Ma questa è proprio la mamma!

Quale pagamento scaduto? Deve esserci uno sbaglio, noi non abbiamo mai fatto prestiti… Sì, i Ferri, sì, il nostro indirizzo, ma… Quanto? Non può essere vero. A nome di chi è stato aperto questo prestito? si stupiva Giulia.

A nome di Elio Ferri le risposero.

È mio marito, ma come è possibile? E perché? la donna era in confusione totale.

Mi dispiace, la voce allaltro capo del telefono si fece più gentile, ma le regole sono uguali per tutti: le scadenze sono passate, oggi il sollecito, poi ci saranno altre misure.

Giulia non ricordava come fosse finita davanti al computer; lo choc della notizia laveva destabilizzata. Doveva assolutamente capire da sola come fosse nato quel debito.

Non aveva mai visto una carta di credito intestata al marito, dedusse che i soldi non erano stati richiesti per la loro famiglia. Ma cosa stava succedendo? Al lavoro non riusciva a concentrarsi: continuava a pensare a quella strana telefonata. Attese con impazienza il ritorno di Elio quella sera.

Per chi erano quei soldi? Perché hai fatto un prestito senza dirmi niente?

Non ce lho fatta a dirtelo prima, mi hanno già chiamato… borbottò Elio, irritato, e, rendendosi conto di essersi tradito, si scagliò contro la moglie. Che mi guardi così? I soldi erano per mia madre, mia madre! Vive da sola, aveva bisogno…

Ma per cosa le serviva una somma simile? Noi viviamo con molto meno, lavorando entrambi!

Doveva andare in vacanza, chiaro?

Dove, alle Maldive? Alle Seychelles?

Mi ha cresciuto da sola, ne ha tutti i diritti. E da te non me laspettavo…

Elio si rifugiò in salotto, si lasciò cadere sulla poltrona e si voltò verso il muro. Era la sua solita sceneggiata: fare loffeso per mettere pressione sulla moglie. Questa volta però il suo teatro non ottenne alcun effetto.

Giulia scelse il silenzio. Nella sua vita familiare, la suocera, Evelina Ferri, aveva sempre avuto un ruolo eccessivo. Era una donna che pretendeva molto, sin dal primo incontro. Appena aveva visto gli orecchini alle orecchie di Giulia, le aveva chiesto con entusiasmo ingenuo se fossero veri o solo bigiotteria.

Quando Giulia aveva risposto che erano un regalo e non portava pezzi falsi, Evelina aveva subito commentato:

E che ci fai a spendere tutti quei soldi? Sarebbe stato meglio comprare qualcosa di utile per la casa…

È stato un regalo, aveva replicato Giulia, un po sorpresa dalla reazione.

Ah, allora va bene, si era calmata subito la futura suocera.

Una settimana dopo, Elio aveva chiesto alla moglie di non indossare più quegli orecchini per andare a trovare sua madre. Si era giustificato dicendo che la madre si era sentita a disagio, non potendosi permettere qualcosa di simile.

Già allora a Giulia erano sembrati strani questi comportamenti, ma innamorata comera aveva preferito ignorare le sue sensazioni. Poi era arrivato il matrimonio. Evelina aveva fatto un figurone: abito elegante, regalo raffinato. Solo dopo alcune settimane Giulia aveva scoperto che era stato Elio a pagare tutto: altrimenti la madre si sarebbe rifiutata di partecipare al matrimonio del figlio.

Da allora erano cominciate le pretese: il televisore come quello della vicina, lasciugacapelli indispensabile, i trattamenti di bellezza… Tutto subito, con urgenza. Altrimenti Evelina si metteva a piangere, lamentava i suoi malesseri, finché non otteneva ciò che voleva. Elio, incapace di sopportare le sue lacrime, correva sempre a soddisfarla:

È mia madre… come potrei fare altrimenti!

Ma adesso aveva una famiglia sua. Eppure per Giulia era un mistero come mai, pur lavorando entrambi e guadagnando bene, non bastassero mai i soldi nemmeno per lessenziale. Ogni volta che lo chiedeva, Elio sospirava:

Forse dovresti imparare dalla mamma a gestire il bilancio familiare…

Ma Giulia non voleva imparare da sua suocera; tra loro non era mai corso buon sangue. Troppo bene conosceva il tipo di mamma che era Evelina: una donna che pretendeva tutto, sempre. Era meglio starle lontana.

Lultima goccia arrivò con la richiesta di pagare una vacanza. La cifra era così alta che con quei soldi Giulia avrebbe potuto saldare tre rate di mutuo, arredare la casa con mobili di qualità, comprare elettrodomestici e forse avanzava ancora qualcosa per festeggiare in un ristorante elegante del centro.

