Giovanni noleggiò una macchina, quando la moglie fu dimessa dall’ospedale, la portarono con il vicino dentro casa. «Andrà tutto bene, – consolava la moglie, – tu solo vivi. Anche se siedi e parli con me. Solo vivi. E io tutto saprò fare. Solo non mi lasciare, mia colomba…!»

A trentacinque anni Lucia credeva di non poter mai provare la vera felicità di una donna, ma il destino aveva deciso altro per lei. Si incontrarono quando entrambi stavano per compiere quarantanni. Paolo era già vedovo da tre anni. Lucia non si era mai sposata, anche se aveva dato alla luce un figlio. Come si dice tra la gente, lo aveva avuto per sé. Da giovane aveva avuto una storia con un bel moro di nome Alessandro, che le aveva promesso di sposarla e aveva incantato la giovane Lucia. Lei aveva creduto alle sue parole, che però si rivelarono false. Come si scoprì dopo, quel corteggiatore venuto dalla città era già sposato.

Persino la moglie legittima di Alessandro andò da Lucia per supplicarla di non distruggere una famiglia altrui. La ragazza, giovane e inesperta, cedette. Decise però di tenere il bambino.

Così accadde. Lucia partorì Andrea. Il figlio divenne per lei lunica consolazione e la sua gioia più grande. Andrea crebbe educato e studiò con impegno. Dopo le superiori si iscrisse alluniversità di economia. Paolo passò da Lucia diverse volte. Le propose di stare insieme. La donna però esitava, anche se Paolo le piaceva. Si vergognava un po del proprio figlio e del desiderio di essere finalmente felice.

Una sera Andrea parlò con la madre. Disse che non era contrario: «Mamma, io comunque non vivrò più qui. Lo zio Paolo è un uomo di parola. Basta che non ti faccia soffrire. Per me conta solo che tu sia felice.» Anche il figlio di Paolo era daccordo.

Così iniziarono a vivere insieme. Si sposarono con una piccola festa. Lucia lavorava nella biblioteca del villaggio e Paolo faceva lagronomo. Facevano tutto in coppia. Gestivano la casa, allevavano gli animali e curavano lorto. Si volevano bene e si rispettavano, anche se Dio non concesse loro figli in comune.

I due figli si sposarono e arrivarono i nipoti. Per ogni festa preparavano doni fatti in casa: uova, latte, panna, maiale e pollo. Durante le celebrazioni la loro casa si riempiva di ospiti. Paolo e Lucia sedevano a tavola, contenti di avere compagnia per festeggiare.

Solo la sera, quando la coppia anziana si coricava, ognuno pensava tra sé: vorrei andarmene per primo da questo mondo, così da non sentirmi mai solo.

Gli anni passarono. Un giorno la disgrazia arrivò. Al mattino a Lucia venne un malore proprio mentre stava preparando la minestra in cucina. La donna cadde. Paolo, con laiuto dei vicini, chiamò il pronto soccorso. I medici dissero che aveva avuto un ictus. Tutte le funzioni erano rimaste, tranne una: non poteva più camminare. Andrea e la moglie andarono a trovarla, lasciarono dei soldi per le medicine e ripartirono.

Paolo noleggiò unauto e, quando la moglie fu dimessa, la portarono in casa con laiuto di un vicino.

«Andrà tutto bene la consolava , tu pensa solo a vivere. Anche se resti seduta a parlare con me. Vivi e basta. Io me la caverò con tutto. Non mi lasciare, mia colomba!»

Paolo si occupava bene di lei. Dopo un mese Lucia passò su una sedia a rotelle. Lo aiutava in cucina. Continuavano a fare le cose insieme: sbucciavano patate e carote, sceglievano i fagioli, perfino cuocevano il pane. La sera discutevano di come andare avanti. Linverno si avvicinava e Paolo non aveva più la forza per spaccare la legna.

