Il giorno in cui compi diciotto anni, mia madre mi cacciò fuori di casa. Ma anni dopo, il destino mi riportò in quella casa, e nella stufa scoprii un nascondiglio che custodiva il suo agghiacciante segreto.

Alessandra sente sempre di essere una straniera nella propria casa. Sua madre, Maria, la vuole meno rispetto alle sorelle maggiori, Vincenza e Livia, a cui riserva più affetto e attenzioni. Questa ingiustizia ferisce profondamente la ragazza, ma lei trattiene il risentimento, cercando costantemente di compiacere la madre per avvicinarsi almeno a quel poco affetto.

«Non sognare neanche di vivere con me! Lappartamento andrà alle tue sorelle. E da bambina mi guardi come un cucciolo di lupo. Vai dove vuoi!» con queste parole, Maria cacci Alessandra fuori di casa non appena compie diciotto anni.

Alessandra tenta di protestare, di far capire che è ingiusto. Vincenza ha solo tre anni più di lei, Livia cinque. Entrambe hanno terminato luniversità grazie al sostegno di Maria; nessuna di loro è stata costretta a diventare indipendente. Alessandra, invece, è sempre stata loutsider. Per quanto si sforzi di essere brava, nella famiglia riceve solo un amore superficiale se davvero si può chiamare amore. Lunico che la tratta con dolcezza è il nonno Pietro. È stato lui a prendersi cura della figlia incinta, dopo che il marito laveva abbandonata e sparita.

«Forse la mamma è preoccupata per la sorella? Dicono che assomiglio molto a lei», pensa Alessandra, cercando una ragione per il freddo di sua madre. Ha provato più volte a parlare con Maria, ma ogni tentativo finisce in scenata o in un capriccio.

Il nonno Pietro è il suo vero sostegno. I ricordi dinfanzia più belli sono legati al paesino di Monticelli, dove trascorrono le estati. Alessandra ama lavorare in giardino, nella serra, mungere le mucche, preparare focacce qualsiasi cosa la tenga occupata, lontano dalla casa dove ogni giorno la attende disprezzo e rimproveri.

«Nonno, perché nessuno mi vuole bene? Cosè che non va in me?» chiede spesso, trattenendo le lacrime.

«Ti voglio bene, tanto», risponde lui, dolcemente, senza mai parlare di Maria o delle sorelle.

Alessandra vuole credere alle sue parole, a quel tipo di amore speciale Ma a dieci anni il nonno muore, e da allora la famiglia la tratta ancora peggio. Le sorelle la prendono in giro, e la madre si schiera sempre con loro.

Da quel giorno non riceve più nulla di nuovo solo vestiti usati da Vincenza e Livia. La prendono in giro:

«Oh, che bella camicetta! Pulisci il pavimento, o fai quello che serve, Alessandra!»

E se la madre compra dolci, le sorelle li mangiano tutte, lasciandole solo le confezioni vuote:

«Ecco, raccogli i foglietti!»

Maria sente tutto ma non rimprovera le figlie. Così Alessandra cresce come un cucciolo di lupo inutile, sempre a chiedere amore a chi la vede non solo come nulla ma come oggetto di scherno. Più si sforza di essere buona, più la odiano.

Quando Maria la caccia il giorno del suo diciottesimo compleanno, Alessandra trova lavoro come ausiliario di reparto in un ospedale. La resistenza e il duro lavoro diventano la sua abitudine, e ora almeno le viene pagato anche se poco, in euro. Qui non la odiano. Se non incontri lostilità dove sei gentile, è già un progresso, pensa.

Il direttore le offre la possibilità di una borsa di studio per diventare chirurga. Nel piccolo borgo dove lavora, i medici specialisti sono davvero carenti, e Alessandra ha già dimostrato talento durante i turni.

La vita è dura. A ventisette anni non ha parenti stretti. Il lavoro è tutta la sua vita, letteralmente. Vive per i pazienti che salva. Ma la solitudine non lo abbandona: abitano in un dormitorio, come prima.

Visitare madre e sorelle è una delusione costante; Alessandra cerca di andare il meno possibile. Quando tutti escono a fumare e a fare pettegolezzi, lei si rifugia sul portico a piangere.

Un giorno, in quel momento, il collega ausiliario Marco la avvicina:

«Perché piangi, bella?»

«Che bella non prendermi in giro», risponde Alessandra a bassa voce.

Si vede come una topolina grigia, senza notare che quasi trentanni più tardi è diventata una piccola e affascinante bionda dagli occhi azzurri e dal naso delicato. Limbranatezza giovanile è sparita, le spalle sono dritte e i capelli, raccolti in un bun severo, sembrano voler scoppiare.

«Sei davvero molto carina! Valutati e non chinare la testa. Inoltre, sei una chirurga promettente, la tua vita sta prendendo una buona piega», la incoraggia Marco.

Lavorano insieme da quasi due anni, a volte le regala cioccolatini, ma quella è la prima vera conversazione. Alessandra piange e gli racconta tutto.

