«Una sorpresa» dallex
Paolo, fermati! gridava Claudia alla finestra spalancata.
Ma lui non le dava ascolto.
Era già salito sulla sua Fiat Punto e aveva girato la chiave nel cruscotto. Claudia allora afferrò il cellulare e si precipitò fuori dalla porta.
Mentre scendeva le scale, dal quarto piano fino al portone, provava ripetutamente a chiamarlo, ma Paolo non rispondeva mai alle sue chiamate.
Aveva solo un pensiero in testa: «Devo assolutamente farcela in tempo!»
Il cielo deve aver ascoltato il suo grido disperato. Quando piombò in strada, come sospinta dal vento, Paolo stava ancora scaldando il motore.
Nel vederla senza cappotto, sbigottito, abbassò il finestrino: «Che succede? Sei pallida come un fantasma!»
Sotto la tua macchina cè
Claudia era così senza fiato che riusciva solo a balbettare. Poi, si inginocchiò senza esitazione e si infilò a carponi sotto la macchina.
Non le importava niente della pozzanghera gelata, né del ghiaccio che le si appiccicava ai jeans.
Quando riemerse, aveva tra le braccia un gatto spelacchiato e magro. Paolo era rimasto lì, fermo, con unespressione di incredulità.
Claudia, ma cosa stai combinando? Che scenata è questa? Sto già facendo tardi in ufficio, sai?
Sotto la tua macchina cera il gatto Lho visto dal balcone. Avevo paura che partissi e
Un gatto?! rise Paolo. Sei corsa giù solo per quello? Mamma mia
Ma secondo te, Paolo, i gatti non hanno paura di morire? ribatté Claudia, incredula.
Ma dai Un gatto che ci tiene alla pelle non si sarebbe mai ficcato lì sotto! Oppure sarebbe scappato subito appena sentiva il motore! Proprio una fatica sprecata la tua
Non sarebbe scappato, Paolo Guardalo! Non ha nemmeno forza di miagolare. E tu parli di scappare.
Va bene, Claudia Lhai salvato, contenta? Quando torni su, prenditi una caramella dal vaso e scrivi il post su Facebook. Io invece devo andare a lavorare. Ci si vede stasera.
Claudia osservò silenziosa lauto che si allontanava, stringendo il gatto fra le braccia.
Eppure non riusciva a spiegarsi come Paolo potesse essere così insensibile. Forse non laveva mai notato davvero prima.
Poi si soffermò a guardare il gatto.
Era davvero allo stremo, muoveva a fatica persino gli occhi. Ma la guardava E nei suoi occhi Claudia vide gratitudine? Sì, proprio così! Era gratitudine.
Tornò su con il gatto, si vestì in fretta, prese del denaro e ordinò un taxi.
Dove la porto, signorina? chiese il tassista con un sorriso sincero, mentre Claudia saliva dietro con il micio.
Come ho detto al telefono: deve portarmi in una clinica veterinaria. E se possibile, faccia in fretta.
In clinica? Ah, già, vero! Mi perdoni, ero inciampato con la memoria. Ha avuto un incidente, il gatto?
Gli serve aiuto, e basta.
Capito. Nessuna domanda in più. Però, se le va bene, conosco una clinica validissima. Non le interessa dove?
Preferisco la migliore.
Allora è proprio dove la porto: lì i dottori, mi creda, tirano fuori gli animali dallAldilà, li rimettono insieme pezzo per pezzo.
Dopo quindici minuti Claudia era seduta in sala dattesa della clinica, stringendo ancora il gatto, nervosa e impaziente. Attorno a lei, altre persone aspettavano coi loro animali e preoccupazioni.
E che ha combinato il suo di bello? le chiese una vecchietta con un barboncino in grembo.
Non lo so ancora, rispose Claudia. Lho trovato sotto una macchina, forse ha passato la notte fuori, con questo freddo
Fuori, stanotte? Santo cielo! Guardi, passi avanti lei col suo micio. Con me e Tobia si tratta solo di un controllo di routine, ma voi, invece qui serve aiuto subito.
Davvero posso passare? Grazie infinite!
Ma certo. Ci si aiuta, noi italiani
Quando finalmente entrò dallo specialista, Claudia non sapeva dove guardare tanta era lansia mentre il dottore visitava il micio.
