La pensionata Rosalia (o come tutti la chiamavano, Lia) De Santis sospirò pesantemente e, con grande fatica, si voltò sullaltro lato del letto. Le articolazioni le dolevano, le gambe erano gonfie come mai prima. Era stanca di medici, sfinita dalle cure.
Viveva sola. Non si era mai sposata e il figlio era nato tanti anni fa, dal suo primo grande amore. Proprio quando si abbandonò ai ricordi, il campanello spezzò il silenzio. Barcollò fino alla porta, appoggiandosi dovunque poteva.
Sulla soglia cera suo figlio Matteo con la nuora, Sofia. Accanto a loro, Leonardo, il nipotino di quattro anni, stringeva una piccola automobilina con le manine. E un cane enorme.
Mamma, è solo per qualche giorno. Noi dobbiamo tornare subito a Firenze. Leonardo e Polpetta rimangono qui da te, torniamo tra cinque giorni e li riprendiamo, disse Matteo in fretta.
Ma… io non sto bene, non riesco a camminare… come… riuscì solo a balbettare Lia, aggrappandosi alla porta.
Non saremmo mai venuti a disturbarti, davvero. Solo che portarci dietro bambino e cane per otto ore è impossibile. Mia madre… ormai non cè più, rispose Sofia e iniziò a piangere.
Leonardo scoppiò in lacrime, il cane si accasciò con un guaito. E Lia capì: Devo farmi forza.
La malattia era arrivata sei mesi fa. Aveva appena compiuto sessantanni. Ma, guardandosi intorno, vedeva tanti anziani con i bastoni. Bastava un attimo e la salute ti abbandonava.
Sapeva che anche la consuocera, Irene, stava molto male. Il suocero, Giovanni, era mancato da anni. E ora anche Irene… se nera andata in un soffio, più giovane persino di lei.
Matteo e Sofia erano già partiti. Ora Lia, con le spalle e le gambe doloranti, guardava il nipote e il cane.
Il bambino abbracciava forte il colosso peloso, che con devozione gli leccava il viso.
Leonardo… e lui non morde? Fa un po paura… non potevate prendere un barboncino? Ma che razza è? domandò con voce tremante.
È un bulldog inglese, nonna! Si chiama Polpetta. È buono, vero! spiegò Leonardo accarezzando lanimale.
Ma… con lui bisognerà pure uscire, no? Lia si portò una mano al cuore.
Lei, cani non ne aveva mai avuti. Solo qualche gatto, tempo fa. Nessuna esperienza.
Il cuore le si stringeva per Irene, per la sua partenza improvvisa. Ma non riusciva a immaginare come avrebbe gestito, con le sue forze esaurite, un bimbo vivace e un cane così grosso.
Certo! E ha fame, mangia carne e pappa. Su, nonna, andiamo fuori, è ora! sospirò serio Leonardo, correndo a infilarsi gli stivaletti.
Lia non ricordava nemmeno con cosa si fosse vestita. Il nipote le mise in mano il guinzaglio e la prese per mano. Così uscirono.
Non usciva da giorni. Stava troppo male. Ora invece camminava, attraversando il dolore, con le lacrime agli occhi. Pregava in silenzio, chiedendo solo un po di forza. Non cera nessun altro. E il nipote… e il cagnone…
Polpetta avanzava placido. Durante tutta la passeggiata non aveva mai strattonato il guinzaglio né si curava degli altri cani che abbaiavano o correvano. Lia, quasi, iniziava a stimarlo.
Quando passarono davanti alle amiche che spettegolavano in cortile, Lia si raddrizzò. Un certo orgoglio, dentro di sé.
Hai ospiti? Ma non dicevi che stavi male? Come pensi di cavartela con un bambino e un cane così? Ti rovinerai del tutto! Ragazzino, cosa sei venuto a fare da tua nonna? Lei non ce la fa nemmeno a camminare! I tuoi genitori, che coraggio!
Se ne sono andati a far festa lasciando tutto sulle spalle della malata, e voi qui! strillò la vicina del quinto piano, Zita, in pieno cortile.
Lia sentì la manina di Leonardo stringersi forte alla sua. Persino Polpetta sembrò scuotere la testa in rimprovero.
Smettetela, comari! Nessuno vi porta i nipoti lo so che vi rode. Sono stata io a chiedere di portarmi Leonardo! E non sto male, è solo stanchezza. Il cane, poi, è un campione! Altro che storie.
E piantatela di spettegolare davanti ai bambini! Mio figlio e Sofia sono andati a dare lultimo saluto a Irene, non a divertirsi, se proprio dovete saperlo! rispose Lia con energia e riprese il passo, dimenticando anche il dolore alle gambe.
Non badare a loro, Leonardo! La nonna è sempre felice di vederti, lo abbracciò nellascensore.
Nonna… tu non voli in cielo come la nonna Irene, vero? Mamma e papà mi hanno detto che ora lei abita lì. Solo che… ora il nonno è lì, lei è lì… Senza di te rimango solo. Nonna, non volare via, ti prego, io ti voglio tanto bene! disse Leonardo, aggrappandosi alle ginocchia di Lia e scoppiando in lacrime.
