Da due ore ormai Caterina aspetta il suo turno dalla signora Nina, la guaritrice: per la giovane donna è l’ultima speranza. Da anni Caterina cerca invano di portare a termine una gravidanza, ma per ragioni inspiegabili non ci è mai riuscita.

Guarda, ti devo raccontare una storia che sembra uscita da un vecchio film italiano. Allora, Lucia era seduta già da due ore in fila fuori dalla casa di Zia Nina, una famosa guaritrice della campagna vicino Bologna. Quella signora era lultima speranza per Lucia, che da anni cercava di avere un bambino, ma senza successo. E pensa, aveva fatto tutti gli esami, tutto perfetto, nessuna spiegazione scientifica. La ginecologa, sconsolata, le aveva detto: Guarda, Lucia, non so più che dirti. I risultati sono ottimi, non hai nulla. Lucia non riusciva a capacitarsene: Ma comè possibile? Se sono sana, perché non riesco ad avere figli? E la dottoressa, abbassando la voce: A volte la medicina è inutile forse una preghiera in chiesa potrebbe aiutare, sai

Lucia e Marco erano sposati da cinque anni, un matrimonio perfetto: soldi, una bella casa tutta loro vicino Modena, tanto amore, però il silenzio di quella casa senza il sorriso di un bambino pesava su entrambi. Lucia cominciava a pensare che ci fosse una maledizione su di loro, e dopo la visita dalla ginecologa ne era ancora più convinta. La chiesa va bene, ma tu hai bisogno di una vera maga! le disse una sua amica, passandole il bigliettino con lindirizzo di Zia Nina: Muoviti, più aspetti peggio è!

Finalmente fu il suo turno. Lucia, timorosa, entrò nel piccolo casolare di Zia Nina, aspettandosi chissà quale strega con un enorme gatto nero. Invece, si trovò davanti una dolce vecchina con il fazzoletto bianco in testa e un vestito a fiori. Vieni, figliola, siediti qui vicino al quadro della Madonna, le disse con voce calda. Lucia iniziò subito a piangere: So già tutto. Ti aiuterò, per quanto posso, la rassicurò la vecchietta.

Zia Nina le fece accomodare su una sedia morbida vicino a una grande icona della Madonna e cominciò a recitare unantica preghiera mentre girava intorno alla ragazza con una candela accesa. Dopo venti minuti, Zia Nina le prese la mano e le disse:Tu non potrai avere figli, almeno finché non sciogli la maledizione che ti porti dallinfanzia. Lucia era sconvolta: Quale maledizione? Io non ho mai fatto del male a nessuno! No, ma tua madre sì, ed è su di te che ricade quel peso, spiegò la guaritrice. Ma non è giusto! Mia madre è morta da anni, perché devo pagare io per i suoi errori? È la legge delluniverso, Lucia, e nessuno può cambiarla. Devi capire chi ha ferito tua madre e tentare di riparare. E non dimenticare di pregare, anche per coloro che ti hanno fatto soffrire.

Lucia ringraziò sottovoce e subito chiamò Marco: Amore, oggi dormirò da zia Rosa, devo chiarire una cosa importante, ti spiego poi. Accese la sua Fiat e guidò fino al paesino nellAppenino dove viveva sua zia.

Lu, tutto ok? Se mi avvertivi ti preparavo il letto con lacqua calda! la accolse zia Rosa, contenta. Zia, ascoltami, mi devi dire tutta la verità. Quale peccato ha commesso la mamma? Cosa sto pagando io? La zia rimase spiazzata, ma Lucia le raccontò tutto della visita da Zia Nina.

Alla fine, Rosa si arrese: Tua madre, Bianca, era la donna più corteggiata del paese. Però si innamorò di un uomo sposato, Cesare. Lo portò via a sua moglie, Maria, lasciandola sola con un figlio piccolo. Maria, devastata, addirittura andò da Bianca a supplicarla di restituirle il marito. Bianca, però, la cacciò via ridendo. Maria, in preda alla disperazione, prima di andarsene urlò una maledizione contro Bianca e i suoi figli non ancora nati

Andò così, Lucia: tua madre sposò Cesare, poi sei nata tu. Ma non sono stati felici a lungo, uno dopo laltro sono morti entrambi, una tragedia. E adesso tu non riesci ad avere figli. Forse la maledizione di Maria ha funzionato. E poi, Maria ha perso la ragione; la portarono in una clinica psichiatrica e suo figlio, Leonardo, venne mandato in istituto.

Lucia subito intuì: Leonardo avrà la mia età, più o meno. Quindi è mio fratellastro? Proprio così, sospirò zia Rosa, solo che lui non ha avuto una vita facile. Dopo listituto ha iniziato a bere, si è perso nei boschi una notte dinverno e lhanno trovato il giorno dopo ma non sono riusciti a salvargli le gambe. Ora vive su una sedia a rotelle e non si è mai ripreso del tutto.

Lucia fu travolta dal senso di colpa: Zia, devi portarmi da lui, devo chiedergli perdono. Lucia, sei matta? È sempre ubriaco, non sai come può reagire, lascia perdere! Ma Lucia era irremovibile. Così, imbaccuccate nei cappotti, si incamminarono per la stradina innevata verso la casa fatiscente di Leonardo. Il cancello era marcio e crollato, e dalla finestralla del casolare si vedeva la luce fioca di una lampada a petrolio.

