Grazie di cuore per mio padre

Grazie per il papà

Cosa hanno detto alla polizia? sussurrò Ludovica, appena vide la madre posare il telefono sulla tavola.

Niente di buono… rispose Antonella Guiducci, prendendo un bicchiere dacqua e bevendo un paio di sorsi. Hanno detto che è troppo presto per farsi prendere dal panico, devono passare almeno ventiquattro ore. Ma io lo sento, Ludovica… Sento che qualcosa è successo!

*****

Mamma! Ciao! Papà è già uscito? chiese Ludovica, entrando di corsa in casa con una torta confezionata in pasticceria.

Ciao, cara. È già andato, come ti avevo detto. Oggi è il suo ultimo giorno alla fabbrica: fanno la festa per il cinquantesimo e lo salutano tutti mentre va in pensione. Non poteva certo mancare, dai

Peccato… pensò Ludovica, trattenendo un sospiro.

Però a pranzo ha promesso che torna.

Va bene. Anche Filippo dovrebbe arrivare proprio per quellora. Così saremo tutti insieme. Intanto, apparecchiamo noi?

Certo. Mi dai una mano a cucinare? Da sola non ce la faccio. Ma prima beviamo un po di tè, va bene? Appena fatto bollire e… ho anche comprato gli éclair che ti piacciono tanto, li vuoi?

Con piacere.

Mamma e figlia sedevano al tavolo sorseggiando il tè e facendo merenda con i pasticcini francesi che ormai erano diventati tradizione. Parlottavano del tempo, del giardino, e soprattutto di papà, che oggi compiva cinquantanni.

Tutto sembrava perfetto, ma…

…Antonella notò che la sua Ludovica era strana, nervosa, come se volesse raccontare qualcosa ma non trovasse il coraggio.

Una fitta dansia le attraversò il cuore.

Ludo, tutto bene?

Si capisce così tanto? tentò di sorridere Ludovica.

Si capisce. Vuoi raccontarmi qualcosa?

Sì, ma promettimi che non ti preoccupi. Ho buone notizie!

Veramente? E allora avanti, racconta!

Allora… io e Filippo abbiamo deciso di regalarvi il terreno che abbiamo comprato lanno scorso, quello dove Filippo ha sistemato la casetta. Così ci potrete passare tutta l’estate.

Ma come, regalarcelo?!

Davvero. Col cuore. Ormai noi non riusciamo a occuparcene come pensavamo… si arrestò Ludovica, con misteriosa allegria.

E perché?

Perché presto diventerete nonni. Tra solo otto mesi!

È vero?

Verissimo!

Madre di Dio! Che felicità, Ludovica! Chissà quanto sarà felice anche Michele quando lo saprà!

Antonella balzò in piedi e strinse a sé la figlia, baciandola sulle guance più volte.

Volevo comunicarvelo insieme, ma papà è andato così presto…

Non importa, tra poco torna e glielo racconterai tu. Adesso, però, si cucina!

Si cucina!

Fu così che in cucina pentole, mestoli e coltelli iniziarono il loro concerto. Dicono che due donne in cucina siano di troppo, ma Antonella e Ludovica sembravano una sola persona: veloci, affiatate, allegre. In poco tempo prepararono di tutto: pollo arrosto, polpette di pesce, purè di patate, ben tre insalate diverse.

Quando finalmente si sedettero, Antonella guardò lorologio:

Guarda, addirittura abbiamo finito prima!

Con quattro mani si fa presto! rise Ludovica. Che ne dici, chiami papà per sapere quando arriva?

Sì, buona idea.

Io intanto avviso Filippo.

Ludovica si avviò verso lingresso per recuperare la borsa, mentre Antonella componeva il numero del marito. Lattesa dei toni era lunga, senza risposta. Richiamò ancora, ma niente, Michele non rispondeva. Prese fiato e guardò lorologio, pensierosa.

Perché non risponde?

Solo in quel momento realizzò che Michele aveva promesso di chiamarla quando fosse arrivato in fabbrica, ma non lo aveva fatto. Un brivido gelido la attraversò.

Mamma, Filippo arriva tra meno di unora! annunciò Ludovica rientrando in cucina. Papà non risponde?

Niente…

Che strano.

Stranissimo, Ludo… Ho provato già più volte, ma niente. Michele non risponde.

Senti, sarà impegnato con i colleghi. Oggi fanno festa, magari se la sta godendo.

