Tradimento sotto la maschera dell’amiciziaTradimento sotto la maschera dell’amicizia

L’inverno quest’anno sembrava aver deciso di sfoggiare tutta la sua magnificenza: era caduta una neve tale che cortili e strade si erano trasformati in paesaggi da favola. Soffici fiocchi bianchi volteggiavano senza sosta nell’aria, posandosi delicatamente sui tetti delle case e sui marciapiedi, mentre il gelo conferiva all’aria una freschezza e una limpidezza particolari.

Nell’appartamento di Chiara e Edoardo regnava un’atmosfera ben diversa calda e serena. Oltre la grande finestra si svolgeva uno spettacolo innevato, mentre dentro, dietro i vetri ben chiusi, era tutto accogliente e tranquillo. La lampada da tavolo emetteva una luce morbida e soffusa, creando un cerchio di tepore intorno a sé e scacciando il freddo invernale.

I coniugi si erano sistemati sul divano, avvolti in una coperta soffice. Sullo schermo della TV andava una commedia familiare, niente di profondo, giusto per ridere un po’ e rilassarsi. Chiara seguiva attentamente la trama, sorridendo ogni tanto tra sé e sé. Edoardo sedeva accanto, appoggiato allo schienale, guardando anche lui il film, ma la sua attenzione si spostava spesso sulla neve che cadeva fuori. Lo spettacolo era davvero incantevole.

L’atmosfera piacevole fu interrotta da un suono melodico squillava il telefono di Edoardo. Non reagì subito, come se non volesse interrompere quel momento tranquillo in famiglia, ma il suono si ripeté. Con un sospiro leggero, l’uomo tirò fuori lo smartphone dalla tasca, guardò lo schermo e sospirò di nuovo:

Ancora Daniele che chiama, disse rivolgendosi alla moglie. È la terza volta stasera.

Chiara girò leggermente la testa verso di lui, ma non distolse lo sguardo dalla TV.

Probabilmente vuole ancora invitarci a casa sua, rispose calma. Ha comprato quella casa in campagna e vuole festeggiarla. Per qualche motivo, quest’uomo non vuole proprio sentire la parola “no”.

Edoardo passò il dito sullo schermo per accettare la chiamata.

Sì, Daniele, ciao, disse cercando di far suonare la voce allegra.

Edoardo! Ma quando arrivi? la voce dell’amico vibrava di entusiasmo. Te l’avevo detto celebriamo l’acquisto! Tutto pronto: la sauna è accesa, la tavola è imbandita, gli amici stanno arrivando. Basta stare chiusi in casa, no? Venite con Chiara, sarà divertente!

Edoardo tacque un momento, pensando alla risposta. Lanciò un’occhiata a Chiara, che in quel preciso istante scosse appena la testa. Non disse una parola, ma lui capì perfettamente il suo segnale silenzioso: feste rumorose, musica alta, chiacchiere infinite e confusione niente di tutto questo rientrava nei loro piani per il momento. Entrambi volevano passare il weekend in tranquillità, nel loro angolino accogliente, senza fretta e senza dover rendere conto a nessuno.

Edoardo esitò un po’ prima di rispondere. Gli balenò in testa un’idea brillante, che si affrettò a usare.

Senti, cominciò a bassa voce, c’è una cosa… Chiara è andata dalla mamma per un paio di giorni. Non voglio andare da solo, capisci. Qualcuno potrebbe dirle qualcosa di sbagliato… Non voglio litigare con mia moglie per delle sciocchezze. Ci vedremo sicuramente un’altra volta, ma più avanti.

Dall’altra parte ci fu un breve silenzio, poi Daniele rispose con evidente sorpresa:

Come è andata? E quando torna?

Domani sera, disse Edoardo con un tono un po’ malinconico. Ha deciso così all’improvviso… Eppure avevamo programmi così belli! Volevamo andare al cinema, fare una passeggiata al parco, visto che il tempo lo permette, magari dare un’occhiata alla pista di pattinaggio. Ma non se n’è fatto niente. Quindi un’altra volta, va bene?

Daniele tacque brevemente, come se stesse riflettendo, poi la sua voce divenne stranamente soddisfatta.

Va bene… Ma fammi sapere quando torna. Ho davvero voglia di vedervi!

Certo, acconsentì Edoardo in fretta. Appena sarà possibile, ti avviso subito. Magari il prossimo weekend? Se i piani non cambiano, ovviamente.

Si salutò, mise giù il telefono sul tavolino tra le poltrone ed espirò con sollievo. Sul suo viso apparve spontaneamente un sorrisetto ironico.

Uff, me la sono cavata per un pelo, borbottò girandosi verso Chiara. Ma perché è così insistente? Gli avevo già detto chiaramente che non volevo andare alla sua casa in campagna! Che ci farei lì? Guardare le loro facce ubriache? Daniele non sa rilassarsi in altro modo! Va bene, dimentichiamocelo. Mi piace molto di più passare il tempo solo con te.

La abbracciò, sentendo la tensione degli ultimi minuti svanire gradualmente. Nell’appartamento era ancora caldo e silenzioso, fuori le fioccavano lentamente, e sullo schermo continuava il loro film preferito lento, accogliente, niente a che vedere con le feste rumorose che Edoardo detestava tanto.

Chiara si strinse a Edoardo, avvertendo il calore del suo corpo e il ritmo calmante del respiro. Nella stanza regnava ancora un’atmosfera accogliente: la luce morbida della lampada, il procedere lento del film in bianco e nero sullo schermo, il ticchettio silenzioso dell’orologio sul muro. Tutto questo creava una sensazione di protezione e pace, che spesso mancava nella frenesia quotidiana.

Anch’io, disse piano lei, alzando un po’ la testa per guardarlo negli occhi. Vediamo solo il film e andiamo a dormire. Non serve altro.

Edoardo sorrise, stringendola più forte per le spalle. Stava già immaginando come tra un paio d’ore avrebbero spento la luce, si sarebbero coperti con la coperta calda e si sarebbero addormentati al rumore lontano della bufera fuori. Ma i loro piani furono interrotti da un altro squillo. E, cosa più interessante, dallo stesso numero.

Edoardo aggrottò la fronte, lanciò un’occhiata rapida allo schermo e prese riluttante il telefono. Che diavolo vuole ancora?

Daniele, ti avevo detto… cominciò, cercando di parlare con calma, ma nella voce già trapelava tensione.

Edoardo, la voce di Daniele suonava insolitamente seria, persino tesa, sono al club “Cristallo”, abbiamo deciso di divertirci un po’ con i ragazzi prima della sauna. E qui… ecco Chiara. Con un tipo. Bevono, lei lo abbraccia. Non volevo intromettermi, ma… devi saperlo. Ti ha detto che andava dalla mamma! Quindi ha chiaramente mentito!

Edoardo si immobilizzò. Guardò sorpreso la moglie, poi spostò lo sguardo sullo schermo, chiedendosi se l’amico lo stesse prendendo in giro.

