«Una sorpresa» dallex
Davide, fermati! urlava Martina fuori dalla finestra aperta.
Ma lui non la sentì.
Era già salito sulla sua Fiat Punto e aveva acceso il motore. Martina allora prese subito il telefono e corse verso la porta.
Mentre scendeva di corsa i gradini dal quarto piano al pianterreno, provò più volte a chiamarlo, ma Davide non rispose mai.
In quel momento, aveva in testa un solo pensiero: Devo assolutamente fare in tempo!
Il cielo sembra aver ascoltato la sua preghiera: quando Martina, come una furia, sbucò in strada, Davide era ancora lì che scaldava il motore.
Vedendola uscire senza giacca, si spaventò e abbassò il finestrino: Che succede? Sei pallida come un lenzuolo!
Cè cè qualcosa sotto
Martina era così senza fiato che non riusciva a spiegarsi. Si inginocchiò e si infilò sotto la macchina.
Non badava né alla neve sporca che le gelava le ginocchia né alle macchie dacqua sui jeans.
Quando riemerse da sotto la macchina stringendo tra le mani un gatto spelacchiato e magrissimo, Davide si avvicinò con aria incredula.
Martina, ma che fai? Cosè tutta questa scenata? E io che sto facendo tardi al lavoro!
Cera un gatto sotto la tua macchina, lho visto dalla finestra. Avevo paura che partissi e
Un gatto?! rise Davide. Tutta questa scena per un gatto? Roba da matti
E che pensi, che ai gatti non piaccia vivere? Martina lo fissava sorpresa.
Beh Se davvero ci tenesse tanto alla vita, non si metterebbe proprio sotto una macchina. E comunque appena sentiva il motore si sarebbe dato alla fuga. Dai, hai solo perso tempo
Non sarebbe scappato, Davide Guarda comè messo, non ha nemmeno la forza di miagolare! E tu parli di scappare.
Va bene, Martina Hai salvato il gatto, brava. Quando torni a casa prendi pure un cioccolatino dal vaso o scrivi un post su Facebook. Ora però devo andare al lavoro. Ci vediamo stasera.
Martina rimase lì, abbracciando il gatto e a guardarlo allontanarsi con la sua macchina.
Non riusciva a capire come potesse Davide essere così freddo. Prima non se nera mai accorta.
Poi Martina abbassò lo sguardo sul gatto.
Era davvero debole. Perfino guardare sembrava uno sforzo. Eppure nei suoi occhi lei colse gratitudine? Sì, era proprio gratitudine.
Con il micio fra le braccia tornò in casa, si sistemò, prese dei soldi e chiamò un taxi.
Dove andiamo? chiese gentile il tassista quando Martina salì dietro.
Lho già detto al telefono: portami alla clinica veterinaria, per favore. Più in fretta possibile.
Ah, giusto, perdoni la distrazione! Tutto bene col gatto? domandò guardandola nello specchietto.
No, ha bisogno di aiuto urgente.
Capito! Niente domande allora. Conosco una clinica che fa miracoli, va bene per lei?
Mi porti nella migliore, se può.
È proprio lì che andiamo, vedrà che si trova bene annuì il tassista . Lì ci sono davvero medici bravi, tirano fuori gli animali anche dalle situazioni disperate.
Dopo un quarto dora Martina era già alla clinica veterinaria ad aspettare il suo turno. Cera molta gente, tutti con animali, tutti coi propri problemi
Cosha il suo? domandò una nonna con un cagnolino in braccio.
Non so ancora, rispose Martina , lho trovato sotto una macchina. Forse è rimasto lì tutta la notte, al freddo
Al freddo?! esclamò la nonna. Guardi, passi pure avanti. Io con il mio Teo devo solo fare il controllo, lei invece ha davvero urgente bisogno di aiuto.
Davvero mi lascia passare?
Ma certo! Tra italiani ci si aiuta
Alla fine, Martina entrò con il gatto in ambulatorio, agitandosi sulla sedia mentre il veterinario lo visitava.
Dopo la visita bisognava aspettare i risultati degli esami. Il tempo passava lentissimo.
Nel frattempo, Davide continuò a chiamare, ma Martina non rispose mai: aveva altro a cui pensare.
Allora, signorina, disse pensieroso il veterinario questo gatto lha trovato per strada, vero?