Forse i figli ci prenderanno con loro per linverno, e in primavera e in estate ce la caveremmo da soli

Nel fine settimana arrivò Andrea con la moglie. La nuora Chiara, dopo aver guardato la stanza, sentenziò: «Dovremo separarvi, colombi. Prenderemo la madre la settimana prossima. Fammi preparare la camera, poi verremo.»

«E io?» sussurrò a disagio Paolo. «Noi non ci siamo mai separati. Ragazzi, come potete fare questo.»

«Prima era diverso, quando avevate le forze per la casa e potevate badare a voi stessi, ma ora è tutto cambiato. Lascia che ti prenda anche tuo figlio. Nessuno vi accoglierà insieme.»

Andrea e la moglie se ne andarono. Paolo e Lucia sospirarono amaramente e si chiesero cosa fare. Ognuno, addormentandosi, sperava di non svegliarsi per non dover vedere tutto ciò.

Il fine settimana dopo arrivarono entrambi i figli. Cominciarono a raccogliere le cose. Paolo sedeva vicino al letto di Lucia. La guardava, ripensando ai loro anni giovani, e piangeva. Si avvicinò alla moglie malata e sussurrò: «Perdonami Lucia, che sia finita così per noi. Da qualche parte abbiamo sbagliato nelleducazione dei figli. Ci separano come gattini indesiderati. Perdonami. Ti amo.»

Lucia voleva accarezzargli la guancia, ma non aveva più forza. Paolo uscì asciugandosi le lacrime con la manica. Una volta in macchina non le asciugò più.

Poi il figlio, la moglie e il vicino avvolsero Lucia in una coperta e la portarono fuori dalla casa con i piedi in avanti. La donna malata pensò che fosse molto simbolico. Non oppose resistenza: non era più se stessa dopo che Paolo se ne era andato. Voleva solo non arrivare fino alla sera.

Passò una settimana. In una bella giornata dautunno, proprio il giorno di Ognissanti, il loro desiderio si avverò. Lucia e Paolo si ritrovarono nellaltro mondo.A trentacinque anni Lucia credeva di non poter mai provare la vera felicità di una donna, ma il destino aveva deciso altro per lei. Si incontrarono quando entrambi stavano per compiere quarantanni. Paolo era già vedovo da tre anni. Lucia non si era mai sposata, anche se aveva dato alla luce un figlio. Come si dice tra la gente, lo aveva avuto per sé. Da giovane aveva avuto una storia con un bel moro di nome Alessandro, che le aveva promesso di sposarla e aveva incantato la giovane Lucia. Lei aveva creduto alle sue parole, che però si rivelarono false. Come si scoprì dopo, quel corteggiatore venuto dalla città era già sposato.

Persino la moglie legittima di Alessandro andò da Lucia per supplicarla di non distruggere una famiglia altrui. La ragazza, giovane e inesperta, cedette. Decise però di tenere il bambino.

Così accadde. Lucia partorì Andrea. Il figlio divenne per lei lunica consolazione e la sua gioia più grande. Andrea crebbe educato e studiò con impegno. Dopo le superiori si iscrisse alluniversità di economia. Paolo passò da Lucia diverse volte. Le propose di stare insieme. La donna però esitava, anche se Paolo le piaceva. Si vergognava un po del proprio figlio e del desiderio di essere finalmente felice.

Una sera Andrea parlò con la madre. Disse che non era contrario: «Mamma, io comunque non vivrò più qui. Lo zio Paolo è un uomo di parola. Basta che non ti faccia soffrire. Per me conta solo che tu sia felice.» Anche il figlio di Paolo era daccordo.

Così iniziarono a vivere insieme. Si sposarono con una piccola festa. Lucia lavorava nella biblioteca del villaggio e Paolo faceva lagronomo. Facevano tutto in coppia. Gestivano la casa, allevavano gli animali e curavano lorto. Si volevano bene e si rispettavano, anche se Dio non concesse loro figli in comune.

