– Lucia, me ne vado. – tossendo leggermente, Giorgio pronuncia queste parole con una voce che lei fatica a riconoscere, piatta e senza colori.
– Vai in garage? – ribatte Lucia, quasi senza pensarci, mentre gli lancia uno sguardo fugace.
– No. Lucia, ti sto lasciando. Vado da unaltra donna…
La patata ancora da sbucciare le scivola di mano, rotolando vivace sotto il tavolo. Lucia rimane immobile a guardare il tubero mentre fugge, tentando di digerire ciò che ha appena sentito. Poi si gira di scatto e fissa in faccia il marito. Finalmente il significato la raggiunge, come unonda improvvisa. Chi la osservasse penserebbe che sia calma, immobile come una roccia in mezzo al mare. In realtà dentro di lei è appena franata una valanga di emozioni, seppellendo tutto: amore, gioia e i sogni mai realizzati…
– E chi sarebbe questa donna? – chiede Lucia, trattenendosi a fatica dal gridare e dal lanciarsi su di lui.
– Non la conosci, Lucia. Ma… è diversa, capisci? Tra noi cè qualcosa di vero. Mi capisce al volo, abbiamo tante cose in comune. Davvero molte! – Giorgio si infervora, mentre Lucia, nella sua mente, lo prende a colpi di pelapatate, figurandoselo contorcersi dal dolore…
– Beh, allora hai trovato la tua felicità, congratulazioni. – risponde lei invece, sciacquando mani e pelapatate sotto il rubinetto – ho finito con le patate. – Non devo sapere nientaltro. Sei libero, vai pure. A cena non ci sei, immagino che ti stiano già aspettando…
Giorgio singhiozza, forse di sollievo, forse sopraffatto, e sparisce in camera a preparare la valigia. Lucia si regge al lavandino per non crollare, osservando le nocche delle dita diventare bianche. Vorrebbe solo non crollare, e che lui se ne andasse al più presto…
– Io… insomma, vado allora, ok? – mormora Giorgio, avvicinandosi alla porta con cautela. Lucia si volta. Il volto è sereno, quasi in pace. Lui rimane perplesso: si sarebbe aspettato almeno lacrime o rimproveri, non questa indifferenza glaciale. Borbotta qualcosa e sparisce dalla cucina.
Lucia attende che la porta si richiuda, poi, senza forze, si lascia cadere a terra, mordendosi il braccio per non urlare mentre inizia a piangere come un animale ferito, morente. Rimane a lungo così, finché, tre ore dopo, con gli occhi gonfi e la voce consumata dalle lacrime, riesce ad arrivare a letto, vestita, e crolla sopra le lenzuola. Il suo mondo è ormai buio…
Nel cuore della notte si sveglia e viene travolta dai ricordi. Si rivede giovane, appena arrivata da un paese vicino per lavorare, inesperta e piena di sogni. Era un sabato sera quando andò in balera con le amiche. E proprio quella sera conobbe lui. Lui, fra un gruppo di ragazzi del quartiere che sorvegliavano i giardinetti.
Alto, spalle larghe, sorriso aperto: Giorgio era diverso dagli altri, trasudava sicurezza e fascino. Lucia, lo osservò una volta sola e si sentì perduta per sempre. Lui invece la guardava con una punta dironia, eppure gli piaceva quella ragazza esile dagli occhi grandi. Quella sera si offrì di riaccompagnarla a casa. Da allora, non si lasciarono più…
Si vedevano quasi ogni giorno. Dopo tre mesi depositarono la richiesta di matrimonio in Comune. Quellestate fecero una grande festa con amici e parenti. Allinizio vivevano in uno dei minuscoli appartamenti popolari della città. Poi, quando Lucia mise al mondo il loro primo figlio, ottennero una piccola casa con due camere. La felicità li travolse. Si amavano davvero, di quellamore che si sente senza parlare, capendosi con uno sguardo. E non litigavano mai, davvero! Erano compatibili come il rosso e il blu su una bandiera, come il sole e la luna…
Proprio una settimana fa hanno celebrato trentasei anni insieme. Lucia ora teme che non arriveranno a trentasette… Al ricordo, scoppia di nuovo a piangere, in silenzio, pianto amaro di chi saluta la fine di una grande storia.
La mattina dopo è grigia, come lumore di Lucia. Ma la casa è grande e cè tanto da fare. Beve il tè amaro con un po di zucchero, senza riuscire a buttar giù altro, e si mette a riordinare. Pulisce, dà da mangiare alle galline, libera la capretta nellaia, lava i pavimenti e sistema i piatti lasciati il giorno prima. Si muove isterica, come se il non fermarsi la aiutasse a non pensare ancora una volta a quanto è successo. Ma rimane il peso di doverlo comunicare ai figli. Al pomeriggio, prende coraggio.
– Mamma, ma questo è impazzito? Che vuol dire ha trovato unaltra? Ma chi, esattamente? È uno scherzo? Vuoi che veniamo subito lì? – chiede la figlia, preoccupata.
– No, no, Natascia, non venite! Tu sei quasi al termine, non ti agitare per me. Me la sbrigo. In fondo, nessuno è morto.
Il figlio, Matteo, invece esplode, tra parolacce e rabbia trattenuta. Lucia lo rimprovera: di non offendere suo padre, che nella vita tutto può succedere. Alla fine concordano che Matteo andrà a trovarla il fine settimana…
Dopo aver avvisato i figli, Lucia tira un sospiro. Passando dallo specchio dellingresso, incrocia il suo sguardo smarrito. Davanti a lei una donna appesantita, col vestaglione addosso, senza trucco, occhi gonfi e labbra screpolate.
