Abbiamo passato insieme trent’anni: so come respira nel sonno e cosa ama a colazione. Eppure lui ha lasciato tutto questo per “le emozioni dei tempi dell’università” e se n’è andato con una donna perfetta solo su Instagram. Quella notte non ho pianto: ho riempito il freezer di ghiaccio e scritto una lista. Una lista per riconquistarlo, fino a spingerlo a pregarmi di restare. Primo passo: incontrare la sua nuova fiamma.

Abbiamo vissuto insieme trentanni. Conosco il suo respiro di notte e so perfettamente cosa preferisce a colazione. Eppure lui ha messo tutto questo da parte, in nome di sentimenti delluniversità, ed è andato via con una donna che esiste solo nei suoi selfie ritoccati. Quella notte non ho pianto: ho riempito il freezer di ghiaccio e ho preparato una lista. Una lista per riportarlo indietro, per costringerlo a pregarmi di restare. Il primo punto: incontrare la sua nuova fiamma.

Dicono che il primo amore sia come il vaccino per il morbillo: se ti viene da giovane, ti lascia i segni ma non ti colpisce più. Sciocchezze, evidentemente. O forse era un altro tipo di virus.

La mia storia comincia dal momento in cui il mio mondo, costruito in trentanni come una solida casa di pietra, ha iniziato a cedere. Ma la crepa non è partita dalle fondamenta: è spuntata dal tetto dallantenna che intercettava segnali altrui.

Mia sorella ed io siamo cresciute sotto due motti di mamma: Il più grande bene che avete non è la casa né la macchina, ma la reputazione e poi Il secondo, è la dignità. Mamma era una donna allantica, di ferro. Forse è anche per questo che ho sposato Giacomo senza aver mai avuto storie, nessuna. Lui è stato il mio primo uomo. Il solo. Io, per lui? Non la prima. Ma non mi interessava, fino a quando

Quella domenica mattina era lenta e svogliata. Fuori dalla nostra casa nel quartiere Navigli a Milano, le gemme della robinia stavano esplodendo. Giacomo sorseggiava una tisana alla menta, fissando un punto nel vuoto. Poi ha posato la tazza, schioccato le dita e pronunciato la frase che ha spezzato il silenzio come unaccetta sulla legna:

Alessia Forse me ne vado.

Continuavo a spalmare burro sulla fetta di pane. Il burro si sbriciolava perché era freddo.

Vai in trasferta? ho chiesto, anche se dal suo viso avevo già capito che era ben altro.

Ho incontrato Francesca, ricordi? Te ne avevo parlato, abbiamo studiato insieme alluniversità. Il primo amore. E… ecco, non è mai passato, Ale. Era solo in attesa. Non voglio prendere in giro né tradire, non sarebbe giusto.

Lui parlava. Io guardavo il ragazzino dei vicini che giocava a pallone contro il garage. Tum-tum-tum. Il ritmo delle sue parole. I figli ormai grandi, una casa troppo vuota, i nipoti che presto arriveranno Diceva qualcosa anche sullonestà, sul fatto che i sentimenti non si scelgono. Ma io avevo la gola asciutta come se avessi ingoiato il deserto. Gli ho indicato la caraffa.

Stai male? è saltato su, mi ha versato da bere. Ale! Non mi spaventare.

Io? la voce mi è uscita roca come quella di una cornacchia Sto benissimo. La felicità va e viene, ma il pesce va sempre pulito fresco.

Ho bevuto tutto dun fiato, sentendo lacqua scendere in un vuoto di ghiaccio. Poi mi sono alzata e sono andata in bagno. Il clic della serratura mi ha isolato da lui, dalle sue parole, dal mondo intero. Ho aperto il rubinetto al massimo, per non fargli sentire il mio respiro spezzato. Ma lui, come sempre, sentiva tutto.

Alessia! Apri! batteva sulla porta. Giuro che la butto giù!

Giacomo, lasciami! Fammi solo lavare il viso!

Stavo scherzando! Vieni fuori! ha gridato cercando di farmi credere a una battuta.

