Mi è toccata la brutta

Un lampo Un forte scoppio Oscurità Oscurità
Finalmente, loscurità inizia a diradarsi. Si sente una voce:
Chiara Esposito, è il soccorritore, là da loro qualcosa è esploso.
Attraverso il dolore sente il tocco di una mano sul collo. Prova ad aprire le palpebre. Ci riesce con fatica. Davanti agli occhi un ciondolo a forma di rettangolo con incisi i segni zodiacali… Gli occhi della donna in camice bianco
In sala operatoria! risuona una voce proprio vicino.
I genitori tornano dal lavoro. La madre si precipita subito in cucina, dopo aver dato unocchiata nella stanza dove il figlio fa i compiti. Giuseppe invece, entrando in camera, nota subito che lumore del figlio non è dei migliori.
Marco, cosè successo? il padre gli accarezza la testa.
Niente, – borbotta il figlio, al quarto anno.
Va bene, dai, parla!
Presto è lotto marzo. Linsegnante ci ha trattenuto oggi e ha detto che dobbiamo preparare i regali per le ragazze.
E qual è il problema? sorride il padre.
Noi maschi e femmine siamo in numero uguale. E lei ha distribuito chi regala a chi, – il figlio sospira pesantemente. Mi è toccata la brutta, Chiara Esposito.
Tutte le ragazze vogliono un regalo per lotto marzo, anche quelle non belle, – il padre cerca di parlare con il figlio come con un adulto. E come ha distribuito? In ordine alfabetico?
No, per segni zodiacali?
Come? Giuseppe non riesce a trattenersi e sorride di nuovo.
Per compatibilità. Chiara è Vergine, e alle Vergini si addice di più il Toro. E io, appunto, sono Toro.
È bello se siete compatibili! Quando crescerai, forse ti innamorerai ancora di lei.
Il padre non resiste e ride. Subito la madre entra in camera:
Cosa succede qui?
Anna, vai in cucina, – il viso del padre diventa severo. Noi con il figlio abbiamo una conversazione seria.
Quando la madre esce, Marco con voce triste chiede:
Papà, e adesso cosa devo fare?
Preparare il regalo!
Quale?
Domani al lavoro preparo io il regalo per la tua prescelta.
Papà, che regalo puoi fare? Tu lavori in fabbrica.
Sì! Ma lavoro nella galvanica. E lì producono tutti i tipi di rivestimenti per metalli.
Papà, non ho capito.
Domani vedrai!
***
Il giorno dopo il padre porta un ciondolo con catenina a forma di rettangolo, che sembra doro. Su un lato sono incisi i due segni zodiacali, Toro e Vergine, e sullaltro scritto piccolo ma bello:
«Alla mia compagna di classe Chiara per la Festa della Donna! Marco».
Oh, come quel ciondolo appare bello! E quando la mamma lo avvolge in un sacchettino di cellophane, sembra davvero fantastico.
***
Ed ecco il sette marzo. Linsegnante non intende fare lezione. Prima gli scolari le consegnano il regalo. Lei ringrazia a lungo. Poi annuncia che i maschi diano i regali alle femmine.
Cosa inizia qui! Tutti i maschi si precipitano dalle loro «prescelta». Marco si avvicina anche a Chiara Esposito e pronuncia, come gli ha insegnato papà:
Chiara, ti auguro buona festa dellotto marzo! Forse un giorno il destino unirà Toro e Vergine.
Dopo aver detto la frase imparata, Marco si dirige al suo posto e, naturalmente, non nota come batte il cuore di questa brutta, secondo lui, ragazza.
Presto i genitori di Chiara si trasferiscono in un altro quartiere, e Chiara dal quinto anno inizia a studiare in unaltra scuola.
***
Marco apre gli occhi. Il soffitto bianco della camera dospedale. Prova a muovere mani e piedi. Si muove solo la mano sinistra.
Dove sono? si rivolge a nessuno in particolare.
Si sente un ticchettio e un malato con le stampelle si avvicina al suo letto, lo guarda attentamente e chiede:
Ti sei ripreso? Sei nel reparto di chirurgia durgenza.
Ho le mani, i piedi tutti interi? chiede Marco con voce bassa.
