La bambina che vendeva pane notò un anello sul dito di un uomo ben vestito e dietro quel gioiello si celava una storia tanto toccante che potrebbe sciogliere anche il cuore più duro.
Quella notte, nel suo appartamento a Brera, con la vista sulle luci scintillanti di Milano, Diego non riesce a prendere sonno.
Tira fuori una vecchia lettera, ingiallita dal tempo, ripiegata così tante volte da sembrar pronta a strapparsi. La scrittura ordinata di Ginevra ancora brucia nel petto:
«Mio caro Diego perdonami se non riesco a dirtelo guardandoti negli occhi. Se ti guardo unultima volta, non avrò la forza di andarmene.
Devo lasciarti andare, per salvarti la vita. Mio fratello Damiano si è messo con gente pericolosa sono al terzo mese di gravidanza. Non cercarmi, ti prego»
Per anni, Diego spende soldi in investigatori, inseguendo piste sbagliate, cambiando nomi e città.
Non si è mai sposato, non ha mai permesso ad unaltra di avvicinarsi a lui, come se amare significasse tradire il ricordo di Ginevra.
E poi, un giorno di pioggia, compare una bambina che vende pane, e sul suo dito splende lanello di Ginevra.
Il giorno dopo, Diego telefona a un uomo che sa farsi discreto, uno di quelli che non pongono domande superflue:
Trova Cecilia. Fa attenzione. Non spaventarla, non deve sapere nulla.
Tre giorni scorrono lenti come mesi. Poi arriva il rapporto: Cecilia vive in periferia a Sesto San Giovanni, insieme alla madre.
La donna fa le pulizie nelle case, è malata, il loro cognome è Salviati. Arriva una fotografia: la bambina sorride con i lineamenti delicati di Ginevra.
Diego non aspetta un attimo di più. In un pomeriggio grigio arriva davanti alla casa: una strada sterrata, pozzanghere, galline che becchettano tra i barattoli vecchi, ma i fiori buganvillee che si arrampicano sulla rete, rose bianche in vasi artigianali.
Bussa alla porta di legno.
Lei è il signore del pane? sussurra Cecilia.
Sì ma ora vorrei parlare con la tua mamma.
Ginevra appare, magra, il volto scavato e gli occhi profondi, le mani tremanti che stringono la tenda.
I loro sguardi si incrociano, e il mondo sembra fermarsi. Diego mormora lei.
Perché non sei mai tornata? la voce di Diego trema.
Ginevra racconta tutto: la paura, il pericolo, la malattia. Diego si inginocchia, stringe le sue mani gelide:
Non avevi il diritto! Ho vissuto sedici anni come un fantasma e lei lei è nostra figlia.
Cecilia si copre la bocca con la mano, e lanello brilla nella penombra della stanza.
Mi chiamo Diego, dice piano, e se tu vuoi io sono tuo papà.
La bambina compie un piccolo passo verso di lui. Ginevra singhiozza.
Tu non sei mai stata una disgrazia, dice Diego. Sei la cosa più bella che mi sia mai capitata.
E, se il destino ci ha regalato una seconda occasione, non la lascerò sfuggire.
Diego fa tutto ciò che può: trasferisce Ginevra in una delle migliori cliniche di Pavia, nuove terapie, uno studio clinico promettente.
Lui e Cecilia iniziano a conoscersi davvero: la bambina studia, costruisce lavoretti, legge libri con entusiasmo.
Passano alcuni mesi, il medico sorride: il tumore sta regredendo. Ginevra piange per la gioia, Diego la stringe forte, e Cecilia si unisce allabbraccio.
Celebrano una piccola cerimonia di nozze: Ginevra con lo stesso anello, Cecilia vestita di blu, come uno zaffiro tra i capelli.
Diego bacia Ginevra e sussurra: Per sempre.
Per sempre è sempre stato per sempre, risponde lei.
Più tardi si trasferiscono verso il mare, a Camogli.
Cecilia ha una stanza con vista sulle onde, continua a studiare con una borsa di studio, e Diego scopre le gioie semplici: portarla a scuola, ascoltarla, esserle accanto.
Un giorno, mentre guardano il tramonto dalla terrazza, Ginevra domanda: Immagina se quel giorno non fossi scesa dalla macchina?
Non ci voglio neanche pensare, risponde Diego.
Cecilia corre sulla sabbia ridendo, lanello splende sulla sua mano. Per sempre, ripete Diego.
Per sempre, dice Ginevra.
Per la prima volta dopo sedici anni Diego sente di essere finalmente tornato a casa.




