Quale pagamento scaduto? Ma vi sbagliate, noi non abbiamo nessun finanziamento… Sì, i Russo, sì, questo è il nostro indirizzo, ma… Quanto? Ma non può essere. E a nome di chi è stato fatto il prestito? Antonella era confusa.
A nome di Filippo Russo, risposero.
Sì, è mio marito, ma come avrebbe potuto? E poi per cosa? la donna non capiva più nulla.
Mi dispiace, signora, la voce allaltro capo si era fatta quasi gentile, ma le regole sono uguali per tutti: le scadenze sono state saltate, oggi è solo un promemoria, poi scatteranno altre misure.
Antonella neanche si rese conto di essere finita in soggiorno davanti al portatile: evidentemente lo shock le aveva annebbiato la mente. Era chiaro che doveva capirci qualcosa lei, prima di farsi venire lansia per niente.
Una carta di credito, il marito, non laveva mai avuta. Quindi quei soldi non erano di certo per la famiglia. Ma allora? Quel giorno il lavoro poteva andare a farsi benedire la testa di Antonella era solo un nastro che ripeteva quella strana telefonata. Aspettò Filippo con il fiato sospeso, quasi gli pestava i piedi appena mise piede in casa:
Per chi erano quei soldi? Chi ti ha chiesto di chiedere un prestito?
Non ho fatto in tempo, hanno già chiamato… brontolò Filippo, seccato, e, capendo di essersi tradito, scattò sulla difensiva: Che guardi così? Per la mamma, ovvio. Mi ha chiesto una mano, vive da sola…
E che ci deve fare con tutti quei soldi? Noi viviamo con molto meno, e lavoriamo entrambi!
Per andare in vacanza! Cè bisogno che te lo spieghi?
E dove avrebbe intenzione di andare, alle Maldive o a Capri?
Mi ha cresciuto da sola, che faccia almeno una bella vacanza. Sai che non me lo aspettavo da te…
Filippo andò a esibirsi nel solito teatrino: sbatté la porta della camera, si gettò sulla poltrona e di spalle recitò la parte del bambino offeso. Ma stavolta Antonella non fu colpita dallo show.
Lei semplicemente smise di parlargli. Sua suocera, la signora Gisella Russo, nella loro vita cera sempre stata fin troppo. Una presenza ingombrante, la cui arte di pretendere era nata il giorno stesso in cui aveva conosciuto Antonella. La prima domanda fu sulle orecchini: erano veri o finti? Quando scoprì che erano veri, esclamò:
Ma che spreco di soldi! Meglio prenderci qualcosa di utile in casa…
È stato un regalo, rispose Antonella, scioccata da tale accoglienza.
Ah, allora va bene, concluse la futura suocera.
Una settimana dopo, Filippo pregò la moglie di non indossare mai più quegli orecchini quando sarebbero andati a trovare la mamma: troppo doloroso per Gisella, che non poteva permetterseli, poveretta.
Già allora Antonella capì che qualcosa non quadrava, ma si era innamorata, e lamore si sa, fa vedere tutto rosa. Poi venne il matrimonio: la suocera scelse il vestito più chic e fece un regalo stupendo, salvo che, Antonella lo scoprì poco dopo, fu Filippo a pagar tutto, altrimenti Gisella avrebbe dato forfait.
E poi via, una richiesta dietro laltra: la TV nuova, il phon come quello della sorella, il trattamento dal parrucchiere, la manicure, tutto urgentissimo. E se qualcosa non arrivava, subito lacrime, malori improvvisi Filippo non tollerava i pianti della mamma. Andava, correva, faceva tutto, perché, diceva:
È mamma… Come si fa?
Già, peccato che ora avesse una famiglia anche lui, e Antonella non si capacitava: come poteva essere che, pur lavorando entrambi e non malaccio, non arrivavano più a fine mese? Alle sue domande, Filippo scrollava le spalle:
Probabilmente, cara Anto, devi imparare a gestire il budget. Mia madre, lei sì…
Ma imparare da Gisella non lo voleva: quel tipo di maman la conosceva troppo bene e la evitava come la brillantina nel caffè.
Poi la goccia: il weekend deluxe richiesto da Gisella. La cifra chiesta dal figlio la scioccò. Con quei soldi pagavano tre rate di mutuo e si arredava pure casa nuova, magari con un bel divano in pelle e la lavatrice di ultima generazione. E ci scappava anche una cena al ristorante più modaiolo di Milano!