– Ecco perché ha scelto una giovane. Guarda come sono messa. Grassottella, senza pettinatura, senza manicure, niente trucco. Sarà chissà che bellezza, e io invece sempre a occuparmi di tutto e tutti. Figli, marito, nipoti al primo posto. Poi viene il pollaio e lorto… – Lucia si passa una mano stanca sul viso e sospira amaramente.
Ripensa allultimo anno e ora tante cose si fanno chiare: la gravidanza difficile di Natascia, la nascita del nipote da Matteo, i disastri col cortile, i mille impegni. Tutto tempo speso per gli altri, mai per lui. Giorgio cenava spesso solo, passava le domeniche da solo, e in quei vuoti probabilmente ha trovato spazio la novità. Lei, immersa nei suoi doveri, non ci ha fatto caso. O non lo voleva vedere.
Iniziano così i giorni di Lucia senza Giorgio. Allinizio un dolore che toglie il fiato. Poi, piano piano, un po più sopportabile. Chiede ai figli di rimanere vicini al padre, che con loro è stato bravo. Non li ha mai abbandonati, adora i nipoti, questa storia non riguarda loro. Dopo qualche mugugno, accettano la situazione. E va bene così, pensa Lucia. Passano sei mesi e lentamente si affievolisce anche la malinconia. Gestisce la casa da sola, aiuta ancora di più coi nipotini, trova pure un piccolo impiego part-time al Comune. Dimagrisce, cambia taglio di capelli, si sistema meglio. La sua risata, il suo vero gioiello, torna. Che si può fare? La vita va avanti.
Dopo mezzo anno, squilla il telefono. Numero sconosciuto. Ma la voce, un po dimenticata ma ancora cara, fa breccia nel cuore.
– Lucietta, amore mio… Ti prego, perdonami. Non ce la faccio senza di te. Allinizio, nei primi due mesi, sembrava tutto un sogno confuso. Ora non posso dormire che ti vedo davanti agli occhi. Mi fai entrare? – supplica Giorgio, quasi piangendo.
– No. Torna dalla giovane. Avete tanto in comune. E io sto bene anche senza di te. – risponde Lucia tagliando corto e chiude subito la chiamata.
Da quel momento, ogni sera Giorgio la chiama, la implora, le parla con dolcezza.
– Lucia, ormai non siamo più ragazzi. Che senso ha stare separati adesso? Ho fatto una grande stupidaggine. Ti amo. Amo i nostri figli e i nipoti. Voglio stare con voi.
– E chi te lo impedisce, Giorgio? Ama i figli e i nipoti, per loro ci sarai sempre. Ma di me puoi fare a meno. Le cose rotte non si aggiustano, nemmeno col miglior collante – ribatte ferma.
Allinizio i figli stanno dalla parte di Lucia, poi, con il tempo, anche loro iniziato a difendere il padre.
– Mamma, papà è distrutto. È pentito, ti prego, perdonalo – insiste spesso Natascia.
– Ma sì, mamma, siete come due ragazzini. Io lo so che gli vuoi ancora bene – dice anche Matteo.
– No, basta. Non chiedetemi più. Non potrei più vivere con lui, lo capireste? Continuerò a pensare a quello che ha fatto.
Così Lucia va avanti. Lavora, si occupa della casa, sta coi figli, gioca coi nipoti. Ma sempre senza Giorgio.
Intanto Giorgio si separa anche dalla donna con cui, a suo dire, aveva tanto in comune, e va a vivere con la vecchia madre. Si strugge di nostalgia per Lucia, ricorda i loro anni felici e si pente amaramente. Ma ormai sente che non può più rimediare. Deve convivere col rimpianto…
Un giorno però decide di tentare il tutto per tutto. Si presenta sotto la casa di Lucia, cade quasi in ginocchio e le chiede perdono. Forse lei si commuoverà, e lo riprenderà. E se no, almeno potrà rivederla.
Si veste bene e si mette in viaggio. Arriva davanti alla loro vecchia casa, bussa. Nessuno risponde. Lucia è di turno alla casa famiglia anche quella notte. Aspetta un po, poi decide di coricarsi sulla panca in veranda, aspettando il ritorno di lei. Si addormenta profondamente, come non gli succedeva da anni. Lodore delle mura di casa lo avvolge.
Lucia rientra alle prime luci del mattino. Sorpresa: trova Giorgio, immobile, pallido nella luce dellalba. Si spaventa, lo scuote, niente. Gli prende il braccio, lo gratta sulla spalla, nessuna reazione.
– Oh Madonna… Ma è possibile? Giorgio mio, che disastro! Perché mi hai lasciata così? Cosa farò ora, da sola? – Si butta piangendo su di lui…
Ma lui improvvisamente la stringe e comincia a baciarla.
– Allora mi ami ancora se mi chiami amore! Anchio ti amo, Lucia mia, perdonami! Non posso vivere senza di te, davvero… – e cade in ginocchio ai suoi piedi, il viso fra le mani.
– Brutto mascalzone! Furbo che non sei altro! – lo stuzzica colpendo leggermente la schiena – Mi hai fatto morire di paura, ho creduto ti fosse successo qualcosa. Sei venuto qui per morire o per star con me? Ora basta!
Da quel giorno, Lucia e Giorgio si riappacificano e la loro vita riprende, ancora più forti. E si amano ancora di più, perché hanno capito davvero cosa significa perdere la propria metà, la persona più vicina e cara. E hanno capito anche che, a volte, bisogna perdonare. Lorgoglio, spesso, è una cattiva compagnia. Bisogna custodire e curare ciò che si ha, non ciò che si è perso. Ed è così che finisce questa storia con un lieto fine.