Cosa? chiese di nuovo Edoardo, e nella sua voce c’era chiaramente dubbio. Sei sicuro? Magari l’hai confusa con qualcun’altra? Posso dire con certezza che so esattamente dove si trova mia moglie!

Assolutamente, rispose Daniele con fermezza. Nella sua voce non c’era ombra di dubbio. È già ubriaca, ride forte. Tutto questo sembra… non molto decoroso, a dirla tutta. E non si vergogna nemmeno della mia presenza! Mi scansa solo! Vuoi che le passi il telefono?

Edoardo chiuse gli occhi per un secondo, cercando di raccogliere i pensieri. Nella testa giravano un mucchio di domande, ma nessuna risposta. Cosa diamine stava succedendo? Come poteva l’amico sbagliare così? O… c’era qualcos’altro?

Falla, disse brevemente, attivando il vivavoce. Gli era persino venuta curiosità di sentire cosa avrebbe udito.

Nel telefono si sentirono i bassi attutiti della musica del club, intervallati da scoppi di risa e voci indistinte. Poi attraverso quel rumore emerse una voce femminile talmente simile a quella di Chiara che ad Edoardo mancò un battito.

Pronto? Chi è? si sentì nel vivavoce con una leggera esitazione, come se la persona dall’altra parte non avesse capito subito che stava rispondendo a una chiamata.

Edoardo deglutì, cercando di calmare una improvvisa secchezza in gola. Guardò Chiara, che sedeva accanto con gli occhi spalancati, chiaramente senza capire niente.

Chiara? disse, cercando di far suonare la voce ferma. Sono Edoardo. Che sta succedendo?

In risposta ci fu una breve risata, poi quella stessa voce, ma più sfacciata, con un leggero raucedine, disse:

Oh, Edoardo, mi hai rotto le scatole! Voglio divertirmi, capisci? Sono stanca della tua vita noiosa. Voglio sballarmi finché non mi passa!

Chiara balzò in piedi dal divano, il viso impallidito. Si portò la mano al petto, come per calmare il battito accelerato, e sussurrò appena udibilmente:

Ma che assurdità! Come può avermi scambiata per qualcun’altra? E come fa a sapere il tuo nome? Cosa sta succedendo?

E dove sei?

Che te ne importa? ribatté la voce nel vivavoce con tono provocatorio. Anche se sono tua moglie, non devo rendere conto. E faccio quello che voglio!

Sullo sfondo si sentirono di nuovo risate, tintinnio di bicchieri, poi Daniele si intromise:

Edoardo, hai sentito? Te l’avevo detto…

Edoardo lo interruppe bruscamente, sentendo dentro un misto di rabbia, confusione e un desiderio quasi infantile di voltarsi e non vedere tutto questo.

Basta, disse con fermezza, ma nella voce c’era ancora un tremito. Me ne occupo domani. Non chiamare più.

L’uomo spense rapidamente la chiamata, buttò il telefono sul divano e fissò il soffitto con totale perplessità. Se Chiara non fosse stata seduta accanto a lui… Avrebbe davvero potuto crederci!

La ragazza si lasciò cadere sul divano e guardò il marito con stupore. La voce di quella ragazza era davvero simile alla sua! Ma non era questo il punto principale! Il punto era un altro da dove sapeva i dettagli per recitare così? Evidentemente l’avevano istruita!

Caspita, sussurrò lei, la voce un po’ soffocata. Chi era? Che circo è questo?

Edoardo scosse la testa, passandosi pensieroso la mano tra i capelli, spettinando la sua pettinatura già poco perfetta. Non aveva risposte solo sospetti. Sospetti molto poco piacevoli…

Non ne ho idea, rispose guardando da qualche parte, come se sperasse di trovare lì una risposta. Ma la voce… identica. Persino le intonazioni, la risata tutto coincideva. Non può essere una semplice coincidenza.

E Daniele ha detto con tanta sicurezza, come se fossi io, disse lei con un leggero tremito nella voce. Immagina se non fossi stata davvero a casa. Avresti pensato che ero… che ero davvero lì, al club, con qualche uomo.

Edoardo si girò verso di lei, lo sguardo si fece più dolce. Tese la mano, abbracciò delicatamente Chiara per le spalle, attirandola a sé. Il suo corpo tremava un po’, e lui sentì quanto fosse importante essere lì, darle un senso di sicurezza.

Avrei sospettato comunque qualcosa, disse con sicurezza. Tu non faresti mai una cosa del genere! Ti conosco. So come ti comporti in queste situazioni. È tutto… un errore assurdo, uno scherzo, non so. Ma ci darò un’occhiata! Se serve, andrò al club e chiederò di vedere le telecamere. Vedremo chi era quella ragazza.

Chiara si strinse a lui, sentendo svanire gradualmente il freddo paralizzante, sostituito dal calore non solo fisico, ma anche interiore. Sospirò profondamente, cercando di regolare il respiro.

Sì, acconsentì alzando un po’ la testa. Non sono io di certo. Ma allora chi? E perché?

Edoardo si strinse nelle spalle, ma nei suoi occhi non c’era più la precedente confusione ora c’era determinazione a chiarire questa strana storia. Strinse più forte la sua mano, come per dire: siamo insieme, e qualunque cosa accada, ce la faremo.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Chiara sedeva in cucina, beveva il tè e sfogliava le email di lavoro sul laptop. Il silenzio fu rotto da uno squillo sullo schermo apparve il nome di Daniele. Esitò un momento prima di rispondere: dopo la storia della sera prima, non era facile prepararsi a parlare con lui. Ma la curiosità ebbe il sopravvento voleva capire cosa avrebbe detto.

Ciao, cominciò Daniele con cautela, come se camminasse sul filo. Hai parlato con Edoardo dopo ieri sera?

Chiara strinse il telefono in mano. Decise di cogliere l’occasione e chiarire tutto scoprire esattamente cosa aveva visto Daniele e perché era stato così sicuro di lei la sera prima. Dopo una piccola pausa, come per scegliere le parole giuste, rispose:

Sì. Abbiamo… litigato. Mi ha accusata di qualcosa di incomprensibile, non voleva ascoltare le spiegazioni. Dice che gli ho mentito.

Nel telefono ci fu un secondo di silenzio. Chiara sentì Daniele espirare rumorosamente, poi nella sua voce trapelò inaspettatamente una nota di soddisfazione appena percettibile, ma chiara.

Ecco come, prolungò lui. Beh, sai… ho sempre detto che Edoardo non ti apprezza. Non ha mai capito chi sei davvero.

Chiara sentì che dentro tutto ribolliva, ma si costrinse a parlare con calma. Era importante ascoltare fino alla fine, capire dove voleva arrivare.

Di cosa parli? chiese, cercando di far suonare la voce ferma.

