L’uccellino

Uccellino

Giulia! Ma quanto ci metti?! Sono qui che ti aspetto! Siediti, dai! Antonella, la vicina di casa di Giulia Moretti, si sistemò sulla panchina per stare più comoda.

E che bel tramonto! Perché restare in casa? Lì solo la televisione e Minù, la gatta. Che noia! Invece qui, in cortile, è primavera! Sarà anche solo aprile, ma il caldo è già arrivato. Persino il ciliegio che piantò mio marito Stefano anni fa, sotto le nostre finestre, si è risvegliato e ha messo i fiori. E la panchina proprio lì sotto, costruita sempre da lui, è pronta ormai alle chiacchierate serali. L’ho ridipinta appena una settimana fa, sembra nuova! Non vede lora che ci sediamo insieme noi vicine di casa e cominci il solito scambio di confidenze, tra figli, malanni e amore.

Di cosaltro parliamo, noi donne? Anche se ormai ci conosciamo in tutto e per tutto, salta sempre fuori qualcosa di nuovo che dà spunto per unaltra chiacchierata. I figli crescono, i malanni aumentano, e lamore Che dire dellamore? Non ce n’è mai troppo. Anzi, ce n’è sempre troppo poco. E allora si aspetta ogni volta che qualcuna di noi racconti un momento bello, qualcosa che scalda il cuore. Ascoltare che si può essere amati, fa bene allanima. Anche se dentro di te ci sono solo silenzio e solitudine, se qualcunaltra conosce lamore allora vuol dire che esiste ancora. Che scalda, illumina, e dà vita…

Antonella, allanagrafe Antonella Rossi ma per le amiche solo Antonella o Nella, conosceva la sua vicina Giulia da tutta la vita. Oltre mezzo secolo nella stessa scala! Da bambine, le mamme nemmeno chiudevano a chiave le porte: sapevano che se non erano in un appartamento, i bambini giocavano nell’altro. Più tardi però si ricordarono delle chiavi… accadde quando Antonella e Giulia se ne andarono a cercare la felicità.

Avevano sei anni, allora.

Era venuta la nonna di Antonella, venuta apposta dalla campagna per una visita, e raccontò alle bambine che nella vita la cosa fondamentale era acchiappare per la coda l’uccello della felicità, e tenerlo sempre vicino. Allora tutto sarebbe filato liscio. E la vita sarebbe stata gentile, e tutti felici intorno a te.

Le bambine non capirono granché della “vita”, ma il fatto che potessero far felici tutti lo ricordarono bene. Chi non vorrebbe che i genitori smettessero di litigare ogni giorno per stupidaggini? Così decisero di andare a cercare quelluccellino.

Daltronde Antonella affermava di sapere dove abitasse. In una casa vicino, da un uomo vecchio antipatico con una voce stridula. Ogni tanto la portava fuori nel cortile. Era bella, grande e tutta colorata! Faceva uno strano verso… ma di sicuro era lei: proprio luccello della felicità! Perché allo zoo, dove andavano ogni tanto con i genitori la domenica, quelle non se ne erano mai viste.

Le bambine si prepararono alla spedizione con grande attenzione.

Trovarono sul balcone di Antonella una vecchia gabbietta in cui anni prima la nonna aveva portato un coniglio da qualche paese in provincia di Siena.

Ma dove lo metti, un uccellino? Non puoi mica tenerlo per la coda tutto il giorno. E poi se diventi felice, sicuramente arriva il gelato, e devi pur avere una mano per tenerlo!

Presero con sé pane e biscotti. Chissà cosa preferiscono gli uccellini della felicità? Giulia, dopo averci pensato su, mise anche una caramella buona. Non si sa mai! Le caramelle piacciono a tutti! Sarebbe stato un peccato se con solo il pane luccello non fosse stato contento.

Non si affrettarono. La faccenda era seria! La nonna di Antonella era già ripartita, promettendo che destate avrebbe portato la nipote con sé tutto il periodo. E i genitori cominciavano a preparare le valigie per andare in ferie. Partivano tutti insieme, anche coi vicini: due famiglie con una sola macchina, per risparmiare. Per fortuna il mare non era poi lontano, poche ore di strada. Non facevi in tempo a dormire che eri già arrivato. E che gioia! La casa presa in affitto era vecchia ma solida. Un grande giardino, altalene, e il mare a due passi. Una meraviglia!

Antonella aspettava con ansia sia il viaggio al mare che lestate dalla nonna.

