Scorgendo il cane accanto alla panchina, si precipitò verso di lui; il suo sguardo cadde anche sulla cintura che Natalia aveva lasciato incautamente.

Al primo sguardo, Alessandro vide il cane di mare inaffidabile accucciato accanto alla panchina del parco e si precipitò verso di lui. Con locchio cadde anche la cintura che Natalia aveva lanciato distrattamente a terra. Mars, il labrador, fissava il suo padrone con una tristezza quasi lamentosa

Da quasi due anni lui e la sorella Ginevra parlavano a stento. Ginevra non aveva ancora capito come un piccolo screzio potesse trasformarsi in una lotta così accesa.

Ginevra e Alessandro Rumolo erano nati con un anno di differenza. Fin da piccoli erano inseparabili, pronti a difendersi a vicenda. Qualunque fosse stato il guaio, la responsabilità lavrebbero sempre condivisa, senza mai nascondersi dietro laltro.

Il loro paese dorigine, San Pietro della Valle, era cresciuto di anno in anno, prosperando sotto la guida del sindaco locale, Paolo Bianchi, nato anchegli lì, un brillante esperto di economia.

Dopo la laurea in agraria, Paolo tornò al paese e si immerse subito nelle attività comuni. Il suo impegno fu riconosciuto rapidamente e, dopo dieci anni, divenne il primo cittadino di San Pietro della Valle.

Anche la sua vita privata prosperava. Ginevra, una volta terminata la scuola professionale di infermieristica, iniziò a lavorare nella clinica del villaggio come assistente. Paolo non poteva ignorare una tale bellezza. Ginevra ricambiò il suo interesse. Si sposarono, e lintero villaggio celebrò le nozze. Alessandro era felice per la sorella, ma il suo matrimonio con Natalia non era altrettanto sereno.

Mentre Ginevra era ancora nubile, Natalia la prendeva in giro, definendola inutile o vanitosa. Dopo il matrimonio, però, linvidia soppiantò lostilità. Natalia cominciò a chiedere sempre di più al marito: una casa più grande, unauto più lussuosa, vestiti più costosi

Con il tempo Alessandro iniziò a lamentarsi: «Gli altri hanno tutto, noi non abbiamo nulla!» Luomo si impegnava al massimo, ma non riusciva a soddisfare le pretese di Natalia né con i soldi né con la forza.

Anche Natalia era infelice: il Signore non le aveva donato la gioia della maternità. Intanto Ginevra costruiva una vita felice: aveva due figli, una casa spaziosa, e Alessandro otteneva una posizione rispettabile

Le riunioni familiari finivano sempre più spesso in litigi. Ogni volta che Alessandro andava a trovare Ginevra, Natalia lo rimproverava subito al ritorno.

Lultima scintilla scoppiò il giorno del compleanno di Alessandro. Ginevra gli regalò un cucciolo di labrador, che desiderava da tempo, e Paolo gli donò una nuova moto.

Tutto sembrava andare bene, finché, ubriaca, Natalia perse le staffe e scaraventò il veleno accumulato su Ginevra:

Allora, Gina? Il cane è solo un capriccio? Se non possiamo avere un bambino, almeno compriamoci un cane, eh?

Gina cercò di placare la tensione:

Natalia, calma. Dopo te ne pentirai

Le parole non servirono a nulla. Una violenta discussione divise gli ospiti in due fazioni. Paolo sussurrò alla moglie di andarsene, e i due uscirono dal ricevimento.

Passarono due anni. Quella sera Alessandro cominciò a tenersi alla larga da sua sorella; i loro incontri divennero rari e brevi. Tra lui e Natalia la tensione crebbe ulteriormente.

Di sera, Alessandro passeggiava sempre più spesso lungo il fiume con Marte. I due sembravano felici: Alessandro lanciava un bastone, Marte lo inseguiva correndo, poi si accoccolava ai suoi piedi e ascoltava i racconti tranquilli del padrone.

I vicini ne parlavano, ma Ginevra non fece nulla: Alessandro rimaneva ostinato.

Dopo lincidente, Natalia iniziò a odiare Ginevra e persino Marte. Quando Alessandro non era a casa, lo cacciava fuori, lo spingeva e a volte lo colpiva.

Le pettegolezze dei vicini alimentavano il fuoco:

Hai sentito, Natalia? Tuo marito è di nuovo al fiume con il cane

Ieri ha incontrato Gina, Alessandro e i bambini ridevano tutti!

Linvidia inondò il cuore di Natalia. Un giorno Alessandro le chiese:

Natalia, non stai male al cane?

Che ci faccio io del tuo cane?! lo guardò furiosa e si ritirò nella stanza.

Marte cominciò a nascondersi sempre più spesso da Natalia, e si agitava quando lei appariva.

Il punto di rottura avvenne una mattina, quando Alessandro, furioso, sbatté la porta:

Non ne posso più di questa continua invidia!

Rimasta sola, con la rabbia alle stelle, Natalia trascinò Marte fuori, lo legò alla panchina e lo colpì con la cintura. Il povero cane gemeva di dolore. Dopo aver sfogato la sua collera, lanciò la cintura, prese le sue cose e lasciò la casa per sempre.

Quando Alessandro tornò a casa quella sera, non trovò il cane alla porta. La casa era in disordine. Alla panchina trovò Marte, con il sangue che colava dalla bocca, la mano stretta attorno al guinzaglio. Lo liberò in fretta, lo prese in braccio e corse al suo studio medico.

Ginevra, pronta a tornare a casa, vide il fratello con il cane sanguinante:

Gina, aiutami implorò Alessandro con voce rotta.

Portarono Marte al pronto soccorso. Ginevra esaminò lanimale con cura:

Chi gli ha fatto questo?

Natalia Alessandro abbassò lo sguardo.

Ginevra annuì silenziosa, cucì le ferite, pulì gli occhi, gli diede acqua.

Più tardi, sul corridoio, Alessandro sussurrò pentito:

Perdona, Gina

Dai, non è il caso rispose lei, sorridendo stancamente. E Natalia?

No, Gina. Non più.

Ginevra chiamò Paolo:

Paolo, vieni subito, ti prego.

Appena udì la voce affaticata della moglie, Paolo si mise subito in cammino.

Mezzora dopo, comparve sul corridoio. Quando vide i due fratelli avvolti luno nellaltro, con Marte che ansimava piano, senza chiedere nulla, solo con un lieve sorriso, disse:

Avanti, eroi miei.

Lo portarono a casa e gli diedero consigli su come curare il cane.

Quando Ginevra riferì tutto alla madre, questa sospirò:

Avrebbero dovuto separarsi prima.

Si avviò subito verso suo figlio per aiutarlo a rimettere ordine in casa.

Nel pomeriggio Alessandro era seduto a fare esercizi, accarezzando Marte. La madre entrò, li accarezzò entrambi:

State bene?

Sì, stiamo bene rispose Alessandro.

Dalla cucina si diffondevano profumi di arrosto e verdure fresche. Marte annusò, scodinzolò. Alessandro sorrise, si alzò.

La vita continuava, tra dolore e speranza, sotto il calore di unItalia che non smette mai di raccontare le sue storie.

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