Dopo un lungo controllo e qualche analisi, il tempo sembrava non passare mai.
Paolo chiamò più volte, ma Claudia rifiutava le telefonate: ora cera solo il gatto che contava.
Allora, signorina le disse serio il veterinario , mi pare di capire che abbia raccolto questo gatto per strada?
Sì non so quanti giorni fosse lì, lho trovato stamattina sotto una macchina.
Ha dei principi dassideramento Ma il peggio è che ha una miriade di problemi e la terapia sarà lunga e costosa. Può assumersi questa responsabilità? O sarebbe meglio trovargli altra famiglia disposta a curarlo?
Claudia aveva immaginato che il gatto avrebbe avuto bisogno di cure. Ma tutto quel tempo e quei soldi Non era pronta.
Guardò il micio negli occhi.
Non chiedeva nulla, non supplicava. Solo guardava, con la stessa piccola fiammella di gratitudine: «Se rinunci, capirò», pareva dire.
Mi prendo cura di lui, per tutto il tempo che serve. Anche per tutta la vita.
Bene, sorrise il veterinario. Allora, per le prossime settimane, lo terremo qua in degenza. Poi le prescriverò una cura dettagliata e laiuterò ad allungargli la vita.
Grazie quasi piangeva Claudia.
Grazie davvero a lei, rispose serio. Al giorno doggi, gentilezza così se ne vede poca.
Claudia accarezzò il gatto e gli promise che sarebbe tornata.
E il gatto la credette. Con uno sforzo, riuscì perfino a miagolare piano per salutarla.
Claudia tornò a casa solo a sera inoltrata. Era così sfinita che sognava solo il letto, anche perché lindomani sarebbe dovuta andare a lavorare. Ma la realtà la attendeva: Paolo era già lì, e dal suo sguardo, pareva furioso.
Claudia! Ma dove sei finita? Ti ho chiamata mille volte e non hai mai risposto! Che succede?
Scusa, è stata una giornata pesantissima, rispose esausta, togliendosi il cappotto e sistemando le scarpe di Paolo che, come sempre, aveva lasciato allingresso.
Ah sì? Ma guarda oggi, a quanto so, per te era pure giorno libero! Cosa mai avrai fatto di così stancante?
Ho passato la giornata in clinica veterinaria, con il gatto che ho trovato stamattina sotto la tua macchina.
Ma ancora con sto gatto?! Non ci credo
Forse non ti interessa, ma aveva bisogno di aiuto. Era questione di vita o di morte!
E io, invece? Torno a casa e non trovo nessuno né la cena!
Paolo, sei adulto, sospirò Claudia. In freezer ci sono i tortellini. Se proprio morivi di fame, potevi anche farteli tu.
Tortellini surgelati? Cosa credi, di stare alla mensa dei poveri? E poi sono io che ho lavorato tutto il giorno, non tu! Dovrei anche cucinare?
Nonostante la stanchezza, Claudia si mise ai fornelli e gli preparò una cena come piaceva a lui.
Non avrebbe certo meritato quel trattamento, ma pur di evitare il litigio, decise di accontentarlo. Lui, ovviamente, nemmeno grazie le disse.
Due settimane dopo Claudia poté riportare il gatto a casa.
Aveva già comprato tutto il necessario: sabbietta, ciotole, croccantini speciali, ma a Paolo non aveva detto nulla, per evitare storie.
Non sapeva come dirgli che il micio avrebbe vissuto con loro dora in poi.
Ma si convinceva che Paolo avrebbe capito la sua scelta: dopotutto la casa era di Claudia, e Paolo non era nemmeno suo marito. Neppure pensava a chiederle di sposarlo
Le sue speranze però si infransero allistante: quando vide il gatto, Paolo fece una scenata memorabile.
Hai portato in casa un randagio? Claudia, sei fuori di testa? Ti sei fatta male quando sei strisciata sotto la macchina?
Paolo, calmati. Lho salvato io, e ora è mia responsabilità.
E quanto hai speso per curarlo? E quanti altri euro butterai via per lui?