Ma pensava anche a Giulia, che non aveva nonne. Nessuna! Ma come si può? Una bambina senza nonna? Chi la coccola di nascosto dai genitori? Chi le racconta una fiaba lunga, non quella del lupo perché la mamma deve stirare? Chi le fa alluncinetto il cappellino a forma di fiore con il nastro rosa?

Antonella pensava: se riusciamo a prendere luccellino, magari anche Giulia avrà una nonna. Magari proprio una della stessa campagna della mia. Così non dovremo separarci nemmeno destate. Per una cosa simile vale la pena impegnarsi!

Il giorno prima della partenza, annunciarono alle mamme che sarebbero andate a giocare dallamica, e uscirono di casa. Chiusero la porta piano piano. Si fecero coraggio per non ridere e, senza fare rumore, scesero le scale.

Attraversarono il loro cortile, quello accanto, e arrivarono al portone grigio e triste dovera luccellino.

Nessuno in giro, silenzio. Caldo, ormai; la gente stava per casa, o al lavoro.

Le bambine si guardarono. E ora come la troviamo la felicità? Giulia era già pronta a mettersi a piangere, il labbro tremolante. Ma Antonella non era tipo da piangere sul nulla. Bisognava tentare. Altrimenti tutti i sogni la nonna per Giulia, una coppa di gelato, i vestitini nuovi sparivano. E i genitori, di nuovo a litigare, se non avessero trovato luccellino malandrino.

Perché malandrino? Perché se fosse stato buono si sarebbe sistemato sul ciliegio davanti allingresso e non ci sarebbe stato bisogno di cercarlo! Ma non cera.

Antonella guardava attorno, poi trascinò Giulia per mano e si imbatté nellandrone. Che senso aveva restare lì? Più valeva provare: bussare a qualche porta e chiedere direttamente dove abitava luccellino.

Quanti appartamenti in quel palazzo! E avevano preso solo una scala Qualcuno non apriva, ovvio, non era in casa. Qualcuno invece sgridava le bambine perché secondo lui disturbavano.

Ma Antonella e Giulia andavano avanti, bussando a tutte le porte dove il citofono era troppo alto per loro.

Dovè che abita luccello della felicità?

Che gente strana, i grandi! Domanda semplice, e loro invece urlavano, gesticolavano. Qualcuna addirittura aveva minacciato di picchiarle. Le bambine scapparono via da quella porta verde con la maniglia strana, decise a non tornarci mai più. Gente cattiva, lì la felicità non abita di sicuro.

Finalmente, una fortuna. Aprì un ragazzino un po più grande e, alla domanda delle due, si strinse nelle spalle:

Entrate!

Luccellino non cera, ma c’era un mondo di oggetti strani e affascinanti. Le bambine dimenticarono tempo, motivo della visita e tutto il resto.

Esplorarono maschere spaventose appese alle pareti, ascoltarono il rumore del mare dentro conchiglie enormi. Ammirarono un grande modellino di nave, con vele e marinai minuscoli sugli alberi.

Questa lho costruita io con papà. “Santa Maria”.

Come me! esclamò Antonella, ritirando il dito dal modellino e sorridendo.

Ti chiami Maria? Che bel nome! Come mia mamma.

E dovè lei?

La mamma? Al lavoro. Arriverà tra poco. Ma voi due siete qui da sole? Non vi sgridano i vostri genitori?

Allimprovviso, le bambine si ricordarono delluccellino, del pranzo già da un pezzo pronto, che sicuramente le cercavano e che la punizione sarebbe arrivata.

Giuli, corriamo!

Antonella, presa per mano lamica, dimenticò la gabbietta e si fiondò alla porta.

Aspettate! il ragazzino le raggiunse proprio da lì e: Tieni!

Le piume erano così belle che restarono senza fiato, bocca aperta e mani tremanti.

Cosa sono?

Sono piume di pavone! Me le porta la mamma, che lavora allo zoo. Prendetele!

Le due bambine, emozionate, presero limprovviso tesoro e, senza salutare, corsero a casa.

E lì le aspettava la tempesta!

Le madri con gli occhi gonfi giravano per il cortile, chiamando e urlando i nomi delle figlie. I padri fumavano nervosi al portone aspettando il carabiniere, il quale aveva ordinato di non muoversi finché non avesse dato istruzioni.

Appena videro le figlie, la mamma di Giulia si lasciò cadere a terra, proprio davanti ai giochi.