Ho fissato lo specchio. Una donna mi guardava, simile a una vecchia bambola gettata in una pozza. Capelli spenti, occhi cerchiati, naso gonfio. Bella figura. Mi sono osservata di profilo. Dio, come ha fatto a rimanere con me così tanti anni? Adesso ha trovato ladrenalina dei quindici anni.

Mi sono lavata il viso con acqua gelida, mi sono sistemata in modo dignitoso ed sono uscita con laria di una regina spodestata che finge di essere uscita a fare due passi.

Lui era nel corridoio, pallido, le mani tremanti. Patetico. Eppure questa sua miseria non mi ha consolata. Anzi. Avevo bisogno daria. Via da quellappartamento che ancora odorava del suo dopobarba.

Giacomo, io vado al parco. Non seguirmi.

Ale, e il cuore? Se ti viene la pressione?

Il mio cuore? ho sorriso amaro. Ormai è in stand-by, in attesa a tempo indeterminato. Non venire.

Ha provato a obiettare, ma io avevo già indossato la giacca e varcato la porta.

Il Parco Sempione era inondato di sole. Giovani mamme passeggiavano con carrozzine, un vecchietto seduto su una panchina leggeva il Corriere della Sera, una signora portava a spasso un bassotto testardo. La vita proseguiva tranquilla. Mi sono seduta su una panchina e ho scrutato i volti delle donne. Quale di loro era Francesca? Quella con il basco? O quella coi riccioli grigi? Dove lavrà stanata, su Facebook? O si sarà imbattuto in lei al banco dei formaggi? Solo il pensiero che avesse cercato di rientrare in contatto mi bruciava dentro. Dovevo sapere. Vederla. Capire in cosa sarebbe stata migliore di me.

Dopo circa quaranta minuti sono rientrata. Giacomo, sempre lì, fissava il tè ormai freddo.

Sei qui? ho detto, fredda.

E dove dovrei essere? ha alzato lo sguardo. Ale, parliamo?

Abbiamo già parlato ho appeso la giacca. Mi hai aggiornato sui tuoi programmi, li ho recepiti. Basta così.

Ale, ti prego.

Voglio solo sapere la dinamica. Lhai trovata tu, o ti ha trovato lei?

Ha sospirato a lungo.

Mi ha scritto su Messenger. Un paio di mesi fa. Dice che mi ha trovato per caso.

Per caso, certo. Su internet, tutto è per caso, soprattutto quando si cercano i vecchi amori. Poi? Avete preso un caffè?

Ci siamo visti alcune volte. Solo per parlare.

Dellamore adolescenziale e dei sogni infranti, ovvio. Giacomo, sembri un ragazzino. Davvero. Ho incrociato le braccia. Come si chiama davvero? Non tenermi sulle spine.

Lui si imbarazza, sguscia via con lo sguardo.

Ale, ma ti serve davvero saperlo?

Voglio sapere il nome della donna per cui sei pronto a scambiare le pantofole con una valigia. Ha forse un nome segreto?

Francesca sospira. Francesca Benedetti.

Francesca sorrido, ma dentro ribollo. Un nome bellissimo, molto in voga. Non come me, ordinaria e monotona Alessia.

Ale

Basta mi alzo. Sono felice per te. Davvero. Cerca pure la tua felicità. Sai che ti dico? Forse la cercherò anchio. Magari tra gli istruttori della palestra. O magari chiederò a Marco, il mio vecchio compagno di scuola. Pare si sia appena separato.

Ale, ma che dici! Non sei fatta così!

Davvero? sto già entrando in camera. Non voglio neanche il caffè. Ho mal di testa. Voglio soltanto stare sdraiata.

Mi sono buttata a letto, fissando il soffitto, rendendomi conto che avevo mentito. La testa non mi faceva male. A farmi male era lanima. Profondamente, come se qualcuno ci avesse conficcato un ferro rovente. Ho ascoltato i passi di Giacomo in cucina, ho preso il portatile in silenzio. I social, lì ormai sono custoditi tutti i segreti.

Entro sul suo profilo. Tante amicizie, ma nessuna Francesca Benedetti. Furbo! Avrà cancellato? Oppure lei non è tra gli amici? Inizio a controllare i Segui già, i like, i commenti sulle foto. Niente. Vuoto.

