È ora di mettere la tavola!

Giulia cara, ci vediamo tra tre giorni! E non scordarti di preparare la tua torta rustica di carne, è così buona… cinguettava al telefono mia suocera, Anna Maria.

Ma io, Giulia, non avevo proprio voglia di festeggiare. Appena chiusa la chiamata, mi sono lasciata cadere sulla sedia con un sospiro pesante. Tra qualche giorno sarebbe stata Pasqua e tutti i parenti di Marco, mio marito, si sarebbero radunati da noi.

Avete una casa così spaziosa, ci stiamo tutti! Prima ci dovevamo stringere nelle nostre stanza piccole, ma ora finalmente cè spazio per le riunioni di famiglia, aveva decretato Anna Maria ben due anni fa.

Ormai iniziavo a detestare il nostro ampio appartamento a tre camere, quello per cui stiamo ancora pagando il mutuo, probabilmente per altri ventanni. Proprio per questa casa, tutta la tribù parentale decideva di invadere casa mia, lasciando disordine e rubandomi il sonno.

Entrò in cucina Marco, mi baciò sulla testa.

Hai parlato con la mamma? chiese.

Sì, di nuovo tutti qui da noi per la festa. Marco, lo implorai, non potresti parlare tu con tua madre?

Marco si rabbuiò.

Giulia, ne abbiamo già parlato. Mia madre ti adora e apprezza tantissimo quello che cucini! Come faccio a dirle di non venire? Ormai è in pensione, è giusto che si riposi. Ha cresciuto quattro figli, ha dato tanto, merita di godersi un po di serenità. Non puoi pretendere che si metta anche a cucinare per tutti!

Ogni volta finivo per cedere alle sue ragioni. Ma dentro di me pensavo: E chi pensa a me? Perché io devo servire e sfamare decine di persone proprio nei giorni di festa?

Tanto lamentarsi non serviva a nulla. Non volevo litigare con Marco e rovinare la pace domestica. Così, già il giorno dopo, mi sono armata di lista e sono andata a fare la spesa. Il giorno prima di Pasqua, ho cucinato fino a notte fonda.

Dovevano arrivare tutti i figli di Anna Maria con le loro famiglie: saremmo stati più di dieci!

Ma perché devo fare tutto da sola? Davvero nessuno può venire ad aiutare? Va bene tua madre no, ma almeno una delle cognate… Anche loro sono così impegnate? sbottai, mentre impastavo per la torta rustica.

Marco mi guardò come se non capisse.

Lo sai che né io né i miei fratelli sappiamo cucinare. Le loro mogli… hanno bambini piccoli, oppure sono sempre al lavoro. Non me la sento di buttarle nella mischia, Giulia. Non sarebbe giusto.

Ah, invece io non conto? Anchio lavoro. Solo perché lo faccio da casa, non sono meno stanca degli altri.

Dai, non arrabbiarti, Marco mi avvolse un braccio attorno alla vita. Vedrai che andrà tutto bene: staremo tutti insieme, tutti ti faranno i complimenti e sarà una bella Pasqua!

E ancora una volta ho mandato giù. Quella notte, stravolta, non riuscii nemmeno a dormire. Invece che crollare subito, continuavo a rimuginare, a farmi domande.

Ma a cosa mi servono tutti questi elogi? Anche io vorrei partecipare a una festa senza spendere tempo, soldi ed energie.

Di prima mattina, che ero finalmente caduta in un sonno profondo, mi svegliò la suoneria. Anna Maria, ansiosa di essere la prima a fare gli auguri, mi annunciò:

Tra unora siamo tutti lì! Ieri ho già avvertito tutti, quindi comincia a preparare la tavola, esclamò energica e allegra.

Non trovavo la forza di alzarmi. Già mi vedevo correre per la casa, apparecchiare, portare piatti avanti e indietro, poi dover pulire tutto.

Non voglio… mormorai nel cuscino.

Giulia, sei ancora a letto? Mamma sta arrivando e anche tutti gli altri, entrò Marco, fissandomi con rimprovero.

Arrivo subito… risposi a fatica, sedendomi sul letto. Ce la puoi fare, sei forte, mi sussurrai e mi trascinai in bagno.

Mi sono fatta coraggio in tutti i modi. Sono riuscita ad apparecchiare e scaldare il cibo in tempo.

…A tavola, un vero pandemonio. Parenti che ridevano, chiacchieravano, raccontavano aneddoti. Anna Maria sedeva accanto a me, instancabile nei complimenti:

Ma quanto cucina bene la nostra Giulietta! Tutto squisito, tesoro mio. Io non sarei mai riuscita a preparare tutto questo, sorrideva ampia, stringendomi la mano e guardandomi orgogliosa.