Daniele parlò più piano, quasi sussurrando, e in questa intimità studiata del tono c’era qualcosa di allarmante:

Del fatto che meriti di più! Chiara, volevo dirtelo da tempo… Ti amo. Sul serio. E sono pronto a prendermi cura di te. Se vorrai lasciare Edoardo sarò lì. Sempre.

Chiara tacque, cercando di elaborare ciò che aveva sentito. Nella testa giravano mille pensieri: da quanto tempo Daniele ci pensava? Perché aveva scelto proprio questo momento, dopo tutta quella storia assurda? O… era stato lui a organizzare tutto, sapendo che lei “non c’era”…

Sospirò profondamente, raccogliendo i pensieri, e rispose con calma ma fermezza:

Daniele, è molto inaspettato. E, a dire il vero, fuori luogo. Amo Edoardo, e risolveremo ciò che è successo. Non c’è bisogno di intromettersi.

Scusa se ho detto qualcosa di troppo, disse finalmente lui, e nella voce non c’era più la precedente sicurezza. Volevo solo… che sapessi che hai qualcuno a cui rivolgerti. Edoardo si è comportato male, accusandoti di tutto. Ho sentito qualcosa… Sembra che voglia solo lasciarti, e cerca un pretesto! Voglio solo che tu sia al sicuro!

Chiara strinse il telefono così forte che le dita sbiancarono un po’. Inspirò profondamente, cercando di mantenere la calma non lasciare che le emozioni prendessero il sopravvento. L’ultima cosa che le serviva era esplodere e urlare contro questo “amico”!

Sai, Daniele, la sua voce divenne gelida, ferma, senza la minima esitazione, innanzitutto ieri ero a casa. In secondo luogo, io ed Edoardo non abbiamo litigato. E in terzo luogo, so perfettamente che hai organizzato tutto. Solo che non capivo perché. Ora è tutto chiaro.

Per un momento nel telefono ci fu una pausa. Quasi fisicamente sentiva Daniele cercare le parole, cercare freneticamente un modo per uscire, cambiare argomento, evitare una risposta diretta.

Cosa?.. riuscì finalmente a dire, e nella voce trapelò smarrimento. Ma dopo un secondo si riprese, parlò più deciso: Di cosa parli?

Di questo. Hai trovato una ragazza con la voce simile alla mia. Le hai chiesto di recitare questa commedia chiamare, parlare con la mia voce, fingere che fossi al club con qualche uomo. Perché volevi farci litigare. Ammettilo, è così?

Nel telefono calò il silenzio. Chiara aspettava, senza fretta, sapendo che ora si sarebbe deciso tutto o Daniele avrebbe continuato a mentire, o avrebbe detto la verità.

Alla fine, Daniele espirò bruscamente. La sua voce si spezzò, divenne più forte, quasi disperata:

Sì, l’ho organizzato! Perché ti amo, Chiara! Perché vedo come Edoardo ti tratta. Perché voglio che tu sia felice con me!

Chiara chiuse gli occhi per un secondo. Nel petto salì un’onda di amarezza, ma si trattenne, non permise alle emozioni di esplodere nella voce.

Felice? rise amaramente, ma la risata uscì secca, senza traccia di allegria. Perché hai deciso che sarei felice con te? Chi sei tu, comunque? Un tizio qualsiasi, che cambia ragazze come se fossero guanti. Anche se fossi l’unico uomo sulla terra, non ti avrei degnato di uno sguardo, capito?

Daniele tacque un secondo, come se stesse raccogliendo i pensieri, poi parlò piano, quasi sussurrando, come se non credesse lui stesso a ciò che diceva:

Pensavo… pensavo che se aveste litigato, avresti capito che lui non ti merita. Che avresti notato me! Sono molto meglio di Edoardo! E quanto alle ragazze… Stavo solo cercando di dimenticarti! Ma nessuno può paragonarsi a te, capisci! Ti porterò in palma di mano, ti vizierò, ti adorerò… Scegli solo me!

Chiara sentì ribollire dentro di sé la rabbia non impulsiva e calda, ma fredda, solida. Strinse il telefono in mano, ma la sua voce rimase ferma, quasi impassibile:

Te? Sul serio? Mai! Hai tradito l’amicizia, tradito la fiducia. E per cosa? Per le tue illusioni?

Parlò con calma, ma ogni parola suonava come una sentenza chiara, senza esitazioni. Nella sua voce non c’era rabbia né isteria, solo una ferma convinzione di avere ragione.

Chiara, scusa… la voce di Daniele tremò. Non c’era più né slancio né sicurezza solo smarrimento e rimpianto.

Ma Chiara aveva già deciso. Non aveva intenzione di dargli una possibilità di giustificarsi o spiegare le sue azioni.

No, Daniele. Non ci sarà perdono. Né amicizia. Non chiamarmi più! Mai! E dimentica anche il numero di Edoardo, gli farò sentire la registrazione di questa meravigliosa conversazione!

Premette il tasto per terminare la chiamata e lentamente posò il telefono sul tavolo. Le dita tremavano un po’, ma si riprese, sospirò profondamente e guardò fuori dalla finestra. Fuori la neve cadeva ancora silenziosamente, come se niente fosse successo.

In quel momento Edoardo entrò nella stanza. Notò subito la sua faccia seria e si allarmò.

Allora? chiese, fermandosi sulla soglia. Nella sua voce c’era ansia, ma cercava di parlare con calma.

Chiara si girò verso di lui e con un sorriso amaro disse:

Tutto è chiaro, sospirò. Ha organizzato tutto. Ha ammesso di amarmi e di aver voluto che litigassimo. Mi ha promesso mari e monti! Riesci a immaginarlo? Che vigliacco…

Edoardo si sedette accanto a Chiara sul divano, prese delicatamente la sua mano. Le dita strinsero leggermente il palmo forte, in modo che lei sentisse il sostegno. In quel semplice contatto c’era tutto ciò che voleva dire: Sono qui, sono vicino, e mi importa di come ti senti.

Quindi non è mai stato un vero amico, disse Edoardo piano. Dimenticatelo! Non serve sprecare anche i nervi pensando a quello che è successo. A dire il vero, avevo notato dei campanelli d’allarme da un po’, ma non avevo prove concrete. Avevo paura che fosse solo la mia immaginazione. Ma ora tutto è al suo posto.

Sì, acconsentì lei, avvicinandosi un po’ e appoggiando la spalla alla sua. Ma almeno ora conosciamo la verità. E sappiamo a chi possiamo fidarci.

La sua voce era ferma, senza drammi. Non c’era più né offesa né amarezza solo un leggero sollievo per il fatto che tutto si fosse finalmente chiarito. Chiuse gli occhi per un secondo, inspirando l’odore familiare e rassicurante di casa: legno caldo, tè appena preparato e il profumo appena percettibile dei suoi profumi preferiti.