Poi vedo una donna tra le sue amicizie, foto in riva al mare. Sabbia dorata, acqua turchese, cappello di paglia e bicchiere tra le dita. Nome Carla. Città Palermo. Sposata con uno straniero. Tra gli amici di mio marito. Scorro scettica le sue foto quando, su un vecchio album universitario, trovo una vecchia immagine di gruppo sulle nevi: una ragazza con una lunga treccia è cerchiata con la scritta Francesca nostra star!.

È lei! Cerco il nome, trovo la stessa su Instagram. Profilo pubblico.

Scruto ogni dettaglio. Nellavatar una mora vistosa, trucco perfetto, occhi enormi, pelliccia sulle spalle. Lo status recita: Vivo il momento. Seguiva gruppi di astrologia, psicologia e cucina. Ricette da innamorati. Lultimo post è una citazione: Il destino ci incrocia per darci una seconda possibilità. Con tanto di cuore.

Mi salì una tale ondata di rabbia che quasi scagliai il computer. Eccola la cacciatrice. Ha steso la rete, gettato la lenza, e il mio ingenuo Giacomo si è fatto prendere come un luccio allamo. Primo amore, sentimenti mai svaniti. Sciocchezze. È solo una donna con molta esperienza, buon fotoritocco e fame di emozioni.

Stavo per chiudere tutto, quando tra gli amici di Francesca riconosco un volto noto. Un uomo con i capelli grigi, cappotto elegante, accanto a una Jaguar fiammante. Marco! Marco Bianchi! Il mio compagno di scuola che mi portava la cartella e mi regalava cioccolatini in biblioteca. Non ci vediamo da ventanni. So che si è trasferito a Firenze, fa limprenditore edile, si è arricchito, divorziato.

Il cuore mi martella. Ecco la leva! Se qualcuno sa tutto di Francesca, è Marco. Erano nello stesso anno, magari amici.

Cerco Marco su Facebook. Gli scrivo un messaggio, tentando di essere disinvolta: Ciao Marco! Ti ricordi di me? La tua compagna secchiona. Che sorpresa! Avrei bisogno di fare due chiacchiere. Mi dai mezzora?

Risponde dopo unora. Accetta di vederci al ristorante Vecchia Milano, in centro.

Chiedo un permesso in ufficio (racconto che ho il dentista). Mi preparo un vero restauro: tiro fuori dallarmadio il vestito blu notte comprato per il compleanno di mia suocera e mai indossato. Faccio la piega ai capelli, trucco importante anche se è giorno, spruzzo il mio profumo preferito, metto i tacchi. Dallo specchio mi guarda unaltra donna. Non quella che piangeva stamani in bagno. Pronta a combattere.

Arrivo venti minuti prima. Mi siedo vicino alla finestra osservando gli ingressi e chiedo un calice di vino. Le mani tremano mentre porto il bicchiere alle labbra.

Marco compare puntualissimo. Entra sicuro di sé, cappotto firmato, chioma silver, sorriso. Mi vede, e il suo viso si illumina di sorpresa e ammirazione.

Alessia? si avvicina e mi bacia la mano come nel cinema vecchio stile. Ma sei splendida! Mi aspettavo la secchiona col grembiule, e trovo una donna da copertina.

Dai, Marco! mi sento sciocca, ma dentro sto meglio. Grazie di essere venuto, so che sei impegnato.

Per te, sempre tempo. Si siede di fronte, chiama il cameriere. Vino? Ottimo. Portaci una bottiglia di rosso dannata Ale, hai fame?

Non lo so. Ho un nodo in gola.

Arriva il vino. Marco versa, solleva il calice.

Alla nostra.

Brindiamo. Il vino brucia e si diffonde caldo nel petto.

Marco… sono diretta. Non riesco più a reggere La situazione è complicata.

Mi guarda con attenzione, improvvisamente serio.

Dimmi tutto.

Giacomo mi lascia. Mio marito. Per il primo amore. Faccio fatica a proseguire. Francesca Benedetti. La conosci, è tra i tuoi amici.