Sì, era rannicchiato sotto una macchina. Non so da quanto fosse lì forse tutta la notte.
Ci sono segni di congelamento, sì. Ma il problema maggiore è un altro: ha diverse patologie e la cura sarà lunga. E costosa. Mi dica subito se se la sente di prendersene cura. Altrimenti dovremo cercargli un altro padrone disposto a farlo.
Martina sapeva già che la cura sarebbe stata impegnativa, ma così lunga e cara a questo non era pronta.
Guardò negli occhi il gatto.
E lui non le chiedeva nulla, non pregava la fissava soltanto con gratitudine. Come a dire: Se decidi di lasciarmi, capirò.
Sono pronta! affermò Martina decisa. Mi prenderò cura di lui, per tutto il tempo che servirà. Anche tutta la vita.
Perfetto sorrise il medico . Allora dovrà lasciarlo da noi per un paio di settimane, poi le dirò come continuare la cura a casa.
Grazie quasi pianse Martina.
Grazie a lei rispose serio il veterinario perché gente come lei ne vediamo sempre meno.
Martina si avvicinò al gatto, lo accarezzò, e gli promise che sarebbe tornata.
E il gatto le credette. Fece uno sforzo enorme e riuscì perfino a miagolare per salutarla.
Martina tornò a casa solo nel tardo pomeriggio, sfinita. Desiderava soltanto buttarsi a letto e dormire: il giorno dopo doveva anche andare al lavoro. Ma i suoi sogni furono subito spezzati: Davide la stava già aspettando. Dallo sguardo, era furioso.
Martina! Dove sei stata? Ti ho chiamata decine di volte, e tu niente! Cosa sta succedendo?
Scusa ho passato una giornata pesante, rispose stanca, togliendo la giacca e sistemando le scarpe che Davide, come sempre, lasciava allingresso.
Pesante ma oggi eri a casa, non dovevi lavorare! Cosa hai mai fatto per essere così stanca?
Sono stata tutto il giorno in clinica veterinaria col gatto.
Che gatto?! Non capisco.
Quello che ho tirato fuori stamattina da sotto la tua auto, rispose Martina. Davide, sono davvero esausta, parliamo domani?
Un attimo! Vuoi dirmi che hai perso un giorno intero dietro a un randagio? Ho capito bene?
Che importa se era randagio o no, Martina stava perdendo la pazienza . Aveva bisogno daiuto. Altrimenti sarebbe morto
E a me chi pensa? Sto morendo di fame! Torno a casa, non ci sei e nessuna cena pronta.
Davide, non sei mica un bambino, sospirò Martina . Ci sono dei tortellini nel congelatore, potevi pure cucinarteli. So che preferisci altro, ma se davvero stavi morendo di fame
Tortellini? Cosa sono, un barbone? E poi io ho lavorato tutto il giorno, mica devo anche stare ai fornelli la sera!
Nonostante lesasperazione, Martina andò in cucina e preparò la cena come piaceva a Davide.
Lui non meritava nemmeno quella cena, ma per evitare liti, lei cedette. E lui, ovviamente, non la ringraziò nemmeno…
Due settimane dopo Martina andò a riprendere il gatto dalla clinica veterinaria e lo portò a casa.
Aveva già comprato tutto il necessario, ma non aveva detto nulla a Davide per evitare discussioni.
A dire il vero, non sapeva come dirgli che da quel giorno avrebbero vissuto con un gatto.
Ma pensava che Davide avrebbe accettato la cosa: in fondo, la casa era sua, e Davide non era ancora suo marito anzi, non aveva mai nemmeno accennato a fare il grande passo
Le sue speranze vennero subito smentite. Quando Davide vide il gatto in casa, scatenò una scenata.
Hai portato un gatto randagio in casa?! Martina, sei impazzita? Hai battuto la testa quando ti sei infilata sotto la mia macchina?
Calmati, Davide. Ho salvato questo gatto e ora è mia responsabilità.
E quanto hai speso per curarlo? E quanto spenderai ancora?!
Sono soldi miei. Li spendo come voglio. E poi tu di fronte a me non ti giustifichi mai, nemmeno per la spesa, per quanto ti piaccia mangiare bene.
Te lho detto che la macchina costa cara, e al lavoro ho problemi. Ma qui non si parla di me, si parla di questo
Si chiama Mirko.