No, Ludovica. Doveva già essere sulla strada di ritorno. Aveva promesso che per pranzo sarebbe tornato. E se papà promette, mantiene. Non ha nemmeno chiamato quando è arrivato al lavoro… non è da lui. Perché non risponde?

Chiami il suo capo? Magari può farlo tornare prima, così noi facciamo festa con lui!

Sì, ci provo…

Antonella, che non era mai stata una persona apprensiva, sentiva ora una sensazione spiacevole, come un avvertimento. Michele rispondeva sempre alle sue chiamate. Sempre.

Persino se era occupatissimo.

Diceva: Niente mi è più caro di te, Antonella, e non voleva che si preoccupasse. E oggi, avrebbe dovuto rispondere a maggior ragione.

Eppure, pensava Antonella, oggi lo salutano tutti per la pensione… una volta sola succede. Ha lavorato più di venticinque anni lì; forse gli pesa dire addio…

Pronto! una voce maschile interruppe i suoi pensieri.

Salve, signor Niccolò Romani? Sono Antonella, la moglie di Michele. Sapete dirmi quando mio marito torna a casa? Siamo tutti qui che lo aspettiamo…

Antonella, buongiorno rispose il capo. A dire la verità, non so che dire.

In che senso?

Anche noi lo stiamo aspettando. Lo abbiamo chiamato un sacco di volte, ma non risponde.

Non è ancora arrivato al lavoro? balbettò Antonella, spaventata.

No, non si è fatto vedere. Ma attendiamo, è il suo giorno. Quando si farà vivo, per favore, ditegli che qui lo aspettiamo. È una tradizione: salutare chi va in pensione.

Va bene… Se succede qualcosa, mi avvisi anche lei, per favore.

Antonella posò il telefono tremando. Ludovica la osservava.

Ludo, non è arrivato in fabbrica… non risponde. È passato troppo tempo… Dove sarà?

Mamma, calma. Non facciamoci film. Proviamo di nuovo a chiamarlo insieme, dai.

*****

Michele uscì dal portone e salutò le nonnine sedute sulla panchina mentre il sole baciava via Roma. Si avviò come ogni giorno verso la fermata del tram. Da venticinque anni il tragitto era sempre quello, e il giorno non era diverso dagli altri.

Solo stavolta non si andava al lavoro per lavorare, ma per prendere il libretto del pensionato, salutare i colleghi, stringere mani. Anche lui, a suo tempo, aveva accompagnato altri pensionati, ora era il suo turno.

Eppure era inquieto. Aveva dormito male, si era svegliato più volte, era uscito presto di casa per non insospettire Antonella: non voleva rovinarle la giornata dicendo di non sentirsi bene.

Diceva tra sé: Passerà…, anche se la mano correva spesso al petto. Decise di non prendere il tram, troppo pieno, troppo soffocante. Meglio una passeggiata a piedi, col sole che scalda le foglie sotto i marciapiedi di Modena, pensò. Così camminava, promettendosi che avrebbe chiamato la moglie appena arrivato.

Ma al lavoro non arrivò mai. La strada passava per un piccolo parco cittadino, quel giorno deserto. Proprio lì, Michele fu colto da un malore: si sedette su una panchina, slacciò il colletto e il nodo della cravatta, cercando aria. Non sapeva per quanto tempo rimase così. Sentiva solo che peggiorava.

Alla fine si decise: avrebbe chiamato Antonella, poi lambulanza. Mise la mano in tasca, il telefono gli tremò tra le dita e scivolò, cadendo sullasfalto, rotolando sotto la panchina. Cercò di rialzarsi, ma il dolore lo schiacciava, il fiato si faceva sempre più corto, il buio scendeva allimprovviso.

Auguri a me, ecco la pensione… pensò Michele con pena. Ma la sua amarezza vera era pensare che non avrebbe più visto Antonella e Ludovica.

*****

Antonella bevve unaltra goccia di gocce per il cuore, riprese il telefono, provò ancora il numero del marito. Nessuna risposta. Neppure Ludovica ebbe miglior fortuna.

Quando arrivò Filippo, si sedettero tutti e tre davanti al tavolo imbandito, in silenzio, in attesa.

Cosa stiamo aspettando? scattò Antonella ad un tratto. Dobbiamo chiamare la polizia. Forse possono aiutarci a trovarlo!