Le abbiamo trovate

Allora scoppiarono lacrime, abbracci, baci e anche qualche sculacciata. Per fortuna il tempo di castigarle davvero non cera più.

Qualche giorno dopo, sedute sullaltalena nel cortile della casa al mare, le bambine chiacchieravano piano.

Sai, Giulia, non ci serve nessun uccellino!

Perché no?

Perché la nonna diceva che la vera felicità è quando qualcuno ti vuole bene.

E allora?

Ecco! Se non ci volessero bene, piangerebbero così quando ci perdiamo? No di certo! Né avrebbero tutta questa paura che sparissimo per sempre. O no?

È vero

Allora siamo già felici, no?

Non lo so.

Io lo so!

E i genitori?

Che cè con i genitori? Hanno litigato per caso in questi due giorni?

No

Vedi? Allora possono non litigare. È solo che non vogliono. Nessun uccellino può aiutare in questo. Capito?

Sì.

Quellestate rimase la più bella memoria condivisa della loro infanzia.

Antonella, ricordando la sua vita, era sempre felice di avere qualcuno con cui condividere quei ricordi. E non solo per raccontarli, ma per poter chiedere quando qualcosa sfuggiva tra i pensieri. In due si conserva meglio la memoria.

E Giulia ricordava sempre tutto meglio di Antonella. Forse perché era più riflessiva? Chissà! Antonella era vivace come il mercurio, piena di vita e scattante. Giulia invece sapeva sedersi tranquilla a pensare, rimettendo in fila tutti i suoi pensieri. E ricordava tutto come se fosse accaduto proprio ieri.

Quando Antonella conobbe suo marito, ci mise un po a riconoscerlo davvero. Si frequentarono per più di un mese, prima che lei entrasse per la prima volta a casa sua.

“Santa Maria”…

Il modellino della nave era ancora lì, nello stesso posto dove lo avevano guardato due bambine anni prima. E anche se ormai erano ventitreenni, Giulia già sposata, Antonella si sentì di nuovo una bambina paura di toccare il marinaio per non romperlo.

Dopo il matrimonio Antonella avrebbe tirato fuori dalla sua vecchia agenda la piuma di pavone, che aveva conservato per tutti quegli anni. E lavrebbe mostrata al marito.

Ti ricordi?

E avrebbe riso a crepapelle vedendo suo marito cercare di ricordare qualcosa accaduto tanti anni fa.

E sarebbe arrivata la felicità. Lunga, quasi trentanni. Con le preoccupazioni di ogni giorno. Con i primi passi della figlia, e poi del figlio. Con la malattia, che Stefano riuscirà a sconfiggere trovando i medici giusti e tenendole la mano quanto il futuro sarebbe rimasto fermo davanti alla loro porta, senza il coraggio né di entrare né di voltare le spalle. Poi sarebbe arrivato anche il giorno in cui il tempo si sarebbe fermato e Antonella avrebbe smesso di respirare, dimenticando proprio come si facesse. Perché laria, come la vita, se nera volata via con Stefano. E Giulia, che fu accanto in quel momento, non si perse danimo, la schiaffeggiò piano, rimettendola al mondo, poi labbracciò come una mamma.

Forza, Antonella! Hai ancora i tuoi figli

E Antonella si risvegliò. La felicità era ancora lì, diversa, più piccola e dimezzata, certo, ma sempre il dono lasciatole da Stefano. E anche se i figli ormai erano grandi, perdere una madre subito dopo un padre, non è giusto. Non può essere così! Dove si aggrappano i figli, allora? Cosa diceva la nonna?

Finché cè qualcuno tra il bambino e il cielo, il bambino non è orfano. E quel bambino è felice…

Aveva ragione! Eccome se aveva ragione! Bisogna vivere ancora. I figli hanno bisogno di te, i nipoti ti aspettano. E anche se col tempo tutti sono partiti, perché lavoro e vita vogliono così, Antonella sapeva di essere voluta e amata. E poteva preparare la valigia, comprare regali e andare a trovare sia il figlio che la figlia. Ovunque fosse, era la benvenuta. Oppure poteva aspettare le vacanze; allora, la casa si sarebbe riempita di nipoti, con la confusione di sempre e le corse in corridoio. Di nuovo senza dormire di notte, ascoltando il respiro dei piccoli vicini a sé. E il letto, quello grande, matrimoniale, su cui dormiva con Stefano, non sarebbe rimasto vuoto. Persino la nipote maggiore avrebbe gironzolato timida intorno, poi, dopo un po’, si sarebbe accovacciata accanto ai cuginetti. E con loro avrebbe ascoltato la favola, fingendo meraviglia a ogni colpo di scena, anche se la favola la conosceva ormai a memoria.

