa crescerà, si sposerà, se ne andrà. Sarà giusto così. E tu? Rimani sola?

Antonella, ma sei sciocca! Non è questo il punto!

E allora?

Che non bisogna mai fidarsi! Tutti mentono!

Anchio?

Anche tu! Canti che ami Tonio, ma non hai fretta di avere figli! Cosa significa? Che non lo ami!

Chi? Antonella smise di sorridere.

Lamore vostro! Non esiste! È finzione! Se una donna non vuole figli dalluomo che dice di amare, allora non lha mai amato, nemmeno un minuto! Ecco!

Antonella tacque. Andò ai fornelli, toccò la caffettiera, si asciugò una lacrima, e lo disse così sottile che Maria quasi non sentì:

Non sempre è questione di volontà, Maria. Vorrei Tanto! Ma non posso! Non sarò madre

Maria scattò ad abbracciarla.

Chi lha detto?! I medici? Non gli dare retta! Ti porto dai migliori! Ce la faremo! Avrai la tua felicità, vedrai!

Ma bastava la volontà? Nemmeno la caparbietà di Maria fu sufficiente. Non tutto dipende da noi, se il destino decide diversamente

Antonella diventò madre, ma non come aveva sognato. Non ebbe figli suoi. Ma se qualcuno le avesse detto che i due figli adottivi, bambini lontani parenti di Antonio, non erano veri suoi, avrebbe fatto una brutta fine. Persino con la sorella preferita litigò per questo, e a lungo.

Non ti servono figli altrui, Antonella! Arriveranno i tuoi!

Sono quasi a quarantanni, Maria! Se doveva accadere, sarebbe già accaduto! E questi? In orfanotrofio?

Che timporta?! Tonio ha una famiglia numerosa! Li accolgano loro!

Io li voglio! Capisci?! Io!

Ah, Antonella! Da chi hai preso?!

Come?!

Testarda e sciocca! È una fatica inutile!

Basta, Maria! È tardi! tagliò Antonella senza guardarla, trattenendo le lacrime amare. Vai a casa tua. Marisa ti aspetta.

Marisa è al campo estivo. Torna tra una settimana. E tu! Se ti vedo in giro mi infurio! E non chiedermi nulla, visto che non vuoi sentire!

Da dove viene tutta questa rabbia, Mariuccia? chiese pacata Antonella alla schiena della sorella, che corse giù per le scale, ancora arrabbiata che nessuno ascoltasse.

Una risposta Antonella non l’ebbe mai. Maria se lera davvero presa. Era sparita, nessuna telefonata, nessuna visita, neanche gli inviti a casa. Proibì persino a Marisa di vedere la zia. Ma Marisa continuava a vedere Antonella di nascosto, vivevano vicine.

Col tempo, Antonio ebbe unofferta di lavoro lontano e si trasferirono, dopo aver consultato tutta la famiglia. Salutarono Marisa, le diedero il nuovo indirizzo e raccomandarono: per tutto, chiamami senza aspettare il permesso di tua madre.

Non si sa mai cosa capita, Marisa mia! la abbracciava Antonella in stazione Ricorda, la tua famiglia cè sempre! E stai vicino alla mamma, sai quanto fa fatica con il suo carattere. Solo noi possiamo comprenderla

Marisa prese a cuore il consiglio. Era difficile, ma resisteva. Poi divenne impossibile.

Sì, perché Marisa è cresciuta e si è fidanzata. Maria non approvò.

Chi sarebbe, questo buono a nulla?! Non me ne portare qui di questi! tuonò aprendo la porta e vedendo il ragazzo magro, occhiali, che teneva Marisa per mano. Possibile che non trovavi di meglio?!

Marisa non spiegò nulla. Si scambiò uno sguardo col fidanzato, girò i tacchi e se ne andò, ignorando le grida della madre.

Il buono a nulla, di nome Paolo, era tuttaltro che semplice. Aveva una laurea seria, era bravo con i computer, e poco dopo propose a Marisa di sposarsi e trasferirsi dove abitava la zia Antonella.

Lì ci sono più opportunità. Vendo casa, compriamo qualcosa di nostro. Qui non abbiamo più nulla?

Ormai, no piangeva Marisa, ripensando allo sguardo incredulo della madre e alle sue urla. Antonella capirà. Lei è buona.

Conta che tu stia bene, per me.

Paolo amava Marisa. Era disposto a seguirla ovunque pur di vederla felice. Non aveva più nessuno al mondo, i suoi genitori non cerano più, tutta la sua vita era quella ragazza fragile dal naso gonfio di lacrime, che sognava casa, famiglia, due bambini e un lungo per sempre.

E così fu.

Antonella, saputo che Maria faceva ancora resistenza, provò a chiamare la sorella, ma venne respinta:

Siete scappati da te? Chiaro! Non telefonatemi più! Non voglio sapere nulla! singhiozzava Maria.

Maria, basta! Antonella, stavolta, perse la pazienza. Distruggere è facile! Ma pensa: cosa stai facendo?! Hai mandato via tua figlia! Per fortuna aveva dove andare, e se io non ci fossi stata? Che madre sei a cacciare la tua bambina solo perché non approvi la sua scelta?! Non devi viverci tu con Paolo, è la vita di Marisa! Il tuo compito è sostenerla! E se le cose andassero male? Dove tornerebbe? Verso estranei? Solo perché sua madre ha troppo orgoglio per abbracciare la figlia?!