Sembra, tutto a posto, – gli comunica la lieta notizia. Solo sei tutto bendato dalla testa ai piedi.
È buono, se è tutto intero.
Poi si avvicina linfermiera e chiede con partecipazione:
– Come ti senti?
– Cosa mi è successo! risponde Marco con una domanda.
– La tua vita non è in pericolo. Mani e piedi funzioneranno. Ma rimarranno molte cicatrici, – gli porge il telefono acceso. Tua madre ha chiesto di chiamare quando ti sveglierai.
– Figlio mio, – si sente tra le lacrime la voce della madre.
– Mamma, va tutto bene, – cerca di parlare il più allegro possibile. Hanno detto che rimarranno solo piccole cicatrici. Presto ti dimetteranno.
– Non mi hanno permesso di stare con te la notte. Figlio mio, arrivo subito.
– Mamma, non ti preoccupare troppo!
Posa il telefono accanto a sé, cerca di sorridere allinfermiera:
– Grazie!
– Beh, non ti dimetteranno presto, – sorride in risposta linfermiera. Tre settimane starai a letto. Questo è certo!
– Cosa è successo? chiede il vicino di letto, quando linfermiera esce.
– Io sono un soccorritore. In fabbrica le bombole di ossigeno hanno iniziato a esplodere, – inizia a ricordare Marco. Ci hanno chiamato. Siamo arrivati prima dei pompieri. Il locale è enorme, allinterno tre feriti. Siamo entrati, lì bombole sparse, fuoco qua e là. Abbiamo iniziato a portare fuori i feriti Sono uscito per ultimo Quando ero già vicino alla porta, unaltra bombola è esplosa Non ricordo altro.
– Sì, te la sei cavata male.
– Marco Bianchi, – si sente la voce dellinfermiera. Un collega di lavoro viene da te.
– Ciao, Marco! Come stai?
– Mani, piedi interi! risponde ottimisticamente il ferito. Ma per ora posso salutare solo con la mano sinistra!
– Su, non dire così!
– Cosa è successo dopo?
– Stavamo già uscendo quando è esploso. Ci siamo subito precipitati indietro, ti abbiamo tirato fuori eri tutto coperto di sangue i medici erano già lì
– Grazie!
– Marco, di cosa parli?! allimprovviso sul viso dellamico appare un sorriso. – A quanto pare, ci vogliono presentare alle medaglie.
– Per quel tempo mi avranno dimesso.
– Va bene, vado. Ora ci sarà il giro. Linfermiera ha detto di non stare molto.
Non fa in tempo ad andare via lamico, che entra il medico, un uomo di circa quarantanni:
– Beh, come va, eroe? si avvicina al suo letto.
– Normalmente.
– Dato che parli già, significa che vivrai. Dai, ti esamino!
– Mi hai cucito tu? chiede Marco.
– No, Chiara Esposito. Verrà dopodomani.
***
Passano due giorni. Marco cerca già di alzarsi. Però, il dolore alle gambe è ancora forte, il braccio destro è lacerato. E ferite su tutto il corpo non meno di una decina. Due sul viso, quando è esploso, ha urtato il cancello, per fortuna ha avuto il tempo di stendere in avanti il braccio destro. Si guarda allo specchio. Il viso è ancora gonfio.
Oggi il giro dovrebbe farlo il medico che laltroieri lha cucito per cinque ore consecutive in sala operatoria. Marco si agita un po.
Ed ecco che entra. Giovane, snella, però con gli occhiali, ma non la rovinano affatto, e il camice bianco le sta proprio bene. Marco a ventisette anni è già stato sposato. Ma dopo sei mesi si sono separati i caratteri non andavano daccordo, come scritto nella richiesta, ma in realtà alla ex moglie non piaceva lo stipendio del soccorritore.
– Buongiorno! pronuncia il medico e si dirige verso il suo letto.
– Buongiorno! Sei tu che mi hai cucito?
– Io, – sorride. Qualcosa non va?
– Dai, ti esamino!
E lei si china su di lui Davanti agli occhi il ciondolo con i segni zodiacali, che pende dal suo collo:
– Chiara Esposito!!! esclama lui.
Lei guarda attentamente il suo viso gonfio.