Filippo e Ludovica la sostennero. Tutti sapevano che Michele non sarebbe mai sparito così, senza motivo. Aveva lavorato per anni nella Protezione Civile; aveva salvato vite, anche di animali. Se non dava notizie, qualcosa non andava.

Cosa hanno detto alla polizia? sussurrò Ludovica, quando la madre riattaccò.

Niente di incoraggiante, Antonella prese un lungo respiro. Hanno detto di aspettare almeno ventiquattro ore. Ma io sento… sento che qualcosa è successo!

Allora dobbiamo cercarci da soli! esclamò Ludovica, con voce sicura e forte.

Hai ragione, bisogna andare subito alla fermata del tram. Chiedere ai passanti se lhanno visto, parlare con gli autisti. Forse qualcuno si ricorda di lui.

Io e Filippo ci pensiamo. Tu, mamma, resta a casa nel caso papà torni da solo. E chiama subito gli ospedali, a scanso di equivoci.

Daccordo…

Ludovica e Filippo si vestirono in fretta ed uscirono in strada, mentre Antonella, richiusa la porta, iniziava a chiamare tutte le camere di pronto soccorso.

Ti prego, Signore… fa che non sia nulla di grave, sussurrava stringendo tra le dita il rosario, facendosi il segno della croce.

*****

Michele era ancora cosciente, ma sempre più debole. Cercava di muovere la mano, ma la lingua non obbediva e le parole restavano sospese, indistinte.

Ai… u…to… mormorava, tendendo il braccio verso due donne che camminavano oltre.

Ma le donne lo guardarono con disgusto e si allontanarono.

Un altro ubriacone! brontolò una.

Sì! Bevuto di prima mattina e ora crolla sulle panchine… Tzè!

Sentendo queste parole, le lacrime scesero sul volto di Michele. Era disperato, incapace di aiutarsi, e nessuno che capisse, nessuno che lo ascoltasse. Proprio lui che tante vite aveva salvato, anche animali.

Perché proprio oggi?

Quando rimase solo col suono dei tacchi lontani, chiuse gli occhi, rassegnato, ma proprio allora…

…udì latrati fortissimi, proprio vicino allorecchio. Subito dopo, sentì due zampette posarsi su di lui e una lingua bagnata sul mento.

Un cane! Un cane! si rincuorò Michele. Dove cè un cane, ci sono i padroni.

Riuscì appena ad aprire gli occhi e riconobbe un piccolo cane anziano accanto a sé. In un lampo, un ricordo scattò nella sua mente: vedeva una casa avvolta dalle fiamme arancioni, la gente salvata dai suoi colleghi, poi sentiva un latrato disperato da una finestra sfondata.

Nella casa cè un cane?! gridò Michele a un uomo sullambulanza.

Sì, non siamo riusciti a prenderlo, capisce…

Perché non lavete detto subito? Michele urlò, e senza esitare si lanciò dentro la casa in fiamme.

I colleghi cercarono di fermarlo ma non ci riuscirono. Dieci minuti dopo, a fatica, Michele uscì tossendo, il cane stretto tra le braccia.

Restò accanto agli occhi dellanimale, e in quello sguardo lesse un GRAZIE infinito, un Umana gratitudine.

Il ricordo svanì, lasciando una sensazione di freddo e oscurità.

Bau bau! abbaiava il cane, continuando a leccare Michele.

Aveva riconosciuto il suo salvatore, e ora voleva salvarlo.

Se puoi… sussurrò Michele. Chiama aiuto… trova qualcuno…

Poi perse conoscenza.

Ma il cane… il cane ascoltò e capì ogni parola. Corse via, fuori dal parco, a cercare persone: si rivolse a uno studente vicino al chiosco, a una mamma con un bambino pronto ad attraversare via Cavour, a un signore che comprava il giornale.

Ma nessuno…

…nessuno ascoltava. Lo respingevano, credendo che fosse pericoloso. Ma il cane cercava solo aiuto.

*****

Alla fermata del tram, Ludovica e Filippo non ottennero nulla. Nessuno aveva visto luomo della foto una vecchia foto di famiglia dove Michele sorrideva orgoglioso in uniforme, che Ludovica aveva portato con sé nella speranza di accelerare le ricerche.

Niente da fare.

Allora i due giovani corsero in un negozio, poi un altro e ancora un altro, passarono tra i cortili vicini.