Perfino il nome gli hai messo? Dovresti farti vedere da uno bravo, Martina, cè qualcosa che non va nella tua testa!
Quella sera Martina dormì da sola. Per fortuna aveva un appartamento di due stanze. Passò la notte a riflettere
…sulla sua relazione con Davide.
Convivevano da quasi un anno, ma ultimamente qualcosa si era guastato.
Davide era diventato troppo esigente, spesso la insultava e urlava. Era il primo vero campanello dallarme. Ma Martina decise di dargli ancora unultima possibilità.
Tutti meritano una seconda chance. Se Davide lavrebbe sfruttata, dipendeva solo da lui.
Purtroppo, lui non la sfruttò. Continuò a fare scenate per il gatto, ripetendo che doveva stare in strada. Martina lo ascoltava e… faceva le sue valutazioni. Alla fine non ce la fece più, una sera disse:
Davide, non ti amo. E nemmeno tu ami me. Quindi basta, non ha senso continuare così.
Dove vuoi arrivare?
Domani raccogli le tue cose e lasci casa mia. Sono stanca delle tue urla. Ho bisogno di quiete.
Ah, perché hai portato qui un gatto senza nemmeno dirmelo, e io sarei quello che fa le scenate? Ma senti che bella novità
Se non riesci ad accettare che Mirko resti con noi, replicò calma Martina allora non possiamo vivere insieme. Trovati una con cui non ci sia un gatto. O, meglio ancora, comprati una casa e decidi lì le tue regole.
Il giorno dopo Martina aveva il giorno libero e il timing non poteva essere migliore per chiudere la storia.
Davide ci provò a farle cambiare idea, ma era fiato sprecato.
Appena sentiva parlare di Mirko, impazziva. Martina capì di aver fatto bene. Con una persona così, la felicità non era possibile.
Davide cominciò a radunare la sua roba allora di pranzo. Martina lo invitò a sbrigarsi, ma lui tentennava magari sperava cambiasse idea.
Lei stava in cucina a bere un tè quando la chiamò la capoufficio:
Marti, scusa, so che oggi mi avevi chiesto libero, ma senza di te non ce la facciamo.
Signora Olga, davvero è un brutto momento, rispose Martina, guardando Davide che, nervoso, lanciava le sue cose nella valigia.
Gli mancava ancora il computer e gli attrezzi dal balcone.
Martina, è solo per unoretta, ti prego Sai che non chiamerei per futilità.
Martina sospirò, finì il tè e si preparò. A Davide disse di lasciare le chiavi nella cassetta della posta. Lui annuì senza dire niente, con uno sguardo così pieno di odio che la fece rabbrividire.
Al lavoro, Martina non rimase a lungo. Dopo quaranta minuti chiamò un taxi.
Buongiorno, come sta il suo gatto?
Martina guardò il conducente perplessa e… si ricordò di lui. Era lo stesso tassista che laveva portata alla clinica veterinaria.
Tutto bene, grazie. Ora ho solo una gran voglia di tornare a casa rapidamente, se può.
Nessun problema! rispose con un grande sorriso.
Appena entrata nel portone, la prima cosa che fece fu controllare la cassetta postale: nessuna chiave. Ma nemmeno la macchina di Davide era nei paraggi.
Quindi non ha ancora finito di andarsene o forse la macchina è parcheggiata lontano pensò.
Quando Martina salì al quarto piano e mise la chiave nella porta, rimase perplessa trovandola chiusa a chiave. Aprì, entrò.
La valigia di Davide era scomparsa. Anche il computer, il monitor, gli attrezzi. Aveva preso tutto.
Gli avevo chiesto solo di lasciare le chiavi nella cassetta
Martina entrò in camera e si bloccò…
Mirko non era sul letto. Nemmeno il trasportino era nellangolo dovera sempre. Lo chiamava, correva in giro per casa. Ma nulla. Ormai era chiaro: Davide aveva preso anche il gatto. Ma perché?
Davide! Sei impazzito del tutto? Perché hai portato via Mirko?! urlava nel telefono dopo averlo finalmente trovato.
Perché, perché Chiamala una sorpresa, Marti. Quando ti deciderai a strisciare implorando, allora forse te lo riconsegnerò!
Ma ti rendi conto di quello che fai?! Mirko ha bisogno di cibo speciale e cure!
