Le mie regole

Le mie regole

No, Marco, davvero, è bello che tu sia venuto! mia mamma, la signora Irene, si è seduta di fronte a me, sostenendo il viso con quei minuscoli pugni, e mi ha sorriso. Mi sei mancato tanto. Dai, mangia qualcosa, amore mio. Vuoi unaltra polpetta?

Ho scosso la testa, gentile.

Non ti piace? mamma si è subito preoccupata, si è raddrizzata sulla sedia, il volto prima rilassato si è irrigidito, con le sopracciglia alzate. Ho fatto tutto come sempre, eh Lavevo anche detto a tuo padre che tu non vuoi il maiale, te lavevo detto! Ha un sapore strano?

La mamma era un fascio di nervi, perché mi aspettava da giorni, aveva cucinato un sacco di roba come si dovesse sfamare una compagnia militare e lei, Irene, fosse il generale, pronta a coccolarci tutti. E ora questa confusione le sue polpette al figlio non sono piaciute

Ma dai mamma, non ricominciare! È tutto buonissimo, giuro! Solo che non ce la faccio più.

Poso piano la forchetta, troppo piccola per le mie mani da orso, rimetto a posto il tovagliolo, minuscolo come un fazzolettino da bimbo. Strano davvero, come una donnina piccola come mamma Irene abbia fatto nascere uno come me. Ma si sa, tutto da papà Michele: anche lui un armadio. In confronto, Irene sembrava sempre una ragazzina.

Era tutto squisito, come al solito! dico alzandomi, le passo un braccio sulle spalle, come si fa con il cappotto dinverno. Mi sentivo subito protetto anchio, sereno Cosa volevi dirmi? Sputa il rospo, che poi devo scappare. Con Ludovica volevamo andare in centro, dobbiamo comprare due vestiti anche per Riccardo.

Ludovica, la mia cara moglie precisa, ordinata e proprio bella. Quando lho vista la prima volta in strada, ho sbattuto contro un palo della luce, stavo per spaccarmi la fronte. Lei si è spaventata, ha spalancato gli occhi, io lì, a grattarmi il palo, pensando di averlo rotto…

Poi siamo andati insieme in pronto soccorso. Ludovica, ingenua e carina, continuava a domandarmi se mi girava la testa, mi prendeva sottobraccio. Che cosa avrei potuto dirle? Certo che mi girava la testa: vicino a lei chi non lavrebbe avuta?

Ci siamo sposati. Ora Riccardo cresce allegro, Ludovica lavora come logopedista: spesso riceve i bambini a casa, così non deve correre da una parte allaltra e fa comunque tutto per la famiglia. Io ogni mattina vado in ufficio e butto Riccardo a scuola non una qualsiasi, ma un liceo per futuri biologi, grazie alle conoscenze di Ludo. Viviamo bene, in pace, tra mille premure e tanto amore.

Come mai Ludovica non è venuta? mentre sparecchiava, domanda mamma Irene. Sapeva benissimo che Ludovica aveva appuntamenti con due bambini anche di sabato, ma ci girava intorno, per non chiedermi subito il favore che aveva in testa.

Ma te lho detto, oggi ha due ragazzi a lezione. E Riccardo, mi diverte chiamarlo per nome e cognome, fa tanto accademia sta facendo i compiti. Allora?

Prendo le tazze dalle mani di mamma, attento come trattassi scarpe di cristallo, le metto nel lavandino, poi volto Irene verso di me e la guardo negli occhi. Mamma, mi spaventi. Papà sta bene? Perché si è chiuso lì in camera senza uscire? Avete fatto un mutuo che non sapete come pagare? Vi hanno fregato qualcosa? O hanno trovato il mio gemello segreto rapito da piccolo?

Rido delle mie stesse battute e tutto intorno sembra più leggero, felice, allegro come solo in primavera.