Sai, improvvisamente sorrise Chiara, e nei suoi occhi brillarono scintille, ma in fondo è anche meglio così. Ora abbiamo una scusa di ferro per non andare a tutte queste feste. Non litigherai con altri amici per causa sua? Così potremo semplicemente dire che all’evento c’è una persona che mi è sgradevole.

Lo disse con leggerezza, quasi scherzosamente, ma in quelle parole c’era una parte di verità. Non era più necessario inventare scuse gentili, soppesare se valesse la pena andare, preoccuparsi che un rifiuto potesse offendere qualcuno. Ora era tutto semplice: c’erano loro, il loro mondo accogliente, e c’era tutto il resto cose che non avevano più importanza.

Edoardo rise sinceramente, senza traccia della tensione che aleggiava ancora nell’aria fino a poco prima.

Esatto. Guarderemo film e berremo tè, acconsentì, inclinando leggermente la testa per incrociare il suo sguardo.

E non usciremo da nessuna parte, aggiunse lei con un leggero sorriso, tirando a sé l’angolo della coperta e avvolgendosi in essa, come in un bozzolo di sicurezza e comfort.

Perfetto, annuì lui, abbracciandola più forte.

Così, tra i fiocchi di neve che volteggiavano lentamente fuori dalla finestra, e la luce morbida e calda della lampada da tavolo, il loro piccolo mondo tornò integro e sicuro. In questa stanza, piena di suoni tranquilli e odori familiari, non c’era posto per bugie, dubbi o giochi altrui. C’erano solo loro due persone che sapevano che l’importante ce l’avevano già: fiducia, calore e la certezza che domani sarebbe un altro giorno tranquillo e accogliente, proprio come questo…

Daniele sedeva in cucina nel silenzio più assoluto, fissando una tazza vuota con il tè ormai freddo da tempo. Non ricordava nemmeno quando aveva fatto l’ultimo sorso tutta la sua attenzione era assorbita dalle parole che continuavano a risuonare nella sua testa, come un disco rotto: Non chiamarmi più. Mai.

Ma invece del rimorso, invece del senso di colpa che avrebbe potuto fargli capire di aver agito male, nel petto cresceva una rabbia sorda e pesante. Gli premeva sulle costole, gli impediva di respirare normalmente, lo costringeva a stringere i pugni così forte che le unghie si conficcavano nei palmi.

Perché tutto è andato storto?! esclamò, passando bruscamente la mano sul tavolo e spazzando via le briciole di biscotto che stava masticando distrattamente mentre pensava.

Nella testa tornavano di nuovo e di nuovo le scene della sera prima. Ecco, entra nel club, dopo aver concordato con Giulia la ragazza che aveva incontrato un paio di settimane fa in un bar. L’aveva notata subito: stesse fattezze del viso, acconciatura simile, persino la voce era quasi uguale a quella di Chiara. Quando le aveva spiegato il suo piano, lei aveva solo sorriso e annuito: Facile. Adoro questi giochi.

Ricordò come stava in disparte, osservando mentre parlava al telefono, fingendo di essere Chiara ubriaca e sfacciata. Rideva, tirava le parole, lanciava frasi pungenti tutto esattamente come le aveva suggerito. In quel momento sentiva eccitazione, quasi euforia: ecco, il momento decisivo! Se funziona, pensava, Chiara capirà che Edoardo non la valorizza. Che c’è qualcuno che l’ama davvero.

E adesso… adesso aveva ricevuto solo un rifiuto freddo e la consapevolezza amara: il piano era fallito. Peggio ancora aveva perso tutto.

Non sono stato io a sbagliare! discuteva mentalmente con se stesso, camminando per la cucina e urtando appena la sedia. Sono loro… non vedono, non capiscono! Edoardo non la merita, e lei gli crede ciecamente!

Si fermò al tavolo, strinse il bordo del piano così forte che le dita sbiancarono. Davanti agli occhi passarono i ricordi: come per anni aveva osservato Chiara ed Edoardo. Come invidiava la loro leggerezza, la loro capacità di ridere delle piccole cose, i loro sguardi caldi che si scambiavano senza nemmeno accorgersene. Gli sembrava che potesse dare a Chiara la stessa cosa solo meglio, più sincero, più forte. E aveva scelto la strada che riteneva l’unica possibile.

Si avvicinò alla finestra. Fuori i fiocchi di neve volteggiavano lentamente, posandosi sul davanzale, sui rami degli alberi spogli. Sembrava tutto così sereno, così… tranquillo…

Perché loro hanno tutto, e io niente?! gli sfuggì ad alta voce. Perché l’ha avuta proprio Edoardo! Io sono più degno! Sono migliore in tutto!

Capiva di aver perso non solo Chiara aveva perso un amico. Edoardo, che era sempre stato lì, sempre pronto ad aiutare, che credeva sempre in lui. Ora quell’amicizia era distrutta e non si poteva più ricostruire. Ma invece del rimorso, sentiva solo un’irritazione bruciante, un misto di risentimento e fastidio che gli bruciava dentro.

Il telefono era sul tavolo, silenzioso e estraneo. Daniele sapeva: non avrebbe chiamato Chiara. Non avrebbe cercato di spiegare, giustificarsi, supplicare. Sarebbe stato un altro fallimento, un’altra prova che non era riuscito a ottenere ciò che voleva. Ma nella testa già germogliavano nuovi pensieri amari, taglienti:

Lascia che vivano nel loro angolino comodo. Lascia che pensino di aver vinto. Ma io so la verità: Edoardo non la valorizza come potrei farlo io. E un giorno Chiara lo capirà. Forse, troppo tardi…

Si avvicinò alla finestra, fissò la neve che cadeva e quasi sibilò, appena udibilmente, come se avesse paura che qualcuno lo sentisse:

Pensi di aver vinto, Chiara? Pensi che sia tutto chiaro? Ma la verità è che semplicemente non vedi oltre la tua coperta comoda e la tazza di tè. Non vedi che c’è una persona accanto che ti ama davvero. Ma tu hai scelto l’illusione. Beh, goditela…

Si voltò bruscamente dalla finestra, notò sul tavolo un foglio di carta quello su cui la sera prima aveva abbozzato il piano della conversazione, elencato quali frasi doveva dire Giulia, come strutturare meglio il dialogo. Senza pensarci afferrò, lo strappò in piccoli pezzi, lo accartocciò e lo buttò nel cestino della spazzatura. Quel misero foglietto gli ricordava il fallimento grandioso!

Fuori continuava a nevicare, coprendo il mondo con un velo bianco. Daniele chiuse gli occhi, cercando di immaginare come in quel momento Chiara stesse seduta accanto a Edoardo, come ridessero, guardassero un film, bevessero il tè. Come avessero caldo e pace. Come si sentissero protetti nel loro piccolo mondo, dove non c’era posto per bugie e manipolazioni.