Accettavo con poco entusiasmo i complimenti, però spesso mi alzavo dal tavolo. Ogni tanto mi rifugiavo sul balcone, per sfuggire a quel frastuono, alle continue domande sui figli. Con Marco abbiamo deciso di aspettare ancora un po prima di pensare a dei bambini, ma ai parenti non importava nulla.

Giulietta! chiamò la voce di Anna Maria. È ora del dolce! Dove sei finita?

Entrò sul balcone Anna Maria, curiosa.

Ma fumi? chiese sorpresa.

No, figurati! Avevo solo bisogno di aria fresca, qui dentro è un forno, risposi infastidita.

Eh sì… con tutti questi bambini dentro, non si può aprire la finestra. Ma guarda che non ti venga in mente di fumare, che aspetto ancora i nipotini! disse ridendo.

Forzai un sorriso. Anna Maria non capì nulla.

Dai, aiuta a sparecchiare, che dobbiamo portare il dolce.

Arrivo

Entrate in sala, lei corse a sedersi. Io rimasi sola: ho portato via i piatti sporchi, preparato il dolce e messo posate pulite. Tutto da sola.

La torta è la più buona del mondo! nuova ondata di lodi dalla suocera.

Io sono corsa in cucina, cominciai a lavare i piatti per distrarmi. In quei momenti mi pentivo di non aver ancora comprato la lavastoviglie; lacquisto era sempre rinviato.

Dopo due ore gli ospiti decisero di andarsene.

Marco, mi accompagni a casa? chiese Anna Maria.

Certo, mamma, vado solo a prendere le chiavi.

Rimasta finalmente sola, mi sono stesa sul divano. La casa era completamente sottosopra: un esercito di parenti e bambini non aveva lasciato scampo. La fatica delle pulizie del giorno prima era già sparita.

Devo rimettere tutto in ordine, mi dissi, altrimenti domani mi detesto ancora di più. Eh

Mi sono alzata con un sospiro e ho cominciato a raccogliere piatti sporchi, tovaglie e asciugamani da mettere in lavatrice. Il tavolo al suo posto in salotto. Prima di tutto, ho lavato piatti e bicchieri. Gli avanzi in frigorifero. Poi ho passato laspirapolvere e lavato a fondo tutte le stanze.

Mi merito davvero qualcosa di bello…

Ho riempito la vasca, aggiunto il mio bagnoschiuma preferito al sale marino e messo un po di musica. Lacqua calda scioglieva ogni tensione. Solo allora ho ripreso il telefono in mano: cera un messaggio di Marco.

«Mamma mi ha chiesto di restare a dormire, torno domani».

Come volevasi dimostrare…

Sapeva bene che mi sarei messa a pulire casa, ma ha preferito restare dalla madre.

Come si comportano loro con me, così farò anchio. Basta così!

Il mese successivo è volato. Unaltra festa si avvicinava. La telefonata di Anna Maria non si fece attendere:

Giulietta, prepara la tavola! Arriviamo venerdì per il compleanno del fratellino di Marco.

Certo, la tavola cè. Ma stavolta dovrà cucinare qualcun altro. Al lavoro sono piena di scadenze, devo andare in ufficio. Non so nemmeno se riesco a venire alla festa… dissi con tono mesto.

Ma come? Ma davvero?

Eh, purtroppo sì, lavoro è lavoro.

Va bene, troveremo una soluzione… che peccato, sospirò Anna Maria.

Arrivederci, chiusi la chiamata con un sorriso.

Io quella sera sono andata da unamica. La mattina dopo, fu Marco a pulire tutto; dopotutto era il compleanno di suo fratello, non il mio.

Poco prima del compleanno di Anna Maria, decisi di prendermi delle ferie e andare dai miei genitori in un paese vicino. Le portai il regalo in anticipo, informandola per tempo:

E dove festeggeremo allora?

Marco vi aprirà, ma io non ci sarò.

E chi cucina?

Potete ordinare qualcosa, oppure potrete chiedere alle altre nuore. Ve la caverete!

Ai festeggiamenti successivi, rimasi sempre a casa, ma mi limitai ad affettati e torta del supermercato.

Non ho tempo, sono piena di lavoro. Se volete potete ordinare qualcosa.

Ma nessuno voleva spendere soldi. Con larrivo del Capodanno, tutti si resero conto che non potevano più contare su di me. E la voglia di festeggiare insieme si spense allimprovviso.

Quellanno, io e Marco brindammo al nuovo anno soli in casa. Ed era esattamente quello che desideravo. Alzando il calice di prosecco, pensai che avevo fatto bene… e me lo meritavo davvero!

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