Sono soldi miei. Faccio quello che voglio. Invece tu non compri quasi niente, però a tavola mangi bene
Te lho detto che devo mettere via per la macchina! E poi ho dei problemi al lavoro. E comunque, ora non si parla di me, ma di questo coso
Si chiama Leone.
Lo hai pure battezzato Davvero, dovresti farti vedere da uno psichiatra.
Quella sera, Claudia dormì sul divano. Meno male che aveva una casa abbastanza grande. Passò la notte a pensare
a lei e Paolo, ai mesi insieme che sembravano diventare sempre più grigi. Paolo era diventato invadente, insopportabile. Umiliava, urlava. Una relazione malata, lo capiva perfettamente. Eppure decise di dargli unultima chance.
Tutti meritano una seconda possibilità ma sta anche a chi riceve usarla bene.
Paolo non la colse. Continuava a inveire contro Leone, diceva che doveva tornare in strada. Claudia lo ascoltava e intanto capiva sempre di più… Finché una sera sbottò:
Paolo, io non ti amo più. E neanche tu ami me. Non continuiamo così, ti prego.
Che vuoi dire?
Domani prendi le tue cose e vai via. Sono stufa delle tue urla. Ho bisogno di pace.
Ah, perché sarei io quello problematico? Tu hai portato il gatto senza neppure dirmelo! E la colpa è mia?
Se non accetti che Leone viva qui, allora dobbiamo separarci. Trova una ragazza senza gatto. Meglio ancora, comprati una casa tua e fai le tue regole.
Il giorno dopo Claudia era libera dal lavoro, il momento era perfetto per voltare pagina.
Paolo fece qualche timido tentativo di farle cambiare idea, ma a ogni discussione bastava sentire gatto per infuriarsi. Claudia aveva preso la decisione giusta: la felicità con quelluomo non sarebbe mai esistita.
Cominciò a far le valigie dopo pranzo. Claudia, intanto, finiva il suo tè in cucina, quando la chiamò la titolare:
Claudietta cara, lo so che hai chiesto il giorno libero, ma non riusciamo a cavarcela senza di te.
Sabrina, guarda proprio ora e gettò uno sguardo inorridito a Paolo che, furioso, sbatteva la roba in borsa.
E doveva ancora prendere il suo computer e gli attrezzi dal balcone.
Claudia, solo unora, ti prego, altrimenti non saprei a chi rivolgermi.
Claudia sospirò, finì il tè, si preparò e raccomandò a Paolo di lasciare le chiavi nella cassetta della posta. Lui annuì in silenzio, lanciandole uno sguardo carico di rabbia che le strinse lo stomaco.
Al lavoro, per fortuna, la trattennero davvero solo unora. Dopo quaranta minuti risegnò il taxi.
Come sta il suo gatto? chiese il tassista, mentre Claudia saliva a bordo, stupita di riconoscerlo.
Era lo stesso che laveva portata in clinica.
Sta meglio, grazie. Ora possiamo andare a casa in fretta?
Subito, rispose lui, con un gran sorriso.
Rientrata, Claudia gettò locchio nella cassetta della posta: niente chiavi, e nemmeno la macchina di Paolo fuori.
«Vuoi vedere che ha portato via le sue cose e la macchina?» pensò.
Ma, arrivata al quarto piano, trovò la porta chiusa. Aprì con le sue chiavi e entrò.
Niente valigie, computer sparito, anche gli attrezzi non cerano più.
«Glielo avevo chiesto per favore di lasciare le chiavi toccherà cambiare serratura.»
Si diresse verso la camera da letto e rimase di sasso.
Leone non era sul letto. E mancava anche la sua gabbietta.
Lo chiamò disperatamente e corse in ogni stanza, tra le lacrime. Niente. Era chiaro che Paolo aveva preso anche il gatto. Ma perché?
Paolo! Che diavolo hai fatto? urlò Claudia al telefono.
Vuoi sapere? Questa è la mia sorpresa per te, cara! Quando verrai da me in ginocchio, vediamo se te lo ridò
Ma non capisci che Leone ha bisogno di cure speciali?!
Claudia gridava ancora, ma Paolo chiuse la chiamata.
«E ora?» singhiozzava Claudia, rannicchiata contro il muro. «Dove lo ha portato?»