– Scusa! pronuncia, senza riconoscerlo.
– Io sono Toro, – e indica il ciondolo.
– Marco Bianchi? le sue labbra tremano. Ti ricordi ancora di me?
– Ma cosa dici, Chiara? vedendo le lacrime negli occhi della donna, lui appoggia il palmo sulla sua mano.
– Scusa! lei tira fuori il fazzoletto e si asciuga gli occhi. Non ho mai pensato che ci saremmo incontrati così.
Per quel giorno Chiara non entra più nella sua camera. Ma Marco ha già capito che il suo orario, come il suo: di giorno, di notte e due giorni liberi.
Non vuole apparire indifeso davanti a lei. Tutto il giorno successivo cerca di camminare per la camera appoggiandosi ai letti, un paio di volte, tenendosi al muro, esce nel corridoio.
Sera. Il medico del turno diurno se ne va. Arriva il nuovo turno si sente dai discorsi nel corridoio. Ora il giro
E allimprovviso grida, passi affrettati nel corridoio. Succede quando portano un altro ferito.
Sono già le dieci. Entra linfermiera, spegne la luce nella camera. Ma non riesce a dormire. Già dopo mezzanotte nel corridoio si sentono dei passi, poi si zittiscono, e in quel silenzio Marco sente più che sente che nel corridoio qualcuno piange. Si alza e esce cautamente nel corridoio.
Al banco di guardia siede e, con la testa appoggiata sulle mani, piange la sua ex compagna di classe. Si avvicina e le mette la mano sana sulla spalla:
– Cosa cè, Chiara!
Lei si alza e si nasconde nel suo petto:
– Ho operato una donna, è stata investita da una macchina, – soffocata dalle lacrime inizia a raccontare. Ho fatto tutto il possibile e limpossibile Lei ora è in rianimazione, ma non sopravviverà. Ha due figli suo marito è con lei ora nella stanza
– Calmati, Chiara!
– Lavoro come chirurgo da tre anni e ancora non riesco ad abituarmi al fatto che le persone muoiono.
– Calmati, calmati! Queste sono le nostre professioni. In cinque anni ho visto tante morti, ma noi abbiamo anche salvato molte vite, – Marco sospira pesantemente. – Per questo mia moglie mi ha lasciato. Dice che quando torno a casa non sono più lo stesso e guadagno poco. Ma io ho sempre quarantamila euro, si può vivere.
– Anche per me è lo stesso, – lei lo guarda in faccia. I ragazzi mi guardano come se fossi pazza. Ancora non sono stata sposata, vivo con i genitori come una minorenne.
– Su, non dire così, noi abbiamo solo ventisette anni cè tutta la vita davanti.
– No, Marco, abbiamo già ventisette anni.
– Chiara Esposito, il suo polso sta sparendo, – grida linfermiera che esce di corsa.
– Scusa! e Chiara si precipita in rianimazione.
Quella notte Marco non riesce a dormire. Al mattino arriva linfermiera, come al solito gli fa liniezione.
– La donna che hanno operato stanotte, è viva? chiede lui allimprovviso anche per sé.
– È viva, ma le condizioni sono estremamente gravi.
***
Passano tre settimane. Le ferite sul corpo di Marco si sono chiuse. Con Chiara si vedono quando ci sono i suoi turni, inoltre, lui è sempre più attratto da lei. Ma il reparto di chirurgia durgenza non è il posto dove si può parlare di qualcosa di molto personale.
Ed ecco durante uno dei giri mattutini il medico uomo comunica:
– Oggi ti dimetto, – sorride e aggiunge. Dal punto di vista dellospedale. Subito andrai alla tua clinica, e lì decideranno quanto ancora starai in malattia.
– Posso prepararmi!
– Sì, sì. Non avere fretta. Ora ti preparano la dimissione.
Quando il medico esce, Marco si rade. Guardandosi allo specchio, nota con soddisfazione che le due cicatrici rimaste non rovinano affatto il viso, piuttosto aggiungono mascolinità. Alle altre cicatrici non vale la pena prestare attenzione.
Si prepara, esce nel corridoio. Incontro, tenendosi al muro cammina una paziente.
