Ma chi la vuole davvero?

Chiara, cosè questa roba? Hai buttato via i cetrioli della mamma?
Carlo, certo che sì. sospira Chiara. Sono andati a male da una vita… Mollissimi. Impossibili da mangiare…
Ma non è niente di grave. Potevi buttare solo quelli sopra, il resto si poteva lavare e via. Dai, io e mia madre abbiamo mangiato roba pure da barattoli gonfi e siamo qui, sani e salvi. Questi solo un po troppo maturi. Non si fa così con il cibo, Chia’, costa soldi!

Carlo passa davanti alla moglie con il mento alto e uno sguardo di rimprovero, borbottando qualcosa tra sé e sé.

Chiara sospira. Una volta questa cosa la trovava perfino tenera. Le viene in mente quel primo appuntamento, tra ricordi sfocati

…Sul sentiero del parco arriva un ragazzo alto, camicia bianca, sorriso smagliante. In mano porta un mazzo di fiori. Di campo, proprio come piaceva a Chiara.

Carletto! esclama lei sorpresa. Sei andato nei campi? Li hai raccolti tu?
Sì, fa Carlo tranquillo. Dai, le rose son scontate e costano pure un occhio. Meglio se andiamo sulle giostre insieme, spendiamo lì.

Chiara sorride e lo segue felice…

Nel presente, Chiara scuote la testa, sente Carlo davvero intento a lavare i cetrioli in cucina. Ormai non si sorprende più. Prima pensava che non andassero al bar perché a Carlo piaceva camminare, non perché fosse tirchio. E se avevano preso la ruota panoramica invece dellottovolante costoso, era solo per premura verso di lei, non per i soldi. Così diceva lui: Non ti scuoti, è più tranquilla

Ma ora, dopo anni, il matrimonio e due bambini, Chiara sa tutto. E ormai subisce. Oppure potrebbe ribellarsi. Ma ha scelto il silenzio.

Entra in cucina e si avvicina ai fornelli per impiattare la cena per i gemelli, per sé e per Carlo: riso, polpette, insalata. Nessuna esagerazione, in casa loro niente sprechi.

Carlo, cosa fai? chiede stanca la donna. Il marito taglia le polpette nei piatti dei piccoli.
Hanno solo cinque anni, mezza polpetta basta.

Con serietà taglia una polpetta nel piatto di uno, prende quella dellaltro e la rimette in padella.

Ma sei serio?
Secondo te? ribatte Carlo.
Sì, Carletto.
Ecco. Siamo tutti uguali dice tagliando anche la polpetta di Chiara. È manzo, costa. E poi mangiare carne fa male in eccesso, specialmente fritta. La prossima volta falle al vapore, tanto con la frittura il grasso si spreca, e lolio ora costa di più.
I bambini non le vogliono al vapore.
Impareranno. È più salutare, chiude Carlo, finisce il suo lavoro e se ne va. Chiara guarda i piatti coi resti delle polpette e capisce che la sua pazienza ha un limite.

Nel weekend torna Assunta, la suocera. In confronto a lei, Carlo è uno spendaccione.

Chiara, cara, sono arrivata! Ho portato qualcosa per i ragazzi! Che fortuna avete, una nonna che torna con regali ogni volta!

Chiara, appena rientrata dal lavoro, sospira, si riprende e va a salutare Assunta.

La donna le porge un sacchetto.

Signora Assunta, ma queste sono cose da bambina. Chiara sbircia nel sacchetto. Noi con Carlo abbiamo due maschietti!
Eh va be, cosa cambia? minimizza la suocera, tirando fuori una maglietta rosa di Hello Kitty. Vedi, è un gatto rosa, che problema cè? Antonio adora i gatti! E poi sono piccoli, che cambia il colore: rosa, rosso o blu…
Va bene, signora Assunta, grazie. Guadagno tempo e poi sistemo con i ragazzi…

Chiara sorride, mette da parte il sacchetto. Più tardi lo butterà via. Non solo sono vestiti da femmina, ma anche malconci: roba che metterebbe neanche per lorto.

Carlo, quando ce ne andiamo da qui? Non ce la faccio più a vivere con tua madre, sussurra Chiara, chiudendo la porta della stanza.
Ma che domanda! Quando avremo i soldi per una casa.
Dai, prendiamo un mutuo, sennò accumuliamo fino alla pensione.
Ne abbiamo già parlato. Il mutuo è una trappola, capisci? Ci rimetteremmo troppo. E poi stare con mamma è comodo: cucina, pulisce, fa la conserva per linverno
Sei fuori di testa? urla Chiara abbassando subito la voce. I bambini dormono nella stessa stanza con tua madre! Ora hanno cinque anni, ma dopo? Che faranno? Non possiamo avere un attimo di intimità, nemmeno di parlarci. Non possiamo mettere la serratura, perché tua madre non vuole, non è pratico!
Stai calma e spegni la luce. Alla fine del mese arriva la bolletta, ci sveniamo.