Paolo aveva vissuto in affitto fino a poco tempo prima. Era originario di un paese del sud di cui non aveva mai parlato molto. Le aveva promesso che lavrebbe portata a conoscere i suoi, ma solo promesse.
Non dormì per tutta la notte. Appena spuntò il giorno seguente, andò a cercarlo sul lavoro.
È in ferie da qualche giorno, rispose il capo. Cosa è successo?
Claudia fece un sommario della storia e il capo promise che lavrebbe informata se Paolo tornava. Di nuovo in strada, provò ancora a chiamare, ma il telefono di Paolo era spento.
Serve un passaggio?
Sobbalzò dalla sorpresa, guardandosi intorno. Era sempre il tassista di prima.
Mi dia un passaggio a casa, per favore, riuscì a dire con la voce rotta.
Era allo stremo, senza più orientamento. Lui le aprì lo sportello.
Durante il viaggio a casa ricevette una chiamata da un numero sconosciuto.
Pronto? Chi parla?
Claudia? una voce femminile rispose.
Sì. E lei chi è?
Senta, ieri sera Paolo, il suo ex, è venuto a casa nostra. Lavora con mio marito e ha chiesto di poter stare qualche giorno qui.
E il gatto? Ha portato un gatto?
Sì, ce lha. Proprio per questo la chiamo. Ieri ha bevuto parecchio e diceva che con quel gatto avrebbe riconquistato lei. Il gatto è molto sofferente, miagola sempre e non tocca cibo. Forse le manca.
La prego, non gli dia nulla da mangiare, ha bisogno di una dieta particolare. Si rischia di fargli male.
Infatti non vuole nulla. Però, vede, tra poco mio marito torna e Paolo non so dovè. Magari in qualche bar. Le spiace venire subito? Non sopporto queste situazioni, né gli uomini come lui. Ma un gatto non deve soffrire così.
Arrivo subito! Mi dia lindirizzo!
Claudia spiegò in poche parole tutto al tassista, che ascoltò in silenzio, poi annuì con determinazione.
Durante il tragitto sembrava guidare come un pilota di rally, ma col viso tranquillo e lo sguardo fisso sulla strada. Solo così riuscì ad arrivare in pochi minuti.
In pochi istanti, Claudia era già sotto il palazzo, suonava, saliva al terzo piano, ritirava la gabbietta con Leone, ringraziava con tutto il cuore la ragazza e scendeva giù.
Il tassista laspettava già col portellone aperto.
Finalmente, mentre il palazzo si allontanava dietro di lei, Claudia poté tirare un sospiro di sollievo.
E lungo tutto il viaggio non smise di piangere, grata a tutte quelle persone generose: la signora in clinica, il tassista, la ragazza al telefono Finché ci sono così tante persone buone, il bene in Italia vincerà sempre sul male.
Vuole che rimanga con lei? Così, se il suo ex si rifà vivo chiese il tassista.
Sì, grazie! rispose Claudia distinto.
Quella stessa giornata, chiamò un fabbro per cambiare la serratura. Nel frattempo, Vittorio così si chiamava il tassista si sedette con Leone in braccio, e il gatto, finalmente sereno, iniziò di nuovo a fare le fusa.
Claudia era enormemente riconoscente a Vittorio. Per tutto, e soprattutto per essere rimasto con lei.
Così si conclude questa storia.
Non è nemmeno il caso di sottolineare che la simpatia e lamicizia tra Claudia e Vittorio, con il tempo, avrebbero lasciato spazio a qualcosa di meraviglioso che si chiama amore.
Su Paolo, invece, una parola va detta.
Fu cacciato fuori anche da quellappartamento temporaneo, appena lamico scoprì come aveva trattato sua moglie; per memoria, gli rifilò pure un bel livido sotto locchio sinistro.
Una volta tornato in ufficio, il suo capo lo invitò a dimettersi.
Ma perché? si lamentava Paolo.
Perché sì replicò secco il capo. Su, firma e non perdere tempo.
Così Paolo non ebbe altra scelta che andarsene, tornare nel suo paesino o città, chi lo sa.
Ricevette quel che meritava.
Perché non si può trattare male così le persone, e bisogna avere rispetto per gli animali. Se non vuoi bene, almeno comportati umanamente.
Finché ci sarà umanità, il bene vincerà sempre.