«Forse dovresti chiamare il Dottor Domenico Bianchi, quello che hai salvato di recente. È un uomo gentile e ha molti contatti», suggerisce Marco.

«Grazie, Marco. Proverò», risponde Alessandra.

«E se non funzionasse, potremmo anche sposarci. Ho un appartamento, non ti maltratterò», scherza.

Alessandra arrossa e capisce che è serio. Non vede più una povera orfana, ma una donna che merita amore.

«Va bene, valuterò anche questa opzione», sorride, sentendo per la prima volta da tanto che non è più un cavallo da soma, ma una giovane donna bella con un futuro davanti.

Quella stessa sera compone il numero del Dottor Domenico Bianchi:

«Sono Alessandra, la chirurga. Mi hai dato il tuo numero e mi hai detto di chiamarti se avessi avuto problemi», inizia, esitante.

«Alessandra! Che piacere sentirti! Come stai? Meglio incontrarci di persona. Vieni a casa mia, prendiamo un tè e chiacchieriamo un po. Noi anziani amiamo fare due chiacchiere», risponde il medico con calore.

Il giorno dopo è il suo giorno di riposo, così si reca subito da lui. Gli espone sinceramente la sua situazione e chiede se conosce qualcuno che abbia bisogno di una badante residente.

«Capisco, Dottor Bianchi, ho sempre lavorato sodo, ma ora non ce la faccio più»

«Non ti preoccupare, Annetta! Posso trovarti un posto da chirurga in una clinica privata e potrai vivere con me. Senza di te non sarei qui», dice.

«Certo, Dottor Bianchi, accetto! E i tuoi parenti non si oppongono?»

«I miei parenti tornano solo quando non ci sono più. Lunica cosa che gli importa è lappartamento», risponde tristemente.

Così iniziano a vivere insieme. Passano due anni e nasce una storia damore tra Alessandra e Marco, spesso prolungata con una tazza di tè. Ma il Dottor Bianchi non gradisce Marco e non perde occasione per avvertire Alessandra:

«Mi dispiace, cara, ma Marco è un bravo ragazzo, solo troppo debole e impressionabile. Non puoi contare su di lui. Non affezionarti troppo.»

«Oh, Dottor Bianchi è troppo tardi. Abbiamo già deciso di sposarci. Ah, tra due anni mi ha proposto scherzando e ora sono incinta», annuncia Alessandra, quasi raggiante. Aggiunge subito: «Ma lei è ancora importante per me! La visiterò tutti i giorni. È come una famiglia.»

«Bene, Annetta non sto bene. Domani andiamo dal notaio e registriamo una casa in campagna a tuo nome. Hai sempre amato la vita rurale. Potrebbe diventare la tua casetta o venderla, se vuoi», dice il Dottor Bianchi, esitante.

Alessandra prova a obiettare: è troppo, lui vivrà a lungo, sarebbe meglio lasciare la casa ai figli. Però il Dottor Bianchi è irremovibile.

Scopre, con stupore, che la casa è proprio nel villaggio dove il suo amato nonno Pietro viveva! Ledificio è ormai demolito, il terreno è stato venduto e ora abitano estranei, ma il pensiero di avere un angolino suo risveglia ricordi felici.

«Non lo merito, ma grazie di cuore, Dottor Bianchi!» lo ringrazia sinceramente.

«Una cosa: non dire a Marco che la casa è a tuo nome. E non chiedere perché. Posso chiedertelo?» insiste il medico.

Alessandra annuisce, promettendo di mantenere il segreto. Come spiegare a Marco lorigine della casa rimane un mistero, ma può dire di aver fatto la pace con la madre.

Poi scopre che il Dottor Bianchi, oltre a soffrire le conseguenze di un ictus, ha anche un cancro. Rifiuta lintervento. Alla fine Alessandra organizza il suo funerale e si trasferisce con il futuro marito.

I problemi sorgono al settimo mese di gravidanza, dopo sei mesi di convivenza.

«Forse dovresti lavorare un po? Prima che nasca il bambino», suggerisce Marco.

Alessandra, che ha temporaneamente lasciato la clinica dove il Dottor Bianchi le aveva messo il lavoro, pensa di vivere con i risparmi, contando sul sostegno di Marco. Le parole di lui la colpiscono.

«Beh forse», risponde incerta. Compra la spesa, ma Marco si dimostra avaro. Il bambino cresce in pancia, e lei non vuole rinunciare al matrimonio.

Una settimana prima della cerimonia, mentre Marco è fuori, una donna sconosciuta entra nellappartamento con la sua chiave.

«Ciao, sono Lidia. Marco e io ci amiamo, e lui non ha il coraggio di dirtelo. Quindi ti dico io: non serviamo più», dice la alta bionda, sicura di sé.