Mi siedo, mi accarezzo la pancia in fuori, mi stiracchio, urto la mano contro il mobile della cucina. Sì, la casetta dei miei è piccola, inutile negare Diversa da casa mia e di Ludo: tre stanze grandi, loggia, una cucina vivibile. Ci sta comodi tutta la famiglia e ce nè ancora. Quellappartamento veniva dai parenti di Ludovica: anni fa la ebbero per meriti accademici, poi sono andati tra i monti, a respirare aria buona, vicino alla terra, e hanno regalato la casa a Ludovica, ogni autunno le mandano sacchi di patate e barbabietole, e topinambur, e fantastici mazzi di astri. Che fiori! Se li portava sempre dallo zio Stefano, il precedente proprietario dellappartamento, nel cassone del furgoncino. Perché fosse così affezionato a Ludovica non lho mai capito, ma io gli ho sempre voluto bene, gli aiutavo a riparare il furgone quando si rompeva. Andavo a giro in casa sua con i miei pantaloncini a palme, felice della vita.

Ecco, dovrei chiederti una cosa mamma Irene si fa coraggio, spinge verso di me un piattino di biscotti toscani. Ti ricordi la signora Maria Luisa?

Mi sento un po teso, sorrido storto.

Certo che me la ricordo, mamma! ammetto. I biscotti profumano di miele e zucchero, non resisto: mi alzo, mi verso un altro po di tè, ne afferro uno, con il Duomo stampato sopra.

Ecco, a Maria Luisa hanno dato un ricovero là, allospedale grande dove lavori tu, per curarsi gli occhi, le devono fare unoperazione Non so esattamente, ma pare sia una cosa delicata

Mentre mangio ascolto. Maria Luisa, la nostra ex vicina, che ha aiutato tanto la mamma quando io ero piccolo, sempre con quegli occhiali rotondi e enormi che le facevano gli occhi enormi, e le ciglia dietro sembravano battiti dali.

E quindi? chiedo, visto che mamma non va avanti, nervosa come non mai.

Vorresti ospitarla da voi, per il tempo delle visite? Affittare anche solo una stanza qui a Firenze costa troppo E la pensione non basta. E andare avanti e indietro ogni giorno a sessantanni passati Che dici? Lo capisco che avere unestranea in casa non è facile, ma solo per un po’ Io sento il dovere di aiutarla, ha praticamente cresciuto te.

Smesso di masticare, bevo un sorso di tè, mi asciugo la bocca e alzo le spalle.

Beh uhm borbotto. Ospitare zia Maria Luisa non era nei piani. Via le ciabatte con le palme, niente Ludo in camicia da notte in cucina a bere tè ma se serve, allora si fa. Ma certo! Quando ero piccolo mi ha aiutato lei, ora tocca a me! mi metto a ridere, soddisfatto e orgoglioso di me. Ludovica sarà fiera di questa mia decisione, mamma pure. Maria Luisa si merita di essere trattata bene dopo tutti questi anni! esclamo.

Fuori il sole, splende come unaureola sulla testa di mamma, si riflette negli occhi, rimbalza per la stanza. Dai campanili lì vicino risuona il suono dei campanelli, che mi scuote dentro.

Oh, davvero, Marco? Che tesoro! Questo sì che è un GRAN gesto! Sei sempre stato un ragazzo buono

Mamma mi accarezza la testa come faceva quando ero bambino.

Se Ludovica fosse qui, sicuramente avrebbe fatto una faccia da scherno, prendendo in giro la suocera. Ma non cera e io potevo tornare a sentirmi piccolo, amato, lodato dalla donna più importante della mia vita.

Mi rilasso, le mani molli sul tavolo.

Ma Forse dovresti chiedere anche a Ludovica sussurra mamma timorosa. Balbetto qualcosa, che Ludo non avrà problemi, mi abbandono sul braccio di mamma, quasi mi addormento, sto così bene Allora salgo a dire a Maria Luisa, così decidete come fare

Mamma esce leggera, da camera si sente la voce di papà che sfoglia il giornale, e io, rimasto solo, tiro fuori il cellulare e chiamo mia moglie.

Ludovica mi ascolta mentre si trucca il primo occhio e si prepara al secondo.

E per quanto dovrebbe stare? domanda infine.

Credo due settimane Ludovica, dobbiamo aiutarla mi giustifico. Deve farsi unoperazione e non ha dove stare.