Così sarebbe tornata la pace nel cuore. E la gioia, leggera come una piuma. Magari non bella come quella ricevuta anni fa dal marito, ma comunque preziosa.

Non tutti sono così fortunati. Cè chi desidera, prega, chiede al cielo la felicità e non la trova mai. Antonella e Giulia sono state fortunate. Anche se non sono mai riuscite a prendere per davvero quelluccellino misterioso, la felicità non lhanno persa. Da bambine avevano già capito, inconsapevoli, cosa volesse dire essere felici. È diverso per tutti, certo. Ma per loro era proprio così: che bastasse la salute dei figli, il resto sarebbe venuto, se ci avessero creduto e lavorato un po.

Giulia, per esempio, ha lottato e voluto con tutta se stessa. Avrebbe anche potuto non essere mai madre. Con il marito non riuscivano ad avere figli. E si volevano bene, tanto che la gente rimaneva stupita. Sempre insieme, mai stanchi luno dellaltra. Le altre donne si lamentavano dei mariti, ma Giulia taceva. Non per gelosia, ma perché di suo marito aveva solo belle parole.

Erano proprio fatti luno per laltra.

Antonella in passato pensava fossero solo sciocchezze. Poi ha incontrato Stefano e ha capito che la vera felicità esiste davvero.

Eppure anche in famiglia ci sono stati problemi. Giulia e il marito avevano parenti a non finire! Sette zie solo da una parte, più sorelle vere di Antonio, il marito. E tutte e due impossibili! Nessuno tormentava Giulia quanto le cognate. Daltra parte, non è facile inserirsi in una nuova famiglia, ma cè un limite! Se ti pieghi troppo ti spezzi.

Tutti impiccioni! Dove vai, cosa compri, che biscotti hai preso e Giulia non era mai abbastanza! Non faceva mai bene qualcosa, mai un gesto giusto.

Ma la suocera di Giulia, Maria, era una donna in gamba. Lunica che lha accolta subito e non le ha mai fatto una critica. Chissà come mai le figlie erano così diverse Il figlio laveva allevato bene!

Fosse stata troppo buona, Maria. Mai negava nulla a nessuno, non sapeva litigare. Appena cera un problema, ecco le lacrime! Giulia le voleva bene da subito, la chiamava mamma dal primo giorno.

Sempre tutte insieme, però.

Che baccano quando la madre di Antonio ha venduto la sua casa e si è trasferita vicino al figlio. Le figlie erano contrarie. Maria non volle andare a vivere con Giulia, anche se il figlio lo aveva proposto. Si comprò un piccolo appartamento lì a fianco, non voleva essere di intralcio: diceva che la casa dei ragazzi era troppo piccola, solo due stanze. E già sapeva che Giulia e Antonio avevano il progetto di adottare un bambino. Sapeva e non diceva nulla, neanche alle figlie e agli altri.

Sapeva bene cosa voleva dire mantenere la pace in famiglia. Cera passata anche lei, quando il marito era andato via per unaltra, lasciandola con tre figli piccoli. Lui, sì, aiutava coi soldi quando poteva, ma la vicinanza e le spiegazioni non le aveva mai date Dopo molto tempo, hanno chiarito. Giulia ha avuto un ruolo importante anche in questo. Vide come Maria soffriva. Dopo aver vissuto tanti anni insieme, lui era sparito, “spostati da qui che me ne vado!” E perché? Cosera successo di tanto brutto?

Niente. Solo un nuovo amore. Che, guarda caso, nella sua testa non rovinava quello vecchio. Un vero Sultano, bello e basta!

Ovviamente Maria ha rifiutato di vivere in un harem, ma almeno si è ritrovata più serena. Ha ringraziato Giulia e ha ricominciato da capo.

Fu proprio Maria ad aiutare Giulia e Antonio a trovare il figlio. Lasciò lospedale di Arezzo, dove lavorava da sempre, e trovò posto come infermiera in una clinica ostetrica. Lì “trovò” il nipote.