«Ce lha fatta comunque!» – gli passa per la mente un pensiero gioioso.
Esce linfermiera, porge la dimissione:
– Arrivederci, Marco! Non capitare più da noi!
***
Ha il suo monolocale, ma va dai genitori. Perché la mamma lo aspetta e si preoccupa tanto. Ha persino preso ferie.
– Figlio mio! gli corre incontro ad abbracciarlo.
– Tutto a posto, mamma! Come vedi, sono vivo e vegeto.
– Vieni, ti ho preparato da mangiare. Quanto sei dimagrito.
– Oh, come mi è mancata la cucina di casa!
– Finché non ti rimetti e non ti sposi vivrai in casa con noi. La tua stanza è ancora vuota, – e grida come a un bambino. Vai, lavati le mani!
***
Durante il giorno Marco va dal barbiere. Entra nel suo appartamento. Prende un po di vestiti. La mamma subito inizia a sistemarli.
La sera arriva il padre dal lavoro. Si siedono, come una volta, tutti insieme e parlano fino a notte fonda.
Va a dormire nella sua camera, dove è passata linfanzia e la giovinezza, ma non si addormenta subito:
«Domani devo andare alla clinica. Poi al lavoro. E la sera»
Con il pensiero della sera successiva si addormenta ben oltre mezzanotte.
***
Il giorno dopo Marco la mattina va alla clinica. Fino a pranzo gira per gli ambulatori. Dopo pranzo va al lavoro, proprio cera il suo turno.
– Dove vai? si informa il padre.
– Papà, ti ricordi tanto tempo fa, quando ero ancora al quarto anno. Mi hai fatto un ciondolo per il regalo alla compagna di classe?
– La brutta Chiara Esposito? Ricordo.
– Ricordi, hai anche detto: «Quando crescerai, forse ti innamorerai di lei».
– E questo lo ricordo.
– Papà, Chiara ora è chirurgo. È lei che mi ha fatto loperazione. E porta ancora al collo quel ciondolo.
– Ecco!
– Papà, le tue parole si sono avverate. Vado da lei!
Ventisette anni non sono poi così tanti per cominciare la vita con la persona amata.Un lampo Un forte scoppio Oscurità Oscurità
Finalmente, loscurità inizia a diradarsi. Si sente una voce:
Chiara Esposito, è il soccorritore, là da loro qualcosa è esploso.
Attraverso il dolore sente il tocco di una mano sul collo. Prova ad aprire le palpebre. Ci riesce con fatica. Davanti agli occhi un ciondolo a forma di rettangolo con incisi i segni zodiacali… Gli occhi della donna in camice bianco
In sala operatoria! risuona una voce proprio vicino.
I genitori tornano dal lavoro. La madre si precipita subito in cucina, dopo aver dato unocchiata nella stanza dove il figlio fa i compiti. Giuseppe invece, entrando in camera, nota subito che lumore del figlio non è dei migliori.
Marco, cosè successo? il padre gli accarezza la testa.
Niente, – borbotta il figlio, al quarto anno.
Va bene, dai, parla!
Presto è lotto marzo. Linsegnante ci ha trattenuto oggi e ha detto che dobbiamo preparare i regali per le ragazze.
E qual è il problema? sorride il padre.
Noi maschi e femmine siamo in numero uguale. E lei ha distribuito chi regala a chi, – il figlio sospira pesantemente. Mi è toccata la brutta, Chiara Esposito.
Tutte le ragazze vogliono un regalo per lotto marzo, anche quelle non belle, – il padre cerca di parlare con il figlio come con un adulto. E come ha distribuito? In ordine alfabetico?
No, per segni zodiacali?
Come? Giuseppe non riesce a trattenersi e sorride di nuovo.
Per compatibilità. Chiara è Vergine, e alle Vergini si addice di più il Toro. E io, appunto, sono Toro.
È bello se siete compatibili! Quando crescerai, forse ti innamorerai ancora di lei.
Il padre non resiste e ride. Subito la madre entra in camera:
Cosa succede qui?
Anna, vai in cucina, – il viso del padre diventa severo. Noi con il figlio abbiamo una conversazione seria.
Quando la madre esce, Marco con voce triste chiede:
Papà, e adesso cosa devo fare?