Ma scusa, Marco, ci sono le camere là. inizia, ma la interrompo.

Sì, ma poi servirà restare un po per le visite, non può fare tutti quei viaggi. Ludovica, tu sei una padrona di casa fantastica, e Maria Luisa è una donna ordinata e gentile. Vi troverete

Sai, sospira lei. La verità è che non mi convince questa cosa. Mi ricordo la tua zia al matrimonio Mi guardava proprio male. Non mi sopporta, quella donna.

Non è vero, ti vuole bene! Ti aiuterà anche con Riccardo, vedrai

Marco, tuo figlio ha sedici anni. In che modo mai lo può aiutare Maria Luisa? ride Ludovica, accennando un rossetto, poi, notando di essere di malumore, lascia perdere.

In tutto, Ludovica! Ha vissuto, ha esperienza! Cioè, sei daccordo, sì?

Lei, in realtà, sarebbe per niente daccordo, ma non riesce proprio a dirmelo con chiarezza, per paura di farmi dispiacere.

Va bene Quando arriva?

Rumore di fondo al telefono, poi dico: domenica.

Questa domenica? Cioè domani? Ludovica si guarda intorno, vede il vero caos di una famiglia normale. Nulla di clamoroso, ma non da mostrare a una sconosciuta!

Nessuno aveva mai visto casa nostra così, tranne noi. Ai bambini che seguiva, Ludovica apriva solo la zona pranzo, tavolone grande, luce stupenda, comodo. Nessuno andava oltre. Se ci aspettavano visite vere, allora sì, grande pulizia da cima a fondo. Ludovica, contrariamente alle amiche sempre disinvolte, si vergognava della vita che sembrava sempre provvisoria: un maglione buttato, un asciugamano storto in bagno sempre a nascondere i piccoli difetti.

E la zia Maria Luisa sarebbe andata ovunque! E penserà che Ludovica è una padrona di casa pessima!…

Pavimenti puliti, ordine perfetto è indice di ordine interiore!, ripeteva sempre la madre di Ludovica da ragazza. La gente guarda subito il disordine di casa. Ma come fai ad essere così disordinata, Ludovica? Non ti costa niente sei una donna!

Ludovica stringe forte gli occhi, scuote la testa come se la mamma fosse ancora lì a rimproverarla

Arriva la prossima settimana, dico io.

Allora almeno ho tempo sospira lei. Vado a dare la notizia a Riccardo

Così, ancora una settimana per sistemare, pulire, stirare, lucidare, mettere tutto in ordine.

Riccardo accoglie la notizia dellarrivo della tata del papà con totale indifferenza. Arriverà? E allora?

Dai mamma, rilassati! Vivi la tua vita, basta! dice saggio il nostro piccolo scienziato, mentre vede la madre impazzire alle prese con la scopa. È la nostra ecosistema, qui dentro. Lei è lorganismo alloctono, se si adatta bene, se no pace. Si abituerà lei, non noi.

Non siamo piante che vegetano, Riccardo! E questa settimana sarò super presa Dai, muoviti, prendi laltro aspirapolvere, dacci sotto! Mica mi voglio fare svergognare davanti ai parenti di tuo padre! Chissà che pensa di me! E poi dirà tutto a nonna Irene.

Ah, nonna già sa tutto e non si è mai fatta problemi! Riccardo fa spallucce e se ne va.

Ludovica si agita ancora di più, ma mezzora dopo suonano alla porta: è arrivato il suo primo piccolo paziente della giornata, Andrea, paffutello e con la R difficile. Mentre Ludovica lo corregge e lo incoraggia, scivola con lo sguardo in sala, notando tutto: cosa spostare, cosa non luccica.

Le finestre! Non ho lavato ancora le finestre! le piomba addosso il pensiero.

Devono essere così pulite, che scompare il vetro! Le vere padrone di casa le hanno così! riecheggia nella testa la voce della mamma.

Arrivo io a distrarla dallennesima pulizia, e durante il tragitto verso i negozi continuo a parlare di quanto sia brava zia Maria Luisa, comera tenera quando mi ha cresciuto ma Ludovica si limita a sospiri e cenni.

