Ma chi la vuole davvero?

Ma chi la vuole davvero

Chiara, che cosè questa roba? Hai buttato via i cetrioli sottaceto di mamma?
Certo, Giulio. sospirò Chiara. Erano ormai fermentati da un pezzo e molli. Davvero non si potevano mangiare
Non era una tragedia. Avresti potuto buttare solo quelli sopra, il resto si poteva risciacquare. Siamo cresciuti mangiando conserve esplose e siamo vivi. Qui erano solo un po’ appassiti. Non si fa così con il cibo, Chiarè, costa soldi!

Giulio la guardò severo e superbo, passando accanto alla moglie e borbottando tra sé e sé.

Chiara sospirò. Una volta trovava quella severità quasi tenera. Senza volerlo, le tornarono in mente i primi appuntamenti

Sullo stradello del parco si avvicinava sorridendo un ragazzo alto con la camicia bianca. Stringeva in mano un mazzo di fiori. Di campo, come piaceva a lei.

Giulio! esclamò stupita la ragazza. Ma li hai raccolti tu? Sei andato davvero in mezzo ai campi?
Sì, confermò lui. Le rose sono banali, troppo commerciali. Meglio spenderli in qualche giro sulle giostre insieme.

Chiara sorrise seguendo il ragazzo

La Chiara del presente scosse la testa e ascoltò: Giulio effettivamente stava lavando i cetrioli. Ormai non si stupiva più di nulla. Un tempo pensava che lui evitasse i ristoranti perché amava passeggiare, non perché fosse tirchio. E la ruota panoramica? Non per il prezzo basso del biglietto, ma per premura verso di lei, per evitare che si sentisse male…

Ma gli anni erano passati, cerano state nozze, erano arrivati due gemelli, e Chiara ora capiva tutto. E non le restava che accettare. O ribellarsi. Lei aveva scelto il silenzio.

Chiara entrò in cucina per mettere in tavola il pranzo per i gemelli e per sé e Giulio. Riso, polpette, insalata un menù semplice. Nessun lusso in quella casa.

Giuli, che stai facendo? domandò stanca. Suo marito era chino sui piatti dei bambini a tagliare le polpette.
Hanno solo cinque anni, mezza polpetta per uno basta eccome.

Uno sguardo serissimo e tagliò la polpetta in uno dei piatti, mentre dallaltro tolse metà porzione, rimettendola in padella.

Sei fuori di testa?
Pensi?
Sì, Giulio.
Beh, siamo persone uguali agli altri, disse, tagliando anche quella di Chiara. È manzo, costa. E comunque, tanta carne non fa bene, soprattutto fritta. Ah, la prossima volta cuocile al vapore, così non si spreca olio né si sporca la padella. Lolio è carissimo!
Ai bimbi non piace la carne al vapore.
Impareranno: è più salutare, concluse Giulio, finì con i piatti e se ne andò. Chiara abbassò lo sguardo sulle mezze polpette e capì che la sua pazienza, a quanto pareva, aveva un limite

Alla fine della settimana tornò Giuseppina la suocera. E rispetto a lei, Giulio era la generosità fatta persona.

Chiaretta, cara, sono arrivata coi regalini per i bambini! Vi è proprio andata bene con una nonna così: porto sempre qualcosa!

Chiara, appena tornata dal lavoro, sospirò tra sé e andò ad accoglierla.

Giuseppina le porse una busta.

Signora Giuseppina, ma sono vestiti da bambina. sbirciò allinterno Chiara. Ma io e Giulio abbiamo due maschietti.
Ma che importa Giuseppina sventolò la mano, estraendo una maglietta rosa di Hello Kitty. Ma sì, ai bambini piacciono i gatti. E poi, sono piccoli! Che importa il colore, rosa, rosso o blu…
Va bene, la ringrazio davvero. Vediamo poi con loro, finse Chiara, accantonando la busta. Più tardi lavrebbe buttata: non solo erano vestiti da bambina, erano pure messi malissimo. Imbarazzante anche solo per stare in giardino.

Giuli, quando ce ne andiamo da qui? Non ne posso più vivere con tua mamma. sussurrò esausta Chiara, chiudendo la porta.
Ma che domande sono? Quando riusciremo a mettere via abbastanza per una nostra casa.
Giulio, prendiamo un mutuo: altrimenti arriviamo a novantanni senza!
Guarda che ne abbiamo già discusso: il mutuo è una trappola! Sprecchi una fortuna in interessi! E con mamma, invece, è tutto più pratico: cucina, pulisce, fa le conserve
Ma sei impazzito? sbottò Chiara, abbassando la voce. I bambini dormono nella stessa stanza di tua madre! Finché hanno cinque anni, ma poi? E noi, come coppia, chi siamo? Nemmeno una porta con la chiave vietato da tua madre! Perché non è pratico.
Basta, spegni la luce. Quando arriva la bolletta a fine mese, qua ci viene un colpo.