E invece di un augurio sincero di felicità, invece di un tentativo di accettare la situazione, in lui cresceva solo un pensiero ostinato:

Questo doveva essere mio. Tutto questo doveva essere mio…L’inverno quest’anno sembrava aver deciso di sfoggiare tutta la sua magnificenza: era caduta una neve tale che cortili e strade si erano trasformati in paesaggi da favola. Soffici fiocchi bianchi volteggiavano senza sosta nell’aria, posandosi delicatamente sui tetti delle case e sui marciapiedi, mentre il gelo conferiva all’aria una freschezza e una limpidezza particolari.

Nell’appartamento di Chiara e Edoardo regnava un’atmosfera ben diversa calda e serena. Oltre la grande finestra si svolgeva uno spettacolo innevato, mentre dentro, dietro i vetri ben chiusi, era tutto accogliente e tranquillo. La lampada da tavolo emetteva una luce morbida e soffusa, creando un cerchio di tepore intorno a sé e scacciando il freddo invernale.

I coniugi si erano sistemati sul divano, avvolti in una coperta soffice. Sullo schermo della TV andava una commedia familiare, niente di profondo, giusto per ridere un po’ e rilassarsi. Chiara seguiva attentamente la trama, sorridendo ogni tanto tra sé e sé. Edoardo sedeva accanto, appoggiato allo schienale, guardando anche lui il film, ma la sua attenzione si spostava spesso sulla neve che cadeva fuori. Lo spettacolo era davvero incantevole.

L’atmosfera piacevole fu interrotta da un suono melodico squillava il telefono di Edoardo. Non reagì subito, come se non volesse interrompere quel momento tranquillo in famiglia, ma il suono si ripeté. Con un sospiro leggero, l’uomo tirò fuori lo smartphone dalla tasca, guardò lo schermo e sospirò di nuovo:

Ancora Daniele che chiama, disse rivolgendosi alla moglie. È la terza volta stasera.

Chiara girò leggermente la testa verso di lui, ma non distolse lo sguardo dalla TV.

Probabilmente vuole ancora invitarci a casa sua, rispose calma. Ha comprato quella casa in campagna e vuole festeggiarla. Per qualche motivo, quest’uomo non vuole proprio sentire la parola “no”.

Edoardo passò il dito sullo schermo per accettare la chiamata.

Sì, Daniele, ciao, disse cercando di far suonare la voce allegra.

Edoardo! Ma quando arrivi? la voce dell’amico vibrava di entusiasmo. Te l’avevo detto celebriamo l’acquisto! Tutto pronto: la sauna è accesa, la tavola è imbandita, gli amici stanno arrivando. Basta stare chiusi in casa, no? Venite con Chiara, sarà divertente!

Edoardo tacque un momento, pensando alla risposta. Lanciò un’occhiata a Chiara, che in quel preciso istante scosse appena la testa. Non disse una parola, ma lui capì perfettamente il suo segnale silenzioso: feste rumorose, musica alta, chiacchiere infinite e confusione niente di tutto questo rientrava nei loro piani per il momento. Entrambi volevano passare il weekend in tranquillità, nel loro angolino accogliente, senza fretta e senza dover rendere conto a nessuno.

Edoardo esitò un po’ prima di rispondere. Gli balenò in testa un’idea brillante, che si affrettò a usare.

Senti, cominciò a bassa voce, c’è una cosa… Chiara è andata dalla mamma per un paio di giorni. Non voglio andare da solo, capisci. Qualcuno potrebbe dirle qualcosa di sbagliato… Non voglio litigare con mia moglie per delle sciocchezze. Ci vedremo sicuramente un’altra volta, ma più avanti.

Dall’altra parte ci fu un breve silenzio, poi Daniele rispose con evidente sorpresa:

Come è andata? E quando torna?

Domani sera, disse Edoardo con un tono un po’ malinconico. Ha deciso così all’improvviso… Eppure avevamo programmi così belli! Volevamo andare al cinema, fare una passeggiata al parco, visto che il tempo lo permette, magari dare un’occhiata alla pista di pattinaggio. Ma non se n’è fatto niente. Quindi un’altra volta, va bene?

Daniele tacque brevemente, come se stesse riflettendo, poi la sua voce divenne stranamente soddisfatta.

Va bene… Ma fammi sapere quando torna. Ho davvero voglia di vedervi!

Certo, acconsentì Edoardo in fretta. Appena sarà possibile, ti avviso subito. Magari il prossimo weekend? Se i piani non cambiano, ovviamente.

Si salutò, mise giù il telefono sul tavolino tra le poltrone ed espirò con sollievo. Sul suo viso apparve spontaneamente un sorrisetto ironico.

Uff, me la sono cavata per un pelo, borbottò girandosi verso Chiara. Ma perché è così insistente? Gli avevo già detto chiaramente che non volevo andare alla sua casa in campagna! Che ci farei lì? Guardare le loro facce ubriache? Daniele non sa rilassarsi in altro modo! Va bene, dimentichiamocelo. Mi piace molto di più passare il tempo solo con te.

La abbracciò, sentendo la tensione degli ultimi minuti svanire gradualmente. Nell’appartamento era ancora caldo e silenzioso, fuori le fioccavano lentamente, e sullo schermo continuava il loro film preferito lento, accogliente, niente a che vedere con le feste rumorose che Edoardo detestava tanto.

Chiara si strinse a Edoardo, avvertendo il calore del suo corpo e il ritmo calmante del respiro. Nella stanza regnava ancora un’atmosfera accogliente: la luce morbida della lampada, il procedere lento del film in bianco e nero sullo schermo, il ticchettio silenzioso dell’orologio sul muro. Tutto questo creava una sensazione di protezione e pace, che spesso mancava nella frenesia quotidiana.

Anch’io, disse piano lei, alzando un po’ la testa per guardarlo negli occhi. Vediamo solo il film e andiamo a dormire. Non serve altro.

Edoardo sorrise, stringendola più forte per le spalle. Stava già immaginando come tra un paio d’ore avrebbero spento la luce, si sarebbero coperti con la coperta calda e si sarebbero addormentati al rumore lontano della bufera fuori. Ma i loro piani furono interrotti da un altro squillo. E, cosa più interessante, dallo stesso numero.

Edoardo aggrottò la fronte, lanciò un’occhiata rapida allo schermo e prese riluttante il telefono. Che diavolo vuole ancora?

Daniele, ti avevo detto… cominciò, cercando di parlare con calma, ma nella voce già trapelava tensione.

Edoardo, la voce di Daniele suonava insolitamente seria, persino tesa, sono al club “Cristallo”, abbiamo deciso di divertirci un po’ con i ragazzi prima della sauna. E qui… ecco Chiara. Con un tipo. Bevono, lei lo abbraccia. Non volevo intromettermi, ma… devi saperlo. Ti ha detto che andava dalla mamma! Quindi ha chiaramente mentito!

Edoardo si immobilizzò. Guardò sorpreso la moglie, poi spostò lo sguardo sullo schermo, chiedendosi se l’amico lo stesse prendendo in giro.