Marco fa una smorfia.

Benedetti? Ah, Franceschina? sorride divertito.

Tra i tuoi amici si firma Carla, ma Giacomo dice che è Francesca. Pseudonimi per ogni occasione…

Marco ride, tira fuori le sigarette poi le rimette: non si fuma dentro.

Ale, a essere onesti? Tuo marito fa colpo, ma questa storia non durerà. Si sporge verso di me. Conosco quella Francesca solo di vista. A una festa. È deffetto fintanto che non apre bocca. Ma poi, a viverci…

Cosa? mi chino verso di lui. Marco, parla.

Esita, poi fa spallucce.

Non è un segreto. È un disastro in casa. Non sa cucinare vive di surgelati. Ha due figli da uomini diversi, nessuno le sta vicino perché li tartassa di critiche. E russa come un trattore. Una volta ero a una festa in villa, stanza accanto pareva che crollasse la casa. Tuo Giacomo, abituato al silenzio e ai tuoi risotti, quanto resisterà?

Lo ascolto e dentro sento qualcosa sciogliersi: sollievo? Speranza?

Marco… Non hai idea di quanto mi aiuti. Ma non ho ancora finito. Mi serve altro…

Ma una voce mi inchioda sul posto.

Eccoti qui! Ti chiamo da mezzora!

Mi volto. Accanto al tavolo, bianco in volto e furioso, cè Giacomo. Al suo braccio, una donna. La riconosco dalle foto: Francesca Benedetti. Dal vivo è meno da copertina: mento pesante, rossetto eccessivo, sguardo malizioso.

O Marco! strilla lei, mollando Giacomo e saltando su Marco. Che sorpresa, bello!

Ciao Francesca sorride Marco di circostanza.

Giacomo mi afferra il braccio e quasi mi trascina fuori.

Che ci fai qui? Perché vedi lui? È che vi…

Giacomo, togli la mano taglio corto, gelida. Tu stamattina mi hai lasciata. Sono libera. Ho diritto anchio.

Libera? poi si gira verso Marco. Quindi lui è il tuo nuovo amico? Veloce, eh?

Non ti riguarda.

Francesca interviene, tutta languida su Marco:

Giacomo, calmati! Ma dai, Marco è dei nostri, ci conosciamo da sempre. Civetta, lo sfiora. Marco, dai, il tuo numero, che ci perdiamo di vista.

Marco mi lancia uno sguardo: Visto?

Francesca, ero impegnato dice Parlavamo di affari con Alessia.

Che affari vuoi avere con lei? Fa la casalinga!

Sento esplodere la rabbia. Marco improvvisa: si alza, mi cinge la vita e dice forte:

Non insultarla. Alessia è una donna splendida. Se sei tanto scemo da lasciarla per… guarda Francesca …una così, sono problemi tuoi. Magari io e lei usciremo ancora insieme. Ci stai Alessia?

Colgo la palla al balzo, gli appoggio la testa sulla spalla.

Perché no, Marco!

Una messa in scena. Per Giacomo è un colpo. Sbianca.

Voi tu… non sa che dire.

Giacomo, andiamo Francesca lo richiama. Non rovinare la serata.

Sì, Giacomo, vai pure aggiunge Marco. Hai voluto essere libero.

Giacomo ci fissa a lungo, poi su Francesca. Solo allora capisce: concedendo la sua libertà, ha dato una libertà anche a me. E questa, ora, lavora contro di lui.

Ne riparleremo borbotta, uscendo. Francesca lo segue, stizzita.

Mi risiedo esausta.

Grazie, Marco. Sei stato fenomenale.

Figurati sorride, ma lo vedo serio. Lo sai, Ale, non era solo recitazione.

Alzo gli occhi. Vedo in lui una dolcezza antica.

Sai dice piano a scuola ero scemo. Avrei dovuto provarci con te. Non lho fatto, avevo paura.

Marco… non so che dire.

Dai, mangia qualcosa, che sei sciupata.

Ceniamo. Marco racconta della figlia, del lavoro, io ascolto distratta, pensando a Giacomo fuori con Francesca e al fatto che forse ho risvegliato la sua gelosia. E la gelosia, si sa, è il segno che un sentimento è ancora vivo.