Ma tu tentò di ribattere Maria, ma Antonella la interruppe.

Basta, Maria! Se vuoi fare pace, bene. Ma alle nostre condizioni. Siamo stanche delle tue tempeste! Pensa! Se vorrai tornare, chiamaci. Noi aspetteremo!

Maria si offese. Decise che non avrebbe più pensato né alla sorella né alla figlia. Tanto, erano intelligenti, vivessero col loro genio!

Stracciò linvito alle nozze di Marisa e Paolo, non rispose ai messaggi della sorella, né aprì la busta di foto inviatale per posta. Gettò tutto direttamente nella spazzatura. Coltivava la sua delusione come si custodisce una gemma amara, con la determinazione di chi vuole dimenticare.

Il tempo scorreva, ma i parenti non facevano passi indietro. Vivevano, lavoravano, Antonella curava i bambini, aiutava la nipote col primogenito, e Paolo con Antonio costruivano la casa della giovane coppia.

Il buono a nulla non era più né magro, né pallido, lamore della moglie lo nutiva davvero. Antonio era fiero del nuovo parente:

Paolo, sei un genio! Come ci hai pensato? Dove hai imparato?

Libri e internet, zio Toni! Se vuoi imparare, il sapere cè, basta volerlo.

Quando Marisa aspettava il secondo figlio, inaugurarono la nuova casa. Alla domanda timida della zia sul se chiamare la madre al trasloco, Marisa sospirò:

La chiamo sempre, zia Antonella. Non risponde mai. E se risponde, chiude subito. Non vuole parlarmi.

Non piangere! la consolava Antonella. Non puoi!

Non lo farò singhiozzava Marisa, arrabbiata con la madre e triste per la sua lontananza.

Maria neanche pensava a intenerirsi. Tempo? Che mi importa! Vedranno quanto mi hanno ferita! E sarò io a decidere se perdonarli o meno.

Eppure, la pazienza finì. Sarà letà, o altro, ma la notte di Capodanno da sola, formò il vecchio numero della sorella. E trovò solo una voce estranea.

Non appena scaduti trenta minuti, richiamò quel numero.

Pronto.

No, sono io che ascolto voi! si ritrovò, di nuovo, la Maria caparbia che sapeva come guidare una fabbrica, ma nulla sulle emozioni di casa. Come avete questo numero?

Semplice. Ho comprato un telefono nuovo e mi hanno dato un nuovo numero. A volte, dopo un po di tempo i numeri vanno a qualcun altro.

Che assurdità! E mia sorella dovè, allora?

E che ne so io? la voce si fece dura, e Maria capì di dover abbassare i toni.

Tutto ciò è strano. Posso chiederle un favore?

Seguì una lunga pausa, poi la ragazza rispose.

Vedremo. Parli.

Può informarsi nella sua città? Le darò i dati di mia sorella, e lei va da lei, le dice di contattarmi. Pago tutto io.

La ragazza rimase in silenzio. Maria credette che avesse riattaccato, ma sentì invece:

Va bene. Non è necessario nulla. Mi detti solo lindirizzo.

Così Maria fece. Attese la risposta, ma non fu affatto quella che si aspettasse.

Sua sorella non cè più. È mancata un anno e mezzo fa. Ha lottato per due anni contro una malattia, ma non ce lha fatta. Suo marito sarà felice di vederla, se volesse andare. E anche

Cosa? la voce di Maria era roca, quasi svuotata.

Sua figlia. Anche lei vi aspetta. E i nipoti. Sono due. Sua figlia mi ha chiesto di dirle una cosa che le aveva lasciato sua sorella. Non voleva dirglielo di persona Forse meglio così. Lei non voleva ascoltarla

Dica!

Maria, non fare lostinata. Tutto quello che hai è qui. Cresci. È ora. Qui ti vogliono ancora bene.

Silenzio. E Maria scoppiò a piangere, forse per la prima volta capendo quanto aveva perso.

Tutto qui?

Sì.

Grazie

Di nulla.

La voce divenne più calda.

Venga. Ha una famiglia stupenda e nipoti bellissimi.

Ancora qualche squillo a vuoto, e Maria singhiozzava di un dolore mai provato, per qualcosa che ormai non si poteva sanare. Non desiderava più scacciare il dolore; doveva punirsi per tutto quel tempo in cui aveva creduto che la ragione valesse più dellamore che poteva dare, se non lo avesse scacciato via.

Passò la notte a piangere, poi si ricompose, e compose un numero che conosceva a memoria.

Marisa

Mamma! Ciao! Ti aspettiamo!

Figlia, io

Non dire nulla! Vieni! Ti veniamo a prendere!

La voce di Marisa sembrava strana. Fu solo tirando fuori la valigia che Maria capì cosa sentiva di diverso.

Nelle parole di Marisa, cera tutto la risolutezza di sua madre, la dolcezza di Antonella, e qualcosa che era sempre mancato a Maria.

Amore Quello vero, incondizionato, senza rancore e memoria di torti. Solo Amore quello che Antonella sapeva donare e che Maria doveva ancora imparare.

E lei, pur senza certezze, sperava che questa volta avrebbe imparato davvero.

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