Ma Michele era sparito, come inghiottito dalla terra. E il telefono muto. Dove sei, papà? Dove?

Mentre correvano davanti al parco, un abbaiare insistente attirò Ludovica. Voltandosi di scatto, notò quel piccolo cane anziano che urlava ai passanti saltando a destra e sinistra, scappando dagli insulti.

Ma vai via! gridava un anziano con un bastone. Questi animali non hanno più rispetto, si prendono tutta la città…

Ludo, che cè? chiese Filippo, vedendo la moglie fermarsi di colpo. Stavano andando verso il parcheggio dei taxi, pensando di chiedere anche lì.

Non so… Il cane… Non mi sembra un caso che abbai così. Come se volesse parlarci. È una sensazione che non riesco a spiegare…

Il cane la fissò negli occhi, e Ludovica in quello sguardo vide una supplica.

Ludo, dove vai? chiamò Filippo, stupito.

Ma Ludovica non ascoltava. Seguì il cane che, abbaiando, la precedeva verso il centro del parco, dritta fino alla panchina su cui Michele giaceva, ancora vivo.

Papà! gridò Ludovica, prendendolo tra le braccia. Filippo, chiama il 118!

*****

Lambulanza arrivò rapidamente: trasportarono Michele al reparto di cardiologia dellospedale più vicino.

Ludovica, stringendo il cane, corse verso casa e poi, raggiunta la macchina di Filippo, insieme si diressero di corsa allospedale. Durante il tragitto telefonò alla madre, raccontando tutto di corsa e promettendo di richiamare appena saputo qualcosa.

Signora, suo padre si è salvato per miracolo, disse il medico fuori dalla rianimazione. Se non laveste trovato in tempo…

Vivrà?! domandò Ludovica, tra le lacrime.

Vivrà.

Uscita dallospedale, Ludovica si avvicinò a Filippo, che aspettava in macchina con il cane. Si piegò ad abbracciare lanimale, lo strinse forte.

Grazie… Grazie per il papà.

Come sta tuo padre? chiese Filippo.

Ce la farà sospirò Ludovica. E tutto merito suo, disse accarezzando il cane.

Ha la medaglietta, è di qualcuno.

Sì. Ma sai cosa penso? Intanto resta con noi. Lui ha salvato papà, non posso lasciarlo per strada.

Ovviamente.

*****

Antonella, Filippo e Berto (sul medaglione del cane era inciso il suo nome) si fermarono davanti allospedale, a guardare lingresso.

Dopo dieci minuti, le porte scivolarono e ne uscirono Ludovica e Michele.

Berto iniziò a scodinzolare felice, saltando verso Michele e abbaiando come se volesse raccontargli tutto.

Guarda, papà, è stato lui a salvarti. Oggi ti ha fatto il regalo più prezioso: ti ha ridato la vita.

Grazie, amico sorrise Michele, chinandosi piano per accarezzare il cane. Ma dovè il suo padrone? So che ne aveva uno.

Abbiamo lasciato avvisi ovunque, ma nessuno si è fatto vivo.

Antonella si avvicinò a Michele: le lacrime le bagnavano il viso, le mani tremavano, ma sorrideva.

Grazie, Michele, che sei tornato.

Perdono, Antonella, per non averti detto che non stavo bene. Speravo passasse…

Ti perdono. Ora torniamo a casa, festeggiamo il tuo secondo compleanno?

Torniamo!

*****

Quanto a Berto, Michele provò in tutti i modi a trovare i padroni, arrivando anche davanti a quella casa bruciata un anno prima.

Ma nessuno abitava più lì. I vicini dissero che i proprietari erano partiti per Milano e avevano lasciato il cane dietro. Così Berto rimase con Michele.

E fu felicissimo.

Michele portava il suo nuovo amico nel tempo libero in campagna, o con Filippo andavano a prendere Ludovica alla clinica quando sarebbe nata la nipotina.

Auguri, papà! sorrideva Ludovica Ora sei nonno, doppio nonno! E siamo tutti insieme, anche Berto.

Che gioia, Ludovica!

Bau-bau! abbaiava Berto, felice di vedere che le persone più importanti per lui erano tutte serene.

Insomma, la vita per Michele ricominciò più colorata, con nuovo senso. Fino alla fine dei suoi giorni avrebbe ringraziato Berto, che quel giorno gli aveva donato ancora una volta la vita.

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