Tutto fu calcolato con intelligenza. Senza Maria, mai ce lavrebbero fatta. Come spiegare ai parenti dove era stata Giulia per un anno? Dovettero andare via col marito. Sapevano che la famiglia non avrebbe accettato un figlio non proprio. Così tornarono con il bambino. Nessuno domandò niente: dove lo hai preso, quando hai partorito, ma hai davvero partorito? Solo Giulia e Antonella sapevano la verità. Fu la prima volta che Giulia sbatté la porta ai pettegolezzi, decisa a non lasciar entrare nessuno nella sua vita. I parenti borbottarono, ma quando videro quanto Maria amava il nipote, la discussione finì. Bastava così.

Le cognate di Giulia sospettavano qualcosa, ma non osarono mai più tormentarla. Avevano paura di Maria, che ora era diventata chiusa e decisa. Non era più debole: bastava una sua occhiata per mettere fine a ogni maldicenza.

Aveva ragione! Più amore e attenzione servono proprio a un bambino che fatica a sentirsi “figlio”. Così Maria riversò tutto il suo cuore su di lui, aiutò Giulia e salvò la famiglia del figlio. Cosaltro può fare una donna, una madre, se non questo?

Così fu. Giulia aveva marito e figlio. Antonella pure.

Andava tutto bene!

Le due famiglie erano legate. Andavano in vacanza insieme. I bambini crescevano, sempre nelle due case con le porte aperte, senza più bisogno di chiavi, anche se si stava più attenti a non ripetere la storia delluccellino.

Poi Stefano se nè andato, lasciando un vuoto e il rimpianto delle speranze di una vecchiaia insieme.

E dopo poco, scomparve anche Antonio. Non si era mai lamentato di nulla, eppure un embolo, arrivato dal nulla. E lui lavorava proprio in ospedale, con i controlli medici obbligatori. Nessuno si era accorto di niente.

Giulia fu devastata. Adesso era il turno di Antonella di starle accanto, impedendole di crollare in un baratro senza ritorno.

Giulia, hai ancora tuo figlio! I tuoi genitori! Maria Rossi! Non puoi mollare! Chi altro li terrebbe uniti? Nessuno! Pensa Che direbbe Antonio vedendoti piangere da un mese così? Non si fa… Lui ti amava più di se stesso. E tu vuoi buttare via il suo amore? No, Giulia. Antonio non avrebbe approvato…

Che siano state queste parole, o il fatto che Giulia sapeva che tanti dipendevano da lei, ma si riprese. Proprio come Antonella, imparò a vivere di nuovo, custodendo l’amore nel modo che sapeva.

Portò il figlio alla laurea. Paolo, ufficiale dell’esercito, sempre in giro per caserme, non si dimentica mai della madre. Porta i figli a trovarla due volte allanno. Se non può lui, viene la moglie, Serena, che con Giulia va damore e daccordo. Giulia, con gli insegnamenti della suocera Maria, sapeva essere una bravissima nonna e suocera. Per questo accolse la scelta del figlio senza problemi.

E ce nerano, di problemi!

Come non averne, se il figlio aveva portato a casa una moglie già con un bambino? Anzi, il compagno non si era mai sposato davvero. Serena fu lasciata dal padre di suo figlio quando era incinta di sei mesi: partito per lavorare, laveva lasciata con una lettera e basta. Per fortuna poi il padre firmò per far adottare il bimbo da Paolo.

E Giulia? Non pose un solo problema! Quando Paolo arrivò a casa con Serena per la prima presentazione ufficiale, Giulia si fece da parte, abbracciò subito il bimbo di due anni e gli disse:

Ciao! Io sono la tua nonna Giulia! Vuoi un biscotto? No? Vuoi vedere cosa ha lasciato Babbo Natale sotto lalbero? Proprio vero! Ho visto io stessa! Vieni, dai?

Basta poco perché il cuore di una donna si sciolga. Accetta il figlio dellaltra come tuo, e avrai il suo amore per sempre.

Giulia questa verità laveva imparata bene.

Per questo Serena è ormai come una figlia per lei. E i nipoti, Giulia li conta tutti, a cominciare dal maggiore, che anche se non è suo di sangue, resta il primo e il più caro.

Giulia, quando cominciamo a prepararci per la campagna? Fa già caldo! Antonella sollevò la testa, osservando se nella penombra dellimbrunire i fiori del ciliegio erano già sbocciati.

Questo weekend. Dopo che finisco di pulire le finestre.

Ah già! Dimenticavo che la Pasqua questanno è presto. Bisogna rimettere tutto a posto!