Cosa? chiese di nuovo Edoardo, e nella sua voce c’era chiaramente dubbio. Sei sicuro? Magari l’hai confusa con qualcun’altra? Posso dire con certezza che so esattamente dove si trova mia moglie!

Assolutamente, rispose Daniele con fermezza. Nella sua voce non c’era ombra di dubbio. È già ubriaca, ride forte. Tutto questo sembra… non molto decoroso, a dirla tutta. E non si vergogna nemmeno della mia presenza! Mi scansa solo! Vuoi che le passi il telefono?

Edoardo chiuse gli occhi per un secondo, cercando di raccogliere i pensieri. Nella testa giravano un mucchio di domande, ma nessuna risposta. Cosa diamine stava succedendo? Come poteva l’amico sbagliare così? O… c’era qualcos’altro?

Falla, disse brevemente, attivando il vivavoce. Gli era persino venuta curiosità di sentire cosa avrebbe udito.

Nel telefono si sentirono i bassi attutiti della musica del club, intervallati da scoppi di risa e voci indistinte. Poi attraverso quel rumore emerse una voce femminile talmente simile a quella di Chiara che ad Edoardo mancò un battito.

Pronto? Chi è? si sentì nel vivavoce con una leggera esitazione, come se la persona dall’altra parte non avesse capito subito che stava rispondendo a una chiamata.

Edoardo deglutì, cercando di calmare una improvvisa secchezza in gola. Guardò Chiara, che sedeva accanto con gli occhi spalancati, chiaramente senza capire niente.

Chiara? disse, cercando di far suonare la voce ferma. Sono Edoardo. Che sta succedendo?

In risposta ci fu una breve risata, poi quella stessa voce, ma più sfacciata, con un leggero raucedine, disse:

Oh, Edoardo, mi hai rotto le scatole! Voglio divertirmi, capisci? Sono stanca della tua vita noiosa. Voglio sballarmi finché non mi passa!

Chiara balzò in piedi dal divano, il viso impallidito. Si portò la mano al petto, come per calmare il battito accelerato, e sussurrò appena udibilmente:

Ma che assurdità! Come può avermi scambiata per qualcun’altra? E come fa a sapere il tuo nome? Cosa sta succedendo?

E dove sei?

Che te ne importa? ribatté la voce nel vivavoce con tono provocatorio. Anche se sono tua moglie, non devo rendere conto. E faccio quello che voglio!

Sullo sfondo si sentirono di nuovo risate, tintinnio di bicchieri, poi Daniele si intromise:

Edoardo, hai sentito? Te l’avevo detto…

Edoardo lo interruppe bruscamente, sentendo dentro un misto di rabbia, confusione e un desiderio quasi infantile di voltarsi e non vedere tutto questo.

Basta, disse con fermezza, ma nella voce c’era ancora un tremito. Me ne occupo domani. Non chiamare più.

L’uomo spense rapidamente la chiamata, buttò il telefono sul divano e fissò il soffitto con totale perplessità. Se Chiara non fosse stata seduta accanto a lui… Avrebbe davvero potuto crederci!

La ragazza si lasciò cadere sul divano e guardò il marito con stupore. La voce di quella ragazza era davvero simile alla sua! Ma non era questo il punto principale! Il punto era un altro da dove sapeva i dettagli per recitare così? Evidentemente l’avevano istruita!

Caspita, sussurrò lei, la voce un po’ soffocata. Chi era? Che circo è questo?

Edoardo scosse la testa, passandosi pensieroso la mano tra i capelli, spettinando la sua pettinatura già poco perfetta. Non aveva risposte solo sospetti. Sospetti molto poco piacevoli…

Non ne ho idea, rispose guardando da qualche parte, come se sperasse di trovare lì una risposta. Ma la voce… identica. Persino le intonazioni, la risata tutto coincideva. Non può essere una semplice coincidenza.

E Daniele ha detto con tanta sicurezza, come se fossi io, disse lei con un leggero tremito nella voce. Immagina se non fossi stata davvero a casa. Avresti pensato che ero… che ero davvero lì, al club, con qualche uomo.

Edoardo si girò verso di lei, lo sguardo si fece più dolce. Tese la mano, abbracciò delicatamente Chiara per le spalle, attirandola a sé. Il suo corpo tremava un po’, e lui sentì quanto fosse importante essere lì, darle un senso di sicurezza.

Avrei sospettato comunque qualcosa, disse con sicurezza. Tu non faresti mai una cosa del genere! Ti conosco. So come ti comporti in queste situazioni. È tutto… un errore assurdo, uno scherzo, non so. Ma ci darò un’occhiata! Se serve, andrò al club e chiederò di vedere le telecamere. Vedremo chi era quella ragazza.

Chiara si strinse a lui, sentendo svanire gradualmente il freddo paralizzante, sostituito dal calore non solo fisico, ma anche interiore. Sospirò profondamente, cercando di regolare il respiro.

Sì, acconsentì alzando un po’ la testa. Non sono io di certo. Ma allora chi? E perché?

Edoardo si strinse nelle spalle, ma nei suoi occhi non c’era più la precedente confusione ora c’era determinazione a chiarire questa strana storia. Strinse più forte la sua mano, come per dire: siamo insieme, e qualunque cosa accada, ce la faremo.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Chiara sedeva in cucina, beveva il tè e sfogliava le email di lavoro sul laptop. Il silenzio fu rotto da uno squillo sullo schermo apparve il nome di Daniele. Esitò un momento prima di rispondere: dopo la storia della sera prima, non era facile prepararsi a parlare con lui. Ma la curiosità ebbe il sopravvento voleva capire cosa avrebbe detto.

Ciao, cominciò Daniele con cautela, come se camminasse sul filo. Hai parlato con Edoardo dopo ieri sera?

Chiara strinse il telefono in mano. Decise di cogliere l’occasione e chiarire tutto scoprire esattamente cosa aveva visto Daniele e perché era stato così sicuro di lei la sera prima. Dopo una piccola pausa, come per scegliere le parole giuste, rispose:

Sì. Abbiamo… litigato. Mi ha accusata di qualcosa di incomprensibile, non voleva ascoltare le spiegazioni. Dice che gli ho mentito.

Nel telefono ci fu un secondo di silenzio. Chiara sentì Daniele espirare rumorosamente, poi nella sua voce trapelò inaspettatamente una nota di soddisfazione appena percettibile, ma chiara.

Ecco come, prolungò lui. Beh, sai… ho sempre detto che Edoardo non ti apprezza. Non ha mai capito chi sei davvero.

Chiara sentì che dentro tutto ribolliva, ma si costrinse a parlare con calma. Era importante ascoltare fino alla fine, capire dove voleva arrivare.

Di cosa parli? chiese, cercando di far suonare la voce ferma.