Preparare il regalo!
Quale?
Domani al lavoro preparo io il regalo per la tua prescelta.
Papà, che regalo puoi fare? Tu lavori in fabbrica.
Sì! Ma lavoro nella galvanica. E lì producono tutti i tipi di rivestimenti per metalli.
Papà, non ho capito.
Domani vedrai!
***
Il giorno dopo il padre porta un ciondolo con catenina a forma di rettangolo, che sembra doro. Su un lato sono incisi i due segni zodiacali, Toro e Vergine, e sullaltro scritto piccolo ma bello:
«Alla mia compagna di classe Chiara per la Festa della Donna! Marco».
Oh, come quel ciondolo appare bello! E quando la mamma lo avvolge in un sacchettino di cellophane, sembra davvero fantastico.
***
Ed ecco il sette marzo. Linsegnante non intende fare lezione. Prima gli scolari le consegnano il regalo. Lei ringrazia a lungo. Poi annuncia che i maschi diano i regali alle femmine.
Cosa inizia qui! Tutti i maschi si precipitano dalle loro «prescelta». Marco si avvicina anche a Chiara Esposito e pronuncia, come gli ha insegnato papà:
Chiara, ti auguro buona festa dellotto marzo! Forse un giorno il destino unirà Toro e Vergine.
Dopo aver detto la frase imparata, Marco si dirige al suo posto e, naturalmente, non nota come batte il cuore di questa brutta, secondo lui, ragazza.
Presto i genitori di Chiara si trasferiscono in un altro quartiere, e Chiara dal quinto anno inizia a studiare in unaltra scuola.
***
Marco apre gli occhi. Il soffitto bianco della camera dospedale. Prova a muovere mani e piedi. Si muove solo la mano sinistra.
Dove sono? si rivolge a nessuno in particolare.
Si sente un ticchettio e un malato con le stampelle si avvicina al suo letto, lo guarda attentamente e chiede:
Ti sei ripreso? Sei nel reparto di chirurgia durgenza.
Ho le mani, i piedi tutti interi? chiede Marco con voce bassa.
Sembra, tutto a posto, – gli comunica la lieta notizia. Solo sei tutto bendato dalla testa ai piedi.
È buono, se è tutto intero.
Poi si avvicina linfermiera e chiede con partecipazione:
– Come ti senti?
– Cosa mi è successo! risponde Marco con una domanda.
– La tua vita non è in pericolo. Mani e piedi funzioneranno. Ma rimarranno molte cicatrici, – gli porge il telefono acceso. Tua madre ha chiesto di chiamare quando ti sveglierai.
– Figlio mio, – si sente tra le lacrime la voce della madre.
– Mamma, va tutto bene, – cerca di parlare il più allegro possibile. Hanno detto che rimarranno solo piccole cicatrici. Presto ti dimetteranno.
– Non mi hanno permesso di stare con te la notte. Figlio mio, arrivo subito.
– Mamma, non ti preoccupare troppo!
Posa il telefono accanto a sé, cerca di sorridere allinfermiera:
– Grazie!
– Beh, non ti dimetteranno presto, – sorride in risposta linfermiera. Tre settimane starai a letto. Questo è certo!
– Cosa è successo? chiede il vicino di letto, quando linfermiera esce.
– Io sono un soccorritore. In fabbrica le bombole di ossigeno hanno iniziato a esplodere, – inizia a ricordare Marco. Ci hanno chiamato. Siamo arrivati prima dei pompieri. Il locale è enorme, allinterno tre feriti. Siamo entrati, lì bombole sparse, fuoco qua e là. Abbiamo iniziato a portare fuori i feriti Sono uscito per ultimo Quando ero già vicino alla porta, unaltra bombola è esplosa Non ricordo altro.
– Sì, te la sei cavata male.
– Marco Bianchi, – si sente la voce dellinfermiera. Un collega di lavoro viene da te.
– Ciao, Marco! Come stai?
– Mani, piedi interi! risponde ottimisticamente il ferito. Ma per ora posso salutare solo con la mano sinistra!
– Su, non dire così!
– Cosa è successo dopo?