I due figli si sposarono e arrivarono i nipoti. Per ogni festa preparavano doni fatti in casa: uova, latte, panna, maiale e pollo. Durante le celebrazioni la loro casa si riempiva di ospiti. Paolo e Lucia sedevano a tavola, contenti di avere compagnia per festeggiare.

Solo la sera, quando la coppia anziana si coricava, ognuno pensava tra sé: vorrei andarmene per primo da questo mondo, così da non sentirmi mai solo.

Gli anni passarono. Un giorno la disgrazia arrivò. Al mattino a Lucia venne un malore proprio mentre stava preparando la minestra in cucina. La donna cadde. Paolo, con laiuto dei vicini, chiamò il pronto soccorso. I medici dissero che aveva avuto un ictus. Tutte le funzioni erano rimaste, tranne una: non poteva più camminare. Andrea e la moglie andarono a trovarla, lasciarono dei soldi per le medicine e ripartirono.

Paolo noleggiò unauto e, quando la moglie fu dimessa, la portarono in casa con laiuto di un vicino.

«Andrà tutto bene la consolava , tu pensa solo a vivere. Anche se resti seduta a parlare con me. Vivi e basta. Io me la caverò con tutto. Non mi lasciare, mia colomba!»

Paolo si occupava bene di lei. Dopo un mese Lucia passò su una sedia a rotelle. Lo aiutava in cucina. Continuavano a fare le cose insieme: sbucciavano patate e carote, sceglievano i fagioli, perfino cuocevano il pane. La sera discutevano di come andare avanti. Linverno si avvicinava e Paolo non aveva più la forza per spaccare la legna.

Forse i figli ci prenderanno con loro per linverno, e in primavera e in estate ce la caveremmo da soli

Nel fine settimana arrivò Andrea con la moglie. La nuora Chiara, dopo aver guardato la stanza, sentenziò: «Dovremo separarvi, colombi. Prenderemo la madre la settimana prossima. Fammi preparare la camera, poi verremo.»

«E io?» sussurrò a disagio Paolo. «Noi non ci siamo mai separati. Ragazzi, come potete fare questo.»

«Prima era diverso, quando avevate le forze per la casa e potevate badare a voi stessi, ma ora è tutto cambiato. Lascia che ti prenda anche tuo figlio. Nessuno vi accoglierà insieme.»

Andrea e la moglie se ne andarono. Paolo e Lucia sospirarono amaramente e si chiesero cosa fare. Ognuno, addormentandosi, sperava di non svegliarsi per non dover vedere tutto ciò.

Il fine settimana dopo arrivarono entrambi i figli. Cominciarono a raccogliere le cose. Paolo sedeva vicino al letto di Lucia. La guardava, ripensando ai loro anni giovani, e piangeva. Si avvicinò alla moglie malata e sussurrò: «Perdonami Lucia, che sia finita così per noi. Da qualche parte abbiamo sbagliato nelleducazione dei figli. Ci separano come gattini indesiderati. Perdonami. Ti amo.»

Lucia voleva accarezzargli la guancia, ma non aveva più forza. Paolo uscì asciugandosi le lacrime con la manica. Una volta in macchina non le asciugò più.

Poi il figlio, la moglie e il vicino avvolsero Lucia in una coperta e la portarono fuori dalla casa con i piedi in avanti. La donna malata pensò che fosse molto simbolico. Non oppose resistenza: non era più se stessa dopo che Paolo se ne era andato. Voleva solo non arrivare fino alla sera.

Passò una settimana. In una bella giornata dautunno, proprio il giorno di Ognissanti, il loro desiderio si avverò. Lucia e Paolo si ritrovarono nellaltro mondo.

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Giovanni noleggiò una macchina, quando la moglie fu dimessa dall’ospedale, la portarono con il vicino dentro casa. «Andrà tutto bene, – consolava la moglie, – tu solo vivi. Anche se siedi e parli con me. Solo vivi. E io tutto saprò fare. Solo non mi lasciare, mia colomba…!»