E certo, Filippo mica ci pensava a cambiare le abitudini: per la mamma, tutto, sempre. Antonella, bontà sua, anche avrebbe chiuso un occhio, perché si tratta di una madre, ma così, di nascosto… Se fosse successo qualcosa? Quel debito sarebbe ricaduto su di lei! E Gisella? Ovviamente estranea a tutto.
Era ora di chiarire con Filippo: era il momento di scegliere per chi valesse la pena sacrificarsi o almeno spiegare alla mamma che esiste un limite allo shopping emozionale. Ma niente: Filippo si arrabbiò e la accusò di essere fredda e attaccata ai soldi.
Ho già saldato il debito, pago tutto, ma basta! Mamma mica vuole una pensioncina di quarta categoria, lei vuole il meglio. E fa bene! Mi ha dato la vita, devo ricambiare. Che cè di male se vuole godersi un po la vita?
Il fatto che noi non ce lo possiamo permettere non conta? Forse bisognerebbe dirglielo…
Piuttosto te lo spiego io: la mamma è sacra.
Antonella capì: a Filippo non sarebbe passato neanche col digestivo. E che Gisella la vedesse come rivale per laffetto del figlio era chiaro: la suocera chiamava ogni santo giorno, I Filì vieni che mi sento sola. E Filippo mollava moglie e tutto per correre a casa della genitrice, magari attraversando mezza città.
Dopo lennesima litigata, i Russo andarono al lavoro senza essersi rappacificati. Poco prima di pranzo, Antonella crollò.
Le sue colleghe, tutte ansiose, la tapparono dal medico. E lì, Antonella scoprì che sarebbe diventata mamma. Finalmente un buon motivo per rivedere le spese, pensava.
Ma la gioia le durò poco. Filippo si lasciò andare a un melodramma di terza categoria: Non ci pensavo Possiamo aspettare? Meglio di no, eh? E la suocera? Peggio: telefonate a raffica, nessuna supplica, solo diktat:
Non voglio fare la nonna! Ma ti sembra? Cosè, ti vuoi legare Filippo così? Non servirà, tanto quello scappa, non ti illudere
Scappa dove? Ma che dice?
Fidati, io sono madre. Filippo cerca già il modo di scappare da una come te. Fai come ti dice o non vedrai un centesimo di mantenimento.
Antonella sentì la testa girare. Quando tornò in sé, era in ospedale.
Antonella, ci sei? la voce dellinfermiera le era familiare. Era la signora Anna, portinaia e vecchia vicina di Gisella.
Anna, ma lei lavora qui?
Magari non ci avessi mai messo piede rise laltra, pensavano di dover scegliere tra te e il bambino.
Cosa?!
Tranquilla, va tutto bene. Ma senti, cosa ti è successo davvero?
Antonella le raccontò tutto. Anna sospirò:
Lascia stare quella famiglia, detesto dirlo ma Filippo non cambierà e la mammina sarà sempre una piaga per chiunque scelga. Gisella quella povera anima del marito, lha consumato. E Filippo è peggio, di mammina non sa fare a meno.
Però si è sposato
E chissà come ha fatto! Ti assicuro che molte ragazze sono scappate dopo la prima cena da Gisella. Fai tu. E Filippo, che dice del bambino?
Sentita la risposta di Antonella, Anna mormorò qualcosa di poco carino su Filippo e le madri italiane troppo presenti. Ed evidentemente fu un incantesimo, perché Antonella prese la sua decisione: avrebbe fatto da sola. Filippo, tanto, aveva già scelto, anche se non lo sapeva.
Appena rientrò al lavoro, Antonella presentò richiesta di separazione. Filippo non fu né sorpreso né troppo dispiaciuto. E quanto alla gravidanza, meglio non dirgli nulla.
…. Era passato circa un anno da quando aveva riacquistato la libertà. Antonella passeggiava al parco con sua figlia.
Ma guarda chi si vede! il solito vocione rimbombò alle sue spalle, Mi vuoi spiegare perché non mi fai vedere mia nipote?
Perché non è sua nipote rispose Antonella, tranquilla. Quella bambina che avevate tanto consigliato di non far nascere beh, non è nata. Questa invece è solo mia, ed è felice così. Ah, e già ha la sua vera nonna.
Ma come ti permetti
Mi permetto eccome. Volete il titolo di nonna? Nessun problema: fate trovare a Filippo la donna giusta e tutto si sistema.
Antonella se ne andò sorridendo, senza curarsi degli improperi. Era consapevole di aver lasciato alle spalle un marito eternamente figliolo di mamma e una suocera senza limiti. E, francamente, di aver fatto benissimo.