Cosa dici, tesoro mio! Non piangere! Nonna è sempre qui, e magari ti stancherà! Mai che voli via, sono sempre con te! Ti porto a scuola, ti accompagno alluniversità! Ti aspetto pure quando vai militare, sempre con te, Leonardo! lo strinse forte a sé.
Pur sentendosi sfinita, preparò la cena, si trascinò fino al supermercato, e la sera portò ancora fuori Polpetta. Il cane, come sempre, le camminava silenzioso al fianco.
Quando nipote e cane dormirono, Lia si mise a prendere le sue medicine. Il dolore era quello di chi avesse scavato una buca tutta notte. Eppure adesso sapeva: non cera altro da fare, doveva resistere per loro. E dentro di sé, sentiva ancora le parole del piccolo.
Signore, aiutami! Almeno un po di sollievo dal dolore. Non per me, lo chiedo per mio nipote! sussurrava Lia.
Lindomani giocavano con la macchinina, e allimprovviso Lia scoprì che stava seduta per terra col bambino non succedeva da anni. Cucinarono insieme la pappa, fecero il bagno a Polpetta che si era rotolato nelle pozzanghere primaverili.
E senza accorgersene, iniziò a baciare il cane.
Ma come ho potuto pensare che fosse brutto? È bellissimo, intelligentissimo! Un vero miracolo! borbottava, asciugandogli il muso.
Leonardo, come mai gli avete dato proprio questo nome? chiese al nipote.
Il bambino scappò in una risata.
Polpetta adora… le polpette! Ma in realtà, il suo nome vero sarebbe con la P, solo che Polpetta è più bello! sorrise Leonardo.
I giorni volavano via. Lessero fiabe, e Leonardo insegnava alla nonna come guardarle sul tablet. Impararono lettere nuove, il bambino ormai pronunciava anche le prime parole. Polpetta invece adorava rubare gelato o qualche pezzo di formaggio.
Mamma! Come va? Scusaci, non cera alternativa! Avremo bisogno di qualche altro giorno… Non so come tu riesca, malata, con Leonardo e Polpetta. Ma dove li lasciavamo? domandò Matteo al telefono, preoccupato.
Me la cavo benissimo! Non dire sciocchezze. Io sono la nonna! State pure quanto serve. Stai vicino a Sofia, ora che ha perso la mamma. E non ti preoccupare per me, va. Si diventa tutti più vecchi, ma a tutto cè rimedio! rispose Lia con un sorriso ottimista.
Quando Matteo e Sofia tornarono a casa, avevano langoscia nel cuore. Si immaginavano Lia stanca, malata, appena in grado di alzarsi. Leonardo e il cane… come avranno fatto?
Matteo, ma… non è tua madre quella che sta correndo? riuscì solo a sussurrare Sofia.
Lei! Mamma mia, che forza! esclamò Matteo incredulo.
Nel mezzo del cortile, Lia rincorreva il pallone con passo impacciato ma deciso. Non correva da almeno trentanni! Lei che camminava appena dietro a lei, urlando di gioia, rincorrevano Leonardo e Polpetta.
Al momento di ripartire, il bambino si aggrappò forte alla nonna e pianse.
Leonardo! Ma tra due settimane vengo io da te! Andiamo al bar a fare merenda! Andiamo sulle giostre! Mi aspetti, sì? Lia lo prese in braccio, e le braccia che non riuscivano più a sollevare nemmeno il bollitore tremarono di vita nuova.
Mamma! Ma è pesante, ti fai male! protestò Matteo.
Ma smettila! Aspettami, Leonardo! Tutto andrà bene! Ciao, Polpetta! Tornerò anche da te, presto. Usciremo di nuovo insieme! rise Lia radiosa.
È la mia vicina, mi ha raccontato lei stessa questa storia. Camminava a fatica, stava davvero male. E poi, improvvisamente, come rinata. Tutto il quartiere ancora si meraviglia!
Mi hanno salvata Leonardo e Polpetta. I miei acciacchi sono rimasti, ma non importa. Sei rimani a letto, non ti alzi più! Se ti piangi addosso, peggiori.
Non sempre ospedali e medicine fanno miracoli. Ma lamore sì, lo può. Ho pensato: come farebbero senza di me, il bambino e il cane? Se mi arrendo io, chi resta? Allora mi sono rimessa in piedi! Perché loro hanno bisogno di me!
Ho un motivo per vivere! E allora, per quanto male o buio sia il momento, alzatevi! Camminate! Per quelle manine dei nipotini che vi stringono fiduciose. È la cosa più meravigliosa che ci sia!
Per i vostri figli, i vostri uomini. Per i vostri cani e gatti, che dipendono anche loro da voi!
Pregate Dio, raccogliete tutto il vostro coraggio. Non cè nulla che un uomo non possa affrontare. Quando la vita sembra troppo dura, troviamo risorse che non credevamo di avere!
Godetevi ogni attimo, ogni giorno, gioendo anche delle piccole cose! così Lia consigliava a tutti.
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