Chiara si butta sul letto singhiozzando. Basta. Non ce la fa più.

La crisi scoppia il giorno dopo. Carlo non permette ai bambini di guardare “La buona notte, piccoli” in TV: È troppo, spreco!. È la goccia che fa traboccare il vaso.

Basta, piange Chiara. Non posso più andare avanti così! Io me ne vado e porto con me i bambini! Andiamo da mia madre; almeno lì avranno una loro stanza.

Prende una valigia con una mano, con laltra sospinge i due figli verso luscita.

Antonio, Matteo, venite.
Chia’ Ma dove vai? Carlo resta di stucco. E la nostra famiglia? E noi? Io pensavo che tutto andasse bene, sembravi contenta.
Per sei anni ho sopportato tutto. Te e tua madre. Usiamo lo shampoo che compriamo in tanica, la carta igienica la peggiore, e ai bambini diamo solo giochi vecchi tuoi o di tuo fratello! Basta! Voglio una vita normale per i miei figli. Preferisco essere spendacciona che vivere così.

Assunta, la suocera, si prende il petto con aria teatrale e blocca Carlo.

Oddio, Carlo, mi fa male il cuore… Non andare. Tornerà. Dai, chi la vuole una così, con due bambini appresso…

E Carlo ci credeva. Era sicuro che sarebbe tornata.

Chia’, che fai? domanda Lidia, la madre di Chiara. Butta quella bustina di tè e prendi una nuova.

Chiara torna in sé dai suoi pensieri. Si accorge che sta facendo il terzo tè con la stessa bustina, per abitudine.

Ma come avete fatto a vivere così? Io te lo dicevo da tempo che dovevi andartene. Non è vita, è sopravvivenza. È una situazione malsana…
Già, annuisce Chiara, aprendo il frigo e restando di sasso. Cè il formaggio vero, non quello fuso scadente. E salame, prosciutto, yogurt… Dovrei nascondere i cioccolatini, sennò i bambini li spazzolano tutti.
Ma lasciali stare! Li compro apposta!
Sì, meglio nasconderli. Non sono abituati ad averne a portata, finirà che si rimpinzeranno.

Lidia annuisce, la osserva con tenerezza, poi la accarezza piano sulla spalla.

È notte. Chiara si alza e va in cucina. Non riesce a dormire, il letto è troppo morbido, non cigola. Quello su cui dormiva con Carlo era vecchio e rotto.

Si affaccia al frigorifero, lo apre con entusiasmo silenzioso. Latte fresco (con Carlo compravano solo il più economico), yogurt vero, non kefir scadente; la ricotta la facevano in casa dal latte girato.

Chiara taglia una bella fetta di pane, ci mette sopra salame e formaggio. Un panino enorme, poco elegante, ma che soddisfazione. Nessuno lì a dirle come tagliare il salame, o che il formaggio sta solo a colazione… Prende una bottiglietta di yogurt, lo beve direttamente da lì. Squisito.

Madonna santa, ma quanto ero stupida Che bello non dover più risparmiare su tutto…

Come aveva fatto a sopportare lui per quasi sei anni? Come aveva accettato quelle regole, quegli ordini? Senza mangiare mai quello che voleva, con la casa mai sistemata, vestita coi maglioni della suocera, gli stivali sempre gli stessi per cinque anni…

Qualche settimana dopo, suona il campanello. È sabato: Chiara si è appena alzata, la mamma ha portato i figli al parco per lasciarla dormire di più.

Chi è?… Carlo?! Che ci fai qui?

Alla porta cè suo marito.

Chia’, ti prego torna. Io e la mamma risparmieremo di meno. Certo, sperperare è peccato, ma adesso sentiremo di più quello che dici E ti amo, Chia’. Torna, siamo una famiglia, ci sono i bambini…
No! No, e ancora no! Non torno più. I miei figli hanno una stanza tutta loro, anche io. Guardano i cartoni senza limiti di tempo e non solo mezzora. Mangiano una polpetta intera. Possono prendersi un cioccolatino quando vogliono. E non laviamo più le bustine del tè! E finalmente mi sono comprata una vestaglia decente. Capito? Voglio una vita vera. Sono i miei soldi, li spendo come credo. Basta! Arrivederci. Ti arriveranno i documenti per la separazione.

Chiara chiude la porta e scoppia a piangere. Non sa nemmeno lei perché. Forse per la tristezza, forse per la rabbia o per la pietà verso sé stessa. Avrà più lavoro per mantenere i bambini, ma è pronta. Pronta a tutto, tranne a tornare indietro. Quella non è la sua vita.

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