– Stavamo già uscendo quando è esploso. Ci siamo subito precipitati indietro, ti abbiamo tirato fuori eri tutto coperto di sangue i medici erano già lì
– Grazie!
– Marco, di cosa parli?! allimprovviso sul viso dellamico appare un sorriso. – A quanto pare, ci vogliono presentare alle medaglie.
– Per quel tempo mi avranno dimesso.
– Va bene, vado. Ora ci sarà il giro. Linfermiera ha detto di non stare molto.
Non fa in tempo ad andare via lamico, che entra il medico, un uomo di circa quarantanni:
– Beh, come va, eroe? si avvicina al suo letto.
– Normalmente.
– Dato che parli già, significa che vivrai. Dai, ti esamino!
– Mi hai cucito tu? chiede Marco.
– No, Chiara Esposito. Verrà dopodomani.
***
Passano due giorni. Marco cerca già di alzarsi. Però, il dolore alle gambe è ancora forte, il braccio destro è lacerato. E ferite su tutto il corpo non meno di una decina. Due sul viso, quando è esploso, ha urtato il cancello, per fortuna ha avuto il tempo di stendere in avanti il braccio destro. Si guarda allo specchio. Il viso è ancora gonfio.
Oggi il giro dovrebbe farlo il medico che laltroieri lha cucito per cinque ore consecutive in sala operatoria. Marco si agita un po.
Ed ecco che entra. Giovane, snella, però con gli occhiali, ma non la rovinano affatto, e il camice bianco le sta proprio bene. Marco a ventisette anni è già stato sposato. Ma dopo sei mesi si sono separati i caratteri non andavano daccordo, come scritto nella richiesta, ma in realtà alla ex moglie non piaceva lo stipendio del soccorritore.
– Buongiorno! pronuncia il medico e si dirige verso il suo letto.
– Buongiorno! Sei tu che mi hai cucito?
– Io, – sorride. Qualcosa non va?
– Dai, ti esamino!
E lei si china su di lui Davanti agli occhi il ciondolo con i segni zodiacali, che pende dal suo collo:
– Chiara Esposito!!! esclama lui.
Lei guarda attentamente il suo viso gonfio.
– Scusa! pronuncia, senza riconoscerlo.
– Io sono Toro, – e indica il ciondolo.
– Marco Bianchi? le sue labbra tremano. Ti ricordi ancora di me?
– Ma cosa dici, Chiara? vedendo le lacrime negli occhi della donna, lui appoggia il palmo sulla sua mano.
– Scusa! lei tira fuori il fazzoletto e si asciuga gli occhi. Non ho mai pensato che ci saremmo incontrati così.
Per quel giorno Chiara non entra più nella sua camera. Ma Marco ha già capito che il suo orario, come il suo: di giorno, di notte e due giorni liberi.
Non vuole apparire indifeso davanti a lei. Tutto il giorno successivo cerca di camminare per la camera appoggiandosi ai letti, un paio di volte, tenendosi al muro, esce nel corridoio.
Sera. Il medico del turno diurno se ne va. Arriva il nuovo turno si sente dai discorsi nel corridoio. Ora il giro
E allimprovviso grida, passi affrettati nel corridoio. Succede quando portano un altro ferito.
Sono già le dieci. Entra linfermiera, spegne la luce nella camera. Ma non riesce a dormire. Già dopo mezzanotte nel corridoio si sentono dei passi, poi si zittiscono, e in quel silenzio Marco sente più che sente che nel corridoio qualcuno piange. Si alza e esce cautamente nel corridoio.
Al banco di guardia siede e, con la testa appoggiata sulle mani, piange la sua ex compagna di classe. Si avvicina e le mette la mano sana sulla spalla:
– Cosa cè, Chiara!
Lei si alza e si nasconde nel suo petto:
– Ho operato una donna, è stata investita da una macchina, – soffocata dalle lacrime inizia a raccontare. Ho fatto tutto il possibile e limpossibile Lei ora è in rianimazione, ma non sopravviverà. Ha due figli suo marito è con lei ora nella stanza
– Calmati, Chiara!
– Lavoro come chirurgo da tre anni e ancora non riesco ad abituarmi al fatto che le persone muoiono.