Sì! E ho un bel po’ da cucinare.

I tuoi vengono?

Due giorni, di passaggio. Il grande vuole vedere luniversità a Roma, vuole iscriversi. Passeranno al volo, poi torneranno per fermarsi qualche giorno in più. Magari lasciano i piccoli da me due settimane. Vediamo. I tuoi, invece?

Solo destate. Ormai sono alle medie, la scuola non è ancora finita. Tocca aspettare ancora un po’.

Un mese e mezzo, in fondo!

E a me sembra uneternità

Quando aspetti qualcosa di bello, il tempo non passa mai. Poi, quando arriva, scorre in un lampo, e bisogna di nuovo aspettare. Lo sai, Antonella?

Che cè?

Per una sola scintilla di felicità, darei qualsiasi cosa. Anche se è piccola, ci vivi per anni, ripensi quei momenti belli come perle su un filo. La felicità è così: sembra poca, ma solo quando non ti accorgi di quanta ne hai.

Vero! Ti ricordi quando cercavamo luccello della felicità?

Certo che me lo ricordo! Giulia scoppiò in una risata, incrociando le braccia sul suo petto robusto. Non mi potevo sedere per una settimana. La mamma si era spaventata talmente tanto che papà mi diede la sua famosa punizione. Ma che te lo racconto a fare! Anche tu hai saltato su e giù con me allora!

Proprio così! Però, sai che penso, Giulia?

Dimmi.

A me sembra che in fondo quelluccellino lo abbiamo acchiappato davvero. Senza accorgercene. Tutto questo tempo ci ha volato accanto. Ecco perché abbiamo tutto quello che altre donne sognano per una vita: famiglie, mariti come si deve, figli meravigliosi. E sulle nipoti non dico niente! Tu dici che non siamo felici?

Dico che hai ragione! E alluccellino dobbiamo solo augurare che agiti ancora le ali e batta forte la coda. Che porti felicità a tutti quelli che amiamoNel silenzio che seguì, il cortile si riempì del canto leggero degli uccelli e tra tutti, si sentì un verso più squillante, qualcosa di nuovo, o forse solo qualcosa che non si ascoltava da tempo con quell’attenzione da bambini. Le due donne si guardarono, sorridendo, e senza bisogno di altro alzarono gli occhi al cielo: sopra il ciliegio, sulle sue prime foglie sussurrate dalla brezza, si posò un piccolo uccellino dalle piume colorate. Rimase lì un battito, quasi a studiarsi la compagnia, poi saltellò sul ramo più basso, e di nuovo cantò.

Antonella, con un gesto spontaneo, poggiò una mano sulla spalla di Giulia. Cera leggerezza in quellattimo, come la carezza di una piuma. Non servivano altre parole.

Restarono sedute così, ascoltando il cuore colmo delle vite intrecciate, degli amori attraversati, delle perdite che avevano saputo cullare. Pensarono ai mariti, ai figli, ai nipoti. Alle loro madri, e a quella nonna saggia che aveva seminato una favola in due bambine curiose. Tutto era successo così in fretta, eppure così pian piano, che nessuna delle due aveva mai avuto il tempo di dire davvero grazie alla vita.

Ma adesso, sotto quel tramonto che incendia il cortile di oro, era chiaro a entrambe che nessuna felicità è mai sfuggita davvero dalle loro mani. Era rimasta sempre lì, discreta, pronta a volare via se non accolta o protetta. E invece loro lavevano saputa riconoscere nonostante tutto.

Luccellino colorato, dopo un ultimo trillo, spiccò il volo verso il cielo serale lasciando solo unultima piuma tra i rami. Cadde piano, dondolando nellaria, e Antonella la raccolse prima che toccasse terra.

Per la prossima generazione disse posandola accanto alle sue vecchie piume.

Giulia rise, una risata fragile come una promessa. Così i nostri nipoti avranno sempre qualcosa a cui credere.

Poi, insieme, si persero ancora un po nei ricordi e nella compagnia vera, quella che resta. E tra i fiori del ciliegio e la voce gentile del cortile, capirono che luccellino della felicità non vive che dentro di noi, pronto a cantare ogni volta che sappiamo ascoltare.

E in quel crepuscolo che sembrava durare il tempo giusto per accorgersi della fortuna, le due amiche tennero viva la fiaba per unaltra sera certissime che, finché avessero avuto mani per stringersi e occhi per cercare, la felicità non avrebbe mai smesso di volare accanto a loro.

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