Rientro tardi. In ingresso è tutto acceso. Giacomo, seduto sulla panca, in maglione, ha gli occhi rossi.

Sei tornata? chiede rauco.

Si vede mi tolgo le scarpe, appendo il cappotto. Tu non eri da Francesca? La tua prima non ti aspetta?

Ale… si alza, viene verso di me. Perdonami.

Hai già chiesto scusa. Stamattina. Per la battuta.

Non scherzavo. Ero un coglione. Sono stato da lei… Unora. Ha acceso la tv, messo su quattro polpette, iniziato a lamentarsi dellex, dei figli, della schiena. E ho capito che vedevo solo una donna estranea, stanca, vecchia. Nessun amore, Ale. Solo voglia di qualcun altro che le porti la coperta. Ho pensato a te. Allacqua che bevevi. Al tremito delle mani. A come sei uscita dal bagno fiera. E ho capito che ti avevo perso.

No, Giacomo, tu non mi hai perso. Tu mi hai buttata. Non è lo stesso.

Lui si siede ai miei piedi.

Ti prego. Dammi solo una possibilità.

Non lo so guardo la sua testa grigia. Oggi sono morta, dentro. E adesso magari davanti a me cè un altro uomo. O forse sono io, che non sono più la stessa.

Aspetterò quanto vuoi. Ma non mandarmi via alza gli occhi, pieni di lacrime. Negli anni, solo una volta lho visto piangere: quando è morto suo padre.

Sto zitta. In testa le parole di Marco, il suo dovevo lottare. E poi il volto di Giacomo, le sue mani, il suo odore. Odore di casa.

Va bene sussurro. Alzati, basta piagnistei. Ne riparliamo domani. Tu sul divano.

E tu?

Io resto sveglia ancora un po.

Lui esce. Rimango sola. Svuotata. Vado alla finestra. Piove. Una pioggia di primavera che lava via la polvere dalla strada. O forse dallanima.

Passa una settimana. Viviamo da coinquilini: educati, in punta di piedi. Giacomo si dà da fare: lava i piatti, passa laspirapolvere, fa la spesa. Lo osservo. Francesca lo chiama più volte: sento le risposte secche, poi blocca il numero.

Anche Marco si fa sentire, due volte. Mi invita al cinema, io rifiuto. Non perché non voglio, ma perché questa nuova libertà mi spaventa. Ieri però mi ha detto: Ale, non sei in convento. Concediti la vita. E una bella vita.

È sabato mattina. Giacomo non mi lascia da sola un attimo.

Ale, facciamo due passi? In viale cè il glicine in fiore.

Non ho voglia.

Ale… si siede accanto a me. So che ti ho fatta soffrire. Ma voglio che tu sappia una cosa: io adesso scelgo te. Ogni giorno. E continuerò a farlo.

Lo guardo. È dimagrito, sciupato. Ma nei suoi occhi adesso cè finalmente paura di perdere.

E fra un anno, Giacomo? Quando ti risveglierai e ti ricorderai che esistono le Francesche?

Non succederà. Scuote la testa. La mia ultima storia sei tu. Lho capito solo rischiando di perderti.

Campanello. Sobbalziamo entrambi. Va ad aprire. Voce femminile, stridula. Francesca!

Entra come una furia. Senza soprabito, fradicia.

Giacomo! Perché non mi rispondi?! Ho capito tutto! urla in corridoio. È per colpa sua? mi punta il dito. Per questa vecchia gallina?

Esci, Francesca dice freddo Giacomo. Non ti ho invitata.

Non mi hai invitata?! E chi mi giurava amore? Chi diceva che il tempo non conta? singhiozza, teatrale E lei va in giro con Marco Bianchi mentre tu dormi sul divano!

E tu come lo sai dove dormo? Giacomo impallidisce.

Me lo ha detto Marco! Ci siamo visti! si tradisce, si morde la lingua.

Silenzio tombale.

Sei uscita con Marco? ribadisce Giacomo. Marco?

Lo sguardo di Francesca è sparpagliato, isterico.