Daniele parlò più piano, quasi sussurrando, e in questa intimità studiata del tono c’era qualcosa di allarmante:

Del fatto che meriti di più! Chiara, volevo dirtelo da tempo… Ti amo. Sul serio. E sono pronto a prendermi cura di te. Se vorrai lasciare Edoardo sarò lì. Sempre.

Chiara tacque, cercando di elaborare ciò che aveva sentito. Nella testa giravano mille pensieri: da quanto tempo Daniele ci pensava? Perché aveva scelto proprio questo momento, dopo tutta quella storia assurda? O… era stato lui a organizzare tutto, sapendo che lei “non c’era”…

Sospirò profondamente, raccogliendo i pensieri, e rispose con calma ma fermezza:

Daniele, è molto inaspettato. E, a dire il vero, fuori luogo. Amo Edoardo, e risolveremo ciò che è successo. Non c’è bisogno di intromettersi.

Scusa se ho detto qualcosa di troppo, disse finalmente lui, e nella voce non c’era più la precedente sicurezza. Volevo solo… che sapessi che hai qualcuno a cui rivolgerti. Edoardo si è comportato male, accusandoti di tutto. Ho sentito qualcosa… Sembra che voglia solo lasciarti, e cerca un pretesto! Voglio solo che tu sia al sicuro!

Chiara strinse il telefono così forte che le dita sbiancarono un po’. Inspirò profondamente, cercando di mantenere la calma non lasciare che le emozioni prendessero il sopravvento. L’ultima cosa che le serviva era esplodere e urlare contro questo “amico”!

Sai, Daniele, la sua voce divenne gelida, ferma, senza la minima esitazione, innanzitutto ieri ero a casa. In secondo luogo, io ed Edoardo non abbiamo litigato. E in terzo luogo, so perfettamente che hai organizzato tutto. Solo che non capivo perché. Ora è tutto chiaro.

Per un momento nel telefono ci fu una pausa. Quasi fisicamente sentiva Daniele cercare le parole, cercare freneticamente un modo per uscire, cambiare argomento, evitare una risposta diretta.

Cosa?.. riuscì finalmente a dire, e nella voce trapelò smarrimento. Ma dopo un secondo si riprese, parlò più deciso: Di cosa parli?

Di questo. Hai trovato una ragazza con la voce simile alla mia. Le hai chiesto di recitare questa commedia chiamare, parlare con la mia voce, fingere che fossi al club con qualche uomo. Perché volevi farci litigare. Ammettilo, è così?

Nel telefono calò il silenzio. Chiara aspettava, senza fretta, sapendo che ora si sarebbe deciso tutto o Daniele avrebbe continuato a mentire, o avrebbe detto la verità.

Alla fine, Daniele espirò bruscamente. La sua voce si spezzò, divenne più forte, quasi disperata:

Sì, l’ho organizzato! Perché ti amo, Chiara! Perché vedo come Edoardo ti tratta. Perché voglio che tu sia felice con me!

Chiara chiuse gli occhi per un secondo. Nel petto salì un’onda di amarezza, ma si trattenne, non permise alle emozioni di esplodere nella voce.

Felice? rise amaramente, ma la risata uscì secca, senza traccia di allegria. Perché hai deciso che sarei felice con te? Chi sei tu, comunque? Un tizio qualsiasi, che cambia ragazze come se fossero guanti. Anche se fossi l’unico uomo sulla terra, non ti avrei degnato di uno sguardo, capito?

Daniele tacque un secondo, come se stesse raccogliendo i pensieri, poi parlò piano, quasi sussurrando, come se non credesse lui stesso a ciò che diceva:

Pensavo… pensavo che se aveste litigato, avresti capito che lui non ti merita. Che avresti notato me! Sono molto meglio di Edoardo! E quanto alle ragazze… Stavo solo cercando di dimenticarti! Ma nessuno può paragonarsi a te, capisci! Ti porterò in palma di mano, ti vizierò, ti adorerò… Scegli solo me!

Chiara sentì ribollire dentro di sé la rabbia non impulsiva e calda, ma fredda, solida. Strinse il telefono in mano, ma la sua voce rimase ferma, quasi impassibile:

Te? Sul serio? Mai! Hai tradito l’amicizia, tradito la fiducia. E per cosa? Per le tue illusioni?

Parlò con calma, ma ogni parola suonava come una sentenza chiara, senza esitazioni. Nella sua voce non c’era rabbia né isteria, solo una ferma convinzione di avere ragione.

Chiara, scusa… la voce di Daniele tremò. Non c’era più né slancio né sicurezza solo smarrimento e rimpianto.

Ma Chiara aveva già deciso. Non aveva intenzione di dargli una possibilità di giustificarsi o spiegare le sue azioni.

No, Daniele. Non ci sarà perdono. Né amicizia. Non chiamarmi più! Mai! E dimentica anche il numero di Edoardo, gli farò sentire la registrazione di questa meravigliosa conversazione!

Premette il tasto per terminare la chiamata e lentamente posò il telefono sul tavolo. Le dita tremavano un po’, ma si riprese, sospirò profondamente e guardò fuori dalla finestra. Fuori la neve cadeva ancora silenziosamente, come se niente fosse successo.

In quel momento Edoardo entrò nella stanza. Notò subito la sua faccia seria e si allarmò.

Allora? chiese, fermandosi sulla soglia. Nella sua voce c’era ansia, ma cercava di parlare con calma.

Chiara si girò verso di lui e con un sorriso amaro disse:

Tutto è chiaro, sospirò. Ha organizzato tutto. Ha ammesso di amarmi e di aver voluto che litigassimo. Mi ha promesso mari e monti! Riesci a immaginarlo? Che vigliacco…

Edoardo si sedette accanto a Chiara sul divano, prese delicatamente la sua mano. Le dita strinsero leggermente il palmo forte, in modo che lei sentisse il sostegno. In quel semplice contatto c’era tutto ciò che voleva dire: Sono qui, sono vicino, e mi importa di come ti senti.

Quindi non è mai stato un vero amico, disse Edoardo piano. Dimenticatelo! Non serve sprecare anche i nervi pensando a quello che è successo. A dire il vero, avevo notato dei campanelli d’allarme da un po’, ma non avevo prove concrete. Avevo paura che fosse solo la mia immaginazione. Ma ora tutto è al suo posto.

Sì, acconsentì lei, avvicinandosi un po’ e appoggiando la spalla alla sua. Ma almeno ora conosciamo la verità. E sappiamo a chi possiamo fidarci.

La sua voce era ferma, senza drammi. Non c’era più né offesa né amarezza solo un leggero sollievo per il fatto che tutto si fosse finalmente chiarito. Chiuse gli occhi per un secondo, inspirando l’odore familiare e rassicurante di casa: legno caldo, tè appena preparato e il profumo appena percettibile dei suoi profumi preferiti.