Chiara si buttò sul cuscino, esausta. Era proprio arrivata al limite.

Il giorno seguente scoppiò il caos. Giulio non concesse ai bambini di guardare La buona notte dei piccoli. Troppo costoso, anche quello Fu la goccia che fece traboccare il vaso di pazienza di Chiara.

Basta, adesso mi hai proprio stancata! piangeva Chiara. Me ne vado, porto via i nostri figli! Andremo da mia madre: lì almeno avranno una stanza tutta loro.

Afferò la valigia con una mano, con laltra guidò i gemelli verso la porta.

Luca, Andrea, forza.
Ma Chiaretta Dove vai? rimase di sasso Giulio. E la nostra famiglia? Pensavo fossi contenta…
Ho sopportato sei anni questa vita. Te e tua madre! Compriamo shampoo in taniche, la carta igienica più scadente di tutto il supermercato. I figli giocano con i tuoi vecchi giochi scassati e basta! Voglio una vita vera per i miei bambini, non questa parodia. Preferisco essere spendacciona che tirchia come voi.

Giuseppina, con una mano teatrale al petto, trattenne il figlio dallo slanciarsi dietro la moglie.

Oh, ragazzo mio, mi sento male Lasciala stare, tornerà. Con due figli dietro vedrai, non la vuole nessuno.

E Giulio ci credeva. Che sarebbe tornata.

Chiaretta, che stai facendo? domandò la mamma, Donatella. Butta quel bustino da tè e prendine uno nuovo.

Chiara tornò in sé. Senza rendersene conto, stava usando la stessa bustina per la terza tazza.

Ma come avete fatto a vivere così? Te lavevo detto da tempo di andartene. Quella non era vita era solo sopravvivenza!
Eh, Chiara abbassò il capo, restando immobile dinnanzi al frigorifero. Lo sai che cè, mamma? Cè formaggio vero sorrise a metà, salame, carne, yogurt Devo nascondere le caramelle, sennò i bimbi se le divorano tutte.
Mangino pure! Le compro apposta.
Sì, ma meglio metterle via Si devono abituare piano piano, se no gli viene l’acidità.

Donatella annuì, guardandola con tenerezza e carezzandole la spalla.

Arrivò la notte. Chiara si alzò e andò in cucina. Non riusciva a dormire. Il materasso era troppo soffice, non cigolava. Quello su cui dormiva con Giulio era vecchio e scomodo.

Aperse il frigo e guardò i prodotti come se fossero tesori. Il latte a casa di Giulio era sempre quello più scadente, lo yogurt era vietato solo kefir, il formaggio facevano da latte andato a male.

Tagliò una fetta di pane e si preparò un panino con salame e formaggio: abbondante, un panino vero, che quasi non ci stava in bocca. Ma che sapore! E soprattutto, nessuno a controllarla. Nessuno a dirle quanto doveva essere spessa la fetta, o che il formaggio solo colazione, uno al giorno Si prese un vaso di yogurt e lo bevve dalla bottiglietta. Che bontà

Ma che sciocca sono stata Che vita mi stavo perdendo!

Come ha potuto farsi andare bene tutto questo per quasi sei anni? Come poteva sottomettersi a quelle regole assurde? Non mangiava ciò che desiderava, niente ristrutturazioni, vestiva solo con gli avanzi della suocera, stivali sempre gli stessi Come?

Passarono alcune settimane. Un sabato mattina, la campanella suonò. Chiara si era appena alzata, e i bambini stavano al parco con la nonna Donatella.

Chi è? Giulio?! Che ci fai qui?

Sulla soglia, il marito.

Chiaretta, ti prego, torna. Io e la mamma insomma, smetteremo di fare gli spilorci. Ovviamente, lo spreco è un peccato, ma ti ascolteremo di più, e io ti amo, Chiaretta. Torna, siamo una famiglia, ci sono i nostri figli
No! No, e ancora no! Non torno indietro. Adesso i miei figli hanno una stanza loro, anchio. Guardano i cartoni tutto il giorno se vogliono. Mangiano una polpetta intera. Prendono una caramella quando vogliono. E non lavo più quei maledetti sacchettini del supermercato. E finalmente mi sono comprata una vestaglia decente. Capito? Voglio una vita normale! Sono i miei soldi, li spendo come credo. Basta! Addio. Riceverai le carte per la separazione.

Chiara chiuse la porta e si mise a piangere. Non sapeva nemmeno il perché: forse per il dolore, forse per la pietà verso se stessa. Sapeva che avrebbe dovuto lavorare di più per crescere i figli, ma era pronta. Pronta a tutto, tranne che tornare indietro a quella vita che non era mai stata davvero sua.

La vera libertà a volte chiede coraggio: meglio la dignità e la fatica che una sicurezza che soffoca. Bisogna vivere per sé, e non solo per accontentare chi, pur credendo di amare, non sa vedere i tuoi bisogni veri.

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