Martina urlava ancora, ma Davide aveva già spento il telefono.
Ora dove lo trovo? piangeva, seduta contro la parete. Dove sarà andato?
Prima di Martina, Davide aveva affittato un monolocale. Poi si era trasferito da lei. Della sua città dorigine non parlava mai. Aveva promesso di portarci Martina, ma non laveva mai fatto.
Martina non dormì tutta la notte. La mattina dopo, andò nel luogo di lavoro di Davide.
Ma lui non cera Ha preso ferie qualche giorno, disse il suo capo. Cosa è successo?
Martina spiegò a grandi linee la situazione, e lui promise di parlargli appena tornava. Lei uscì, provò ancora a chiamare Davide: telefono spento.
Serve un passaggio?
Martina si girò di scatto, sorpresa. Poi riconobbe subito il tassista che già le era stato daiuto altre volte.
Sì, grazie può portarmi a casa?
Era ormai allo stremo, senza idee.
Sali, disse il tassista.
Durante il tragitto, il telefono di Martina squillò, numero sconosciuto.
Pronto! Chi parla?
Martina? rispose una voce femminile.
Sì chi è?
Guardi, ieri sera Davide, il suo ragazzo, è venuto a casa nostra: è amico di mio marito, colleghi di lavoro. Ci ha chiesto ospitalità per alcuni giorni
E il gatto? Era con lui?
Sì, era con lui Ed è per questo che la chiamo. Davide ieri ha bevuto parecchio e continuava a dire che con quel gatto la convincerà a tornare da lui. Ma il gatto è tristissimo, sta sempre in trasportino e miagola. Si vede che soffre tanto la sua mancanza.
Per favore, non gli dia niente da mangiare. Ha una dieta speciale, non può mangiare tutto.
Ho provato, ma non tocca cibo. Ma la chiamo soprattutto perché mio marito ora è al lavoro e Davide è uscito, sarà andato in un bar Forse potrebbe venire ora a prendere il gatto? Io non sopporto gente come Davide, e povero animale non centra niente.
Certamente! Mi dica subito lindirizzo!
Martina spiegò tutto al tassista che, ascoltata la storia, annuì con decisione.
In pochi minuti, tra manovre audaci e strade secondarie, arrivarono sotto casa della signora. Martina volò su al terzo piano, bussò con insistenza, prese in braccio Mirko nel trasportino, ringraziando di cuore la donna, poi tornò di corsa dove il tassista già le apriva la portiera.
Appena il palazzone dove Davide aveva tenuto in ostaggio Mirko sparì dietro langolo, Martina si rilassò e tirò un sospiro di sollievo.
Durante il viaggio pianse lacrime di riconoscenza per la gentilezza delle persone: la nonna dalla veterinaria, il tassista, la signora che laveva aiutata. Finché esistono persone così, il bene vincerà sempre sul male.
Vuole che rimanga qui con lei? chiese il tassista Non si sa mai che il suo ex si faccia vedere
Sì, grazie! rispose subito Martina.
Quella sera chiamò anche un fabbro per cambiare la serratura. Il tassista, che si chiamava Andrea, intanto faceva compagnia a lei e a Mirko e il gatto gli fece subito le fusa sulle ginocchia.
Martina fu profondamente grata ad Andrea, per tutto. Per essere stato presente in un momento così difficile. E così si concluse questa storia.
Inutile dire che tra Martina e Andrea, col tempo, nacque prima una bella amicizia, poi una storia damore.
Su Davide, invece, ci sarebbe da dire qualcosa.
Infatti, venne subito mandato via da casa degli amici: il marito della signora, saputo delle sue urla contro la moglie, lo buttò fuori senza tanti convenevoli, lasciandogli anche un occhio nero.
Quando Davide si presentò a lavoro, il capo gli fece scrivere la lettera di dimissioni.
Ma perché? protestava Davide.
Perché sì. Firma, non perdere altro tempo.
Per Davide non restava che tornare al suo paese o città dorigine.
Il karma gli aveva presentato il conto.
Perché non si può vivere senza rispetto per gli altri, nemmeno per gli animali. E se non li si ama, almeno rispettiamoli: tutti meritano un po di umanità, a partire dai più deboli.
E, soprattutto, impariamo a circondarci di persone gentili. Solo così la nostra vita si riempirà di quiete, serenità e amore vero.