Era chiaro che Elio non aveva intenzione di cambiare: tutto per la mamma, sempre. Giulia avrebbe anche potuto accettarlo, era pur sempre la madre, anche lei sarebbe stata pronta a sacrificarsi per la sua. Ma agire alle sue spalle, senza dire una parola? E se fosse successo qualcosa, su chi sarebbe ricaduto il debito? Su di lei! E intanto Evelina si sarebbe defilata come sempre.

Capì che era il momento di parlare seriamente con il marito. Doveva stabilire delle priorità. O almeno che Elio provasse a far capire alla madre che esagerava nelle sue richieste. Ma il confronto non portò a niente: Elio si infuriò, accusandola di essere insensibile e materialista:

Ho già estinto quel debito, pagherò tutto io, ma basta con queste accuse! Sì, alla mamma non bastano le vacanze economiche, lei vuole il meglio. Se lo merita! Mi ha dato la vita e ha fatto tutto per me! E io non posso garantirle una vacanza dignitosa?

E pensi che tutte queste spese siano sostenibili per noi? Non credi sarebbe ora di spiegarlo anche a lei?

Preferisco spiegare a te: mia madre è una santa donna…

Giulia capì che Elio non avrebbe mai cambiato idea. Sapeva già della gelosia di Evelina verso di lei: la donna chiamava suo figlio ogni giorno, chiedendogli di andare da lei perché le mancava troppo… Ed Elio lasciava tutto per correre dallaltra parte di Bologna: la mamma chiedeva, lui si precipitava.

Dopo lennesimo litigio Giulia e Elio andarono al lavoro senza essersi riconciliati. Verso mezzogiorno Giulia si sentì male.

I colleghi, preoccupati, la accompagnarono dal medico. Qui la donna scoprì di aspettare un bambino. Era impaziente di condividere la notizia con il futuro padre: finalmente un buon motivo per rivedere insieme il bilancio di famiglia.

Ma si era illusa. Elio rispose con freddezza, dicendo che non se la sentiva di avere un figlio, che era meglio rimandare e insisté per interrompere la gravidanza. Poco dopo chiamò anche Evelina, questa volta non per supplicare, ma per ordinare:

Non voglio diventare nonna! Cosa vai escogitando? Vuoi legarti mio figlio col bambino? Tanto Elio ti lascerà, non ci riuscirai a tenerlo…

Perché dovrebbe andarsene? Da dove le viene questidea?

Tesoro, sono pur sempre sua madre. So comè mio figlio. È già da tempo che cerca una scusa per allontanarsi da una come te. Meglio che tu faccia ciò che lui chiede: tanto, gli alimenti non li vedrai mai.

Giulia sentì la stanza girare. Quando riprese conoscenza, era in ospedale.

Finalmente ti sei svegliata, Giulia, sentì una voce conosciuta. Aprendo gli occhi vide accanto a sé la dottoressa, una conoscente della suocera.

Anna Paolini… non sapevo lavorassi qui…

E speriamo tu non debba più venire, sorrise la dottoressa. raccontami, cosè successo per ridurti così?

Dopo aver ascoltato tutta la vicenda, Anna si fece seria e consigliò:

Lascia perdere quella famiglia, Giulia. Non cambierai Elio, e sua madre rovinerà tutte le donne che si avvicineranno a lui. Lei è convinta che il figlio le debba tutto. Evelina ha portato il marito allo stremo: pretendeva sempre di più, lui si è consumato dal troppo lavoro. E Elio, uguale sputato a suo padre, non contraddirà mai la madre.

Ma si è sposato…

Sinceramente non so come abbia fatto! Se sapessi quante ragazze sono scappate dopo la prima visita a casa di Evelina… In ogni caso, sta a te decidere. E a proposito, che ne pensa Elio della paternità?

Ascoltando la risposta di Giulia, Anna borbottò qualcosa di poco carino su Elio. Quel commento bastò: Giulia prese la sua decisione. Ce lavrebbe fatta da sola. In fondo, Elio aveva già scelto, senza accorgersene.

Appena tornò al lavoro, Giulia chiese il divorzio. Elio non si oppose minimamente. Non gli disse mai che il bambino era rimasto.

… Era passato un anno dalla libertà. Giulia passeggiava tranquilla con la sua bambina nel parco vicino casa.

Ma guarda chi vedo! udì una voce mai dimenticata alle sue spalle. Perché non mi fai vedere mia nipote?

Non è sua nipote rispose Giulia con calma. Quel bambino… seguendo il vostro consiglio, non è mai nato. Questa è la mia bimba, solo mia. E sì, una nonna ce lha già.

Ma come ti permetti…

Mi permetto eccome! Così tanto desidera fare la nonna? E allora trovi pure una moglie adatta a suo figlio.

Giulia si allontanò sorridente, ignorando le parole velenose che si sentì urlare dietro. Aveva capito di aver lasciato in tempo sia il marito succube che la suocera senza misura. E, finalmente serena, realizzò che il rispetto per sé stessi e la capacità di dire di no sono il primo passo per costruire la propria felicità.

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