Papà, abbiamo capito, la tua seconda mamma sta per arrivare. Adesso chiudiamo il discorso, ok? sbuffa Riccardo.

E io gliene sono grato

La settimana vola via in un soffio. Il sabato vado a prendere Maria Luisa, Ludovica salta tutte le lezioni e prepara la casa per larrivo.

Riccardo va in barbiere, il cane Gastone lavato e strapazzato finché non abbaia di piacere, e le finestre che sembrano specchi.

Ludovica cara, arriveremo verso le tre, non prima, dico. Non preoccupatevi, fate pure il vostro. Maria Luisa si sente già in colpa di scombussolare la vostra routine.

Okey, a pranzo per le tre allora.

Per il pranzo, Ludovica ha pensato di fare pollo arrosto, patate e insalata: si riceve lospite come si deve.

Alle sette di mattina, Ludovica accompagna Riccardo con Gastone a passeggio, poi si mette sotto la doccia calda, canta Volare, oh oh, tira lunga la nota, si infila laccappatoio e inizia a lavarsi i denti. Da fuori si sente il chiavistello: la voce mia, poi una femminile, sottile, imbarazzata e i latrati di Gastone, esaltato. Sullo sfondo Riccardo che sospira rassegnato.

Nello specchio appannato, Ludovica si accorge in che stato sta per accogliere la zia

Eccoci qua dico, cavando la valigia rosso fiammante e grande di Maria Luisa. Lei, con il viso rubicondo, entra e si entusiasma subito della casa, fa complimenti, ride, dice che è tutto uno spettacolo. Ludovica, invece, ricorda di essere ancora in accappatoio, con i capelli in disordine e il pollo coaldo e il pavimento sporco di Gastone Ecco, pensa di essere una pessima padrona di casa. E già vede Maria Luisa storcere la bocca sulle pozzanghere lasciate da Gastone, su tutti i dettagli mentre Ludovica scappa a sistemarsi di corsa.

Questa è la tua camera, apro la porta. Fai come fossi a casa. Intanto sistemo qualcosa per il pranzo, mi cambio al volo.

Maria Luisa ringrazia e si richiude dentro.

Perché siete arrivati così presto?! sibila Ludovica, spuntando da dietro il paravento. Non ero pronta! Marco, mi hai rovinata!

Seduto sul letto, guardo Ludovica riflessa nellarmadio lucido, ammirando i suoi fianchi da chitarra, le spalle dolci

Cosa? mi distraggo.

Dicevo: come mai così presto? già vestita, si aggiusta i capelli. Dai, chiudi la cerniera.

Ah Maria Luisa aveva un appuntamento oggi, avevo scordato. Meglio essere puntuali, la bacio, lei si scansa.

Ma perché ha tutta quella roba? domanda lei.

Mah Le donne non siete mai pratiche. Ambulanti dentro casa!

Sorrido, contento della mia battuta!

Ci mettiamo a tavola. Ludovica frigge le uova, Riccardo, vedendo la madre sconvolta, fa i panini.

Maria Luisa arriva per ultima, si siede vicino a Riccardo.

Buon appetito a tutti. Che bellezza qui. Ludovica, ti ricordi che vi regalai il servizio da tè con i papaveri per il matrimonio? No? Magari ricordo male

Ludovica scrolla le spalle: quello, in realtà, lho fatto volare giù dalle scale il giorno dopo le nozze. Sbriciolato.

Mentre mastico, non ricordo affatto i papaveri e il porcellanato.

Lavrò dato a qualcun altro Ludovica versa a tutti il caffè.

Ma qui tira aria, Ludovica, si lamenta Maria Luisa. Posso spostarmi al tuo posto?

Riccardo la guarda stupito. Ludovica, imbarazzata, si alza.

Faccio il protettivo: Ludo, fatti scambiare. Non possiamo mica far ammalare Maria Luisa prima delloperazione! la sposto vicino a me e faccio sedere lospite dovera Ludovica.

