– Buonasera, signora! Mi scusi se disturbo, sono la sua vicina di sotto.
– Tra un attimo abbasso la musica, – rispose la ragazza in vestaglia leggera, stringendo un calice di vino tra le dita.
– Ma no, non serve. Mio marito ha appena ricevuto una telefonata dal lavoro, gli hanno chiesto di andare urgentemente.
– È successo qualcosa di grave?
– Non mi hanno detto nulla, solo Venite subito. Andare da mia mamma è troppo lontano. Non potrebbe darmi una mano a tenere mio figlio? Ha sette anni e mezzo, in teoria può restare da solo, ma io sono troppo in ansia… Ho i nervi a fior di pelle.
– Ma certo, mi cambio e scendo giù.
– È buono, di solito gioca col tablet o fa mille domande.
***
La ragazza, ora in una semplice canottiera bianca e dei jeans, sorseggiava tè seduta al tavolo, parlando al telefono:
– Quella della contabilità, la Signora Sartori, non ci arriva proprio. Si vede lontano un miglio come civetta con Pietro.
Nel frattempo entrò in cucina un ragazzino col tablet in mano. Dal tablet uscivano le voci animate di Marradi e Bianchi, i conduttori di Sfata il Mito. Sulla maglietta del ragazzo campeggiava la scritta: Il Futuro è dei Robot!.
– Scusami, ti richiamo dopo. Sto facendo un po’ di beneficenza qui. concluse la telefonata, poi si rivolse al bambino. Ciao, sono zia Francesca. Ti va un po di tè?
– No, grazie. Sono Riccardo. Mamma mi ha detto chi siete. Siete bella… Però mia mamma dice che tutte le belle sono infelici. E papà le risponde che, seguendo la sua logica, o è brutta o il matrimonio non va.
– Simpatici i tuoi genitori! Grazie del complimento. Riguardo allinfelicità… diciamo che…
– E vostro marito dovè?
– Uh, diciamo che… è andato a comprare il pane. Tre anni fa.
– Aaah, ho capito! Vi ha mollata!
– Senti, ma in casa vostra cè qualcosa di più forte del tè? Queste conversazioni mi stendono
– Forse cè del vino in frigo.
– Grazie, ma resto sul tè. Sono ospite, dopotutto.
– Zia Francesca, vi serve un nuovo marito.
– Riccardo, aspetto che cresci tu. Ma mi dici dove si trovano, oggi…
– Chi cercate, esattamente? Ho visto una trasmissione che dice che bisogna visualizzare bene ciò che desideri.
– Mandami la puntata. Insomma, uno ricco, bello e gentile, che mi ami e mi garantisca tutto…
– E voi, cosa gli offrite?
– Come, cosa? Io lo amerei, andrei alla SPA…
– E lui che se ne fa di voi? Se è furbo vuole accanto una compagna, non un peso morto in casa…
– Allora, dovè, sto vino? Aprì il frigo, vide la bottiglia, svuotò la tazza nel lavandino e si versò il vino nella tazza.
– Ho visto anche un programma sulle mogli dei miliardari. Dicevano che sono tutte alcoliste. Vivono nei palazzi e bevono dalla mattina alla sera.
– Questo, caro Riccardino, si chiama solitudine. Vieni a bere con me? Scherzo, eh!
– Sapete con chi mi sposerò io, vero?
– Te lho detto: con me!
– Per davvero.
– E con chi?
– Con Annalisa. Facciamo robotica insieme. È più sveglia di me. Una volta, durante una gara, i nostri moduli bluetooth non si collegavano. Eravamo in panico, il robot fermo. Lei mi ha calmato, ha preso tutto e mi ha detto: Andiamo fuori. Nel parchetto vicino non cerano interferenze. Tac! Moduli collegati. Siamo rientrati e abbiamo vinto la gara. È la mia squadra! In lei ho fiducia! È proprio da amare!
La ragazza tracannò la sua tazza, se ne versò ancora.
– Eh, Annalisa mi ha già soffiato il marito perfetto. Quindi, dici che devo cercare al lavoro?
– I forti si fanno trovare! Non si cercano i mariti come si fa con i pomodori al mercato.
– Senti, psicologo, non ti seguo.
– Diventate voi ricca, bella e gentile! Tutto chiaro?
– E allora perché mi servirebbe qualcun altro? Mi metterei a viaggiare, studierei linglese, ballerei, farei corsi di cucina e imparerei a fare il vero taco!
– Cosa vi impedisce di farlo ora?
– Mi manca un marito che paghi.
– Allora sì, siete proprio come un grillo. Un parassita.
– Oh, adesso basta con gli insulti. Voglio semplicemente essere felice come tutte le donne.
– Meno televisione! Passate la vita a inseguire il principe che non esiste, invece di viverla veramente!
– Taci! Cosa vuoi capire tu! Vai in camera tua, fenomeno! Ora a nanna!
Il ragazzino uscì. La donna aveva gli occhi lucidi alle lacrime. Finì il suo vino. Squillò il telefono. Rifiutò la chiamata. Si aprì la porta. Entra una coppia allegra, ridenti e un po brilli.
– Grazie mille, Francesca, di averlo sorvegliato, – cantilenò la vicina.
– Nessun problema. A proposito, il vostro vino
– Fa niente, nessun problema!
– Vedo che va tutto bene con suo marito.
– Figurarsi, ha organizzato uno scherzo con i colleghi! Scemi! Oggi è lanniversario del nostro primo bacio. Sono andata in ufficio da lui. Lho trovato sdraiato a terra con un cartello sul petto: Sono il principe addormentato. Baciami! Poi siamo andati al cinema e abbiamo preso il vino, come ai tempi delluniversità.
– Vi siete messi daccordo a farmi sentire sola, eh?! Vabbè, io me ne vado!
– Come si è comportato Riccardo? domandò la madre già sulla porta.
– Malissimo. Davvero malissimo. Posso venire più spesso a fargli da babysitter? Insegnerò tutto ioLa madre rise di gusto, stringendo Riccardo che rideva pure lui, fiero della sua squadra e della sua Annalisa. Francesca prese la sua giacca, infilò le scarpe sul tappeto, ma proprio mentre stava per uscire sentì una piccola mano afferrarle il lembo del jeans.
Zia Francesca sussurrò Riccardo, guardandola con serietà adulta. Credetemi: il futuro non lo trova nessuno. Lo si costruisce, mettendo insieme quello che cè. Un po alla volta.
Le sembrò, in quel momento, che la pesantezza alle spalle si alleggerisse. Sorrise davvero, di cuore, come non le succedeva da tempo. Gli accarezzò i capelli.
Allora promettimi che un giorno mi insegnerai a costruirlo, Riccardo.
Promesso. Però dovete smettere di chiedere ai robot cose che non fanno nemmeno le persone.
Risero tutti e tre, e Francesca uscì nel corridoio. Lì, nel silenzio tiepido della sera, alzò gli occhi e si vide riflessa con la giacca stropicciata e la tazza in mano. Per la prima volta, le parve che quel riflesso potesse anche essere il punto di partenza di qualcosa di vero. Forse non le sarebbe servito un principe magari, solo un buon bicchiere di vino, una squadra affidabile, e il coraggio di provare a ballare anche da sola.
Premette il tasto dellascensore con un sorriso ancora tiepido sul viso. Una notifica lampeggiò sul telefono: Annalisa ha inviato un video. Titolo: Come riparare i sogni guasti.
Francesca schiacciò play, mentre la porta si chiudeva alle sue spalle, pronta a scoprire dove davvero poteva condurla la vita senza più aspettare che qualcuno la venisse a salvare.