Sai, improvvisamente sorrise Chiara, e nei suoi occhi brillarono scintille, ma in fondo è anche meglio così. Ora abbiamo una scusa di ferro per non andare a tutte queste feste. Non litigherai con altri amici per causa sua? Così potremo semplicemente dire che all’evento c’è una persona che mi è sgradevole.

Lo disse con leggerezza, quasi scherzosamente, ma in quelle parole c’era una parte di verità. Non era più necessario inventare scuse gentili, soppesare se valesse la pena andare, preoccuparsi che un rifiuto potesse offendere qualcuno. Ora era tutto semplice: c’erano loro, il loro mondo accogliente, e c’era tutto il resto cose che non avevano più importanza.

Edoardo rise sinceramente, senza traccia della tensione che aleggiava ancora nell’aria fino a poco prima.

Esatto. Guarderemo film e berremo tè, acconsentì, inclinando leggermente la testa per incrociare il suo sguardo.

E non usciremo da nessuna parte, aggiunse lei con un leggero sorriso, tirando a sé l’angolo della coperta e avvolgendosi in essa, come in un bozzolo di sicurezza e comfort.

Perfetto, annuì lui, abbracciandola più forte.

Così, tra i fiocchi di neve che volteggiavano lentamente fuori dalla finestra, e la luce morbida e calda della lampada da tavolo, il loro piccolo mondo tornò integro e sicuro. In questa stanza, piena di suoni tranquilli e odori familiari, non c’era posto per bugie, dubbi o giochi altrui. C’erano solo loro due persone che sapevano che l’importante ce l’avevano già: fiducia, calore e la certezza che domani sarebbe un altro giorno tranquillo e accogliente, proprio come questo…

Daniele sedeva in cucina nel silenzio più assoluto, fissando una tazza vuota con il tè ormai freddo da tempo. Non ricordava nemmeno quando aveva fatto l’ultimo sorso tutta la sua attenzione era assorbita dalle parole che continuavano a risuonare nella sua testa, come un disco rotto: Non chiamarmi più. Mai.

Ma invece del rimorso, invece del senso di colpa che avrebbe potuto fargli capire di aver agito male, nel petto cresceva una rabbia sorda e pesante. Gli premeva sulle costole, gli impediva di respirare normalmente, lo costringeva a stringere i pugni così forte che le unghie si conficcavano nei palmi.

Perché tutto è andato storto?! esclamò, passando bruscamente la mano sul tavolo e spazzando via le briciole di biscotto che stava masticando distrattamente mentre pensava.

Nella testa tornavano di nuovo e di nuovo le scene della sera prima. Ecco, entra nel club, dopo aver concordato con Giulia la ragazza che aveva incontrato un paio di settimane fa in un bar. L’aveva notata subito: stesse fattezze del viso, acconciatura simile, persino la voce era quasi uguale a quella di Chiara. Quando le aveva spiegato il suo piano, lei aveva solo sorriso e annuito: Facile. Adoro questi giochi.

Ricordò come stava in disparte, osservando mentre parlava al telefono, fingendo di essere Chiara ubriaca e sfacciata. Rideva, tirava le parole, lanciava frasi pungenti tutto esattamente come le aveva suggerito. In quel momento sentiva eccitazione, quasi euforia: ecco, il momento decisivo! Se funziona, pensava, Chiara capirà che Edoardo non la valorizza. Che c’è qualcuno che l’ama davvero.

E adesso… adesso aveva ricevuto solo un rifiuto freddo e la consapevolezza amara: il piano era fallito. Peggio ancora aveva perso tutto.

Non sono stato io a sbagliare! discuteva mentalmente con se stesso, camminando per la cucina e urtando appena la sedia. Sono loro… non vedono, non capiscono! Edoardo non la merita, e lei gli crede ciecamente!

Si fermò al tavolo, strinse il bordo del piano così forte che le dita sbiancarono. Davanti agli occhi passarono i ricordi: come per anni aveva osservato Chiara ed Edoardo. Come invidiava la loro leggerezza, la loro capacità di ridere delle piccole cose, i loro sguardi caldi che si scambiavano senza nemmeno accorgersene. Gli sembrava che potesse dare a Chiara la stessa cosa solo meglio, più sincero, più forte. E aveva scelto la strada che riteneva l’unica possibile.

Si avvicinò alla finestra. Fuori i fiocchi di neve volteggiavano lentamente, posandosi sul davanzale, sui rami degli alberi spogli. Sembrava tutto così sereno, così… tranquillo…

Perché loro hanno tutto, e io niente?! gli sfuggì ad alta voce. Perché l’ha avuta proprio Edoardo! Io sono più degno! Sono migliore in tutto!

Capiva di aver perso non solo Chiara aveva perso un amico. Edoardo, che era sempre stato lì, sempre pronto ad aiutare, che credeva sempre in lui. Ora quell’amicizia era distrutta e non si poteva più ricostruire. Ma invece del rimorso, sentiva solo un’irritazione bruciante, un misto di risentimento e fastidio che gli bruciava dentro.

Il telefono era sul tavolo, silenzioso e estraneo. Daniele sapeva: non avrebbe chiamato Chiara. Non avrebbe cercato di spiegare, giustificarsi, supplicare. Sarebbe stato un altro fallimento, un’altra prova che non era riuscito a ottenere ciò che voleva. Ma nella testa già germogliavano nuovi pensieri amari, taglienti:

Lascia che vivano nel loro angolino comodo. Lascia che pensino di aver vinto. Ma io so la verità: Edoardo non la valorizza come potrei farlo io. E un giorno Chiara lo capirà. Forse, troppo tardi…

Si avvicinò alla finestra, fissò la neve che cadeva e quasi sibilò, appena udibilmente, come se avesse paura che qualcuno lo sentisse:

Pensi di aver vinto, Chiara? Pensi che sia tutto chiaro? Ma la verità è che semplicemente non vedi oltre la tua coperta comoda e la tazza di tè. Non vedi che c’è una persona accanto che ti ama davvero. Ma tu hai scelto l’illusione. Beh, goditela…

Si voltò bruscamente dalla finestra, notò sul tavolo un foglio di carta quello su cui la sera prima aveva abbozzato il piano della conversazione, elencato quali frasi doveva dire Giulia, come strutturare meglio il dialogo. Senza pensarci afferrò, lo strappò in piccoli pezzi, lo accartocciò e lo buttò nel cestino della spazzatura. Quel misero foglietto gli ricordava il fallimento grandioso!

Fuori continuava a nevicare, coprendo il mondo con un velo bianco. Daniele chiuse gli occhi, cercando di immaginare come in quel momento Chiara stesse seduta accanto a Edoardo, come ridessero, guardassero un film, bevessero il tè. Come avessero caldo e pace. Come si sentissero protetti nel loro piccolo mondo, dove non c’era posto per bugie e manipolazioni.

E invece di un augurio sincero di felicità, invece di un tentativo di accettare la situazione, in lui cresceva solo un pensiero ostinato:

Questo doveva essere mio. Tutto questo doveva essere mio…

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