Marco era difficile da piccolo, attacca Maria Luisa. Cambiava i pannolini di continuo. Non mangiava mai, ma poi si è ripreso. Un bambino complicato.

Ludovica tossisce, Riccardo ghigna.

E tu, giovanotto, vai a finire i compiti. Marco li faceva al mattino, così aveva la mente fresca, Maria si alza, sparecchia il piatto di Riccardo, guarda Ludovica, che vorrebbe rispondere ma si trattiene.

Riccardo, finito il tè, se ne va.

La colazione finisce, Maria Luisa va in camera, chiede di sistemarle il televisore.

Avete poche letture, dice di sfuggita mentre Riccardo esce per andare a calcio. Riccardo dovrebbe leggere i classici, tipo Manzoni o Calvino. Ho portato una selezione. Stasera controlleremo quanto sa e quanto gli manca.

Sì, zia, dico io divertito, strizzando locchio a mio figlio. So che Maria Luisa porta i classici ovunque, come status: caffè, teatro, persino negli ospedali non li legge, ma così sembra importante. Lo farà anche in clinica, quando sarà il momento, per impressionare i medici.

Riccardo parte per il calcio, anche io esco.

Quando devi uscire? domanda Ludovica a Maria Luisa.

Io? Alle una. Mi preparo. Ludovica, tuo figlio ha una ragazza? Marco aveva già una fidanzatina alle medie, una certa Rita. Comera sottomessa Pronta a tutto. È una cosa buona, vero? A proposito, il cane sarebbe meglio non farlo stare sul divano! E la scarpiera dovrebbe andare dallaltra parte, sennò la intralcio. E infatti Maria Luisa inciampa, fa volar giù le scarpe. Quei tacchi poi fanno male Va bene, esco. Ludovica, grazie di cuore che mi ospitate!

Mi fa una carezza e si infila nellascensore.

Ludo rimane a guardare, poi sbatte la porta

Mamma, ma perché comanda tutto lei? Ha anche sgridato Gastone perché stava sul divano, quando glielo lasciamo fare noi! brontola Riccardo tornando dal calcio e accarezzando il cane. Lui sospira.

È fatta così, da sempre abituata a comandare. Ma sarà per poco, sopportiamo

Ludovica si sente quasi in colpa davanti al figlio e al cane, per aver perso il ruolo di padrona di casa. Ma non ce la fa a ribellarsi. Come si può rispondere male a chi ha cambiato il pannolino a tuo marito?

La sera, Maria Luisa si impossessa della cucina, prepara involtini per tutti, Marco la riverisce, quasi la solleva di peso.

E col passare dei giorni ancora peggio. Lunedì mattina, Maria Luisa imposta una routine militare: sveglia allalba, ginnastica per tutti.

Quando ti operano allora? chiede finalmente Ludovica, esausta tra piegamenti e plank. Maria Luisa supervisiona, cronometro alla mano: quaranta secondi esercizio, dieci di pausa. Tutti sudano, tranne Riccardo che, disgustato, va a scuola. Marco, invece, si impegna.

Dai, Ludovica, forza! Ci siamo quasi! incita.

Allora? Ludo ripete.

Domani mi ricoverano. Marco, mi verrai a trovare, vero? chiede Maria Luisa.

Ma sì, in due giorni sarai già fuori! dico io, anche se non ne sono convinto. Poi annuisco.

Quel lunedì è stato un vero stress. A Ludovica saltano le lezioni per assenze di bambini, malattia, vacanze. Il telefono squilla, corvi gracchiano fuori, Maria Luisa ascolta il disco di Modugno La lontananza, canticchiando, e volteggia in salotto.

Ludovica guarda, sospira

Quando è in ansia mette sempre Modugno, le spiego. La rilassa.

La sera, Maria Luisa chiama Riccardo per leggere I Promessi Sposi, lui se la svigna. La zia lo squadra, ascolta i suoi discorsi sarcastici su Manzoni e sullospite, trasale quando Riccardo le sbatte la porta in faccia. Poi cerca Ludovica, che risponde al telefono promettendo di raggiungere subito Andrea, stanco morto, a casa sua.