– Calmati, calmati! Queste sono le nostre professioni. In cinque anni ho visto tante morti, ma noi abbiamo anche salvato molte vite, – Marco sospira pesantemente. – Per questo mia moglie mi ha lasciato. Dice che quando torno a casa non sono più lo stesso e guadagno poco. Ma io ho sempre quarantamila euro, si può vivere.
– Anche per me è lo stesso, – lei lo guarda in faccia. I ragazzi mi guardano come se fossi pazza. Ancora non sono stata sposata, vivo con i genitori come una minorenne.
– Su, non dire così, noi abbiamo solo ventisette anni cè tutta la vita davanti.
– No, Marco, abbiamo già ventisette anni.
– Chiara Esposito, il suo polso sta sparendo, – grida linfermiera che esce di corsa.
– Scusa! e Chiara si precipita in rianimazione.
Quella notte Marco non riesce a dormire. Al mattino arriva linfermiera, come al solito gli fa liniezione.
– La donna che hanno operato stanotte, è viva? chiede lui allimprovviso anche per sé.
– È viva, ma le condizioni sono estremamente gravi.
***
Passano tre settimane. Le ferite sul corpo di Marco si sono chiuse. Con Chiara si vedono quando ci sono i suoi turni, inoltre, lui è sempre più attratto da lei. Ma il reparto di chirurgia durgenza non è il posto dove si può parlare di qualcosa di molto personale.
Ed ecco durante uno dei giri mattutini il medico uomo comunica:
– Oggi ti dimetto, – sorride e aggiunge. Dal punto di vista dellospedale. Subito andrai alla tua clinica, e lì decideranno quanto ancora starai in malattia.
– Posso prepararmi!
– Sì, sì. Non avere fretta. Ora ti preparano la dimissione.
Quando il medico esce, Marco si rade. Guardandosi allo specchio, nota con soddisfazione che le due cicatrici rimaste non rovinano affatto il viso, piuttosto aggiungono mascolinità. Alle altre cicatrici non vale la pena prestare attenzione.
Si prepara, esce nel corridoio. Incontro, tenendosi al muro cammina una paziente.
«Ce lha fatta comunque!» – gli passa per la mente un pensiero gioioso.
Esce linfermiera, porge la dimissione:
– Arrivederci, Marco! Non capitare più da noi!
***
Ha il suo monolocale, ma va dai genitori. Perché la mamma lo aspetta e si preoccupa tanto. Ha persino preso ferie.
– Figlio mio! gli corre incontro ad abbracciarlo.
– Tutto a posto, mamma! Come vedi, sono vivo e vegeto.
– Vieni, ti ho preparato da mangiare. Quanto sei dimagrito.
– Oh, come mi è mancata la cucina di casa!
– Finché non ti rimetti e non ti sposi vivrai in casa con noi. La tua stanza è ancora vuota, – e grida come a un bambino. Vai, lavati le mani!
***
Durante il giorno Marco va dal barbiere. Entra nel suo appartamento. Prende un po di vestiti. La mamma subito inizia a sistemarli.
La sera arriva il padre dal lavoro. Si siedono, come una volta, tutti insieme e parlano fino a notte fonda.
Va a dormire nella sua camera, dove è passata linfanzia e la giovinezza, ma non si addormenta subito:
«Domani devo andare alla clinica. Poi al lavoro. E la sera»
Con il pensiero della sera successiva si addormenta ben oltre mezzanotte.
***
Il giorno dopo Marco la mattina va alla clinica. Fino a pranzo gira per gli ambulatori. Dopo pranzo va al lavoro, proprio cera il suo turno.
– Dove vai? si informa il padre.
– Papà, ti ricordi tanto tempo fa, quando ero ancora al quarto anno. Mi hai fatto un ciondolo per il regalo alla compagna di classe?
– La brutta Chiara Esposito? Ricordo.
– Ricordi, hai anche detto: «Quando crescerai, forse ti innamorerai di lei».
– E questo lo ricordo.
– Papà, Chiara ora è chirurgo. È lei che mi ha fatto loperazione. E porta ancora al collo quel ciondolo.
– Ecco!
– Papà, le tue parole si sono avverate. Vado da lei!
Ventisette anni non sono poi così tanti per cominciare la vita con la persona amata.

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