E allora? Un caffè. Mi ha chiamata lui! Per parlare di affari.

Di che affari, Francesca? sorrido. Che rapporti avete tu e Marco?

Mi fulmina:

Fatti tuoi! Gli uomini siete tutti uguali, schifosi!

Io rubo il marito? mi alzo. Sei tu che sei venuta qui a urlare. Giacomo, falla uscire.

Ma Giacomo è pietrificato. Alterna lo sguardo tra lei e me.

Sei uscita con Marco capisce, scuote la testa. E pensare che ci teneva a te.

Ci teneva. Sincero, forse. Ma nemmeno lui si è dimenticato delle vecchie amicizie. Lo guardo. Allora, Giacomo? Il vento è cambiato?

Ale, perdonami. Per tutto. Per questa follia, per il dolore, per la mia stupidità.

Mi avvicino alla finestra. Ora, il sole fa brillare il marciapiede umido.

Sai una cosa, Giacomo? Su una cosa Francesca aveva ragione: sono uscita con Marco. Ma non sono mai andata al cinema. Non perché ti stavo aspettando. Ma perché, in fondo, ho capito una cosa semplice.

Cosa? sussurra.

Mi volto.

Trentanni con te. So come respiri, quale gamba accavalli quando hai freddo, cosa preferisci la mattina, i tuoi silenzi se stai male. Sono cresciuta dentro di te come una pianta nella sua terra. Certe piante puoi anche trapiantarle, ma rischiano di seccarsi. Marco è una serra elegante. Tu sei il mio giardino. Vecchio, malandato, ma mio.

Deglutisce. Mi prende la mano.

Mi prenderò cura di quel giardino. Lo giuro. Scaccerò le erbacce.

Cresceranno ancora erbacce sospiro. È la vita.

Ale… Il ristorante, Marco che ti abbracciava… Sono impazzito di gelosia.

Sei stato geloso?

Da morire. Ho capito in quel momento che ucciderei chiunque si avvicinasse a te. Tranne me stesso, così scemo.

Lo guardo a lungo. Appoggio la testa sul suo petto, ascolto il cuore che batte forte, irregolare.

Giacomo.

Sì?

Forse anchio, senza di te, non ci so stare.

Mi stringe forte, tanto da farmi scricchiolare le ossa.

Grazie.

Di che?

Di avermi dato unaltra possibilità.

Restiamo lì, alla finestra. Il sole inonda la stanza. Fuori cinguettano i passeri, si sente profumo derba e glicine. Lontano, da qualche parte, Francesca Benedetti cerca già la sua prossima avventura. Marco Bianchi scivola col suo SUV tra i boulevard, pensando che non tutto si compra e si vende.

E noi restiamo così, in silenzio. Due persone non più giovani, che la vita ha quasi diviso e invece ha rimesso insieme. Perché ci sono amori che non arrugginiscono. Lamore ultimo. Quello tranquillo, affidabile, reale.

Alzo lo sguardo e dico:

Dai, facciamo un tè. Alla menta.

Alla menta? sorride. Ho preso la crostata. Quella tua preferita, alle visciole.

Come facevi a sapere che sarei tornata?

Lo sapevo. Un bacio sulla tempia. Semplicemente, lo sapevo.

E andiamo in cucina. Fuori è primavera. La vita ci aspetta: tra litigi, riconciliazioni, assenze e gioie. Ma insieme. E questo, qui e ora, è la vera felicità. Quella che non si trova online né lontano; quella che è sempre stata lì, in casa. Solo che, talvolta, lo dimentichiamo. Ma la memoria, come lamore vero, non arrugginisce mai. Aspetta il suo momento.

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Abbiamo passato insieme trent’anni: so come respira nel sonno e cosa ama a colazione. Eppure lui ha lasciato tutto questo per “le emozioni dei tempi dell’università” e se n’è andato con una donna perfetta solo su Instagram. Quella notte non ho pianto: ho riempito il freezer di ghiaccio e scritto una lista. Una lista per riconquistarlo, fino a spingerlo a pregarmi di restare. Primo passo: incontrare la sua nuova fiamma.