No! le grida Maria Luisa sottraendole il telefono. No e ancora no! Se volete che vostro figlio migliori con la logopedia dovete portarlo qui SUBITO! Se no, peggio per voi: da grande vi ripagherà allo stesso modo, troppo stanco per venirvi a trovare! Mezzora massimo, altrimenti vi cancello dai miei! Chi sono io? La segretaria di Ludovica. Arrivederci.

Resta in finestra, Ludovica si irrigidisce, si agita, poi esplode. Persino Riccardo viene a vedere.

Guardi, Maria Luisa! Non metta bocca nella nostra vita! Né nel mio lavoro! E gli involtini li faccia a casa sua! Non mi interessa quante volte ha cambiato Marco da piccolo! Adesso basta! Basta comandare qui dentro. Legga pure i suoi Manzoni, faccia sport quanto vuole, ma non qui! E Gastone sta dove dico io, non lei! E, anche se dice che non fan bene, io compro ancora i cibi in scatola: questa è la mia casa, la mia famiglia, le mie regole. Spero davvero loperazione vada bene, così potrà tornare presto a casa sua!

Riccardo applaude, Gastone si accuccia sulle gambe di Ludovica, Maria Luisa finalmente girata dalla finestra sorride.

Ludovica resta basita. Si aspetta di essere rimproverata, invece

Brava così, Ludovica. Mai, e dico MAI, farti schiacciare! Di il tuo bel no, se non è questione di vita o morte. Mi piaci tanto, temevo solo fossi troppo morbida. Pronta a tutto per piacere agli altri e invece, così va bene. Fai quello che senti tu. No significa no! Non vuoi che stia qui? Basta dirlo. Dentro starai più serena. Avere il coraggio di essere come si è. Scusami, cara, ho esagerato. Sempre stata provocatrice io. Marco conosce Sapessi come mi tremano le gambe per loperazione! Da pazzi! E Gastone, che cane meraviglioso! lo accarezza. Volete delle gelatine? Ho portato delle gelatine di mela buonissime. Riccardo, tu ne vuoi?

Il ragazzo alza gli occhi al cielo. Le donne sono davvero creature misteriose, pensa lui.

Suonano alla porta. Arriva Andrea per la lezione. Anche per lui un pezzo di gelatina. La madre lo prende da parte, si scusa con Ludovica per la confusione.

O parlo con la tua segretaria? domanda timida.

No, non ti preoccupare. Sei a posto.

Ludovica strizza locchio alla “segretaria”

La sera, dopo che Marco e Riccardo sono andati a giocare alla console, Maria Luisa si sistema in poltrona e racconta di comero da piccolo: di come mi beccò a staccare la carta da parati, di quando quasi affogai nello stagno perché volevo pattinare sul ghiaccio. E di Rita, la mia ex: senza carattere, dice lei. E che il servizio con i papaveri, poco male, a portar fortuna sè rotto e ora siamo ancora più felici. Marco mi vuole bene, mi perdona tutto Anche tu, scusami Ludovica. Grazie di avermi accolta. Sei una persona splendida

La gelatina si scioglie nel piattino, la sera sfuma dalla finestra, e il cielo si colora di arancione.

È ora sussurra Maria Luisa. Per le otto devo essere già là

Marco la accompagna in macchina, per le strade vuote. Ludovica sale con noi, le sistema il cappotto, vede come la zia trema.

Ti chiamo stasera, le dico, E stavolta non litigare, eh! Poi torni qua.

Maria Luisa annuisce. Stare coi giovani è stato bello. Riccardo, soprattutto, così diverso dal padre, tanto ribelle. È lambiente, dice lui, posso solo studiarlo, non cambiarlo

Sfoglio queste pagine nel mio diario e so che, alla fine, una regola ho imparato: la bontà senza carattere non basta. Bisogna saper dire di no. Essere gentili non significa rinunciare alla propria casa e alle proprie abitudini. E in famiglia cè spazio non solo per il rispetto, ma anche per se stessi. Essere generosi è giusto, ma solo quando lo si fa col cuore, senza tradire sé stessi.

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