Lucia bussò. È aperto! sentì una voce rauca. Io ti aspetto fuori, qualsiasi cosa urla! sussurrò la zia Rosa. Dentro cera puzza di vino e sigarette ovunque, e in un angolo, su una vecchia carrozzina, Leonardo e, davanti a lui, una gattina bianca acciambellata. Lucia, nervosa, disse: Sai che il tuo gatto dorme proprio sul tavolo, vero? Lui, ironico: Qui fa quello che vuole, è la regina di casa, questa Gelsomina. Poi squadrò Lucia: Cosa ci fai qui? Se sei dei servizi sociali, scordatelo, non torno in istituto! No, sono qui per altro. Mi chiamo Lucia, sono tua sorella, insomma sorellastra.

Leonardo rise ruvidamente: Una sorellina? Che vuoi, leredità? Tanto questa casa è di mia madre! Lucia, però, tirò fuori dal portafoglio cinquecento euro e glieli mise sul tavolo: Non voglio niente, solo perdono. E se posso aiutarti, dimmelo. Grazie, vai pure, ti ho perdonata se vuoi chiedere scusa di nuovo, ripassa! rise lui grottescamente.

Lucia uscì sgomenta, con le lacrime agli occhi, e tornò a casa della zia senza dire una parola. Quello che aveva visto laveva davvero spiazzata. La settimana dopo Lucia era come unanima in pena. Leonardo era sempre nei suoi pensieri. Decise così di andare in chiesa a Bologna. Dopo la messa, pregò forte forte per tutti, anche per quelli che lavevano fatta soffrire. È dura, vero, figliola? le chiese il parroco mentre rimetteva in ordine. Scusi, non volevo farla tardi Se vuoi, posso ascoltare la tua confessione.

Lucia pianse raccontando tutto. Guarda, quella guaritrice magari ha esagerato: non esistono maledizioni così, i peccati dei genitori non ricadono sui figli. Però la preghiera aiuta sempre, anche per chi ci ha fatto del male. Poi Lucia confidò il desiderio di aiutare Leonardo, ma aveva paura che il marito non lavrebbe capita. Segui il cuore, Lucia, e fa ciò che ti dice la coscienza, le rispose il prete.

Il giorno dopo, Lucia tornò da Leonardo, molto più decisa: Arriva, fai la valigia. Vieni via con me, senza scuse! Sono tua sorella e non ti lascio qui a marcire. Io ho solo te! Leonardo, incredulo: E dove andrei? Prima in ospedale, poi a casa mia, che è grande, cè persino un giardino. E, se non ti piace, ti riporto qui quando vuoi, promesso. Ma tu, Gelsomina, viene con te, vero? Assolutamente! rispose lui serio. Lucia sorrise: Era una vita che volevo un gatto!

Passarono tre mesi e la vita cambiò. Leonardo si trovò bene: era un tipo simpatico e, tra una chiacchiera e laltra, si appassionò al computer, voleva studiare da informatico. Un giorno, Marco lo abbracciò: Domani arrivano le protesi dalla Germania. Fra pochi mesi finalmente camminerai di nuovo! Leonardo si commosse: Non pensavo che avrei camminato mai più, grazie davvero. E Marco: Tutta farina del sacco di Lucia, è stata lei a volere questa nuova famiglia. Poche settimane dopo, davanti al vetro dell’ospedale dove Lucia mostrava felice i suoi due gemellini al marito e al fratello, Marco fece ridere tutti: Ci sarà da divertirsi adesso! Leonardo rise: Zio è pronto! In tre, ce la faremo!Ma fu la gattina Gelsomina, spavalda come non mai, ad arrampicarsi sulle gambe di Leonardo, accoccolandosi sulle sue ginocchia e osservando i gemelli con quei suoi occhi dorati. Lucia la guardò, e per un istante le parve che la vecchia maledizione fosse solo polvere dispersa nella luce del mattino. Vedi? Siamo diventati famiglia proprio perché la vita non segue i copioni, sussurrò a Leonardo, stringendo forte Marco per mano.

Leonardo si voltò verso la sorella, con una determinazione nuova nello sguardo: Lucia, a volte serve solo qualcuno che ti aspetti ogni giorno, per riscrivere il destino. Marco scattò una foto: quattro sorrisi, una gattina e due neonatitutte le generazioni, tutti gli errori, tutte le carezze del passato chiuse in quellabbraccio.

Fuori, le campane cominciarono a suonare. Era domenica, e la piazza si animava piano piano. Lucia si sentì leggera, finalmente in pace. Stringendo al petto i suoi bambini, pensò che il perdono, la tenacia e un pizzico di follia possono sciogliere anche i nodi più antichi. Sorrise guardando la sua piccola tribù: adesso, davvero, la loro casa non avrebbe più conosciuto il silenzio.

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Da due ore ormai Caterina aspetta il suo turno dalla signora Nina, la guaritrice: per la giovane donna è l’ultima speranza. Da anni Caterina cerca invano di portare a termine una gravidanza, ma per ragioni inspiegabili non ci è mai riuscita.