«Cosa?! Il nostro matrimonio è tra pochi giorni! Abbiamo già pagato tutto!» balbetta Alessandra, confusa. Lei ha coperto quasi tutti i costi per una piccola festa in un caffè.

«So, nessun problema. Marco si sposerà con me. Ho contatti al registro civile, sistemeremo tutto in fretta», proclama Lidia, come se fosse già deciso.

Lidia non intende andarsene. Quando Marco arriva, mormora solo:

«Alessandra, mi dispiace è vero. Aiuterò con il bambino, ma non posso sposarti.»

«Faremo un test di paternità», aggiunge Lidia, posandosi sulla spalla di Marco.

«Test di paternità?! Sei la prima e lunica!», urla Alessandra, lanciandosi contro di lui.

«Ti grafferebbe, sciocca! Ha quasi trentanni ma si comporta da bambina!», schernisce Lidia.

Marco resta in silenzio, senza difendere Alessandra, guardando il pavimento. È chiaro: tutto dipende da Lidia; lui è solo uno spettatore passivo.

Alessandra inizia a fare le valigie. Non ha senso lottare per un uomo che la abbandona così facilmente. Lidia aggiunge che lei e Marco si conoscevano da tempo era sposata, poi divorziata. Alessandra è solo un rimpiazzo temporaneo fino a quando la donna dei sogni sarà disponibile.

Potrebbe chiedere spiegazioni a Marco, ma a che serve se lui lascia Lidia entrare e fare da lei?

«Quindi la casa è davvero utile», pensa Alessandra.

La casa è buona, anche se non ha ancora lacqua corrente. Il focolare è eccellente il nonno le aveva insegnato tutto sul vivere in campagna. È abitabile. Come partorire da sola? Cè ancora tempo, troverà una soluzione.

Il legnaio è carico, il capanno è robusto, e davanti alla porta cè già la neve da spalare. I cumuli di legna sono pieni una vera fortuna in questo freddo!

È stato utile che il Dottor Bianchi avesse già presentato Alessandra ai vicini come nuova padrona e moglie del figlio. Nessuna domanda inutile.

Alessandra, ovviamente, chiama madre e sorelle. Come al solito, non deludono: le consiglia di dare il bambino allorfanotrofio e di non fidarsi più di nessuno prima del matrimonio. E fanno pettegolezzi sul fatto che Marco non ha restituito i soldi del matrimonio, metà dei quali erano stati pagati da lei.

Nessuno sa della casa. Ora Alessandra può nascondersi da tutti e raccogliersi.

Fa ancora molto freddo; non toglie nemmeno il giubbotto imbottito. Quando comincia a mescolare i carboni nel focolare, il piccone colpisce qualcosa di duro.

Toglie i guanti e tira fuori una scatola di legno che bloccava la legna. È sigillata con grandi lettere sul coperchio: «Alessandra, è per te». Riconosce subito la calligrafia: è del Dottor Bianchi.

Dentro ci sono foto, una lettera e una piccola cassettina. Le mani tremano mentre apre la busta e legge:

«Cara Annetta! Devi sapere che sono il fratello del tuo nonno Pietro. È stato lui a chiedermi di prendermi cura di te.»

La lettera spiega che, anni fa, tra il nonno e il fratello Domenico cera una seria rottura, ma poco prima di morire, il fratello trovò Domenico e gli chiese di cercare Alessandra dopo i diciotto anni. Le lasciò anche uneredità che la figlia di Domenico non avrebbe mai voluto dare alla nipote.

Domenico non riuscì a trovare Alessandra subito madre e sorelle nascosero il suo indirizzo. Il destino li mise insieme in ospedale, lei come dottoressa, lui come paziente. Voleva dirle tutto prima, ma non ne ebbe tempo, così decise di darle la casa che il nonno aveva comprato da lui in vita, sapendo che la figlia non lavrebbe mai lasciata alla nipote.

Un altro shock nella lettera: la madre di Alessandra non è la sua madre biologica. Alessandra è la figlia della sorella morta, quella che lei invidiava. Nella foto comparsi i genitori giovani, sorridenti, che abbracciano una bambina. Alessandra è sopravvissuta perché era con il nonno il giorno dellincidente.

Nella scatola cerano banconote da cinquemila euro lasciate dal nonno. Toccandole il cuore si riscalda. Le lacrime scendono lungo le guance. Ora lei e il suo bambino sono al sicuro!

Quando accende il focolare, le fiamme sembrano cancellare tutte le paure, i tradimenti e i rancori. Ricomincerà per il bambino e per sé stessa.

Col tempo perdonerà chi le ha fatto del male, ma ha chiuso definitivamente la porta a quei ricordi. Quella casa diventerà il suo rifugio.

Il Dottor Bianchi diceva sempre che una buona casa deve appartenere a chi la valorizza. Lha costruita da giovane con le proprie mani, con i migliori materiali.

«Non è solo una casa, è una meraviglia! ResisteràAlessandra aprì la porta della sua nuova casa, pronta a costruire una vita serena.

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